Di cosa si tratta
Questo progetto ha lo scopo di permettere la pubblicazione di 'Sotto tiro', un libro-inchiesta sulla diffusione delle armi in Italia che mette insieme molte storie: testimonianze dirette, articoli e approfondimenti sui pericoli legati alle pistole e i fucili, quelle armi legalmente detenute grazie alle licenze per la difesa personale, il tiro sportivo e la caccia.
Tragedie che a cadenza quasi quotidiana si consumano nelle nostre città, nelle case, con le donne spesso vittime di questi delitti.
Insieme alla pubblicazione del libro c'è poi l'obiettivo di portare la campagna di informazione in ogni luogo per smentire la propaganda che vuole rendere l'Italia un Paese più armato: già oggi oltre 1 milione e 200mila persone hanno regolare licenza per il possesso di armi.
Significa che nel nostro Paese circolano milioni di pistole e fucili: una cifra che la propaganda, sostenuta dalla lobby delle armi, vuole far aumentare. In questo contesto il dibattito sulla riforma della legittima difesa è solo una parte, forse quella più evidente, di una strategia culturale che vuole diffondere le pistole nelle case degli italiani.
Come verranno utilizzati i fondi
La pubblicazione non è a scopo di lucro: tutto il ricavato sarà destinato prima come contributo alla pubblicazione del libro (1.500 euro) e la restante parte sarà impiegata per coprire la spesa degli eventi legati alla campagna di informazione. Al fianco dei canali social, necessari a diffondere i dati e a promuovere libro, c'è la volontà di sviluppare un contatto diretto con i cittadini.
Acquistando il testo ora ci aiuti a finanziare la pubblicazione e inoltre avrai uno sconto rispetto al prezzo di copertina, che sarà pari a 14 euro.
Chi c'è dietro al progetto
L'idea di un libro nasce con la campagna Addio alle armi, ideata da Possibile, portata avanti da Stefano Iannaccone e da un gruppo di giovani militanti per il disarmo con il sito, www.addioallearmi.it, e con vari incontri promossi sul territorio per spiegare come il contrasto alla diffusione delle armi sia necessario proprio per garantire la sicurezza.
In quasi un anno di lavoro sono state raccolti dati e storie che dimostrano come la diffusione delle armi metta in pericolo i cittadini. E sono alla base di "Sotto tiro".
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Questo progetto ha lo scopo di permettere la pubblicazione di 'Sotto tiro', un libro-inchiesta sulla diffusione delle armi in Italia che mette insieme molte storie: testimonianze dirette, articoli e approfondimenti sui pericoli legati alle pistole e i fucili, quelle armi legalmente detenute grazie alle licenze per la difesa personale, il tiro sportivo e la caccia.
Tragedie che a cadenza quasi quotidiana si consumano nelle nostre città, nelle case, con le donne spesso vittime di questi delitti.
Insieme alla pubblicazione del libro c'è poi l'obiettivo di portare la campagna di informazione in ogni luogo per smentire la propaganda che vuole rendere l'Italia un Paese più armato: già oggi oltre 1 milione e 200mila persone hanno regolare licenza per il possesso di armi.
Significa che nel nostro Paese circolano milioni di pistole e fucili: una cifra che la propaganda, sostenuta dalla lobby delle armi, vuole far aumentare. In questo contesto il dibattito sulla riforma della legittima difesa è solo una parte, forse quella più evidente, di una strategia culturale che vuole diffondere le pistole nelle case degli italiani.
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Chi c'è dietro al progetto
L'idea di un libro nasce con la campagna Addio alle armi, ideata da Possibile, portata avanti da Stefano Iannaccone e da un gruppo di giovani militanti per il disarmo con il sito, www.addioallearmi.it, e con vari incontri promossi sul territorio per spiegare come il contrasto alla diffusione delle armi sia necessario proprio per garantire la sicurezza.
In quasi un anno di lavoro sono state raccolti dati e storie che dimostrano come la diffusione delle armi metta in pericolo i cittadini. E sono alla base di "Sotto tiro".
La strage delle innocenti: in un anno 28 femminicidi con armi (legalmente detenute)
Ci sono i due casi particolarmente strazianti: quelli di Alessia e Martina Capasso, uccise a Cisterna di Latina, dal padre. Avevano 13 e 7 anni, quando sono state colpite dai proiettili fatali, il 28 febbraio dello scorso anno. La loro morte è solo la più dolorosa dell’elenco, vista la tenera età, ma non si tratta di un caso isolato. Sì, perché nel 2018 le donne uccise da armi da fuoco legalmente detenute sono state 28 (la drammatica lista è in fondo all’articolo): in media più di due al mese. Quindi è come se ci fosse stato un femminicidio, a colpi di pistola o fucile, ogni 15 giorni. A essere precisi matematicamente anche leggermente meno di 15 giorni. Una tragica conferma che la presenza di armi legalmente detenute è una minaccia per le donne. Una questione di sicurezza. Di sicurezza personale.
Nella scia di morte ci sono anche le due sorelle, Antonella e Rosanna Laurenza, che a Vairano Patenora, nel casertano, non sono scampate alla furia omicida di Marcello De Prata, marito di Antonella Laurenza. L’uomo, subito dopo, si è tolto la vita. Poi ci sono tante altre tragedie, da nord a sud, con un unico comune denominatore: la minaccia della armi. Il punto è cruciale, 28 delitti non sono una parentesi. Infatti l’errore (o una precisa strategia politica) è quello di considerarli come singoli episodi di cronaca e non come conseguenza di un problema sociale: le troppe armi.
Da un punto di vista numerico risalta agli occhi un aspetto: l’incredibile sequenza di femminicidi commessi tra aprile e giugno: 10 delitti in meno di tre mesi. Chiaramente non c’è una logica, ma rende il quadro di come ci possa essere una cadenza quotidiana di queste morti.
I 28 femminicidi con armi legalmente detenute
La ricerca è stata condotta da Giorgio Beretta, analista dell’Opal di Brescia, sulla base dei dati forniti la 27esimaora, del Corriere, che conta la strage quotidiana delle donne.
Clicca sul link per il pdf: Femminicidi nel 2018 con armi legalmente detenute.
Meno armi in giro: è l'unico modo per evitare altri terribili fatti come quello di Manuel Bortuzzo
La storia di Manuel Bortuzzo è una di quelle tragedie che lasciano senza parole: una sera spensierata di un giovane atleta si trasforma in una dramma. E ti fa porre migliaia di domande sul come sia potuto accadere; magari sarebbe bastato qualche minuto in più o in meno in quella zona e non ci sarebbero state conseguenze. La vita sarebbe andata avanti con allenamenti e il sogno di una luminosa carriera. Ma è andata diversamente: un proiettile ha colpito la schiena e una vita è stata devastata, anche se fortunatamente il giovane è riuscito a sopravvivere. Eppure, nel dibattito che si è aperto, manca un elemento fondamentale: tutto questo è stato causato da un'arma da fuoco. Una pistola ha esploso dei proiettili, provocando danni irrimediabili al fisico di Manuel Bortuzzo
Certo, l'arma usata dagli autori dell'agguato non era denunciata. Ma, almeno in questo caso, il problema non è il reperimento della pistola e la sua detenzione illegale. La questione richiama un mutamento culturale, che rischia di aprire uno scenario da incubo: il combinato del decreto raddoppia-armie il prossimo via libera alla riforma della legittima difesa stanno portando a uno sdoganamento alla detenzione (legale) e all'uso delle pistole. Quelle due norme sono alla base di una strategia culturale, dichiarata apertamente dalla Lega: spingere le persone ad armarsi in nome della sicurezza, come avviene in Svizzera. E questo può sortire effetti pericolosissimi: episodi del genere rischiano seriamente di aumentare, con pistole regolarmente acquistate, specie in quartieri periferici dove gruppi di bulli sono pronti a tutto pur di marcare una sorta di controllo del territorio.
