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Arte, Cinema, Formazione

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ItalyAcqua

Un filmato su Angelo Ferraro, l’ultimo sopravvissuto della tragedia Laconia

2.030€
101% di 2.000€
28 apr 2015
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

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Un filmato su Angelo Ferraro, l’ultimo sopravvissuto della tragedia Laconia

2.030€
101% di 2.000€
28 apr 2015
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

La storia

Angelo Ferraro, classe 1919 nato e residente a Moglia in provincia di Mantova, è forse l’ultimo dei pochi sopravvissuti all’affondamento del transatlantico Laconia avvenuto la sera del 12 settembre 1942.

Il Laconia, di proprietà della compagnia britannica Cunard, fu prima nave di linea per le Americhe, poi nave di lusso per crociere intorno al mondo e durante la seconda guerra mondiale, venne adibita al trasporto di truppe e prigionieri.

Quando Angelo inizia il servizio militare, poco più che ventenne, i venti di guerra soffiano già su tutta l’Europa e il 10 giugno del 1940 l’Italia dichiara guerra alla Gran Bretagna e alla Francia. Arruolato nel V° reggimento Artiglieria d’Armata, viene mandato in nord-Africa dove l’asse italo-tedesco al comando di Erwin Rommel, la volpe del deserto, combatte contro l’VIII° Armata britannica.

A metà luglio del 1942 durante la prima avanzata a sud ovest di El-Alamein, Angelo ed altri 4000 soldati italiani vengono circondati da unità inglesi e indiane e fatti prigionieri. Nel porto di Suez, ad attendere lui e i suoi compagni di sventura, ci sono diverse navi che li condurranno nei campi di prigionia inglesi. Ad Angelo, a altri due mogliesi, a Arturo Bellintani, bersagliere di Quistello, e a altri mantovani tocca salire a bordo della nave Laconia diretta a Liverpool.

La nave, con a bordo 2700 persone tra cui 1800 prigionieri, inizia a circumnavigare l’Africa. Gli Italiani vengono stipati come bestiame in anguste stive a gruppi di 2/300 uomini controllati a vista da un centinaio di guardie polacche. Dopo circa 50 giorni di navigazione, sabato 12 settembre 1942 all’ora di cena, due siluri partiti dal sommergibile tedesco U-Boot 156 al comando del tenente di vascello Werner Hartenstein si infilano dritti nella pancia del Laconia. Lo scoppio provoca la morte istantanea di decine di uomini, la nave si scuote come durante un terremoto, le stive collassano una sull’altra e l’acqua inizia a entrare con una furia inimmaginabile.

Come se non bastasse le guardie polacche non aprono le grate chiuse a chiave, ma addirittura iniziano a sparare sulle prime file ammassate per uscire. Questo tragico fatto, compiuto probabilmente per dare il tempo ai passeggeri inglesi e all’equipaggio di impossessarsi delle scialuppe, proietta il Laconia nella storia come una delle pagine più drammatiche e ad oggi poco conosciute del secondo conflitto mondiale.

Angelo non si perde d’animo e riesce, dopo tanta fatica, a uscire da quella maledetta bara di ferro. Una volta gettatosi in acqua vaga per ore in cerca di un appiglio ma incontra soltanto cadaveri tenuti a galla da salvagenti.

Nella giornata di domenica l’U-Boot 156 che li ha silurati, accortosi che a bordo della nave vi erano soldati alleati, inizia le operazioni di soccorso aiutando Italiani, Inglesi e Polacchi. Angelo ormai allo stremo delle forze verrà tratto in salvo solamente nel primo pomeriggio di lunedì dopo due giorni di inenarrabile lotta per la sopravvivenza.

La follia della guerra questa volta prende le forme di un quadrimotore americano B-24 Liberator che, malgrado la grande croce rossa posta sul sommergibile per segnalare l’operazione di soccorso in atto, bombarda gli stessi provocando altre perdite di vite umane. Hitler, dopo questo fatto che mise a repentaglio gli U-Boot del III° Reich, fece pressioni su Karl Dönitz, capo di stato maggiore della Marina tedesca che emanò l’ordine del cosiddetto “Triton Null” che vietava ogni forma di soccorso in mare. Per questo Dönitz, il quale ricordiamo fu colui che firmò con gli Alleati la resa senza condizioni della Germania, venne condannato per condotta sleale in mare, a 10 anni di reclusione nel processo di Norimberga.

