Alla ricerca del Trattore Operaio - La Vaca ad Fer
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Utente Anonimo
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Concluso

Ciao, siamo Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami, quella che vogliamo raccontarvi con un documentario è un'esperienza unica di solidarietà. L'esperienza di un territorio che di fronte alle difficoltà si è unito per difendere il diritto fondamentale del lavoro per migliaia di lavoratori in nome della pace e della sua storia democratica, con effetti che hanno avuto riflessi politici ed economici fino ai giorni nostri.

LA STORIA

Durante l’occupazione delle Officine Reggiane - sciopero che durò 368 giorni a cavallo tra il 1950 e il 1951 - le maestranze all’interno della fabbrica costruirono in totale autonomia il trattore cingolato chiamato “R60”. Costruito in tre modelli, La Vaca ad Fer, così veniva chiamato il trattore R60 in dialetto reggiano, venne portato con orgoglio per le strade di Reggio Emilia il 27 giugno 1951. 

La scintilla che ha attivato la nostra volontà di realizzare questo documentario è che dei trattori, da quel giorno, non si hanno più notizie e noi vorremmo ritrovarli.

I trattori erano la risposta degli operai delle Reggiane alla richiesta di duemila licenziamenti della proprietà. Una sfida sostenuta dall’intera comunità per dimostrare che le Officine Reggiane - che fino a quel momento producevano materiale bellico, proiettili e aerei da guerra - potevano costruire qualcosa di utile, che servisse a coltivare la terra e aiutasse la rinascita del Paese.

La maggioranza degli operai veniva dalle colline e dalle campagne emiliane, posti che conosciamo bene, perché anche noi siamo nati da queste parti. Abbiamo cominciato qualche mese fa a lavorare su questo documentario investendo personalmente nelle ricerche storiografiche e nelle prime interviste. La prima che abbiamo cercato e intervistato è stata Giacomina Castagnetti, che guidò con orgoglio il trattore nella sfilata per il centro della città. Staffetta partigiana al tempo della lotta di Liberazione. Giacomina oggi ha 98 anni e ci ha raccontato con grande lucidità i valori e la passione che guidarono allora questa avventura collettiva.

Abbiamo coinvolto l'Archivio Officine Reggiane, ex dipendenti della fabbrica, il Comune di Reggio Emilia, il sindacato, associazioni e circoli. Un lavoro comunitario, insomma, che coinvolge oggi come allora il tessuto sociale di questa città, ma sensibilizza tutti in una dimensione nazionale.


CHE FINE HANNO FATTO I TRATTORI R60?

Scomparsi, letteralmente scomparsi. Dopo alcune prove in campo nell’estate del 1951, dei trattori non si hanno più notizie. La vaca ad Fer, il sogno della rinascita delle Officine Reggiane, si dissolve. Abbiamo iniziato una ricerca sul campo, lanciando un appello sui media locali e partecipando a raduni ed eventi con collezionisti da tutta Italia, sforzi che hanno prodotto già diversi contatti e tracce interessanti per ricostruire la storia dei trattori. 

L'IDEA: il documentrio "La Vaca ad Fer. Il Trattore Operaio"

A cavallo tra un’indagine poliziesca e una ricerca sociologica, il documentario vuole ricostruire attraverso le testimonianze di ex operai, sindacalisti, appassionati collezionisti, dove potrebbero essere oggi i trattori: dentro una stalla abbandonata, in un deposito di rottami, in una collezione privata?

E attraverso i trattori vogliamo raccontare il dolore e la gloria, i drammi, le sconfitte e le conquiste che accompagnano la storia di una delle più grandi fabbriche italiane del secolo scorso, dove in difesa del lavoro e della dignità umana morirono uomini e donne sotto il fuoco della mitraglia fascista (ricordiamo “la strage del ‘43”, dove all'interno della fabbrica morirono 9 persone).

Parallelamente, in questo documentario vogliamo raccontare anche il ruolo fondamentale delle donne che nel Dopoguerra iniziarono a ricostruire il tessuto socio-educativo dell'Italia post fascista. Nella sola città di Reggio Emilia, furono le donne a creare in pochi anni più di 60 asili. Nasceva una pedagogia laica, nuova e innovativa che darà origine negli anni '70 a Reggio Children e svilupperà il Reggio Emilia Approach conosciuto in tutto il mondo.