Il sacrificio di Bortuzzo non deve passare inosservato: non deve essere derubricato a episodio sfortunato di una sera; al destino cinico e baro che ha travolto un giovane atleta. Quel che è accaduto nel quartiere Axa deve portare alla consapevolezza che il problema è stata un'arma di troppo. Per questo ne servono di meno.
La riforma della legittima difesa è il grande affare per la lobby delle armi: lo conferma Salvini con il fucile all'Hit Show
Si usa il tema della sicurezza per fare un regalo alla lobby delle armi: si parla della riforma della legittima difesa per favorire il gigantesco affare dei venditori di pistole e fucili. Alcuni espositori lo hanno ammesso (qui il video realizzato da Simone Badalucco per Ilfattoquotidiano,it), ovviamente con toni prudenti, tra gli stand dell'Hit Show la grande fiera delle armi che si è svolta Vicenza nello scorso weekend: con la nuova legge ci sarà un incremento delle vendite.
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è stato quindi accolto come un eroe dagli organizzatori (giustamente visto i regali legislativi che gli ha fatto e sta facendo), mettendosi a favore di telecamere per farsi immortalare con il fucile in mano. Tutto secondo copione. Una serie di immagini perfette per la promozione della vendita di armi nelle settimane decisive per la riforma della legittima difesa.
Davanti ai microfoni, il ministro dell'Interno ha ribadito che il suo obiettivo è il modello-Svizzera: molte armi in giro per garantire la "serenità". Peccato, però, che quella stessa serenità di cui discetta Salvini sia legata a fattori socio-economici: la bassa criminalità è dovuta al benessere e all'integrazione non alla massiccia presenza di pistole e fucili, che anzi sono strumento di forte insicurezza con molti delitti commessi con arma da fuoco (qua i dati). Basterebbero questi numeri per smentire la propaganda, che invece prosegue imperterrita.
L'Hit Show 2019 ha segnato così il definitivo salto di qualità con l'ammissione di un'evidenza politica: la Lega ha avuto un ruolo decisivo sull'estensione delle normative per il possesso delle armi. Il riferimento è al decreto raddoppia-armi, entrato in vigore a settembre. Quello resta il primo pezzo del progetto per portare più pistole nelle case: il secondo, e altrettanto importante, sarà il via libera alla riforma della legittima difesa. Tutto in una strategia ben definita: senza dare nell'occhio, prima è stata data la possibilità di avere più armi e più munizioni, dopo si tenta di rimuovere la remora allo sparo facile.
Armi e disperazione: la storia nel reggiano e l’ennesima vittima di pistola legalmente detenuta
Un’altra vittima di arma da fuoco legalmente detenuta, l’ennesimo suicidio legato al possesso di una pistola regolarmente denunciata. È accaduto a Cadelbosco Sopra, in provincia di Reggio-Emilia, con una storia di disperazione, che pure deve far riflettere sulla facilità di detenzione di armi: un uomo, di 53 anni, si è sparato un colpo alla testa dopo essere stato convocato dai carabinieri per sapere come mai la madre non uscisse più di casa. E il motivo era tragico: la donna era morta da mesi. Quindi il 53enne ha capito che non avrebbe potuto più percepire la pensione e ha deciso di suicidarsi. Un colpo alla testa e nessuna possibilità di ripensamento
Racconta Fidelity News:
L’uomo, qualche giorno prima, probabilmente tra sabato e domenica scorso, ha deciso di farla finita con un colpo di pistola alla testa, arma legalmente detenuta. Prima di togliersi la vita, ha ucciso anche il cane di famiglia. La madre sembra essere morta per cause naturali.
I suicidi con armi legalmente detenute sono una strage quasi a cadenza quotidiana, che diventano brevi notizie online o trafiletti sui quotidiani cartacei. Eppure rappresentano un problema gigantesco, legato quasi sempre alla presenza di eccessive di pistole. Soprattutto laddove sono riscontrabili dei disagi sociali o psichici.
Quota mille euro, siamo a metà dell'opera: Grazie! Diffondiamo ancora la campagna
Abbiamo superato la metà della raccolta fondi. La prima cosa che mi sento di dirvi è: grazie. Un semplice, forse banale, grazie. Ma è un ringraziamento emozionato: in questo percorso sto trovando tante persone disposte a dare una mano, a condividerlo. Ed è bello impegnarsi insieme per un Paese meno pericoloso, un Paese meno armato e quindi più sicuro. Resta da affrontare la seconda metà della scalata, vi chiedo di diffondere questa campagna. È un piccolo, grande sforzo per far conoscere al numero maggiore di persone quanto è grande la minaccia delle armi.
Le lobby delle armi sanno veicolare bene i loro messaggi di propaganda e sono aiutati dal governo, in primis Salvini (la foto dice tutto ed è stata scattata pochi giorni fa): questo libro vuole essere uno strumento per smontare le fake news, che favoriscono la vendita di pistole e fucili. Per grande gioia dei produttori.
L'intervista di Stefano Iannaccone a Pressenza: "Un libro-campagna che svela gli interessi delle lobby sulla legittima difesa"
Perché un libro?
La scelta del libro è dettata dall’esigenza di mettere insieme dati, storie e studi sulle armi in un unico strumento di divulgazione, nel momento in cui il governo spinge per sdoganarle. La riforma della legittima difesa è una sorta di incentivo a comprare armi, facendo credere di poterle usare senza problemi. Ma è in realtà solo un grande affare per la lobby delle armi. Il libro è in sostanza l’evoluzione della campagna Addio alle armi, lanciata da Possibile, e mette insieme quello che abbiamo raccolto aggiungendo altri elementi per arricchire il quadro di informazioni.
Cosa si può fare per aiutarti?
Ho avviato una campagna di crowdfunding, di raccolta fondi, per favorire la pubblicazione e la successiva promozione. Ho fatto questa scelta per avviare una campagna di opinione per sollevare il dibattito e comprendere la risposta di pubblico. Quindi chiunque voglia sostenere la pubblicazione può prenotare in anticipo una o più copie a questo indirizzo (in cui si trovano tutte le informazioni necessarie)https://www.eppela.com/it/projects/22114, fino al 15 marzo. Avrei potuto provare la strada tradizionale del lavoro al libro e della pubblicazione. Ma ho preferito avviare prima la mobilitazione, assumendo i rischi del caso.
Cosa intendi fare con questo libro?
Il libro è un modo per diffondere un messaggio di fondo: il maggior numero di armi è una minaccia per la sicurezza. Vogliamo contrastare la propaganda piena di banalità e falsità, secondo cui pistole e fucili aumenterebbero la sicurezza. Non è così: più ci sono armi in giro e più aumentano i rischi di omicidi, anche in casa, penso ai femminicidi. Ecco, per fare un esempio: le donne uccise da armi da fuoco legalmente detenute rappresentano un problema di sicurezza.
