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Ibnatu Canaan. Un'oasi per cominciare

Dal degrado alla bellezza. Costruire un'oasi per far rivivere una terra oggi abbandonata al degrado dopo aver perso la sua antica sorgente

3.720€
186% di 2.000€
08 set 2016
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Ibnatu Canaan. Un'oasi per cominciare

Dal degrado alla bellezza. Costruire un'oasi per far rivivere una terra oggi abbandonata al degrado dopo aver perso la sua antica sorgente

3.720€
186% di 2.000€
08 set 2016
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Grazie a tutti!!!

Care e cari sostenitori,

grazie a voi abbiamo raggiunto in tempi record il primo obbiettivo, pari a 2000 euro. Questo ci permetterà di installare la cisterna e il sistema di irrigazione per far nascere la nostra oasi e cominciare il nostro lavoro di restituzione di vita alla terra dopo il furto dell’acqua.

Il nostro ringraziamento è anche un grazie per la fiducia che ci avete accordato. Appena ci verranno consegnati i fondi raccolti (circa metà settembre) inizieremo i lavori e vi manderemo le foto giorno per giorno

Ma non ci fermiamo qui!

Abbiamo ancora 22 giorni fino alla chiusura della campagna e molti messaggi d’incoraggiamento ci spingono apuntare al secondo obiettivo:quello di porre le fondamenta (ma forse anche le pareti e il tetto!) alla struttura che servirà per i seminari e i primi laboratori. Sarebbe bellissimo se già entro dicembre i ragazzi di Al Auja potessero seguire il primo laboratorio!

Racconteremo in un reportage con annesso video ogni minuto di questa esperienza. Andiamo avanti fino all’8 settembre. Ogni vostro contributo saranno alberi e mattoni e sarà non solo la vostra partecipazione, ma anche la vostra fiducia il motore che ci permetterà di far crescere Ibnatu Canaan fino ad essere un esempio di resistenza attiva nella bellezza ritrovata.

Volete continuare a sostenerci?

Stiamo pensando a una nuova, simbolica ricompensa ad ogni sostenitrice/tore che venga proprio dall’espressione più alta della cultura palestinese. Una piccola cosa che vi arriverà per posta, quale che sia il vostro contributo. E’ una cosa molto sottile, non occupa spazio, ma crediamo che chi ama la poesia sarà felice di riceverla.


Il nostro progetto

Una donna italiana e un uomo palestinese insieme hanno deciso di dar vita a un’oasi eco-culturale in un piccolo terreno oggi semi-desertico vicino alle rive del Giordano, nel villaggio di Al Auja a 10 km da Gerico.

Lo scopo è quello di restituire bellezza a chi ne è stato espropriato e mostrare che un giardino trasformato in deserto a seguito del furto delle risorse idriche può, grazie a tecnologie innovative ed energie rinnovabili, tornare ad essere un giardino, anzi, un’oasi.

Dal degrado alla bellezza è un percorso possibile oltre che necessario.

Perché chiamarla “oasi” visto che al momento è solo terra arida e degradata dalle immondizie?

Perché, in senso figurato, "oasi" è luogo di bellezza in mezzo al degrado, luogo di gioia in un contesto di sofferenza, luogo di libertà in un contesto di servitù. E Ibnatu Canaan sarà tutto questo e sarà anche un’oasi ambientale in cui i figli verdi della natura palestinese troveranno il loro spazio, avranno il loro nome e verranno fatti conoscere nelle loro proprietà a partire dal primo albero, il carrubo o Ceratonia siliqua, appena piantato e dedicato al piccolo Fares Odeh. Come in una moderna metamorfosi, il carrubo rappresenterà la vita, perduta ma restituita in forma di figlio della terra a un bambino fermato nel suo crescere a soli 13 anni. Perché Ibnatu Canaan è convinta che l’armonia con la terra porti a sviluppare una solidarietà fatta di rispetto per la natura, e dei viventi in genere, e acuisca la sensibilità verso il territorio e la sua storia in un percorso che ha come traguardo la vita e non la morte.

Ibnatu Canaan avrà uno spazio per laboratori culturali, artistici e tecnici dedicati ai ragazzi di Al Auja e dei villaggi vicini. Ma avrà anche laboratori per i viaggiatori ed escursioni archeologico-naturalistiche sulle colline tra resti di acquedotti romani e alberi sopravvissuti alla siccità.