Abbiamo scelto girare il video cercando di evitare filtri e copioni durante l’incontro con i personaggi coinvolti, questo è lo stile che da sempre definisce il nostro lavoro. Nella ricerca del trattore R60 racconteremo un viaggio attraverso le terre e la cultura emiliana che in quel periodo fecero germogliare sul territorio un sistema di incredibile solidarietà. Nel periodo di occupazione infatti, mentre i commercianti concedevano crediti alle maestranze delle Reggiane, i contadini portavano agli operai occupanti beni di prima necessità (pane, farina, polli e salami) riuscendo a entrare dentro la fabbrica, eludendo i controlli di vigilanza aziendale. 

La catena di aiuti e solidarietà per le maestranze delle Reggiane, coinvolse anche intellettuali e politici come Italo Calvino, Carlo Levi, Renato Guttuso, Nilde Iotti che, con il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, attraversarono i cancelli della fabbrica per confrontarsi con gli operai e dar voce e sostegno alla loro battaglia.

Vogliamo farvi vedere cosa sono oggi le Officine Reggiane diventate Tecnopolo, un centro di accoglienza e di sviluppo tecnologico per aziende ed università, un'area gestita dal comune che nei prossimi anni diventerà un riferimento culturale attivo per i cittadini. 


CHI SIAMO: Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami

Io - Patrizio Roversi - sono un grande appassionato di agricoltura e di motori d’epoca. Dopo le esperienze di Turisti per Caso e Linea Verde, negli ultimi tempi ho condotto Slow Tour Padano, un viaggio nella Pianura Padana a bordo di una Guzzi del 1947. Nel documentario che vogliamo realizzare, vesto i panni dell'investigatore che viaggia nella storia. Partendo da tanti piccoli indizi e dalle testimonianze di chi si ricorda gli anni del grande sciopero, proverò a rintracciare la Vaca ad Fer. Studiando gli archivi delle Officine Reggiane cercherò anche di raccontarvi la storia della fabbrica tenendo sempre in primo piano il ruolo del movimento operaio e del sindacato.

Io - Giuseppe Ghinami - lavoro con Patrizio Roversi fin dai tempi di Turisti per Caso, ma dedicandomi anche a reportage di inchiesta. Con Patrizio condividiamo la passione per i mezzi d'epoca e per i motori, ma soprattutto condividiamo il desiderio di non dimenticare. Abbiamo unito le nostre risorse per riuscire a realizzare questo documentario che consideriamo un giusto recupero della memoria collettiva, una storia significativa oggi più che mai per sottolineare i valori solidali e il senso della collettività. 

DIFFUSIONE SUL TERRITORIO

Abbiamo previsto una distribuzione nelle sale cinematografiche e una diffusione su una rete televisiva nazionale, La7. Considerando l’estrema rilevanza dei temi trattati relativi al territorio, crediamo sia un’ottima opportunità restituire il progetto alla comunità, attraverso proiezioni in sala con gli autori, per creare un dibattito e un dialogo tra le nuove generazioni che non hanno vissuto questa storia e le vecchie generazioni che ne hanno memoria o ne hanno vissuto più direttamente l’eco. 

Riteniamo fondamentale anche diffondere il video in altre sedi non cinematografiche, ad esempio circoli ricreativi e strutture di associazionismo locale. In queste proiezioni diffuse verranno coinvolti i partner del progetto dando loro adeguata visibilità nell’evento. La classica proiezione di gruppo alla quale segue la famigerata assemblea, come si suol dire ‘segue dibattito’! 

LA RACCOLTA FONDI, un progetto da realizzare insieme

Il lavoro è appena cominciato e ci siamo subito resi conto che sarà un grande lavoro. Sia a livello investigativo di ricerca, il recupero delle fonti storiche e delle testimonianze reali, hanno bisogno di un investimento economico importante. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere in questo progetto, in cui crediamo molto, tutti coloro che pensano come noi che questa sia una storia che vale la pena raccontare, come simbolo e come esempio.  La raccolta fondi ci servirà a coprire i costi del progetto in modo progressivo, nelle varie fasi di realizzazione.  