Qui il link all'intervista completa.
Salvini e il caso-Peveri: la riforma della legittima difesa vuole solo gli italiani pistoleri
Lo aveva già spiegato Giuseppe Civati, ieri, sul sito di Addio alle armi. Oggi arriva la conferma ulteriore: il caso di Angelo Peveri, l’imprenditore condannato per aver sparato a un uomo che stava trafugando del gasolio dalla sua azienda, non c’entra con la legittima difesa. E quindi nemmeno la riforma, tanto cara a Matteo Salvini, avrebbe evitato la sentenza: non a caso nemmeno gli avvocati dell’uomo hanno mai parlato di una possibile legittima difesa. La loro ricostruzione puntava all’incidente, al colpo partito accidentalmente.
Questa storia è solo una conferma, l’ennesima, di quanto questa campagna racconta da tempo: il rumore mediatico della Lega, delle destre con il Movimento 5 Stelle accodato, vuole condurre in una direzione, quella di illudere gli italiani di poter fare da soli, di diventare dei giustizieri al di sopra della legge. Salvo scoprire un’amara verità: essere vittime di una propaganda, utile alla lobby delle armi, ma che finisce per generare solo insicurezza. In ogni senso, sia processuale che di sicurezza personale.
Caso Peveri: la legittima difesa non c’entra
Il procuratore di Piacenza, Stefano Cappelleri, ha spiegato, in intervista a La Repubblica, come sono andati i fatti e i motivi del pronunciamento dei giudici.
La verità processuale vede Peveri esplodere, da uno-due metri, due colpi di fucile a pompa, sul ladro che giace steso a terra […] La sentenza di Appello parla addirittura di un’esecuzione. […] Dorel fu fatto inginocchiare con le mani dietro la nuca, poi fu colpito più volte al braccio con un corpo contundente, che non è mai stato ritrovato. […] Peveri sparò dall’alto verso il basso, come dicono le perizie, due colpi di fucile di cui uno colpì Dorel al petto.
Questa la ricostruzione della vicenda. Ma c’è un ulteriore spunto di riflessione fornito dal procuratore:
Qualunque sarà, se sarà la legge (sulla legittima difesa, ndr), non sarebbe valsa in questo caso. Perché qui non si è posto il problema di un’aggressione, e quindi di difesa.
Qual è allora il risultato? Solo una bolla di disinformazione alimentata da Salvini, che racconta una versione dei fatti tutta propria. Per piegare una tragedia umana, perché questo è il caso-Peveri (vittima di un possesso di arma e ora costretto al carcere), ai propri scopi. Dannosi e pericolosi per gli italiani, per tutti noi.
Ci serve una mano per raccontare la verità. Puoi sostenere la nostra campagna di informazione, partecipando alla raccolta fondi per la pubblicazione e la promozione di Sotto tiro, il libro-inchiesta sulla minaccia delle armi in Italia, Qui il link per contribuire: https://www.eppela.com/it/projects/22114
Due storie, un’unica indegna propaganda: “Salvini fa campagna elettorale sul nostro dolore”
Una continua, indegna, propaganda di Matteo Salvini su drammi umani, in cui ci sono vittime e vite distrutte. E di mezzo c’è sempre un’arma usata in maniera impropria. Sono due storie finite alla ribalta su cui è necessario soffermarsi. Entrambi tragiche per il loro epilogo e che condividono un dato oggettivo: non riguardano affatto la legittima difesa. Le vicende di Giacomo Buonamico e di Angelo Peveri sono la dimostrazione che l’obiettivo della Lega non è quello di garantire i cittadini di fronte a eventuali rapine. Ma l’intento, più profondo, è di sdoganare una mentalità pistolera, che porta a sparare a chi è in fuga, senza alcuna minaccia. “Così il rapinatore nella prossima vita cambia mestiere”, è la tesi da saloon espressa da Salvini.
Il ministro dell’Interno sta proseguendo una campagna elettorale “anche sul nostro dolore”, hanno quindi raccontato i familiari di Giacomo Buonamico, il ragazzo di 23 anni ucciso il 5 giugno del 2010 dopo una rapina, mentre scappava. A sparare fu Enrico Balducci, segretario della Lega a Bari, condannato per omicidio preterintenzionale a a 3 anni e 8 mesi. L’uomo, elogiato da Salvini, aprì il fuoco mentre i due erano in fuga su uno scooter: uno di loro portava con sé una pistola giocattolo, che però non ha mai estratto. Mai. Lo dicono le immagini visionate. Scrive La Repubblica in un articolo del 26 febbraio 2011:
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, possibile anche grazie alle telecamere di videosorveglianza dell’impianto, Cassano (che era agli arresti domiciliari) deteneva una pistola giocattolo che – a quanto si apprende – non avrebbe mai estratto. Nonostante ciò Balducci, che già in passato aveva subito rapine, all’arrivo dei due giovani rapinatori, si nascose dietro una colonnina, si piegò sulle gambe, prese la mira e sparò tre colpi con la pistola calibro 9 legalmente detenuta contro i due, mentre questi erano in fuga e senza che avessero mai concretamente tentato di compiere la rapina. Una delle pallottole colpì Cassano a una coscia e si conficcò in un gluteo di Buonamico, che morì dissanguato.
Oggi la famiglia di Giacomo Buonamico chiede semplicemente rispetto, senza speculazioni propagandistiche o addirittura l’elogio di un condannato da parte di un rappresentante delle Istituzioni. Le parole di Michele Buonamico, zio del giovane ucciso, sono chiare: non c’è stata alcuna legittima difesa. «Non c’è stata minaccia, non c’è stata richiesta di soldi, in quei 6 secondi non c’è nulla di tutto quello che si chiama rapina. Balducci è stato condannato, in nessuno dei tre gradi di giudizio è stata riconosciuta la legittima difesa», ha spiegato nell’intervista di Maddalena Oliva a Il Fatto quotidiano.

La verità processuale sul caso Peveri
Poi c’è il caso di Angelo Peveri, quello che maggiormente ha attirato l’attenzione mediatica: è stato raccontato, deformato a piacimento della narrazione leghista, alimentando l’idea che con la riforma della legittima difesa non sarebbe stato condannato. Una sciocchezza colossale che, tra le righe, è stata ammessa anche dalla ministra Giulia Bongiorno nell’intervista rilasciata a La Stampa il 24 febbraio: “So che è stata esclusa”. Ammissione a cui è seguito l’elogio alla visita in carcere di Salvini a Peveri, un gesto definito “coerente con una nostra battaglia: dimostrare che stiamo dalla parte dell’aggredito”. Ecco, non si capisce il senso di questa affermazione della ministra: la verità processuale sul caso Peveri spiega che non ha subito alcuna aggressione. Anzi: è Dorel Jucan, l’uomo che stava trafugando gasolio dall’azienda, a essere stato immobilizzato e colpito da un proiettile.
