Chiesa Madre Ripalimosani
Ripalimosani, Italia
Solidarietà

Il “Comitato per la riapertura della Chiesa SS. Maria Vergine Assunta in Cielo” di Ripalimosani è nato con l’intento di contribuire alla riapertura del più importante monumento religioso della comunità ripese.

La Chiesa madre, resa inagibile dal 2016, contiene al suo interno diversi capolavori come una fonte battesimale medievale, un pulpito ligneo rinascimentale, altari di pregevole fattura, statue del Di Zinno, una bellissima natività del Cecere, una preziosa copia della Sacra Sindone del cinquecento e la statua del patrono S. Michele di Nicola Fumo recentemente restaurata e trasferite queste ultime nella chiesa del Convento S. Pietro Celestino V per una maggiore tutela e che si spera di riportare quanto prima nella loro “casa”.

LA COPIA DELLA SACRA SINDONE

Essa venne richiesta dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia sul finire del XVI secolo per farne dono al Re di Spagna Filippo II. L’incaricato alla consegna del sacro lino fu l’Arcivescovo di Bari, Mons. Giulio Cesare Riccardo, a quei tempi Nunzio Apostolico di Papa Clemente VIII presso la corte dei Savoia, che la consegnò personalmente al sovrano di Spagna. Da allora tra il Re Filippo e l’Arcivescovo nacque una grande amicizia al punto che prima di morire (1598) il sovrano gli donò il sacro dipinto. Da Mons. Riccardo l’opera passò per successione al fratello Alessandro, anch’egli vescovo, e da quest’ultimo al nipote Girolamo Riccardo, MARCHESE DI RIPALIMOSANI. Soppressa la feudalità con legge napoleonica del 2 agosto 1806, l’ultimo marchese di Ripalimosani Nicola Mormile, prima di ritirarsi nella sua terra d’origine, lasciò il dipinto l’8 settembre 1807 ai canonici della Chiesa collegiata di Ripalimosani. Da quel giorno la cassetta rimase conservata negli archivi della parrocchia per circa un secolo in gran segreto! L’Arciprete D. Nicola Minadeo decise di esporre il sacro lino alla venerazione dei fedeli con grande solennità il 7 maggio 1899. Oggi per motivi di sicurezza è stata trasferita nel Convento San Pier Celestino V di Ripalimosani.

 

COME VERRANNO UTILIZZATI I FONDI

La Chiesa madre, punto nevralgico del paese è chiusa ormai da troppi anni. Ad oggi con i finanziamenti ottenuti si è potuto completare in parte il consolidamento statico. 

Per completare i lavori di restauro mancano un milione di euro!
 

Con i 100.000 Euro che ci proponiamo di raccogliere potremmo finanziare i lavori di messa in sicurezza, solo in parte ad oggi realizzati, così da poter iniziare con il restauro e il rifacimento delle singole parti le quali potranno essere destinate anche a piccoli e singoli progetti al fine di agevolare i lavori che, per quanto ingenti, saranno una testimonianza tangibile per la comunità ripese che potrà finalmente ammirare la sua imponente Chiesa Madre riprendere vita.

Sappiamo che si tratta di una cifra importante ma siamo certi che con l’interesse e il contributo di tanti potremo finalmente rivivere uno dei luoghi sacri più importanti del paese e restituire alla piazza la sua antica vitalità.

Indirizzo:
Comitato per la riapertura della chiesa S.S. Maria Vergine Assunta in Cielo
Piazza S. Michele, 19
86025 Ripalimosani (CB)

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Il “Comitato per la riapertura della Chiesa SS. Maria Vergine Assunta in Cielo” di Ripalimosani è nato con l’intento di contribuire alla riapertura del più importante monumento religioso della comunità ripese.

La Chiesa madre, resa inagibile dal 2016, contiene al suo interno diversi capolavori come una fonte battesimale medievale, un pulpito ligneo rinascimentale, altari di pregevole fattura, statue del Di Zinno, una bellissima natività del Cecere, una preziosa copia della Sacra Sindone del cinquecento e la statua del patrono S. Michele di Nicola Fumo recentemente restaurata e trasferite queste ultime nella chiesa del Convento S. Pietro Celestino V per una maggiore tutela e che si spera di riportare quanto prima nella loro “casa”.

LA COPIA DELLA SACRA SINDONE

Essa venne richiesta dal Duca Carlo Emanuele I di Savoia sul finire del XVI secolo per farne dono al Re di Spagna Filippo II. L’incaricato alla consegna del sacro lino fu l’Arcivescovo di Bari, Mons. Giulio Cesare Riccardo, a quei tempi Nunzio Apostolico di Papa Clemente VIII presso la corte dei Savoia, che la consegnò personalmente al sovrano di Spagna. Da allora tra il Re Filippo e l’Arcivescovo nacque una grande amicizia al punto che prima di morire (1598) il sovrano gli donò il sacro dipinto. Da Mons. Riccardo l’opera passò per successione al fratello Alessandro, anch’egli vescovo, e da quest’ultimo al nipote Girolamo Riccardo, MARCHESE DI RIPALIMOSANI. Soppressa la feudalità con legge napoleonica del 2 agosto 1806, l’ultimo marchese di Ripalimosani Nicola Mormile, prima di ritirarsi nella sua terra d’origine, lasciò il dipinto l’8 settembre 1807 ai canonici della Chiesa collegiata di Ripalimosani. Da quel giorno la cassetta rimase conservata negli archivi della parrocchia per circa un secolo in gran segreto! L’Arciprete D. Nicola Minadeo decise di esporre il sacro lino alla venerazione dei fedeli con grande solennità il 7 maggio 1899. Oggi per motivi di sicurezza è stata trasferita nel Convento San Pier Celestino V di Ripalimosani.

 

COME VERRANNO UTILIZZATI I FONDI

La Chiesa madre, punto nevralgico del paese è chiusa ormai da troppi anni. Ad oggi con i finanziamenti ottenuti si è potuto completare in parte il consolidamento statico. 

Per completare i lavori di restauro mancano un milione di euro!
 

Con i 100.000 Euro che ci proponiamo di raccogliere potremmo finanziare i lavori di messa in sicurezza, solo in parte ad oggi realizzati, così da poter iniziare con il restauro e il rifacimento delle singole parti le quali potranno essere destinate anche a piccoli e singoli progetti al fine di agevolare i lavori che, per quanto ingenti, saranno una testimonianza tangibile per la comunità ripese che potrà finalmente ammirare la sua imponente Chiesa Madre riprendere vita.

Sappiamo che si tratta di una cifra importante ma siamo certi che con l’interesse e il contributo di tanti potremo finalmente rivivere uno dei luoghi sacri più importanti del paese e restituire alla piazza la sua antica vitalità.

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