Ciao a tutti,
siamo il Collettivo di Fabbrica, siamo i lavoratori della Gkn, molti di voi ci conosceranno, altri forse ancora no.
Ci presentiamo, partendo dall’inizio.
Il caso Gkn
È venerdì 9 luglio 2021 quando lo stabilimento di Campi Bisenzio della GKN, multinazionale britannica che costruisce componenti per le automobili, per i mezzi agricoli e per i velivoli, concorda con noi lavoratori un giorno di ferie e la chiusura anticipata della fabbrica.
“Si riapre lunedì”, ci aspetta un fine settimana più lungo del solito.
Nessuno di noi immagina che quel lunedì non arriverà.
Poco dopo le 10 di mattina, via email l’azienda ci comunica la chiusura definitiva dello stabilimento e il licenziamento collettivo.
Tutti noi, 422 dipendenti, ci ritroviamo senza più nulla, da un giorno all’altro.
Subito gli animi si scaldano e scendono in campo il ministro del Lavoro Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo Economico.
I rappresentanti dell’azienda, di Confindustria, delle amministrazioni locali e dei sindacati discutono della decisione di GKN. L’azienda porta avanti la linea dell’irrevocabilità, perché dice che l’impianto deve chiudere, senza se e senza ma.
Ma perché deve chiudere se l’azienda è solida e il mercato è florido?
Per la politica di deolocalizzazione portata avanti da molti fondi di investimento.
Perché, dice uno dei fondi di investimento: “Meglio chiudere, licenziare e aprire uno stabilimento altrove, dove la manodopera costa meno“.
E come abbiamo reagito noi lavoratori?
Il Collettivo di Fabbrica Gkn
Quel 9 luglio doveva essere un giorno di mare, è stato invece il primo giorno di lotta per noi lavoratori della Gkn che ci siamo dati immediatamente appuntamento davanti ai cancelli e, in non molto, siamo riusciti a entrare.
Da quel momento abbiamo preso fisicamente il controllo della fabbrica.
Probabilmente questa storia non sarebbe mai stata possibile se non avessiamo alle spalle un percorso maturato negli anni. Anni di confronti, di unità, di lotte. Una reazione così rapida e organizzata arriva per forza da più lontano.
La struttura sindacale interna in Gkn vede al suo vertice l’assemblea generale dei lavoratori e una RSU composta da 7 delegati e un RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza).
In aggiunta, noi operai della GKN abbiamo costituito un gruppo aperto a tutti i lavoratori che consente alla RSU e ai delegati di raccordo di approfondire, fuori dall’orario di lavoro, le questioni discusse in assemblea: è questo il Collettivo di Fabbrica, che oggi porta avanti la nostra lotta con grande determinazione mobilitando migliaia di persone su scala nazionale.
Non si vedeva una reazione simile da parecchio tempo.
Perché il caso della Gkn non riguarda solo i lavoratori della Gkn, ma tutti i lavoratori d’Italia!
La nostra voce è forte, è chiara e sta risuonando in tutta Italia attraverso mobilitazioni, manifestazioni, assemblee.
Ci siamo, non ci arrendiamo. Ma abbiamo bisogno di voi, di tutti voi, per portare avanti la nostra battaglia!
25-26 marzo: per questo, per tutto, per altro
Un processo di volontà e responsabilizzazione collettiva, anche nell’autofinanziamento
Il 26 marzo a Firenze, in collegamento con lo sciopero generale per la giustizia climatica che si tiene il 25, il Collettivo di Fabbrica lancia una nuova data di “insorgenza”. E’ una scadenza di lotta “per noi”. Perché la vertenza Gkn è tutt’altro che conclusa, perché la reindustrializzazione è tutta sulla carta e abbiamo forti dubbi di essere all’interno di un nuovo calcolo. Non ci hanno potuto sconfiggere con i licenziamenti in tronco, ora provano a logorarci con l’ammortizzatore sociale, l’incertezza e l’attesa.
Ma è anche una scadenza di lotta “con noi”, perché Gkn deve aprire un precedente virtuoso a favore di tutte le lavoratrici e i lavoratori di questo paese. La nostra vertenza deve essere un enorme esperimento collettivo da usare come leva per ribaltare i rapporti di forza nel paese.
Vogliamo sconfiggere tutte le delocalizzazioni, rimettere al centro la questione salariale, la riduzione d’orario a parità di salario, l’abolizione del precariato.
Ed è una giornata di convergenza. Perché abbiamo imparato in questi mesi che solo nell’intersezionalità e nella connessione delle lotte, è possibile formare quella classe dirigente “dal basso” in grado di resistere e rilanciare il paese. Il 26 marzo è quindi una scadenza in cui convergono lotta ambientale, sociale, per i diritti civili, contro la guerra. Perché tutto si tiene, tutto si influenza. Perché non c’è fabbrica salva in un paese che non lo è. E nessuno si salva da solo.
