DiCiAlice: dare una voce a 4 milioni di anime
Ferrara, Italia
Salute

CHI SONO? 

Sono Camilla, ho 22 anni e ho rischiato di morire a causa di una malattia psichiatrica. Volete sapere di cosa sto parlando? Dei Disturbi del Comportamento Alimentare! A causa dei metodi diagnostici arretrati, dello stigma sociale che costella queste patologie e della mancanza di posti nelle cliniche sono stata lasciata sola. Se quattro anni fa mi avessero detto che la malattia sarebbe diventata la mia forza più grande non ci avrei creduto; invece sono qui per aiutare tutte le persone che, come me, sono state abbandonate a loro stesse. In Italia sono quattro milioni le persone che soffrono di queste malattie, aiutarle tutte? Scopri con me come farlo! 

 

VI RACCONTO LA MIA STORIA 

Ora sono Camilla ma per anni, forse troppi, siamo state in due: io e Alice. Giustamente vi starete chiedendo: “Chi è Alice?” Il mio disturbo alimentare. Ho sofferto per anni di anoressia e bulimia nervosa. È iniziato tutto con qualche chilo di troppo e una dieta, forse, troppo restrittiva: senza accorgermene mi sono ritrovata ad essere terrorizzata dal cibo e ossessionata dal mio corpo. Cercavo di continuare a condurre una vita normale ma nella mia testa urlavano mille voci, passavo le giornate a programmare i pasti e cercare di bruciare le calorie. Perdevo chili e perdevo me stessa, la mia vita ed i miei affetti.

 Ho sempre respinto chi voleva aiutarmi e mi sono isolata completamente. Sapete, quando ci si ammala solitamente si lotta contro un agente esterno: non nel mio caso, i disturbi alimentari sono intrinseci a noi; per essere più precisi: siamo noi. Lottare contro se stessi ha due soli risvolti: si può perdere e lasciarsi andare o si può lottare e decidere di vivere. La lotta è estremamente dolorsa e non è sempre facile capire quali delle due voci sta parlando. Mi sono vergognata per tanto tempo perchè quando dicevo di sentire le voci mi dicevano: “Sei pazza”, “Mangia un piatto di pasta” “Basta mangiare e smetterla con queste cavolate”; peggio ancora, “Pensa a chi sta peggio di te”: colpita e affondata. Quando mia madre si è ammalata di cancro il senso di colpa mi divorava, mi ripetevo che alla fine lei non lo aveva scelto, di essere malata, io si. Vedevo lei lottare per la vita e io la mia non la volevo più. 

Con la consapevolezza di oggi posso dire di non aver avuto colpa, mi sono ammalata anche io; come si ammalano tutte le persone che soffrono di queste patologie, non lo facevo di proposito e l’unica cosa che volevo era far smettere di soffrire tutte le persone che mi stavano intorno per colpa mia.
La scrittura mi ha salvata: ho iniziato a trattare Alice come un’altra persona. Mi sono detta: “Forse se riesco a renderla un agente esterno sarà più facile da colpire”. Così è stato, scrivevo lettere lunghissime ad Alice e le dicevo tutto quello che pensavo di lei. Mi riferisco ancora ad Alice in terza persona perchè non sono e non ero io, sono molto più del mio DCA.


Il percorso è stato lungo e doloroso ma sono, anzi siamo, qua. Si, Alice non se n’è mai andata però ha trovato una sua dimensione dentro di me e ho capito che insieme possiamo fare grandi cose: come questa. Se posso evitare anche solo ad una persona di soffrire e di vivere quello che ho vissuto io avrò raggiunto uno dei miei obiettivi più grandi.
 

 

 

IL PROBLEMA IN ITALIA 

Se soffri di Disturbi Alimentari sei da solo. In Italia ci sono 144 cliniche, di cui solo 88 adatte a tutte le fasi della malattia. Cosa significa? I livelli di assistenza sono quattro: ambulatorio, day hospital, ricovero salva vita e ricovero in regime residenziale; a causa della mancanza di posti e di diagnosi precoci spesso si ricorre esclusivamente al ricovero salva vita che NON rappresenta un percorso di cure. Rivolgersi ad un centro in un'altra regione è una vera e propria odissea, serve l'autorizzazione dell'azienda sanitaria di provenienza che nega l'accesso a causa della mancanza di posti e, nel peggiore dei casi, il percorso viene interrotto dopo sei mesi di terapia. Alcune famiglie, costrette a rivolgersi a professionisti privati, rinunciano alle cure a causa dei costi troppo elevati.

 

CHE COSA FA DICIALICE? 

