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Face To Face

Arte contro pregiudizio

10.351€
103% di 10.000€
18 dic 2018
Data chiusura
Fondazione Sviluppo e Crescita CRT
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Face To Face

Arte contro pregiudizio

10.351€
103% di 10.000€
18 dic 2018
Data chiusura
Fondazione Sviluppo e Crescita CRT
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Di cosa si tratta

Face to face è una mostra fotografica che verrà allestita presso il Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" e che si propone di riportare la discussione sui pregiudizi con cui guardiamo le cose, sui meccanismi sociali, culturali, biologici legati alla visione, e tutto questo proprio a partire dalle carceri da cui tutto è partito.

Cosa identifica un soggetto come delinquente? Come si distingue, se si può distinguere, chi delinque da chi non lo fa? Basta la detenzione in un carcere per tracciare un confine certo tra le persone? Cosa contribuisce a farci vedere quello che vediamo, quali griglie concettuali, o pre-concettuali usiamo per decodificare la realtà che ci circonda? Come possiamo sforzarci di tornare a “vedere” davvero chi ci sta di fronte e, di conseguenza, anche noi stessi?

Il progetto intende affrontare diversi temi di discussione, a partire dai luoghi comuni legati all’etichettamento dei “criminali” per arrivare all’analisi delle esperienze personali di ciascuno, con particolare riferimento a quelle incentrate sulla sensazione di essere stati oggetto di pregiudizio per il proprio aspetto fisico e di quelle in cui, nel guardare gli altri, ci si è ritrovati vittima dell’adagio che fosse l’abito, a fare il monaco. Face to Face porrà uno degli accenti della riflessione sul corpo, sull’immagine, sulla materia, sulla fotografia. Perché a volte è il corpo ad assumere i contorni della pena che capita in sorte, o che le persone si scelgono. Se è vero dunque che il corpo dice chi siamo, qual è la nostra storia, quale biografia informa la nostra fisiologia, cercheremo di capire come funziona l’occhio fotografico, e come si possono leggere le fotografie.

Il progetto “Face to Face” è un’iniziativa che si sviluppa su due fronti principali: uno più legato all’ambito carcerario, uno che invece affonda le sue ragioni d’esistenza nell’ambito artistico-museale. Fondamentali, in questo senso, sono le collaborazioni con le istituzioni che animano i rispettivi ambiti coinvolti. Da un lato dunque gli istituti di pena che aderiscono a questa iniziativa di carattere inter-carcerario, per il tramite delle direzioni delle case di reclusione riunite sotto il comune cappello del Ministero di Grazia e Giustizia e in particolare dell’ufficio comunicazione, dall’altro, i musei e gli istituti d’arte, con particolare riferimento al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”, partner attivo del progetto.

Chi c'è dietro al progetto

Sapori Reclusi

Sapori Reclusi è un’associazione, nata dall’esperienza decennale del fotografo Davide Dutto, che partendo dal comune bisogno dell’uomo di nutrirsi, vuole riunire uomini e donne che vivono nascosti agli occhi dei più. L'associazione si rivolge a soggetti caratterizzati da forme di esclusione ed emarginazione sociale: detenuti, extracomunitari, a qualunque individuo appartenente a realtà nascoste, a chi normalmente non ha visibilità o non riesce ad averne; e alla collettività, al fine di creare un dialogo tra cittadini e cittadini, parti di uno stesso insieme. I membri di Sapori Reclusi si impegnano a favorire questo processo di contatto e di comunicazione, con modalità diverse, ma con il fine ultimo di mettere in relazione elementi altrimenti nascosti della società.

Istituti Carcerari di Saluzzo e Torino

Gli Istituti Carcerari aderenti all’iniziativa sono stati fondamentali per completare la raccolta di informazioni e immagini. Grazie all’aiuto delle direzioni delle case di reclusione è stato possibile organizzare incontri di presentazione del progetto con i detenuti delle strutture, i non detenuti e gli esperti di settore (medici, giuristi, artisti, professori universitari, personale del Museo Lombroso e fotografi) favorendo così una discussione più approfondita sui temi inerenti il progetto e realizzando la maggior parte degli scatti fotografici “fuori e dentro il carcere”.

Museo di Antropologia criminale "Cesare Lombroso”, Università di Torino

Il Museo di Antropologia criminale "Cesare Lombroso” dell’Università di Torino presenta ricche e svariate collezioni derivanti dagli studi effettuati dal padre dell’antropologia criminale dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi del Novecento. Lombroso collezionò reperti utili a dimostrare l’origine biologica del comportamento deviante, in particolar modo di quello criminale, attraverso l’analisi delle caratteristiche fisiche degli individui. Con l’aiuto del Direttore e  della Conservatrice è stata condotta una ricerca tra immagini, documenti d’archivio e oggetti esposti nel Museo, che oggi rivestono un patrimonio documentario, storico e artistico di particolare interesse, e sono state fatte riflessioni sulle ragioni che hanno spinto Lombroso a catalogare i “tipi" umani. Il Museo è poi “entrato" in carcere, raccontando Cesare Lombroso e le sue ricerche ai detenuti della casa di reclusione di Saluzzo e alle detenute della casa circondariale di Torino.

Come verranno utilizzati i fondi

I fondi verranno utilizzati per l'allestimento della mostra presso il Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso" di Torino. Per la realizzazione sono necessarie:

- studio, disegno e progettazione della mostra

- n. 20 stampe fine art 

- formato: 70x100 cm

- supporto rigido in plexiglass di 1 cm

- struttura in acciaio su misura

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Un progetto a cura di

Sapori Reclusi

Sapori Reclusi è un'Associazione Culturale, nata nel 2010 grazie all' esperienza del fotografo Davide Dutto, che vuole riunire uomini e donne ai margini della società. Face To Face si prefigge di affrontare il tema delle gabbie concettuali con cui si osservano il mondo e le persone, sfruttando il cortocircuito dentro/fuori. Il progetto della mostra si sviluppa grazie a due fondamentali partner come gli  istituti di pena e il Museo di Antropologia Criminale "Cesare Lombroso".

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