Scrive Piero Colaprico, in un articolo su La Repubblica, del 26 febbraio:
[…] Poi arriva anche Peveri, lo afferra per il collo, gli fa sbattere la testa sui sassi e spara due colpi: il primo a vuoto, il secondo centra il giovane nella parte destra del petto. Le ferite di Jucan sono perfettamente sovrapponibili al suo racconto, dalle escoriazioni sul collo ai lividi sulla testa. […] I nove pallini, quattro rimasti nel petto e cinque nella schiena, l’hanno centrato «con un’inclinazione di circa 45 gradi, dal basso verso l’alto»: certo va detto che questa inclinazione è stata «ritenuta compatibile con la vittima a terra in posizione supina e il feritore in posizione eretta, sia con il ferito in posizione eretta e il feritore disteso per terra».
Ma c’è un ma: «Non trova alcuna plausibile spiegazione all’interno della sequenza degli accadimenti riferiti da Peveri» il fatto che, «nella finestra d’espulsione del fucile a pompa» sia stata trovata una cartuccia «integra e inesplosa». Cioè se Peveri era caduto, e il colpo era accidentale (come ha sostenuto in fase di processo, nda) come ha potuto ricaricare il Mossberg-Maverick? […] Di questi tempi urlati, qualcuno può pensare che la vita e l’integrità di un uomo valgano meno di una tanica di carburante, e che se lo Stato fa cilecca, l’unica via resti cercarci giustizia da soli. Ma se non un cittadino qualsiasi, ma un ministro dell’Interno si ostina a non leggere le carte giudiziarie, che messaggio lascia?
Un quadro processuale che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, se non di un concetto da rimandare a memoria: la legittima difesa non c’entra nulla; gli avvocati di Peveri non l’hanno nemmeno menzionata. Del resto, anche in questo caso come in quello di Buonamico, sarebbe opportuno ascoltare il dolore di chi ha vissuto una tragedia: Martina Peveri, la figlia dell’imprenditore condannato, ha chiaramente detto che il padre non rifarebbe quello che fatto, ossia uscire di casa armato per affrontare i ladri.
Mancano poco più di due settimane alla chiusura del crowdfunding: aiutami a diffondere l'iniziativa! https://www.eppela.com/it/proj...
La settimana della legittima difesa, Salvini vigila sul voto: mobilitiamoci!
È la settimana della legittima difesa e Salvini vigila sul voto: mobilitiamoci!
Alla Camera torna, domani, la riforma della legittima difesa: lo stop è stato solo momentaneo, come era facile prevedere. Giusto il tempo di far trascorrere qualche ora dalla debacle del Movimento 5 Stelle alle Regionali in Sardegna ed ecco che il testo torna in Aula con Matteo Salvini che ha garantito di farsi vedere a Montecitorio per “vigilare” sull’esito del voto, mentre Luigi Di Maio acconsente (del resto ha sostenuto che “prima si approva il testo e meglio è”).
Il ministro dell’Interno è pronto a gongolare, diffondendo a piene mani la sua propaganda, capace di strumentalizzare fatti come quelli di Angelo Peveri, che non c’entrano nulla con la legittima difesa. L’importante è alimentare la paura di essere in pericolo e appaltare al cittadino la propria sicurezza, dicendo “armatevi e arrangiatevi”. Salvo poi chiedere il voto per garantire la sicurezza: un cortocircuito pericoloso.
L’informazione sulla riforma della legittima difesa
L’esito del confronto alla Camera, dunque, è scontato. Ma qualcosa è ancora possibile: bisogna far compiere uno scatto in avanti nel dibattito. Serve una grande mobilitazione per raccontare agli italiani come stanno le cose: spiegare che la legittima difesa è già prevista dal codice penale ed è una norma che funziona alla perfezione. Con quasi il 100% di assoluzioni. E soprattutto è necessario smontare la manipolazione in atto: la riforma impatta sul rapporto con le armi.
È vero che nel testo non è previsto alcun intervento sulla detenzione delle pistole (anche perché il raddoppio delle armi a disposizione è già entrato in vigore), ma è altrettanto vero che ogni riferimento alla riforma della legittima difesa ha sempre tirato in ballo casi di sparatorie, compresi quelli più recenti, da Peveri a Balducci. Ed è altrettanto evidente che Salvini abbia (ri)promesso il via libera al provvedimento di fronte alla platea dell’Hit Show di Vicenza, il tempio degli amanti delle armi (e sostenitori di questa riforma).
Sostienimi per raggiungere l'obiettivo, che si sta avvicinando, condividi e consiglia il il link per contribuire: https://www.eppela.com/it/projects/22114
Un voto storico: peggiorerà la vita delle persone e renderà più insicure le nostre case e le nostre strade
Caro sostenitore, mancano meno di 10 giorno alla fine del crowdfunding. Sostienimi ancora diffondendo il mio impegno!
Per Matteo Salvini è un voto storico. E la riforma della legittima difesa lo è davvero, nonostante nelle opposizioni lo spettacolo venga vissuto quasi con disinteresse. Questo provvedimento ha una portata effettivamente storica perché riporterà il Paese indietro di anni. Anzi, forse segnerà un momento nuovo, sconosciuto, neppure paragonabile a un'epoca passata: l'Italia diventerà meno sicuro con più persone pronte ad acquistare una pistola, pronta per usarla.
E sì, la motivazione è nota: "Le persone perbene hanno il diritto di difendermi dai delinquenti", viene ripetuto come un mantra, omettendo che già oggi, con la normativa in vigore, è possibile difendersi da intrusioni che mettono a repentaglio la propria vita o quella della famiglia. E peccato, poi, che le armi finiscano per essere usate non nei confronti dei ladri, ma contro le mogli, le ex mogli, insomma le donne in generale, contro il vicino o contro il primo passante, che passa suo malgrado nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ed è questo il dramma non detto: quando aumenteranno i morti per arma da fuoco, sarà troppo tardi. Le nostre case e le nostre strade saranno più insicure.
Qui il link per diffondere la nostra campagna: https://www.eppela.com/it/proj...
Il vero progetto: sparare a vista
Il confronto alla Camera ha anche tolto il velo all'ipocrisia: la verità è che l'obiettivo è un altro, ulteriormente ambizioso (per le destre) e inquietante quello di sdoganare l'attacco in presenza di qualsiasi presunta minaccia, fare a pezzi lo Stato di diritto. La visione è da incubo: rendere l'Italia l'avanguardia europea della cultura statunitense. Il progetto culturale di fondo è insomma quello di rendere più importante la tutela di una tanica di gasolio rispetto a una vita umana.
La visita di Matteo Salvini ad Angelo Peveri ha un significato ben preciso: è stato un veicolo di propaganda, ma anche una dichiarazione di intenti. Perché è emerso un elemento: questa riforma della legittima difesa è solo un primo passo verso altri ritocchi legislativi. Il dibattito alla Camera ha dimostrato che le destre, Forza Italia e Fratelli d'Italia, avrebbero voluto una legge ancora più permissiva sulla "legittima difesa". Al prossimo giro, la Lega coglierà il momento per accelerare in questa direzione.
Grazie a tutti, ora insieme per Ognivolta
Prima di tutto devo dire grazie: grazie a tutti per il sostegno, che ha contribuito al raggiungimento di questo obiettivo. 'Sotto Tiro' sarà pubblicato e soprattutto avrà la possibilità di essere promosso.