Vi immaginate se le cure fossero accessibili a tutti? È quello che stiamo cercando di fare! Ci occupiamo di informazione e divulgazione sui social per cercare di rimuovere il più possibile lo stigma che costella i disturbi del comportamento alimentare. Oltre a questo, io e il mio team abbiamo cercato una equipe multidisciplinare di professionisti (psichiatri, psicologi e nutrizionisti) che curano e seguono i pazienti esattamente come si fa all'interno delle cliniche. Come lo facciamo? Online, luogo virtuale in cui è possibile “contenere” anche più di 4 milioni di persone. Il nostro obiettivo è prevenire il ricovero, limitando il sovraffollamento nelle cliniche, e seguire i pazienti una volta finito il periodo del ricovero. 

A COSA SERVONO I FONDI? 

Ho fatto un investimento iniziale per avviare il progetto, lavorando duramente per mettere via abbastanza risparmi. Ad oggi abbiamo 100 pazienti e mi piacerebbe portare avanti il progetto e perfezionarlo. Vorrei sviluppare una piattaforma che usa un algoritmo di Intelligenza Artificiale. A cosa serve l'AI? Ad associare il paziente allo specialista più adatto: l'utilizzo di una rete neurale (Intelligenza Artificiale) con un modello di Reinforcement Learning (Deep Q Learning) consentirà di migliorare giorno dopo giorno l'efficienza del sistema di associazione basandosi sui feedback che ogni paziente provvederà a fornire dopo ogni sessione di terapia. Attraverso l'algoritmo sarà possibile associare ogni paziente al terapeuta più adatto basandosi sulla sua patologia e le sue caratteristiche personali. 

I risparmi non sono bastati! Mancano i fondi per la piattaforma e la somma di 10.000 euro sarebbe un buon punto di partenza per concretizzare questo grande sogno. 

PERCHÈ SOSTENERCI? 

DiCiAlice è la PRIMA (e unica) Startup in Italia ad offrire un percorso di cure multidisciplinare per la cura dei disturbi alimentari. Non è accettabile che migliaia di giovani muoiano ogni anno a causa di queste patologie e che milioni di persone vengano lasciate sole e senza cura. Continueremo a lottare anche per chi non ne ha la forza. 

Seguici su:
facebook instagram site
Commenti (0)
258 €
Obiettivo 10.000 €
90
Giorni rimanenti
10
Sostenitori
13
Condivisioni
Utente Anonimo
15€ - 3 settimane fa
Utente Anonimo
30€ - 3 settimane fa
Utente Anonimo
20€ - 3 settimane fa
Ferrara, Italia
Salute

CHI SONO? 

Sono Camilla, ho 22 anni e ho rischiato di morire a causa di una malattia psichiatrica. Volete sapere di cosa sto parlando? Dei Disturbi del Comportamento Alimentare! A causa dei metodi diagnostici arretrati, dello stigma sociale che costella queste patologie e della mancanza di posti nelle cliniche sono stata lasciata sola. Se quattro anni fa mi avessero detto che la malattia sarebbe diventata la mia forza più grande non ci avrei creduto; invece sono qui per aiutare tutte le persone che, come me, sono state abbandonate a loro stesse. In Italia sono quattro milioni le persone che soffrono di queste malattie, aiutarle tutte? Scopri con me come farlo! 

 

VI RACCONTO LA MIA STORIA 

Ora sono Camilla ma per anni, forse troppi, siamo state in due: io e Alice. Giustamente vi starete chiedendo: “Chi è Alice?” Il mio disturbo alimentare. Ho sofferto per anni di anoressia e bulimia nervosa. È iniziato tutto con qualche chilo di troppo e una dieta, forse, troppo restrittiva: senza accorgermene mi sono ritrovata ad essere terrorizzata dal cibo e ossessionata dal mio corpo. Cercavo di continuare a condurre una vita normale ma nella mia testa urlavano mille voci, passavo le giornate a programmare i pasti e cercare di bruciare le calorie. Perdevo chili e perdevo me stessa, la mia vita ed i miei affetti.

 Ho sempre respinto chi voleva aiutarmi e mi sono isolata completamente. Sapete, quando ci si ammala solitamente si lotta contro un agente esterno: non nel mio caso, i disturbi alimentari sono intrinseci a noi; per essere più precisi: siamo noi. Lottare contro se stessi ha due soli risvolti: si può perdere e lasciarsi andare o si può lottare e decidere di vivere. La lotta è estremamente dolorsa e non è sempre facile capire quali delle due voci sta parlando. Mi sono vergognata per tanto tempo perchè quando dicevo di sentire le voci mi dicevano: “Sei pazza”, “Mangia un piatto di pasta” “Basta mangiare e smetterla con queste cavolate”; peggio ancora, “Pensa a chi sta peggio di te”: colpita e affondata. Quando mia madre si è ammalata di cancro il senso di colpa mi divorava, mi ripetevo che alla fine lei non lo aveva scelto, di essere malata, io si. Vedevo lei lottare per la vita e io la mia non la volevo più. 

