Il Costume Ritrovato

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Prato, Toscana, Italia
Cultura, Arte
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Il Costume Ritrovato

Ritenuti perduti per sempre, i costumi della prima di Turandot sono stati ritrovati. Ora appartengono a tutti noi, aiutaci a restaurarli!

13.685€
-10 giorni
114%
12.000€
18.000€
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Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo

Tutto o niente

Il Costume Ritrovato

Ritenuti perduti per sempre, i costumi della prima di Turandot sono stati ritrovati. Ora appartengono a tutti noi, aiutaci a restaurarli!

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Tutto o niente

Il primo traguardo è raggiunto, continuiamo a sognare!

Il nostro primo obiettivo è stato raggiunto.Siamo veramente grati del supporto ricevuto, un’attenzione così importante che ci ha permesso di avere visibilità anche su TG1 in prima serata.

Grazie a tutti Voi! Grazie di vero cuore da tutto il team del Museo del Tessuto. Con il vostro prezioso contributo potremo iniziare i delicati lavori di restauro de “Il Costume Ritrovato.”

Ora… continuiamo a sognare!

Scorri la pagina per scoprire il nostro secondo traguardo: il restauro dei gioielli di scena.

La storia

Era il 25 aprile del 1926 quando al Teatro alla Scala di Milano andava in scena per la prima volta l’ultimo capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini: Turandot. 

Una delle opere più famose del grande compositore toscano, Turandot ebbe una genesi musicale e artistica non priva di difficoltà: tra queste vi fu la scelta del costumista.

I costumi per la prima rappresentazione della Turandot furono realizzati dal celebre costumista del Teatro alla Scala, Luigi Sapelli, in arte Caramba. In realtà, il Maestro Puccini aveva scelto per tale compito l’artista Umberto Brunelleschi, ma per ragioni organizzative e strategiche i suoi bozzetti furono utilizzati per la successiva edizione romana al Teatro Costanzi.

Caramba trasformò il sogno del Maestro Puccini in realtà e realizzò degli abiti ricchi e sontuosi fortemente ispirati dai colori e dalle suggestioni di un lontano oriente.

Un incredibile ritrovamento

Nel corso del tempo, dei costumi di Turandot si perse ogni traccia.

Era una mattina del mese di aprile, quando al Museo di Tessuto di Prato giunse una telefonata con una proposta inaspettata. Dall’altro capo del telefono, una voce flebile domandava se il Museo potesse essere interessato al contenuto di un vecchio baule appartenuto alla celebre soprano pratese Iva Pacetti. Al suo interno, si trovavano degli abiti, delle parrucche e dei gioielli di scena, risalenti ad un’epoca passata.

Quando il baule fu aperto al Museo, il Responsabile Scientifico, Daniela Degl’Innocenti, fu immediatamente colpita da due abiti per la loro preziosa fattura e un’attenta analisi confermò il sorprendente ritrovamento: i due costumi appartenevano alla prima rappresentazione scenica della Turandot, realizzati da Caramba, ormai ritenuti perduti per sempre.

Il precario stato di conservazione

Lo stato di conservazione è pessimo. Il tempo, i materiali fragili, l’utilizzo frequente da parte delle attrici nel corso delle stagioni teatrali e la conservazione non adeguata hanno danneggiato gravemente questi preziosi reperti.

Entrambi i costumi necessitano di importanti interventi di restauro per essere restituiti al pubblico con il loro fascino originario. La Regione Toscana ha stanziato un contributo a copertura di una parte dei costi di restauro.

Per completare il restauro abbiamo bisogno del contributo di tutti. In particolare, l‘intervento sul secondo abito sarà ancora più delicato e richiederà mesi di lavoro di personale altamente specializzato.

L’abito, realizzato in tessuto operato, è interamente broccato con filato metallico dorato. Questo filato si presenta sollevato nella maggior parte della superficie dell’abito. All’altezza della spalla destra e della sottomanica vi sono fori e lacerazioni. La parte finale delle maniche è molto compromessa, numerose sono le macchie e gli aloni di sporco. L’interno delle maniche è profilato con un tessuto operato in rosa, arancio e verde accompagnato da piccoli motivi decorativi di forma circolare in filato metallico dorato. I due cordoncini metallici che bordano questo tessuto sono scuciti su diversi punti. 

Gli interventi da realizzare sono moltissimi. Il processo di restauro si articola in:

  • Aspirazione di tutte le parti

  • Rimozione dei rammendi grossolani 

  • Smacchiatura a bassa pressione 

  • Inserimento di supporti in tutte le zone lacerate e consolidamento generale 

  • Parallelizzazione dei dettagli metallici sollevati, cucitura e copertura con tulle di protezione del colore più idoneo.

La restituzione attraverso una grande mostra

Entrando nel patrimonio del Museo, i costumi sono diventati patrimonio di tutti.