In totale abbiamo stimato di avere bisogno di 50.000€ che possiamo suddividere così:

- primo obiettivo 10.000€ per coprire i costi di ricerca storiografica, contatti e sopralluoghi
- secondo obiettivo 25.000€ per coprire i costi delle interviste e le ricostruzioni
- terzo obiettivo 40.000€ per coprire i costi di montaggio e post produzione
- quarto obiettivo 50.000€ per coprire i costi di distribuzione e diffusione sul territorio

Per eventuali donazioni spontanee, l'IBAN è: IT95U0200802457000003635316 

 

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Amico del Trattore

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Diplomato alle Reggiane

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Segue dibattito (per circoli e associazioni)

  • Organizza un evento e noi veniamo presso la vostra sede per una proiezione del film e dibattito (solo con rimborso spese)
Bologna, Italia
Cinema
Obiettivi:
Lavoro dignitoso e crescita economicaRidurre le disuguaglianzeCittà e comunità sostenibili
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Utente Anonimo ha donato 100 €
Buon tutto! Fra
22/02/2024
Utente Anonimo ha donato 500 €
bella, tenete duro
23/02/2024
Utente Anonimo ha donato 15 €
Dagan!
23/02/2024
Utente Anonimo ha donato 5 €
Forza Patrizio!
27/02/2024
Utente Anonimo ha donato 30 €
Eccomi, meccanica 🙂 A presto
05/03/2024

Ciao, siamo Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami, quella che vogliamo raccontarvi con un documentario è un'esperienza unica di solidarietà. L'esperienza di un territorio che di fronte alle difficoltà si è unito per difendere il diritto fondamentale del lavoro per migliaia di lavoratori in nome della pace e della sua storia democratica, con effetti che hanno avuto riflessi politici ed economici fino ai giorni nostri.

LA STORIA

Durante l’occupazione delle Officine Reggiane - sciopero che durò 368 giorni a cavallo tra il 1950 e il 1951 - le maestranze all’interno della fabbrica costruirono in totale autonomia il trattore cingolato chiamato “R60”. Costruito in tre modelli, La Vaca ad Fer, così veniva chiamato il trattore R60 in dialetto reggiano, venne portato con orgoglio per le strade di Reggio Emilia il 27 giugno 1951. 

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I trattori erano la risposta degli operai delle Reggiane alla richiesta di duemila licenziamenti della proprietà. Una sfida sostenuta dall’intera comunità per dimostrare che le Officine Reggiane - che fino a quel momento producevano materiale bellico, proiettili e aerei da guerra - potevano costruire qualcosa di utile, che servisse a coltivare la terra e aiutasse la rinascita del Paese.

La maggioranza degli operai veniva dalle colline e dalle campagne emiliane, posti che conosciamo bene, perché anche noi siamo nati da queste parti. Abbiamo cominciato qualche mese fa a lavorare su questo documentario investendo personalmente nelle ricerche storiografiche e nelle prime interviste. La prima che abbiamo cercato e intervistato è stata Giacomina Castagnetti, che guidò con orgoglio il trattore nella sfilata per il centro della città. Staffetta partigiana al tempo della lotta di Liberazione. Giacomina oggi ha 98 anni e ci ha raccontato con grande lucidità i valori e la passione che guidarono allora questa avventura collettiva.

Abbiamo coinvolto l'Archivio Officine Reggiane, ex dipendenti della fabbrica, il Comune di Reggio Emilia, il sindacato, associazioni e circoli. Un lavoro comunitario, insomma, che coinvolge oggi come allora il tessuto sociale di questa città, ma sensibilizza tutti in una dimensione nazionale.


CHE FINE HANNO FATTO I TRATTORI R60?

Scomparsi, letteralmente scomparsi. Dopo alcune prove in campo nell’estate del 1951, dei trattori non si hanno più notizie. La vaca ad Fer, il sogno della rinascita delle Officine Reggiane, si dissolve. Abbiamo iniziato una ricerca sul campo, lanciando un appello sui media locali e partecipando a raduni ed eventi con collezionisti da tutta Italia, sforzi che hanno prodotto già diversi contatti e tracce interessanti per ricostruire la storia dei trattori. 

L'IDEA: il documentrio "La Vaca ad Fer. Il Trattore Operaio"

A cavallo tra un’indagine poliziesca e una ricerca sociologica, il documentario vuole ricostruire attraverso le testimonianze di ex operai, sindacalisti, appassionati collezionisti, dove potrebbero essere oggi i trattori: dentro una stalla abbandonata, in un deposito di rottami, in una collezione privata?