Lo confesso: quando ho fissato l'obiettivo non pensavo mai di raggiungerlo. Un attimo dopo averlo indicato, dall'alto del mio leggendario non ottimismo, ho temuto di aver fissato un'asticella troppo ambiziosa: 2mila euro? Ma quando li raccolgo? Invece, questi giorni sono stati straordinari: l'affetto di cui sono stato ricoperto, sommerso, mi ha reso immune agli insulti (alcuni da un milione di dollari, altro che 2mila euro). Ed è stato bello avvertire questo senso di comunità.
Ringrazio ancora tutti i sostenitori (dai donatori a chi ha condiviso i post) che mi hanno permesso il raggiungimento di questo risultato. Tanti cittadini interessati, appassionati, alla ricerca di informazioni: persone che spero di incontrare presto in tutti i luoghi in cui andrò a presentare il libro. E ringrazio in particolare chi, vedi alla voce Giuseppe Civati, mi ha affidato (affidare è davvero un bellissimo verbo) un anno fa la campagna Addio alle armi. Un impegno che andrà avanti per diventare sempre di più un osservatorio.
Ma in questi ultimi quattro giorni si va avanti: la somma ottenuta oltre il 100% sarà divisa equamente con l'associazione Ognivolta, fondata dopo l'omicidio di Luca Ceragioli e Jan Frederik Hilmer, uccisi da un legale detentore di armi.
Di cosa si tratta
Questo progetto ha lo scopo di permettere la pubblicazione di 'Sotto tiro', un libro-inchiesta sulla diffusione delle armi in Italia che mette insieme molte storie: testimonianze dirette, articoli e approfondimenti sui pericoli legati alle pistole e i fucili, quelle armi legalmente detenute grazie alle licenze per la difesa personale, il tiro sportivo e la caccia.
Tragedie che a cadenza quasi quotidiana si consumano nelle nostre città, nelle case, con le donne spesso vittime di questi delitti.
Insieme alla pubblicazione del libro c'è poi l'obiettivo di portare la campagna di informazione in ogni luogo per smentire la propaganda che vuole rendere l'Italia un Paese più armato: già oggi oltre 1 milione e 200mila persone hanno regolare licenza per il possesso di armi.
Significa che nel nostro Paese circolano milioni di pistole e fucili: una cifra che la propaganda, sostenuta dalla lobby delle armi, vuole far aumentare. In questo contesto il dibattito sulla riforma della legittima difesa è solo una parte, forse quella più evidente, di una strategia culturale che vuole diffondere le pistole nelle case degli italiani.
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La pubblicazione non è a scopo di lucro: tutto il ricavato sarà destinato prima come contributo alla pubblicazione del libro (1.500 euro) e la restante parte sarà impiegata per coprire la spesa degli eventi legati alla campagna di informazione. Al fianco dei canali social, necessari a diffondere i dati e a promuovere libro, c'è la volontà di sviluppare un contatto diretto con i cittadini.
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In quasi un anno di lavoro sono state raccolti dati e storie che dimostrano come la diffusione delle armi metta in pericolo i cittadini. E sono alla base di "Sotto tiro".
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La strage delle innocenti: in un anno 28 femminicidi con armi (legalmente detenute)
Ci sono i due casi particolarmente strazianti: quelli di Alessia e Martina Capasso, uccise a Cisterna di Latina, dal padre. Avevano 13 e 7 anni, quando sono state colpite dai proiettili fatali, il 28 febbraio dello scorso anno. La loro morte è solo la più dolorosa dell’elenco, vista la tenera età, ma non si tratta di un caso isolato. Sì, perché nel 2018 le donne uccise da armi da fuoco legalmente detenute sono state 28 (la drammatica lista è in fondo all’articolo): in media più di due al mese. Quindi è come se ci fosse stato un femminicidio, a colpi di pistola o fucile, ogni 15 giorni. A essere precisi matematicamente anche leggermente meno di 15 giorni. Una tragica conferma che la presenza di armi legalmente detenute è una minaccia per le donne. Una questione di sicurezza. Di sicurezza personale.
Nella scia di morte ci sono anche le due sorelle, Antonella e Rosanna Laurenza, che a Vairano Patenora, nel casertano, non sono scampate alla furia omicida di Marcello De Prata, marito di Antonella Laurenza. L’uomo, subito dopo, si è tolto la vita. Poi ci sono tante altre tragedie, da nord a sud, con un unico comune denominatore: la minaccia della armi. Il punto è cruciale, 28 delitti non sono una parentesi. Infatti l’errore (o una precisa strategia politica) è quello di considerarli come singoli episodi di cronaca e non come conseguenza di un problema sociale: le troppe armi.
Da un punto di vista numerico risalta agli occhi un aspetto: l’incredibile sequenza di femminicidi commessi tra aprile e giugno: 10 delitti in meno di tre mesi. Chiaramente non c’è una logica, ma rende il quadro di come ci possa essere una cadenza quotidiana di queste morti.
I 28 femminicidi con armi legalmente detenute
La ricerca è stata condotta da Giorgio Beretta, analista dell’Opal di Brescia, sulla base dei dati forniti la 27esimaora, del Corriere, che conta la strage quotidiana delle donne.
Clicca sul link per il pdf: Femminicidi nel 2018 con armi legalmente detenute.
Meno armi in giro: è l'unico modo per evitare altri terribili fatti come quello di Manuel Bortuzzo
La storia di Manuel Bortuzzo è una di quelle tragedie che lasciano senza parole: una sera spensierata di un giovane atleta si trasforma in una dramma. E ti fa porre migliaia di domande sul come sia potuto accadere; magari sarebbe bastato qualche minuto in più o in meno in quella zona e non ci sarebbero state conseguenze. La vita sarebbe andata avanti con allenamenti e il sogno di una luminosa carriera. Ma è andata diversamente: un proiettile ha colpito la schiena e una vita è stata devastata, anche se fortunatamente il giovane è riuscito a sopravvivere. Eppure, nel dibattito che si è aperto, manca un elemento fondamentale: tutto questo è stato causato da un'arma da fuoco. Una pistola ha esploso dei proiettili, provocando danni irrimediabili al fisico di Manuel Bortuzzo
Certo, l'arma usata dagli autori dell'agguato non era denunciata. Ma, almeno in questo caso, il problema non è il reperimento della pistola e la sua detenzione illegale. La questione richiama un mutamento culturale, che rischia di aprire uno scenario da incubo: il combinato del decreto raddoppia-armie il prossimo via libera alla riforma della legittima difesa stanno portando a uno sdoganamento alla detenzione (legale) e all'uso delle pistole. Quelle due norme sono alla base di una strategia culturale, dichiarata apertamente dalla Lega: spingere le persone ad armarsi in nome della sicurezza, come avviene in Svizzera. E questo può sortire effetti pericolosissimi: episodi del genere rischiano seriamente di aumentare, con pistole regolarmente acquistate, specie in quartieri periferici dove gruppi di bulli sono pronti a tutto pur di marcare una sorta di controllo del territorio.
Il sacrificio di Bortuzzo non deve passare inosservato: non deve essere derubricato a episodio sfortunato di una sera; al destino cinico e baro che ha travolto un giovane atleta. Quel che è accaduto nel quartiere Axa deve portare alla consapevolezza che il problema è stata un'arma di troppo. Per questo ne servono di meno.