Il 26 è quindi una manifestazione “per questo, per altro, per tutto”.
Non c’è nessuno che organizzerà il 26 marzo a parte te, a parte noi. Non c’è nessun grande apparato organizzativo in movimento. Ci sono reti, comitati, collettivi, delegati sindacali, luoghi di lavoro, centri sociali, organizzazioni ambientaliste ecc. che stanno preparando questa data di lotta.
Il 26 marzo sarà il risultato di una grande responsabilizzazione collettiva o non sarà affatto. E questo vale anche per l’autofinanziamento.
La cassa di resistenza del collettivo di fabbrica sta coprendo i costi dell’Insorgiamo tour, vorrebbe contribuire ad alcuni dei pullman che vengono da più lontano, sta continuando a coprire i costi di autogestione dell’assemblea permanente (perché l’assemblea permanente continua e da quel 9 luglio ancora non è uscito uno spillo da questa fabbrica).
Per questo apriamo un ulteriore crowdfunding, oltre alla normale possibilità di versamento su iban del collettivo.
Va da sé che chi sta già sostenendo raccolte di fondi locali per pagare i pullman o per mettersi in viaggio per Firenze verso il 26, è caldamente invitato a partecipare direttamente al finanziamento del viaggio in loco.
Questa raccolta di fondi è principalmente pensata per chi per vari motivi non potrà partecipare il 26 (ma devono essere motivi validi, vi aspettiamo a inondare le strade di Firenze) o chi, abitando vicino a Firenze, dovrà sopportare costi minori di viaggio.
GRAZIE!
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siamo il Collettivo di Fabbrica, siamo i lavoratori della Gkn, molti di voi ci conosceranno, altri forse ancora no.
Ci presentiamo, partendo dall’inizio.
Il caso Gkn
È venerdì 9 luglio 2021 quando lo stabilimento di Campi Bisenzio della GKN, multinazionale britannica che costruisce componenti per le automobili, per i mezzi agricoli e per i velivoli, concorda con noi lavoratori un giorno di ferie e la chiusura anticipata della fabbrica.
“Si riapre lunedì”, ci aspetta un fine settimana più lungo del solito.
Nessuno di noi immagina che quel lunedì non arriverà.
Poco dopo le 10 di mattina, via email l’azienda ci comunica la chiusura definitiva dello stabilimento e il licenziamento collettivo.
Tutti noi, 422 dipendenti, ci ritroviamo senza più nulla, da un giorno all’altro.
Subito gli animi si scaldano e scendono in campo il ministro del Lavoro Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo Economico.
I rappresentanti dell’azienda, di Confindustria, delle amministrazioni locali e dei sindacati discutono della decisione di GKN. L’azienda porta avanti la linea dell’irrevocabilità, perché dice che l’impianto deve chiudere, senza se e senza ma.
Ma perché deve chiudere se l’azienda è solida e il mercato è florido?
Per la politica di deolocalizzazione portata avanti da molti fondi di investimento.
Perché, dice uno dei fondi di investimento: “Meglio chiudere, licenziare e aprire uno stabilimento altrove, dove la manodopera costa meno“.
E come abbiamo reagito noi lavoratori?
Il Collettivo di Fabbrica Gkn
Quel 9 luglio doveva essere un giorno di mare, è stato invece il primo giorno di lotta per noi lavoratori della Gkn che ci siamo dati immediatamente appuntamento davanti ai cancelli e, in non molto, siamo riusciti a entrare.
Da quel momento abbiamo preso fisicamente il controllo della fabbrica.
Probabilmente questa storia non sarebbe mai stata possibile se non avessiamo alle spalle un percorso maturato negli anni. Anni di confronti, di unità, di lotte. Una reazione così rapida e organizzata arriva per forza da più lontano.
La struttura sindacale interna in Gkn vede al suo vertice l’assemblea generale dei lavoratori e una RSU composta da 7 delegati e un RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza).
In aggiunta, noi operai della GKN abbiamo costituito un gruppo aperto a tutti i lavoratori che consente alla RSU e ai delegati di raccordo di approfondire, fuori dall’orario di lavoro, le questioni discusse in assemblea: è questo il Collettivo di Fabbrica, che oggi porta avanti la nostra lotta con grande determinazione mobilitando migliaia di persone su scala nazionale.
Non si vedeva una reazione simile da parecchio tempo.
Perché il caso della Gkn non riguarda solo i lavoratori della Gkn, ma tutti i lavoratori d’Italia!
La nostra voce è forte, è chiara e sta risuonando in tutta Italia attraverso mobilitazioni, manifestazioni, assemblee.
Ci siamo, non ci arrendiamo. Ma abbiamo bisogno di voi, di tutti voi, per portare avanti la nostra battaglia!
