Loading pp black 533b87cfd338eef8adc058952b8f834fb495f7d439c68cc5c683336f8b4b639b
Roma, RM, Italia
Arte, Cinema
Widget
Copia il codice qui sotto ed incollalo nel tuo sito web o blog
Testo copiato
Shortlink
Testo copiato

PRIVACY

Tracce del nostro intimo rimangono in rete ogni attimo. La nostra memoria.
Dove inizia e dove finisce la nostra privacy?

382€
9% di 4.000€
28 set 2015
Data chiusura
Scaduto

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

PRIVACY

Tracce del nostro intimo rimangono in rete ogni attimo. La nostra memoria.
Dove inizia e dove finisce la nostra privacy?

382€
9% di 4.000€
28 set 2015
Data chiusura
Scaduto

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Siamo Alessio Soro Delgado e Alina Mancuso, che nel loro insieme formano l'Associazione Culturale Bohémiens. Siamo attivi in vari campi, tutti nell'ambito artistico. Da alcuni anni abbiamo intrapreso questa strada insieme per portare avanti un'idea comune di fare arte, un linguaggio comune con cui esprimere le nostre idee. Bello, vero? Ok, adesso arriva la parte meno poetica. Per farlo, abbiamo bisogno del vostro aiuto. Ci piacerebbe che il nostro messaggio arrivasse a voi con tutta l'importanza che noi pensiamo che abbia. E il vostro sostegno, oltre che essere la risorsa attraverso la quale potremo dare vita a queste idee, è importante, perché vorrà dire che qualcuno ha creduto in noi, nella valenza del nostro progetto e nell'importanza di farlo conoscere.

CHE COS'È PRIVACY
PRIVACY è un'idea che nasce nel 2013 dalla mente dello sceneggiatore Alessio Soro Delgado: "L’input è arrivato un paio di anni fa. Ero stato a casa della mia socia e mi ero collegato con il mio smartphone alla sua rete wi-fi domestica. Il giorno dopo, una volta uscito, ho effettuato una ricerca su Google e ho visitato un sito. La chiamo per farlo vedere anche a lei e le chiedo di effettuare la stessa ricerca su Google e lei, dopo averla fatta, mi dice che il sito risultava già visitato, anche dal suo computer. Ma chi l’aveva aperta questa pagina? Il mio indirizzo IP era ormai collegato anche a quella rete wi-fi, che quindi ormai era collegata alla rete del mio smartphone, lasciando così traccia del mio indirizzo IP.



Non ci si rende conto di come, utilizzando il mezzo internet, siamo obbligati a fornire i nostri dati, che rimangono quindi nel web, rendendoti rintracciabile. Si crea così una rete di interlacciamento spaventosa, facendo in modo che si perda la differenza tra pubblico e privato. Il social è un profilo privato, quindi condividiamo delle cose pensando che rimangano private, perché le vedranno solo le persone che ci conoscono. Per me che non so utilizzare internet rimane un profilo privato, ma per chi sa utilizzare il mezzo internet, diventa pubblico. Non c’è bisogno di essere amico di qualcuno per reperire dei dati. In più, incentiviamo questo accumulo di informazioni su di noi, grazie all’uso che facciamo dei social. La forma social è una forma di condivisione, ma secondo me non dovrebbe ledere la propria libertà. Tutti ci sentiamo liberi di condividere tutto perché pensiamo di poter essere anonimi, ma ciò non è vero. La parola “social” cozza con l’anonimato, “social” è pubblico.

È proprio questa contraddizione di termini che spesso non viene percepita, perché ormai tutto questo è normalità, e questo mi spaventa perché non esiste più la privacy. Che cos’è la privacy? La privacy non è stare in fila alla posta rispettando la linea gialla, anzi, quella privacy la facciamo rispettare, però intanto pubblichiamo foto mentre siamo in momenti intimi. Anche quella è violazione della privacy, perché violenta, appunto, la nostra intimità. Lo scegliamo noi, ma è una scelta che alla fine ci si ritorce contro, perché purtroppo chi sa vedere le cose, se vuole, può vederle, poiché in qualsiasi sito io navighi, creo una relazione con quel sito PERMANENTE, fino ad arrivare ad essere tutti in un unico grande collegamento. Posso così seguire le tracce lasciate sul web e risalire facilmente alla persona.