I primi tre laboratori saranno:
a) un laboratorio tecnologico relativo alle energie rinnovabili in cui ogni partecipante, imparerà, tra l'altro, a produrre autonomamente una fonte luminosa riciclando materiali di rifiuto;
b) un laboratorio botanico che servirà a ricreare la situazione esistente prima della desertificazione avvenuta in seguito alla confisca dell’acqua della sorgente;
c) un laboratorio artistico in cui due pittori palestinesi daranno lezioni pratiche insegnando la tecnica dell’affresco murale utilizzando un muro di confine già esistente.

Come verranno utilizzati i fondi

Ciò che serve immediatamente è una cisterna per raccogliere e conservare l’acqua e distribuirla alle piante finché le loro radici non saranno in grado di scendere fino a incontrare la falda capace di nutrirle.

Servono molte altre cose perché tutte le risorse economiche sono state investite nelle prime strutture e soprattutto nella terra che da terra qualunque, arida e sassosa, è diventata la terra di Ibnatu Canaan . Serviranno una struttura di legno per i laboratori, una struttura igienica per i visitatori, un impianto fotovoltaico per utilizzare l’energia solare, un forno per le donne che prepareranno i cibi tradizionali, una piccola struttura in muratura per i seminari, le proiezioni e le mostre che non possono stare all'aperto, ci serviranno almeno 25 mila euro e pian piano ce la faremo, ma la cosa fondamentale ora è la cisterna e ci basta molto meno. Partiamo da quella.

I FONDI RACCOLTI SERVIRANNO ALLA COSTRUZIONE DELLA CISTERNA E DELL'IMPIANTO IDRAULICO PER RESTITUIRE LA VITA ALLA TERRA.

Abbiamo iniziato con un piccolo albero, il carrubo dedicato a Fares Odeh,
ne pianteremo altri,
tanti altri, ma ci serve l'acqua.

Per questo vi diciamo: ci volete aiutare a fare del deserto un giardino come lo era prima che arrivassero i ladri d’acqua?

E allora aiutateci a raccogliere 2 mila euro per la cisterna e l’impianto idraulico. Il resto arriverà pian piano!

Chi c'è dietro al progetto

Ci siamo noi, i fondatori di Ibnatu Canaan, una donna italiana (Patrizia) e un uomo palestinese (Morad) che insieme hanno deciso di dar vita a questa oasi eco-culturale restituendo speranza a chi sta abbandonando la propria terra. Ma dietro a questo progetto ci sono anche tutti quelli che hanno condiviso l’importanza di restituire bellezza a un terreno degradato e farne luogo di educazione e di fruizione di ciò che è bene comune.

Tra chi ci ha creduto e ci sostiene c’è l’associazione Sunshine4Palestine che realizzerà i laboratori di energie rinnovabili; c’è l'illustratrice italiana Emanuela Bussolati che ci ha offerto il logo; e poi ci sono tutti coloro, italiani e palestinesi, che hanno apprezzato la nostra idea e ci hanno dato il loro supporto morale incoraggiandoci a superare le difficoltà e a dar vita al progetto.

CONCLUDENDO...

Attraverso questa campagna crediamo ci sarà possibile far vivere a tante persone l’emozione di essere difensori dei diritti umani attraverso il recupero della bellezza della natura violata e il rispetto della memoria storica di un luogo e del suo popolo.

La piantumazione degli alberi darà vita all’oasi che sarà il primo passo per il recupero e la valorizzazione delle terre desertificate in questa parte della Jordan valley.

Venite a trovarci e vi faremo piantare un'albero. Se non venite vi aggiorneremo con le nostre foto sullo sviluppo del nostro progetto, ovvero sulla crescita di questa figlia della terra di Canaan alla quale anche voi avrete partecipato.

1468846668585141 ziziphus antico e resistente alla siccit nato quando ancora c era acqua

Un progetto a cura di

Patrizia Cecconi

Sono una sostenitrice dei diritti umani e, tra questi, c'è il diritto alla tutela e alla fruizione della Natura nel pieno rispetto di ogni vivente. Il mio impegno per la Palestina mi ha portato a intrecciare i miei interessi con quelli di un uomo palestinese e insieme abbiamo deciso di dar vita a questo progetto rendendo di uso pubblico un bene privato e facendone un esempio di possibile sviluppo che restituisca speranza verso il futuro e dia vita, bellezza e allegria per resistere.