25-26 marzo: per questo, per tutto, per altro
Un processo di volontà e responsabilizzazione collettiva, anche nell’autofinanziamento
Il 26 marzo a Firenze, in collegamento con lo sciopero generale per la giustizia climatica che si tiene il 25, il Collettivo di Fabbrica lancia una nuova data di “insorgenza”. E’ una scadenza di lotta “per noi”. Perché la vertenza Gkn è tutt’altro che conclusa, perché la reindustrializzazione è tutta sulla carta e abbiamo forti dubbi di essere all’interno di un nuovo calcolo. Non ci hanno potuto sconfiggere con i licenziamenti in tronco, ora provano a logorarci con l’ammortizzatore sociale, l’incertezza e l’attesa.
Ma è anche una scadenza di lotta “con noi”, perché Gkn deve aprire un precedente virtuoso a favore di tutte le lavoratrici e i lavoratori di questo paese. La nostra vertenza deve essere un enorme esperimento collettivo da usare come leva per ribaltare i rapporti di forza nel paese.
Vogliamo sconfiggere tutte le delocalizzazioni, rimettere al centro la questione salariale, la riduzione d’orario a parità di salario, l’abolizione del precariato.
Ed è una giornata di convergenza. Perché abbiamo imparato in questi mesi che solo nell’intersezionalità e nella connessione delle lotte, è possibile formare quella classe dirigente “dal basso” in grado di resistere e rilanciare il paese. Il 26 marzo è quindi una scadenza in cui convergono lotta ambientale, sociale, per i diritti civili, contro la guerra. Perché tutto si tiene, tutto si influenza. Perché non c’è fabbrica salva in un paese che non lo è. E nessuno si salva da solo.
Il 26 è quindi una manifestazione “per questo, per altro, per tutto”.
Non c’è nessuno che organizzerà il 26 marzo a parte te, a parte noi. Non c’è nessun grande apparato organizzativo in movimento. Ci sono reti, comitati, collettivi, delegati sindacali, luoghi di lavoro, centri sociali, organizzazioni ambientaliste ecc. che stanno preparando questa data di lotta.
Il 26 marzo sarà il risultato di una grande responsabilizzazione collettiva o non sarà affatto. E questo vale anche per l’autofinanziamento.
La cassa di resistenza del collettivo di fabbrica sta coprendo i costi dell’Insorgiamo tour, vorrebbe contribuire ad alcuni dei pullman che vengono da più lontano, sta continuando a coprire i costi di autogestione dell’assemblea permanente (perché l’assemblea permanente continua e da quel 9 luglio ancora non è uscito uno spillo da questa fabbrica).
Per questo apriamo un ulteriore crowdfunding, oltre alla normale possibilità di versamento su iban del collettivo.
Va da sé che chi sta già sostenendo raccolte di fondi locali per pagare i pullman o per mettersi in viaggio per Firenze verso il 26, è caldamente invitato a partecipare direttamente al finanziamento del viaggio in loco.
Questa raccolta di fondi è principalmente pensata per chi per vari motivi non potrà partecipare il 26 (ma devono essere motivi validi, vi aspettiamo a inondare le strade di Firenze) o chi, abitando vicino a Firenze, dovrà sopportare costi minori di viaggio.
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siamo il Collettivo di Fabbrica, siamo i lavoratori della Gkn, molti di voi ci conosceranno, altri forse ancora no.
Ci presentiamo, partendo dall’inizio.
Il caso Gkn
È venerdì 9 luglio 2021 quando lo stabilimento di Campi Bisenzio della GKN, multinazionale britannica che costruisce componenti per le automobili, per i mezzi agricoli e per i velivoli, concorda con noi lavoratori un giorno di ferie e la chiusura anticipata della fabbrica.
“Si riapre lunedì”, ci aspetta un fine settimana più lungo del solito.
Nessuno di noi immagina che quel lunedì non arriverà.
Poco dopo le 10 di mattina, via email l’azienda ci comunica la chiusura definitiva dello stabilimento e il licenziamento collettivo.
Tutti noi, 422 dipendenti, ci ritroviamo senza più nulla, da un giorno all’altro.
Subito gli animi si scaldano e scendono in campo il ministro del Lavoro Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo Economico.
I rappresentanti dell’azienda, di Confindustria, delle amministrazioni locali e dei sindacati discutono della decisione di GKN. L’azienda porta avanti la linea dell’irrevocabilità, perché dice che l’impianto deve chiudere, senza se e senza ma.
Ma perché deve chiudere se l’azienda è solida e il mercato è florido?
Per la politica di deolocalizzazione portata avanti da molti fondi di investimento.
Perché, dice uno dei fondi di investimento: “Meglio chiudere, licenziare e aprire uno stabilimento altrove, dove la manodopera costa meno“.
E come abbiamo reagito noi lavoratori?