L’obiettivo di questo progetto è dire che il concetto di privacy è stato smolecolato, distrutto. PRIVACY vuole parlare proprio dell’abbattimento della privacy, del privato come sfera intima, sostituito da un pubblico che abbatte i muri di casa, dove invece la nostra privacy dovremmo trovarla. Attraverso internet abbiamo fatto entrare tutti dentro casa nostra. Quella che prima era una piazza moderata, adesso è il nostro caotico schermo, di cui si può godere comodamente seduti su un divano. Ciò significa che tutto è piazza, un grande mercato dove il venditore che urla più forte vince. E con il web tutto si può avere e tutto si può comprare, perché tutto si può vendere, basta conoscere le abitudini dei compratori. E per conoscerle è sufficiente creare relazioni temporanee via internet.”

Quindi, che cos'è la privacy? Possiamo ancora essere sicuri di riuscire a proteggerla? Nel film ci troveremo davanti ad una tipica famiglia che si prepara per affrontare una giornata di lavoro e di scuola. La casa si sveglia, ma con essa si sveglia anche una serie di personaggi bizzarri che invadono l'intimità famigliare. Ma chi ha dato loro accesso alla porta di casa? E cosa vorranno queste bizzarre figure dagli abitanti della casa? E come mai questi ultimi si comportano come se niente fosse? Immaginate che la rete di internet prendesse forma umana e tutte le connessioni e le informazioni che passano attraverso di esse, invece di essere invisibili, prendessero vita. Questo è PRIVACY. Un viaggio all'interno di ciò che già stiamo vivendo e accettando giorno dopo giorno, un viaggio in situazioni bizzarre che altro non sono che la trasposizione surreale della realtà quotidiana. Dunque bizzarra anch'essa? Aiutateci a realizzarlo e lo scoprirete!

Vogliamo però spiegarvi di cosa tratta il nostro cortometraggio in maniera più approfondita...

MAGIC COOKIES
“I cookies sono informazioni che vengono salvate sul disco fisso del Vostro PC e che sono inviate dal Vostro browser ad un Web server e che si riferiscono al Vostro utilizzo della rete. Pertanto, permettono di conoscere i servizi, i siti frequentati, le opzioni che, navigando in rete, sono state manifestate. Queste informazioni non sono, quindi, fornite spontaneamente e direttamente, ma lasciano traccia della navigazione in rete da parte dell'utente. Terzi, tra cui anche Google, utilizzano i cookies memorizzati per pubblicare gli annunci in base alle precedenti visite dell’utente a questo sito web. Durante l'accesso e la navigazione sul Sito www.*******.org potranno essere raccolte alcune informazioni non personali riguardanti il computer dell'utente.”

Praticamente una mappa dei nostri gusti, dei nostri orari e dei nostri gusti in relazione agli orari. Il Browser sa tutto questo! I Cookies gliel’hanno spifferato! E gli spifferi, come si sa, giungono a qualsiasi orecchio. Compreso quello del malintenzionato, ovvero l’hacker.

Quindi, dove inizia la nostra privacy in rete? Dove finisce? Quanto siamo vittime di un sistema e quanto ci piace lasciarci cullare dal "tutto comodamente a casa"? Qual è il prezzo? L'argomento tocca tutti, consapevolmente o meno, ed entra nelle nostre case giorno dopo giorno.