La riforma della legittima difesa è il grande affare per la lobby delle armi: lo conferma Salvini con il fucile all'Hit Show
Si usa il tema della sicurezza per fare un regalo alla lobby delle armi: si parla della riforma della legittima difesa per favorire il gigantesco affare dei venditori di pistole e fucili. Alcuni espositori lo hanno ammesso (qui il video realizzato da Simone Badalucco per Ilfattoquotidiano,it), ovviamente con toni prudenti, tra gli stand dell'Hit Show la grande fiera delle armi che si è svolta Vicenza nello scorso weekend: con la nuova legge ci sarà un incremento delle vendite.
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è stato quindi accolto come un eroe dagli organizzatori (giustamente visto i regali legislativi che gli ha fatto e sta facendo), mettendosi a favore di telecamere per farsi immortalare con il fucile in mano. Tutto secondo copione. Una serie di immagini perfette per la promozione della vendita di armi nelle settimane decisive per la riforma della legittima difesa.
Davanti ai microfoni, il ministro dell'Interno ha ribadito che il suo obiettivo è il modello-Svizzera: molte armi in giro per garantire la "serenità". Peccato, però, che quella stessa serenità di cui discetta Salvini sia legata a fattori socio-economici: la bassa criminalità è dovuta al benessere e all'integrazione non alla massiccia presenza di pistole e fucili, che anzi sono strumento di forte insicurezza con molti delitti commessi con arma da fuoco (qua i dati). Basterebbero questi numeri per smentire la propaganda, che invece prosegue imperterrita.
L'Hit Show 2019 ha segnato così il definitivo salto di qualità con l'ammissione di un'evidenza politica: la Lega ha avuto un ruolo decisivo sull'estensione delle normative per il possesso delle armi. Il riferimento è al decreto raddoppia-armi, entrato in vigore a settembre. Quello resta il primo pezzo del progetto per portare più pistole nelle case: il secondo, e altrettanto importante, sarà il via libera alla riforma della legittima difesa. Tutto in una strategia ben definita: senza dare nell'occhio, prima è stata data la possibilità di avere più armi e più munizioni, dopo si tenta di rimuovere la remora allo sparo facile.
Armi e disperazione: la storia nel reggiano e l’ennesima vittima di pistola legalmente detenuta
Un’altra vittima di arma da fuoco legalmente detenuta, l’ennesimo suicidio legato al possesso di una pistola regolarmente denunciata. È accaduto a Cadelbosco Sopra, in provincia di Reggio-Emilia, con una storia di disperazione, che pure deve far riflettere sulla facilità di detenzione di armi: un uomo, di 53 anni, si è sparato un colpo alla testa dopo essere stato convocato dai carabinieri per sapere come mai la madre non uscisse più di casa. E il motivo era tragico: la donna era morta da mesi. Quindi il 53enne ha capito che non avrebbe potuto più percepire la pensione e ha deciso di suicidarsi. Un colpo alla testa e nessuna possibilità di ripensamento
Racconta Fidelity News:
L’uomo, qualche giorno prima, probabilmente tra sabato e domenica scorso, ha deciso di farla finita con un colpo di pistola alla testa, arma legalmente detenuta. Prima di togliersi la vita, ha ucciso anche il cane di famiglia. La madre sembra essere morta per cause naturali.
I suicidi con armi legalmente detenute sono una strage quasi a cadenza quotidiana, che diventano brevi notizie online o trafiletti sui quotidiani cartacei. Eppure rappresentano un problema gigantesco, legato quasi sempre alla presenza di eccessive di pistole. Soprattutto laddove sono riscontrabili dei disagi sociali o psichici.
Quota mille euro, siamo a metà dell'opera: Grazie! Diffondiamo ancora la campagna
Abbiamo superato la metà della raccolta fondi. La prima cosa che mi sento di dirvi è: grazie. Un semplice, forse banale, grazie. Ma è un ringraziamento emozionato: in questo percorso sto trovando tante persone disposte a dare una mano, a condividerlo. Ed è bello impegnarsi insieme per un Paese meno pericoloso, un Paese meno armato e quindi più sicuro. Resta da affrontare la seconda metà della scalata, vi chiedo di diffondere questa campagna. È un piccolo, grande sforzo per far conoscere al numero maggiore di persone quanto è grande la minaccia delle armi.
Le lobby delle armi sanno veicolare bene i loro messaggi di propaganda e sono aiutati dal governo, in primis Salvini (la foto dice tutto ed è stata scattata pochi giorni fa): questo libro vuole essere uno strumento per smontare le fake news, che favoriscono la vendita di pistole e fucili. Per grande gioia dei produttori.
L'intervista di Stefano Iannaccone a Pressenza: "Un libro-campagna che svela gli interessi delle lobby sulla legittima difesa"
Perché un libro?
La scelta del libro è dettata dall’esigenza di mettere insieme dati, storie e studi sulle armi in un unico strumento di divulgazione, nel momento in cui il governo spinge per sdoganarle. La riforma della legittima difesa è una sorta di incentivo a comprare armi, facendo credere di poterle usare senza problemi. Ma è in realtà solo un grande affare per la lobby delle armi. Il libro è in sostanza l’evoluzione della campagna Addio alle armi, lanciata da Possibile, e mette insieme quello che abbiamo raccolto aggiungendo altri elementi per arricchire il quadro di informazioni.
Cosa si può fare per aiutarti?
Ho avviato una campagna di crowdfunding, di raccolta fondi, per favorire la pubblicazione e la successiva promozione. Ho fatto questa scelta per avviare una campagna di opinione per sollevare il dibattito e comprendere la risposta di pubblico. Quindi chiunque voglia sostenere la pubblicazione può prenotare in anticipo una o più copie a questo indirizzo (in cui si trovano tutte le informazioni necessarie)https://www.eppela.com/it/projects/22114, fino al 15 marzo. Avrei potuto provare la strada tradizionale del lavoro al libro e della pubblicazione. Ma ho preferito avviare prima la mobilitazione, assumendo i rischi del caso.
Cosa intendi fare con questo libro?
Il libro è un modo per diffondere un messaggio di fondo: il maggior numero di armi è una minaccia per la sicurezza. Vogliamo contrastare la propaganda piena di banalità e falsità, secondo cui pistole e fucili aumenterebbero la sicurezza. Non è così: più ci sono armi in giro e più aumentano i rischi di omicidi, anche in casa, penso ai femminicidi. Ecco, per fare un esempio: le donne uccise da armi da fuoco legalmente detenute rappresentano un problema di sicurezza.
Qui il link all'intervista completa.
Salvini e il caso-Peveri: la riforma della legittima difesa vuole solo gli italiani pistoleri
Lo aveva già spiegato Giuseppe Civati, ieri, sul sito di Addio alle armi. Oggi arriva la conferma ulteriore: il caso di Angelo Peveri, l’imprenditore condannato per aver sparato a un uomo che stava trafugando del gasolio dalla sua azienda, non c’entra con la legittima difesa. E quindi nemmeno la riforma, tanto cara a Matteo Salvini, avrebbe evitato la sentenza: non a caso nemmeno gli avvocati dell’uomo hanno mai parlato di una possibile legittima difesa. La loro ricostruzione puntava all’incidente, al colpo partito accidentalmente.
Questa storia è solo una conferma, l’ennesima, di quanto questa campagna racconta da tempo: il rumore mediatico della Lega, delle destre con il Movimento 5 Stelle accodato, vuole condurre in una direzione, quella di illudere gli italiani di poter fare da soli, di diventare dei giustizieri al di sopra della legge. Salvo scoprire un’amara verità: essere vittime di una propaganda, utile alla lobby delle armi, ma che finisce per generare solo insicurezza. In ogni senso, sia processuale che di sicurezza personale.