Vogliamo restituire al pubblico questi due meravigliosi costumi con il loro originario splendore attraverso una nuova mostra sulla Turandot di Puccini in programma per la Primavera 2020. 

Attraverso quest’operazione ricostruiremo l’affascinante storia dei costumi, dalla loro creazione al loro ritrovamento nel guardaroba della pratese Iva Pacetti. 

Vorremmo rendere questa mostra un progetto collettivo, realizzato per e con il contributo della comunità.

Con il vostro aiuto, riporteremo alla luce un prezioso pezzo di storia del costume, della lirica e del teatro italiano.

I fastosi gioielli di scena

Oltre ai due costumi, all’interno del baule sono stati rinvenuti anche dei sontuosi gioielli di scena, che facevano da corredo ai costumi indossati dalla “principessa di gelo.”

Vogliamo restituire al pubblico la prima Turandot di Puccini, proprio come era stata originariamente concepita, completa dei suoi splendidi costumi di scena, della sua magnifica corona e dei preziosi ornamenti da testa. 

Per questo, abbiamo aggiunto un secondo traguardo al crowdfunding: raccogliere i fondi necessari per restaurare questi magnifici gioielli di scena.

Questi raffinati ornamenti sono stati realizzati nel 1926 dalla ditta Corbella di Milano, fornitore ufficiale del Teatro alla Scala e dialogano perfettamente con l’idea della messa in scena proposta da Caramba e Galileo Chini, rispettivamente, costumista e scenografo dell’opera.

Ogni somma raccolta in più oltre tale obiettivo, sarà dedicata al sostegno delle spese pe r l’organizzazione e l’allestimento di una grande mostra sulla Turandot, prevista per il 2020.

La fastosa corona in stile orientale, con accenti déco, rappresenta un capolavoro di oreficeria per il teatro, per la tecnica di lavorazione e l’invenzione di ornamenti come fiori e farfalle tremblante, perle pendenti, piume di struzzo, galloni arricchiti da frange con perline.

L’ornamento da testa, invece, è composto da un lungo spillone che termina con borchie gemelle in filigrana, realizzate in ottone dorato e pietre multicolori a taglio cabochon. Ai lati delle borchie si trovano due sfere traforate che ancorano lunghi pendenti composti da fermagli con lunghe file di perle unite da motivi decorativi di strass rossi e blu. L’ornamento è stato progettato per impreziosire l’acconciatura orientale della protagonista.

Come i costumi, anche i due gioielli risultano in pessime condizioni conservative per l’uso continuativo e la fragilità strutturale di alcune parti.  Si osservano deformazioni, ossidazione del metallo, perdita di alcuni elementi, rotture in punti già più volte saldati.

Il processo di restauro si articola in:

  • Corona - pulitura, consolidamento, rimessa in forma, saldatura e integrazione di alcune parti mancanti, essenziali alla corretta lettura storica dell’opera.
  • Puntale – pulitura, integrazione delle parti mancanti, (una barra di ottone e il puntale sinistro), montaggio.

Lo stato di conservazione veramente precario, per questo il lavoro di restauro sarà lungo, delicato e complesso, soprattutto nell’assemblaggio delle parti, nel reperimento dei materiali d’integrazione e preparazione all’esposizione

Ricompense

In aggiunta ai premi elencati, i nomi di TUTTI i donatori saranno inseriti all’interno di un pannello celebrativo che sarà esposto all’ingresso delle aree del Museo del Tessuto che ospiteranno la mostra dedicata a Turandot.

Di seguito una lista di articoli inseriti all’interno dei “pacchetti premio” che abbiamo ideato.

  • Borraccia MdT: una borraccia in alluminio finemente decorata con immagini dei più bei tessuti appartenenti alla nostra collezione permanente. Per viaggiare o vivere la città in compagnia dell’arte e rispettando l’ambiente.
  • Foulard MdT: foulard realizzati a Prato (100% modal, 140x140 cm) e disponibili in tre modelli ispirati ai tessuti appartenenti alla nostra collezione permanente.
  • Foulard “Calimala”: una sciarpa leggera e colorata (100% micromodal, 140x200cm), in edizione limitata, creata in collaborazione con l’Associazione Kepos e Fondazione Claudio Ciai, ispirata ai lavori creativi realizzati da un gruppo di diversamente abili nel corso di un workshop dedicato all’arte. 

Per opportunità o sponsorizzazioni aggiuntive, tra cui la possibilità di essere main sponsor della mostra con relativa visibilità, si prega di contattare Anais Di Bella a anais.dibella@gmail.com

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Un progetto a cura di

Museo del Tessuto

Il Museo del Tessuto di Prato è un hub culturale dedicato al mondo tessile. La collezione permanente è affiancata da esposizioni temporanee, attività correlate, programmi per famiglie e scuole, eventi e progetti di restauro.

Prato, Toscana, Italia