POLLICINO
Pollicino, lasciava tracce del suo passaggio per ritrovare la strada. In un certo senso, questa logica è stata utilizzata e contemporaneamente ribaltata dal mezzo internet. Come? Semplice, sostituendo le molliche di Pollicino con dei biscotti: i COOKIES o, come vennero chiamati inizialmente, magic cookies.Sono banali righe di testo usate per eseguire autenticazioni automatiche, tracciature di sessioni e memorizzazione di informazioni specifiche riguardanti gli utenti che accedono al server, il quale passa per una sorta di intermediario: il browser. Solo che, a differenza di Pollicino, le quali briciole vengono mangiate da un uccellino, i residui dei nostri buonissimi biscotti consentono a terzi di seguire le nostre tracce. E se fosse un orco scaltro a seguirle? Questo è il primo rischio che accettiamo da internet. Una sorta di ricatto: l’obbligazione a lasciare nostre tracce. Più tracce lasciamo, più la memoria virtuale agevola le nostre navigazioni future. Al contrario, meno cookies utilizziamo, più la capacità del nostro browser diminuisce, rallentando il nostro percorso in rete. Facendoci perdere tempo e a volte denaro. Il paradosso è che, essendo i nostri magici amici biscotti piccoli depositi di memoria dei nostri passaggi, si verifica che nell’etere più nascosto sparpagliamo quotidianamente tracce tradotte in dati sensibili, creando così il grande conflitto che sorge di fronte alla parola PRIVACY.

Basta ricordare, senza entrare nel merito di utilizzi criminali del mezzo internet, che nel 1994 i biscottini vennero utilizzati per la prima volta come forma di controllo. Dovevano documentare se i visitatori del sito Netscape lo avessero già visitato precedentemente. Nel 1995, la loro gestione fu integrata in Internet Explorer 2. Dal 1996 al 1997 però i cookies furono oggetto di due udienze della Commissione degli Stati Uniti d’America. Da lì iniziarono le regolamentazioni, ma era già troppo tardi. La popolazione mondiale ormai si era aperta al confronto con l’esterno, trasferendo la piazza dentro uno schermo e ampliandone i limiti. E fu così che, a nostro modesto parere, intervennero i social. Prima in forma privata, come ad esempio le chat, poi in forma pubblicamente “privata”, con i social a tutto tondo, quelli che conosciamo e utilizziamo oggi. I cookies non fanno altro che rendere pubbliche le informazioni sulle nostre abitudini che consideriamo private e che ingenuamente pubblichiamo anche sui social, allargando così il raggio d’azione. Come, ad esempio, le catene pubblicitarie che continuamente appaiono sulle nostre bacheche e sui siti che visitiamo in base a una statistica di utilizzo dei siti visitati e delle parole digitate.

Qui sorge la domanda: il biscotto ci aiuta o ci spia? Dareste mai a vostro figlio un biscotto avvelenato? Noi no. A nostro avviso, l’equilibrio sta in un attento e sano utilizzo del mezzo internet.

COME PUOI CONTRIBUIRE:
Abbiamo intenzione di girare PRIVACY, il nostro cortometraggio, i primi di novembre. Al momento stiamo terminando la fase di pre-produzione, ovvero definizione locations, convocazione degli attori, formazione della troupe, piano di lavorazione, definizione costumi, prove trucco, ecc... A breve saremo pronti per la vera fase di produzione: il set. Ed è proprio per poter avere tutti gli strumenti necessari per affrontare questa parte che chiediamo il vostro aiuto. Nello specifico, andremo a coprire:

- noleggio attrezzatura,
- costumi,
- attrezzeria,
- pasti,
- spostamenti,
- rimborsi spese.

 

LINK

Privacy
Facebook

Ass. Cult. Bohémiens
Facebook • Twitter

Un progetto a cura di

Associazione Culturale Bohémiens

L’Associazione Culturale Bohémiens nasce nel 2012 e opera in diversi ambiti artistici, tutti inerenti al mondo dello spettacolo. Tra questi, il cinema. L'intento è esprimere la nostra arte, le nostre idee, e dare voce alla nostra visione delle cose. Troppo ardito? Forse no. Forse basta cercare di dare vita a questa voce, usando le regole senza rimanere intrappolati. Noi ci proviamo.

“Un Bohème è semplicemente un artista o un letterato che, consciamente o meno, secerne dalle arti convenzionali."

Seguici su

Roma, RM, Italia