Caso Peveri: la legittima difesa non c’entra
Il procuratore di Piacenza, Stefano Cappelleri, ha spiegato, in intervista a La Repubblica, come sono andati i fatti e i motivi del pronunciamento dei giudici.
La verità processuale vede Peveri esplodere, da uno-due metri, due colpi di fucile a pompa, sul ladro che giace steso a terra […] La sentenza di Appello parla addirittura di un’esecuzione. […] Dorel fu fatto inginocchiare con le mani dietro la nuca, poi fu colpito più volte al braccio con un corpo contundente, che non è mai stato ritrovato. […] Peveri sparò dall’alto verso il basso, come dicono le perizie, due colpi di fucile di cui uno colpì Dorel al petto.
Questa la ricostruzione della vicenda. Ma c’è un ulteriore spunto di riflessione fornito dal procuratore:
Qualunque sarà, se sarà la legge (sulla legittima difesa, ndr), non sarebbe valsa in questo caso. Perché qui non si è posto il problema di un’aggressione, e quindi di difesa.
Qual è allora il risultato? Solo una bolla di disinformazione alimentata da Salvini, che racconta una versione dei fatti tutta propria. Per piegare una tragedia umana, perché questo è il caso-Peveri (vittima di un possesso di arma e ora costretto al carcere), ai propri scopi. Dannosi e pericolosi per gli italiani, per tutti noi.
Ci serve una mano per raccontare la verità. Puoi sostenere la nostra campagna di informazione, partecipando alla raccolta fondi per la pubblicazione e la promozione di Sotto tiro, il libro-inchiesta sulla minaccia delle armi in Italia, Qui il link per contribuire: https://www.eppela.com/it/projects/22114
Due storie, un’unica indegna propaganda: “Salvini fa campagna elettorale sul nostro dolore”
Una continua, indegna, propaganda di Matteo Salvini su drammi umani, in cui ci sono vittime e vite distrutte. E di mezzo c’è sempre un’arma usata in maniera impropria. Sono due storie finite alla ribalta su cui è necessario soffermarsi. Entrambi tragiche per il loro epilogo e che condividono un dato oggettivo: non riguardano affatto la legittima difesa. Le vicende di Giacomo Buonamico e di Angelo Peveri sono la dimostrazione che l’obiettivo della Lega non è quello di garantire i cittadini di fronte a eventuali rapine. Ma l’intento, più profondo, è di sdoganare una mentalità pistolera, che porta a sparare a chi è in fuga, senza alcuna minaccia. “Così il rapinatore nella prossima vita cambia mestiere”, è la tesi da saloon espressa da Salvini.
Il ministro dell’Interno sta proseguendo una campagna elettorale “anche sul nostro dolore”, hanno quindi raccontato i familiari di Giacomo Buonamico, il ragazzo di 23 anni ucciso il 5 giugno del 2010 dopo una rapina, mentre scappava. A sparare fu Enrico Balducci, segretario della Lega a Bari, condannato per omicidio preterintenzionale a a 3 anni e 8 mesi. L’uomo, elogiato da Salvini, aprì il fuoco mentre i due erano in fuga su uno scooter: uno di loro portava con sé una pistola giocattolo, che però non ha mai estratto. Mai. Lo dicono le immagini visionate. Scrive La Repubblica in un articolo del 26 febbraio 2011:
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, possibile anche grazie alle telecamere di videosorveglianza dell’impianto, Cassano (che era agli arresti domiciliari) deteneva una pistola giocattolo che – a quanto si apprende – non avrebbe mai estratto. Nonostante ciò Balducci, che già in passato aveva subito rapine, all’arrivo dei due giovani rapinatori, si nascose dietro una colonnina, si piegò sulle gambe, prese la mira e sparò tre colpi con la pistola calibro 9 legalmente detenuta contro i due, mentre questi erano in fuga e senza che avessero mai concretamente tentato di compiere la rapina. Una delle pallottole colpì Cassano a una coscia e si conficcò in un gluteo di Buonamico, che morì dissanguato.
Oggi la famiglia di Giacomo Buonamico chiede semplicemente rispetto, senza speculazioni propagandistiche o addirittura l’elogio di un condannato da parte di un rappresentante delle Istituzioni. Le parole di Michele Buonamico, zio del giovane ucciso, sono chiare: non c’è stata alcuna legittima difesa. «Non c’è stata minaccia, non c’è stata richiesta di soldi, in quei 6 secondi non c’è nulla di tutto quello che si chiama rapina. Balducci è stato condannato, in nessuno dei tre gradi di giudizio è stata riconosciuta la legittima difesa», ha spiegato nell’intervista di Maddalena Oliva a Il Fatto quotidiano.

La verità processuale sul caso Peveri
Poi c’è il caso di Angelo Peveri, quello che maggiormente ha attirato l’attenzione mediatica: è stato raccontato, deformato a piacimento della narrazione leghista, alimentando l’idea che con la riforma della legittima difesa non sarebbe stato condannato. Una sciocchezza colossale che, tra le righe, è stata ammessa anche dalla ministra Giulia Bongiorno nell’intervista rilasciata a La Stampa il 24 febbraio: “So che è stata esclusa”. Ammissione a cui è seguito l’elogio alla visita in carcere di Salvini a Peveri, un gesto definito “coerente con una nostra battaglia: dimostrare che stiamo dalla parte dell’aggredito”. Ecco, non si capisce il senso di questa affermazione della ministra: la verità processuale sul caso Peveri spiega che non ha subito alcuna aggressione. Anzi: è Dorel Jucan, l’uomo che stava trafugando gasolio dall’azienda, a essere stato immobilizzato e colpito da un proiettile.
Scrive Piero Colaprico, in un articolo su La Repubblica, del 26 febbraio:
[…] Poi arriva anche Peveri, lo afferra per il collo, gli fa sbattere la testa sui sassi e spara due colpi: il primo a vuoto, il secondo centra il giovane nella parte destra del petto. Le ferite di Jucan sono perfettamente sovrapponibili al suo racconto, dalle escoriazioni sul collo ai lividi sulla testa. […] I nove pallini, quattro rimasti nel petto e cinque nella schiena, l’hanno centrato «con un’inclinazione di circa 45 gradi, dal basso verso l’alto»: certo va detto che questa inclinazione è stata «ritenuta compatibile con la vittima a terra in posizione supina e il feritore in posizione eretta, sia con il ferito in posizione eretta e il feritore disteso per terra».
Ma c’è un ma: «Non trova alcuna plausibile spiegazione all’interno della sequenza degli accadimenti riferiti da Peveri» il fatto che, «nella finestra d’espulsione del fucile a pompa» sia stata trovata una cartuccia «integra e inesplosa». Cioè se Peveri era caduto, e il colpo era accidentale (come ha sostenuto in fase di processo, nda) come ha potuto ricaricare il Mossberg-Maverick? […] Di questi tempi urlati, qualcuno può pensare che la vita e l’integrità di un uomo valgano meno di una tanica di carburante, e che se lo Stato fa cilecca, l’unica via resti cercarci giustizia da soli. Ma se non un cittadino qualsiasi, ma un ministro dell’Interno si ostina a non leggere le carte giudiziarie, che messaggio lascia?