Il Collettivo di Fabbrica Gkn
Quel 9 luglio doveva essere un giorno di mare, è stato invece il primo giorno di lotta per noi lavoratori della Gkn che ci siamo dati immediatamente appuntamento davanti ai cancelli e, in non molto, siamo riusciti a entrare.
Da quel momento abbiamo preso fisicamente il controllo della fabbrica.
Probabilmente questa storia non sarebbe mai stata possibile se non avessiamo alle spalle un percorso maturato negli anni. Anni di confronti, di unità, di lotte. Una reazione così rapida e organizzata arriva per forza da più lontano.
La struttura sindacale interna in Gkn vede al suo vertice l’assemblea generale dei lavoratori e una RSU composta da 7 delegati e un RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza).
In aggiunta, noi operai della GKN abbiamo costituito un gruppo aperto a tutti i lavoratori che consente alla RSU e ai delegati di raccordo di approfondire, fuori dall’orario di lavoro, le questioni discusse in assemblea: è questo il Collettivo di Fabbrica, che oggi porta avanti la nostra lotta con grande determinazione mobilitando migliaia di persone su scala nazionale.
Non si vedeva una reazione simile da parecchio tempo.
Perché il caso della Gkn non riguarda solo i lavoratori della Gkn, ma tutti i lavoratori d’Italia!
La nostra voce è forte, è chiara e sta risuonando in tutta Italia attraverso mobilitazioni, manifestazioni, assemblee.
Ci siamo, non ci arrendiamo. Ma abbiamo bisogno di voi, di tutti voi, per portare avanti la nostra battaglia!
25-26 marzo: per questo, per tutto, per altro
Un processo di volontà e responsabilizzazione collettiva, anche nell’autofinanziamento
Il 26 marzo a Firenze, in collegamento con lo sciopero generale per la giustizia climatica che si tiene il 25, il Collettivo di Fabbrica lancia una nuova data di “insorgenza”. E’ una scadenza di lotta “per noi”. Perché la vertenza Gkn è tutt’altro che conclusa, perché la reindustrializzazione è tutta sulla carta e abbiamo forti dubbi di essere all’interno di un nuovo calcolo. Non ci hanno potuto sconfiggere con i licenziamenti in tronco, ora provano a logorarci con l’ammortizzatore sociale, l’incertezza e l’attesa.
Ma è anche una scadenza di lotta “con noi”, perché Gkn deve aprire un precedente virtuoso a favore di tutte le lavoratrici e i lavoratori di questo paese. La nostra vertenza deve essere un enorme esperimento collettivo da usare come leva per ribaltare i rapporti di forza nel paese.
Vogliamo sconfiggere tutte le delocalizzazioni, rimettere al centro la questione salariale, la riduzione d’orario a parità di salario, l’abolizione del precariato.
Ed è una giornata di convergenza. Perché abbiamo imparato in questi mesi che solo nell’intersezionalità e nella connessione delle lotte, è possibile formare quella classe dirigente “dal basso” in grado di resistere e rilanciare il paese. Il 26 marzo è quindi una scadenza in cui convergono lotta ambientale, sociale, per i diritti civili, contro la guerra. Perché tutto si tiene, tutto si influenza. Perché non c’è fabbrica salva in un paese che non lo è. E nessuno si salva da solo.
Il 26 è quindi una manifestazione “per questo, per altro, per tutto”.
Non c’è nessuno che organizzerà il 26 marzo a parte te, a parte noi. Non c’è nessun grande apparato organizzativo in movimento. Ci sono reti, comitati, collettivi, delegati sindacali, luoghi di lavoro, centri sociali, organizzazioni ambientaliste ecc. che stanno preparando questa data di lotta.
Il 26 marzo sarà il risultato di una grande responsabilizzazione collettiva o non sarà affatto. E questo vale anche per l’autofinanziamento.
La cassa di resistenza del collettivo di fabbrica sta coprendo i costi dell’Insorgiamo tour, vorrebbe contribuire ad alcuni dei pullman che vengono da più lontano, sta continuando a coprire i costi di autogestione dell’assemblea permanente (perché l’assemblea permanente continua e da quel 9 luglio ancora non è uscito uno spillo da questa fabbrica).
Per questo apriamo un ulteriore crowdfunding, oltre alla normale possibilità di versamento su iban del collettivo.
Va da sé che chi sta già sostenendo raccolte di fondi locali per pagare i pullman o per mettersi in viaggio per Firenze verso il 26, è caldamente invitato a partecipare direttamente al finanziamento del viaggio in loco.
Questa raccolta di fondi è principalmente pensata per chi per vari motivi non potrà partecipare il 26 (ma devono essere motivi validi, vi aspettiamo a inondare le strade di Firenze) o chi, abitando vicino a Firenze, dovrà sopportare costi minori di viaggio.
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