HOPe: il Luppoleto Galeotto

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Alessandria
Food, Solidarietà, Formazione
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HOPe: il Luppoleto Galeotto

La creazione di un luppoleto all'interno della Casa di Reclusione di Alessandria per il lavoro dei detenuti

Tutto o niente
Obiettivo: 10.000€

HOPe: il Luppoleto Galeotto

La creazione di un luppoleto all'interno della Casa di Reclusione di Alessandria per il lavoro dei detenuti

Tutto o niente
Obiettivo: 10.000€

Creare un luppoleto produttivo per il lavoro dei detenuti

Il progetto nasce dall’unione di tre realtà di Alessandria: Associazione ISES, Cooperativa Sociale Idee in Fuga, ed il Carcere di Alessandria.

HOPe è la fusione tra speranza e luppolo: il progetto mira a creare un luppoleto su una superficie  già individuata all’interno del carcere, per la crescita di almeno 50 piante di diversi rizomi, in modo da coprire le principali necessità birricole.

La coltivazione del luppolo è un progetto sperimentale che potrebbe ingrandirsi e svilupparsi utilizzando l’ampia fascia di terreno ancora a disposizione. E seppur nelle carceri italiane si realizzino diversi prodotti alimentari come il caffè, il cioccolato e la stessa birra, per quanto riguarda l’ambito agricolo legato al luppolo questo è una novità per Alessandria e permetterebbe alla Coop. Idee in Fuga di potersi approvvigionare dei luppoli necessari a produrre le birre poi vendute in Bottega o sul sito della Coop.

Una volta portato a regime il luppoleto, il luppolo sarà acquistabile anche da altri birrifici per la preparazione delle loro cotte ma ci vorranno tre anni prima che le piante vadano a regime, migliorando l'effetto moltiplicatore che permetta di assumere sempre più detenuti per la gestione e raccolta del campo.

La grande valenza di questo progetto è però innanzitutto sociale, così come per tutte quelle nate dietro le sbarre.

Il progetto partirà sotto la supervisione di un esperto di luppoleti e con un percorso formativo con cui inserire due detenuti.

Gli obiettivi del corso di formazione sono:

  • far conoscere le caratteristiche della pianta, infestante e urticante nel fusto, per familiarizzare con la pianta proprio in vista della raccolta;
  • come si gestisce un luppoleto;
  • come si raccoglie e lavora il luppolo. 

Acquisto delle piantine e formazione per i detenuti

Strutturazione dei filari e distanziamento delle piante

Nel mondo la struttura più comune usata nei luppoleti a fini commerciali è quella a V. Lo spazio ottimale tra una pianta e l’altra lungo i filari dipende dal numero di fili di supporto che si intendono utilizzare per ogni pianta, oltre che dalla varietà. Non ci sono regole rigide e le distanze applicate nei maggiori stati produttori variano tra i 0.8 m fino ad arrivare a 1.5 m. L’obbiettivo è crescere le piante in modo da ottimizzare lo spazio e permettere una buona esposizione alla luce solare. La classica struttura a V è formata dai pali di supporto allineati sia longitudinalmente (lungo il filare) che trasversalmente. Tutti i cavi sono fissati alla cima dei pali e seguono la loro disposizione incrociandosi e formando angoli retti. Questi cavi sono messi in tensione e ancorati alla fine e all’inizio dei filari. Ai lati di ogni fila di piante, fissate sui cavi di sostegno trasversali, vengono tirate in modo speculare coppie di cime, sulle quali si attaccano i fili guida per i fusti rampicanti. Queste guide partono da ogni pianta conferendo al filare la classica forma a V.

Preparazione del suolo

Il primo step del progetto sarà quello della preparazione del suolo (circa 150mq) che ospiteranno il luppoleto e la piantumazione delle prime 50 piante e filari.

Sistema d’irrigazione

Il luppolo ama il terreno umido, ma teme muffe e ristagni per cui un efficace sistema di irrigazione è essenziale per la salute delle piante. I due sistemi di irrigazione più comuni usati nei luppoleti commerciali sono: irrigatori a goccia e spruzzatori fissati alla cima dei pali. Gli irrigatori a goccia permettono un consumo più efficiente di acqua e l’utilizzo della fertirrigazione. 

Cura iniziale

Durante la prima stagione dopo l’impianto non ci si aspetta di avere un raccolto commercializzabile e un buon radicamento è l’aspetto primario da tenere in considerazione. Promuovere una crescita vigorosa e sana getta le basi per una futura piantagione rigogliosa. Il controllo dell’umidità del suolo, quello delle condizioni edafiche, la difesa da infestanti e malattie, la corretta crescita lungo i fili di supporto sono tutti elementi essenziali per garantire il successo della piantagione.

Associazione ISES

ISES lavora da 5 anni all'interno degli Istituti penitenziari di Alessandria dove è stata promotrice della creazione di una start-up sociale per la gestione di inserimenti lavorativi dei detenuti. L'unica via per poter diminuire le recidive è creare lavoro e dare fiducia a persone che ne hanno bisogno.

In questi anni abbiamo reso produttiva una falegnameria didattica, assumendo 5 persone a tempo pieno, creato una bottega solidale sulle mura del carcere, ad ingresso (e uscita) libera in cui promuoviamo tutti i progetti sociali all'interno delle varie carceri italiane e, nel contempo alcune produzioni sociali locali.

La bottega è il luogo anche dove poter visionare quanto viene svolto all'interno della falegnameria: un luogo osmotico tra il dentro e il fuori le mura dove poter toccare con mano la bontà dei progetti sviluppati.

Ora il nuovo obiettivo è avere un ingrediente fondamentale per uno dei prodotti di punta Fuga di Sapori: le birre artigianali che già vengono prodotte con ingredienti trattati in carcere (Siracusa, Torino e Pozzuoli) dando un tocco locale e un'impronta di gusto e qualità sociale.

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Un progetto a cura di

Fuga di Sapori

Associazione ISES insieme alla Cooperativa Sociale Idee in Fuga gestisce la Bottega Solidale SocialWood, la prima bottega solidale all'interno di un carcere italiano ad ingresso e uscita libera. Questa iniziativa va a sommarsi a quelle create con il marchio "Fuga di Sapori" nato per diffondere quanto di buono viene fatto all'interno degli Istituti di Pena Italiani, promuovendo formazione e lavoro tra i detenuti.

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