Con la consapevolezza di oggi posso dire di non aver avuto colpa, mi sono ammalata anche io; come si ammalano tutte le persone che soffrono di queste patologie, non lo facevo di proposito e l’unica cosa che volevo era far smettere di soffrire tutte le persone che mi stavano intorno per colpa mia.
La scrittura mi ha salvata: ho iniziato a trattare Alice come un’altra persona. Mi sono detta: “Forse se riesco a renderla un agente esterno sarà più facile da colpire”. Così è stato, scrivevo lettere lunghissime ad Alice e le dicevo tutto quello che pensavo di lei. Mi riferisco ancora ad Alice in terza persona perchè non sono e non ero io, sono molto più del mio DCA.


Il percorso è stato lungo e doloroso ma sono, anzi siamo, qua. Si, Alice non se n’è mai andata però ha trovato una sua dimensione dentro di me e ho capito che insieme possiamo fare grandi cose: come questa. Se posso evitare anche solo ad una persona di soffrire e di vivere quello che ho vissuto io avrò raggiunto uno dei miei obiettivi più grandi.
 

 

 

IL PROBLEMA IN ITALIA 

Se soffri di Disturbi Alimentari sei da solo. In Italia ci sono 144 cliniche, di cui solo 88 adatte a tutte le fasi della malattia. Cosa significa? I livelli di assistenza sono quattro: ambulatorio, day hospital, ricovero salva vita e ricovero in regime residenziale; a causa della mancanza di posti e di diagnosi precoci spesso si ricorre esclusivamente al ricovero salva vita che NON rappresenta un percorso di cure. Rivolgersi ad un centro in un'altra regione è una vera e propria odissea, serve l'autorizzazione dell'azienda sanitaria di provenienza che nega l'accesso a causa della mancanza di posti e, nel peggiore dei casi, il percorso viene interrotto dopo sei mesi di terapia. Alcune famiglie, costrette a rivolgersi a professionisti privati, rinunciano alle cure a causa dei costi troppo elevati.

 

CHE COSA FA DICIALICE? 

Vi immaginate se le cure fossero accessibili a tutti? È quello che stiamo cercando di fare! Ci occupiamo di informazione e divulgazione sui social per cercare di rimuovere il più possibile lo stigma che costella i disturbi del comportamento alimentare. Oltre a questo, io e il mio team abbiamo cercato una equipe multidisciplinare di professionisti (psichiatri, psicologi e nutrizionisti) che curano e seguono i pazienti esattamente come si fa all'interno delle cliniche. Come lo facciamo? Online, luogo virtuale in cui è possibile “contenere” anche più di 4 milioni di persone. Il nostro obiettivo è prevenire il ricovero, limitando il sovraffollamento nelle cliniche, e seguire i pazienti una volta finito il periodo del ricovero. 

A COSA SERVONO I FONDI? 

Ho fatto un investimento iniziale per avviare il progetto, lavorando duramente per mettere via abbastanza risparmi. Ad oggi abbiamo 100 pazienti e mi piacerebbe portare avanti il progetto e perfezionarlo. Vorrei sviluppare una piattaforma che usa un algoritmo di Intelligenza Artificiale. A cosa serve l'AI? Ad associare il paziente allo specialista più adatto: l'utilizzo di una rete neurale (Intelligenza Artificiale) con un modello di Reinforcement Learning (Deep Q Learning) consentirà di migliorare giorno dopo giorno l'efficienza del sistema di associazione basandosi sui feedback che ogni paziente provvederà a fornire dopo ogni sessione di terapia. Attraverso l'algoritmo sarà possibile associare ogni paziente al terapeuta più adatto basandosi sulla sua patologia e le sue caratteristiche personali. 

I risparmi non sono bastati! Mancano i fondi per la piattaforma e la somma di 10.000 euro sarebbe un buon punto di partenza per concretizzare questo grande sogno. 

PERCHÈ SOSTENERCI? 

DiCiAlice è la PRIMA (e unica) Startup in Italia ad offrire un percorso di cure multidisciplinare per la cura dei disturbi alimentari. Non è accettabile che migliaia di giovani muoiano ogni anno a causa di queste patologie e che milioni di persone vengano lasciate sole e senza cura. Continueremo a lottare anche per chi non ne ha la forza. 

Seguici su:
facebook instagram site

Per maggiori informazioni contattaci al nostro indirizzo privacy@eppela.com
Esplora