E attraverso i trattori vogliamo raccontare il dolore e la gloria, i drammi, le sconfitte e le conquiste che accompagnano la storia di una delle più grandi fabbriche italiane del secolo scorso, dove in difesa del lavoro e della dignità umana morirono uomini e donne sotto il fuoco della mitraglia fascista (ricordiamo “la strage del ‘43”, dove all'interno della fabbrica morirono 9 persone).

Parallelamente, in questo documentario vogliamo raccontare anche il ruolo fondamentale delle donne che nel Dopoguerra iniziarono a ricostruire il tessuto socio-educativo dell'Italia post fascista. Nella sola città di Reggio Emilia, furono le donne a creare in pochi anni più di 60 asili. Nasceva una pedagogia laica, nuova e innovativa che darà origine negli anni '70 a Reggio Children e svilupperà il Reggio Emilia Approach conosciuto in tutto il mondo.

Abbiamo scelto girare il video cercando di evitare filtri e copioni durante l’incontro con i personaggi coinvolti, questo è lo stile che da sempre definisce il nostro lavoro. Nella ricerca del trattore R60 racconteremo un viaggio attraverso le terre e la cultura emiliana che in quel periodo fecero germogliare sul territorio un sistema di incredibile solidarietà. Nel periodo di occupazione infatti, mentre i commercianti concedevano crediti alle maestranze delle Reggiane, i contadini portavano agli operai occupanti beni di prima necessità (pane, farina, polli e salami) riuscendo a entrare dentro la fabbrica, eludendo i controlli di vigilanza aziendale. 

La catena di aiuti e solidarietà per le maestranze delle Reggiane, coinvolse anche intellettuali e politici come Italo Calvino, Carlo Levi, Renato Guttuso, Nilde Iotti che, con il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, attraversarono i cancelli della fabbrica per confrontarsi con gli operai e dar voce e sostegno alla loro battaglia.

Vogliamo farvi vedere cosa sono oggi le Officine Reggiane diventate Tecnopolo, un centro di accoglienza e di sviluppo tecnologico per aziende ed università, un'area gestita dal comune che nei prossimi anni diventerà un riferimento culturale attivo per i cittadini. 


CHI SIAMO: Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami

Io - Patrizio Roversi - sono un grande appassionato di agricoltura e di motori d’epoca. Dopo le esperienze di Turisti per Caso e Linea Verde, negli ultimi tempi ho condotto Slow Tour Padano, un viaggio nella Pianura Padana a bordo di una Guzzi del 1947. Nel documentario che vogliamo realizzare, vesto i panni dell'investigatore che viaggia nella storia. Partendo da tanti piccoli indizi e dalle testimonianze di chi si ricorda gli anni del grande sciopero, proverò a rintracciare la Vaca ad Fer. Studiando gli archivi delle Officine Reggiane cercherò anche di raccontarvi la storia della fabbrica tenendo sempre in primo piano il ruolo del movimento operaio e del sindacato.

Io - Giuseppe Ghinami - lavoro con Patrizio Roversi fin dai tempi di Turisti per Caso, ma dedicandomi anche a reportage di inchiesta. Con Patrizio condividiamo la passione per i mezzi d'epoca e per i motori, ma soprattutto condividiamo il desiderio di non dimenticare. Abbiamo unito le nostre risorse per riuscire a realizzare questo documentario che consideriamo un giusto recupero della memoria collettiva, una storia significativa oggi più che mai per sottolineare i valori solidali e il senso della collettività. 

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Abbiamo previsto una distribuzione nelle sale cinematografiche e una diffusione su una rete televisiva nazionale, La7. Considerando l’estrema rilevanza dei temi trattati relativi al territorio, crediamo sia un’ottima opportunità restituire il progetto alla comunità, attraverso proiezioni in sala con gli autori, per creare un dibattito e un dialogo tra le nuove generazioni che non hanno vissuto questa storia e le vecchie generazioni che ne hanno memoria o ne hanno vissuto più direttamente l’eco. 

Riteniamo fondamentale anche diffondere il video in altre sedi non cinematografiche, ad esempio circoli ricreativi e strutture di associazionismo locale. In queste proiezioni diffuse verranno coinvolti i partner del progetto dando loro adeguata visibilità nell’evento. La classica proiezione di gruppo alla quale segue la famigerata assemblea, come si suol dire ‘segue dibattito’! 