Un quadro processuale che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, se non di un concetto da rimandare a memoria: la legittima difesa non c’entra nulla; gli avvocati di Peveri non l’hanno nemmeno menzionata. Del resto, anche in questo caso come in quello di Buonamico, sarebbe opportuno ascoltare il dolore di chi ha vissuto una tragedia: Martina Peveri, la figlia dell’imprenditore condannato, ha chiaramente detto che il padre non rifarebbe quello che fatto, ossia uscire di casa armato per affrontare i ladri.
Mancano poco più di due settimane alla chiusura del crowdfunding: aiutami a diffondere l'iniziativa! https://www.eppela.com/it/proj...
La settimana della legittima difesa, Salvini vigila sul voto: mobilitiamoci!
È la settimana della legittima difesa e Salvini vigila sul voto: mobilitiamoci!
Alla Camera torna, domani, la riforma della legittima difesa: lo stop è stato solo momentaneo, come era facile prevedere. Giusto il tempo di far trascorrere qualche ora dalla debacle del Movimento 5 Stelle alle Regionali in Sardegna ed ecco che il testo torna in Aula con Matteo Salvini che ha garantito di farsi vedere a Montecitorio per “vigilare” sull’esito del voto, mentre Luigi Di Maio acconsente (del resto ha sostenuto che “prima si approva il testo e meglio è”).
Il ministro dell’Interno è pronto a gongolare, diffondendo a piene mani la sua propaganda, capace di strumentalizzare fatti come quelli di Angelo Peveri, che non c’entrano nulla con la legittima difesa. L’importante è alimentare la paura di essere in pericolo e appaltare al cittadino la propria sicurezza, dicendo “armatevi e arrangiatevi”. Salvo poi chiedere il voto per garantire la sicurezza: un cortocircuito pericoloso.
L’informazione sulla riforma della legittima difesa
L’esito del confronto alla Camera, dunque, è scontato. Ma qualcosa è ancora possibile: bisogna far compiere uno scatto in avanti nel dibattito. Serve una grande mobilitazione per raccontare agli italiani come stanno le cose: spiegare che la legittima difesa è già prevista dal codice penale ed è una norma che funziona alla perfezione. Con quasi il 100% di assoluzioni. E soprattutto è necessario smontare la manipolazione in atto: la riforma impatta sul rapporto con le armi.
È vero che nel testo non è previsto alcun intervento sulla detenzione delle pistole (anche perché il raddoppio delle armi a disposizione è già entrato in vigore), ma è altrettanto vero che ogni riferimento alla riforma della legittima difesa ha sempre tirato in ballo casi di sparatorie, compresi quelli più recenti, da Peveri a Balducci. Ed è altrettanto evidente che Salvini abbia (ri)promesso il via libera al provvedimento di fronte alla platea dell’Hit Show di Vicenza, il tempio degli amanti delle armi (e sostenitori di questa riforma).
Sostienimi per raggiungere l'obiettivo, che si sta avvicinando, condividi e consiglia il il link per contribuire: https://www.eppela.com/it/projects/22114
Un voto storico: peggiorerà la vita delle persone e renderà più insicure le nostre case e le nostre strade
Caro sostenitore, mancano meno di 10 giorno alla fine del crowdfunding. Sostienimi ancora diffondendo il mio impegno!
Per Matteo Salvini è un voto storico. E la riforma della legittima difesa lo è davvero, nonostante nelle opposizioni lo spettacolo venga vissuto quasi con disinteresse. Questo provvedimento ha una portata effettivamente storica perché riporterà il Paese indietro di anni. Anzi, forse segnerà un momento nuovo, sconosciuto, neppure paragonabile a un'epoca passata: l'Italia diventerà meno sicuro con più persone pronte ad acquistare una pistola, pronta per usarla.
E sì, la motivazione è nota: "Le persone perbene hanno il diritto di difendermi dai delinquenti", viene ripetuto come un mantra, omettendo che già oggi, con la normativa in vigore, è possibile difendersi da intrusioni che mettono a repentaglio la propria vita o quella della famiglia. E peccato, poi, che le armi finiscano per essere usate non nei confronti dei ladri, ma contro le mogli, le ex mogli, insomma le donne in generale, contro il vicino o contro il primo passante, che passa suo malgrado nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ed è questo il dramma non detto: quando aumenteranno i morti per arma da fuoco, sarà troppo tardi. Le nostre case e le nostre strade saranno più insicure.
Qui il link per diffondere la nostra campagna: https://www.eppela.com/it/proj...
Il vero progetto: sparare a vista
Il confronto alla Camera ha anche tolto il velo all'ipocrisia: la verità è che l'obiettivo è un altro, ulteriormente ambizioso (per le destre) e inquietante quello di sdoganare l'attacco in presenza di qualsiasi presunta minaccia, fare a pezzi lo Stato di diritto. La visione è da incubo: rendere l'Italia l'avanguardia europea della cultura statunitense. Il progetto culturale di fondo è insomma quello di rendere più importante la tutela di una tanica di gasolio rispetto a una vita umana.
La visita di Matteo Salvini ad Angelo Peveri ha un significato ben preciso: è stato un veicolo di propaganda, ma anche una dichiarazione di intenti. Perché è emerso un elemento: questa riforma della legittima difesa è solo un primo passo verso altri ritocchi legislativi. Il dibattito alla Camera ha dimostrato che le destre, Forza Italia e Fratelli d'Italia, avrebbero voluto una legge ancora più permissiva sulla "legittima difesa". Al prossimo giro, la Lega coglierà il momento per accelerare in questa direzione.
Grazie a tutti, ora insieme per Ognivolta
Prima di tutto devo dire grazie: grazie a tutti per il sostegno, che ha contribuito al raggiungimento di questo obiettivo. 'Sotto Tiro' sarà pubblicato e soprattutto avrà la possibilità di essere promosso.
Lo confesso: quando ho fissato l'obiettivo non pensavo mai di raggiungerlo. Un attimo dopo averlo indicato, dall'alto del mio leggendario non ottimismo, ho temuto di aver fissato un'asticella troppo ambiziosa: 2mila euro? Ma quando li raccolgo? Invece, questi giorni sono stati straordinari: l'affetto di cui sono stato ricoperto, sommerso, mi ha reso immune agli insulti (alcuni da un milione di dollari, altro che 2mila euro). Ed è stato bello avvertire questo senso di comunità.
Ringrazio ancora tutti i sostenitori (dai donatori a chi ha condiviso i post) che mi hanno permesso il raggiungimento di questo risultato. Tanti cittadini interessati, appassionati, alla ricerca di informazioni: persone che spero di incontrare presto in tutti i luoghi in cui andrò a presentare il libro. E ringrazio in particolare chi, vedi alla voce Giuseppe Civati, mi ha affidato (affidare è davvero un bellissimo verbo) un anno fa la campagna Addio alle armi. Un impegno che andrà avanti per diventare sempre di più un osservatorio.
Ma in questi ultimi quattro giorni si va avanti: la somma ottenuta oltre il 100% sarà divisa equamente con l'associazione Ognivolta, fondata dopo l'omicidio di Luca Ceragioli e Jan Frederik Hilmer, uccisi da un legale detentore di armi.