LA RACCOLTA FONDI, un progetto da realizzare insieme

Il lavoro è appena cominciato e ci siamo subito resi conto che sarà un grande lavoro. Sia a livello investigativo di ricerca, il recupero delle fonti storiche e delle testimonianze reali, hanno bisogno di un investimento economico importante. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere in questo progetto, in cui crediamo molto, tutti coloro che pensano come noi che questa sia una storia che vale la pena raccontare, come simbolo e come esempio.  La raccolta fondi ci servirà a coprire i costi del progetto in modo progressivo, nelle varie fasi di realizzazione.  

In totale abbiamo stimato di avere bisogno di 50.000€ che possiamo suddividere così:

- primo obiettivo 10.000€ per coprire i costi di ricerca storiografica, contatti e sopralluoghi
- secondo obiettivo 25.000€ per coprire i costi delle interviste e le ricostruzioni
- terzo obiettivo 40.000€ per coprire i costi di montaggio e post produzione
- quarto obiettivo 50.000€ per coprire i costi di distribuzione e diffusione sul territorio

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Obiettivi:
Lavoro dignitoso e crescita economicaRidurre le disuguaglianzeCittà e comunità sostenibili

Aggiornamenti ( 1 )
12 March 2024

Ciao a tutti, un piccolo aggiornamento sull'andamento dei lavori. Come anticipato nel testo del progetto abbiamo già iniziato a raccogliere alcune interviste, questa è una foto dal backstage dell'intervista a Giacomina! A presto

Patrizio e Giuseppe

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Utente Anonimo ha donato 30 €
Eccomi, meccanica 🙂 A presto
05/03/2024
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Forza Patrizio!
27/02/2024
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Dagan!
23/02/2024
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bella, tenete duro
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Ciao, siamo Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami, quella che vogliamo raccontarvi con un documentario è un'esperienza unica di solidarietà. L'esperienza di un territorio che di fronte alle difficoltà si è unito per difendere il diritto fondamentale del lavoro per migliaia di lavoratori in nome della pace e della sua storia democratica, con effetti che hanno avuto riflessi politici ed economici fino ai giorni nostri.

LA STORIA

Durante l’occupazione delle Officine Reggiane - sciopero che durò 368 giorni a cavallo tra il 1950 e il 1951 - le maestranze all’interno della fabbrica costruirono in totale autonomia il trattore cingolato chiamato “R60”. Costruito in tre modelli, La Vaca ad Fer, così veniva chiamato il trattore R60 in dialetto reggiano, venne portato con orgoglio per le strade di Reggio Emilia il 27 giugno 1951. 

La scintilla che ha attivato la nostra volontà di realizzare questo documentario è che dei trattori, da quel giorno, non si hanno più notizie e noi vorremmo ritrovarli.

I trattori erano la risposta degli operai delle Reggiane alla richiesta di duemila licenziamenti della proprietà. Una sfida sostenuta dall’intera comunità per dimostrare che le Officine Reggiane - che fino a quel momento producevano materiale bellico, proiettili e aerei da guerra - potevano costruire qualcosa di utile, che servisse a coltivare la terra e aiutasse la rinascita del Paese.

La maggioranza degli operai veniva dalle colline e dalle campagne emiliane, posti che conosciamo bene, perché anche noi siamo nati da queste parti. Abbiamo cominciato qualche mese fa a lavorare su questo documentario investendo personalmente nelle ricerche storiografiche e nelle prime interviste. La prima che abbiamo cercato e intervistato è stata Giacomina Castagnetti, che guidò con orgoglio il trattore nella sfilata per il centro della città. Staffetta partigiana al tempo della lotta di Liberazione. Giacomina oggi ha 98 anni e ci ha raccontato con grande lucidità i valori e la passione che guidarono allora questa avventura collettiva.

Abbiamo coinvolto l'Archivio Officine Reggiane, ex dipendenti della fabbrica, il Comune di Reggio Emilia, il sindacato, associazioni e circoli. Un lavoro comunitario, insomma, che coinvolge oggi come allora il tessuto sociale di questa città, ma sensibilizza tutti in una dimensione nazionale.


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Scomparsi, letteralmente scomparsi. Dopo alcune prove in campo nell’estate del 1951, dei trattori non si hanno più notizie. La vaca ad Fer, il sogno della rinascita delle Officine Reggiane, si dissolve. Abbiamo iniziato una ricerca sul campo, lanciando un appello sui media locali e partecipando a raduni ed eventi con collezionisti da tutta Italia, sforzi che hanno prodotto già diversi contatti e tracce interessanti per ricostruire la storia dei trattori. 

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A cavallo tra un’indagine poliziesca e una ricerca sociologica, il documentario vuole ricostruire attraverso le testimonianze di ex operai, sindacalisti, appassionati collezionisti, dove potrebbero essere oggi i trattori: dentro una stalla abbandonata, in un deposito di rottami, in una collezione privata?

E attraverso i trattori vogliamo raccontare il dolore e la gloria, i drammi, le sconfitte e le conquiste che accompagnano la storia di una delle più grandi fabbriche italiane del secolo scorso, dove in difesa del lavoro e della dignità umana morirono uomini e donne sotto il fuoco della mitraglia fascista (ricordiamo “la strage del ‘43”, dove all'interno della fabbrica morirono 9 persone).

Parallelamente, in questo documentario vogliamo raccontare anche il ruolo fondamentale delle donne che nel Dopoguerra iniziarono a ricostruire il tessuto socio-educativo dell'Italia post fascista. Nella sola città di Reggio Emilia, furono le donne a creare in pochi anni più di 60 asili. Nasceva una pedagogia laica, nuova e innovativa che darà origine negli anni '70 a Reggio Children e svilupperà il Reggio Emilia Approach conosciuto in tutto il mondo.

Abbiamo scelto girare il video cercando di evitare filtri e copioni durante l’incontro con i personaggi coinvolti, questo è lo stile che da sempre definisce il nostro lavoro. Nella ricerca del trattore R60 racconteremo un viaggio attraverso le terre e la cultura emiliana che in quel periodo fecero germogliare sul territorio un sistema di incredibile solidarietà. Nel periodo di occupazione infatti, mentre i commercianti concedevano crediti alle maestranze delle Reggiane, i contadini portavano agli operai occupanti beni di prima necessità (pane, farina, polli e salami) riuscendo a entrare dentro la fabbrica, eludendo i controlli di vigilanza aziendale. 

La catena di aiuti e solidarietà per le maestranze delle Reggiane, coinvolse anche intellettuali e politici come Italo Calvino, Carlo Levi, Renato Guttuso, Nilde Iotti che, con il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, attraversarono i cancelli della fabbrica per confrontarsi con gli operai e dar voce e sostegno alla loro battaglia.

Vogliamo farvi vedere cosa sono oggi le Officine Reggiane diventate Tecnopolo, un centro di accoglienza e di sviluppo tecnologico per aziende ed università, un'area gestita dal comune che nei prossimi anni diventerà un riferimento culturale attivo per i cittadini. 


CHI SIAMO: Patrizio Roversi e Giuseppe Ghinami

Io - Patrizio Roversi - sono un grande appassionato di agricoltura e di motori d’epoca. Dopo le esperienze di Turisti per Caso e Linea Verde, negli ultimi tempi ho condotto Slow Tour Padano, un viaggio nella Pianura Padana a bordo di una Guzzi del 1947. Nel documentario che vogliamo realizzare, vesto i panni dell'investigatore che viaggia nella storia. Partendo da tanti piccoli indizi e dalle testimonianze di chi si ricorda gli anni del grande sciopero, proverò a rintracciare la Vaca ad Fer. Studiando gli archivi delle Officine Reggiane cercherò anche di raccontarvi la storia della fabbrica tenendo sempre in primo piano il ruolo del movimento operaio e del sindacato.

Io - Giuseppe Ghinami - lavoro con Patrizio Roversi fin dai tempi di Turisti per Caso, ma dedicandomi anche a reportage di inchiesta. Con Patrizio condividiamo la passione per i mezzi d'epoca e per i motori, ma soprattutto condividiamo il desiderio di non dimenticare. Abbiamo unito le nostre risorse per riuscire a realizzare questo documentario che consideriamo un giusto recupero della memoria collettiva, una storia significativa oggi più che mai per sottolineare i valori solidali e il senso della collettività. 

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In totale abbiamo stimato di avere bisogno di 50.000€ che possiamo suddividere così:

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Patrizio e Giuseppe

Commenti ( 5 )
Utente Anonimo ha donato 100 €
Buon tutto! Fra
22/02/2024
Utente Anonimo ha donato 500 €
bella, tenete duro
23/02/2024
Utente Anonimo ha donato 15 €
Dagan!
23/02/2024
Utente Anonimo ha donato 5 €
Forza Patrizio!
27/02/2024
Utente Anonimo ha donato 30 €
Eccomi, meccanica 🙂 A presto
05/03/2024

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