L’affondamento del Laconia provocò solo fra gli Italiani a bordo all’incirca 1400 vittime, un numero pressochè uguale a quello del Titanic. Tuttavia, questa vicenda non ha lasciato in Italia un’impronta profonda nella memoria storica collettiva, pur nella sua drammatica.


La finalità

L’obbiettivo del progetto è la produzione di un filmato didascalico, nella forma di documentario breve della durata massima di 40 minuti, indirizzato ad un pubblico soprattutto giovanile delle scuole secondarie di 1° e 2° grado. La vicenda dell’affondamento del Laconia, poco nota ai più, racchiude in sé tutte le contraddizioni, il dolore e l’orrore della guerra. Abbiamo l’ambizione di ritenere che la divulgazione e la rievocazione storica dei fatti di mare del Laconia possa rendere giustizia a tutte quelle giovani vite spezzate inutilmente in quella che rimane la più grande tragedia navale italiana della Seconda Guerra Mondiale. L’argomento, quanto mai attuale, del salvataggio dei naufraghi, finanche all’assonanza delle emanazioni di legge (il Triton Null del 1942 e il Triton del 2014) può essere riletto in chiave moderna, fornendo degli strumenti alternativi per la maggiore comprensione della crudeltà di ogni guerra, senza distinzione di sorta e di tutte le tragedie del mare.

 

Il Documentario è già in fase di lavorazione. Abbiamo realizzato le interviste ad Angelo Ferraro, probabilmente l'ultimo sopravissuto all'affondamento. Le interviste sono già state digitalizzate su sistema di editing offline. I prossimi passaggi prevedono la ricerca di materiale di repertorio presso archivi italiani e tedeschi e interviste a storici e studiosi degli eventi bellici di quel periodo. Al raggiungimento del budget richiesto contiamo di chiudere la produzione entro tre mesi.

Per quanto riguarda la produzione mi sono affidato a Zero Beat Soc Coop, che si occupa di produzioni video con precedente esperienze in campo di documentari, racconti biografici in video.
In particolare realizzerà il montaggio e tutta la post produzione in genere Roberto Pavani, della società di cui sopra.


Roberto “Lobo” Pavani: Ostiglia 26 agosto 1967, Regista teatrale e video, laureato al Dams di Bologna in Storia del teatro moderno e contemporaneo”.
Si è formato nei laboratori del Cimes dell’Università di Bologna, presso i seminari di Arnaldo Picchi e di Giuseppe Liotta. Ha partecipato a stages tenuti da Claudia Contin e Ferruccio Merisi, e presso seminari del maestro spagnolo Etelvino Vasquez del Teatro del Norte.
Dal 1997 comincia ad utilizzare sistemi di editing non lineare (NLE) e collabora con importanti aziende nella realizzazione di video promozionali, fra cui Wella, P&G, Bmw Italia.
Nell’estate del 2001 è fra gli ammessi al Workshop “Fare Cinema” organizzato da Regione Emilia Romagna, Provincia di Piacenza e Comune di Bobbio tenuto dal regista cinematografico Marco Bellocchio.
Nel 2000 fonda “ZeroBeat” con Diego Devincenzi, cooperativa che si occupa di teatro, laboratori di teatrali, produzione di audiovisivi e di innovazione e promozione culturale.
Nell’aprile del 1999, grazie al contributo dell’Ufficio Cultura dell’Ambasciata italiana in Cina, è a Pechino per filmare gli studi “dell’Arlecchino” Claudia Contin sul rapporto Commedia dell’Arte e Opera di Pechino.
Del 2006, è lo spettacolo E.R.O. Camillo Berneri, dedicato alla guerra civile spagnola e alla figura dell’anarchico italiano. In questo spettacolo comincia ad instaurare un percorso di sperimentazione del video nello spazio scenico.
ZERO BEAT: www.zerobeat.it

 

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Un progetto a cura di

salamari

Mi chiamo Mario Sala e da una vita ascolto mio nonno Angelo, che racconta della guerra, della campagna d'Africa e soprattutto del naufragio del transatlantico Laconia. Così è nato il progetto Italy Acqua perché vorrei che anche altre persone potessero ascoltare questa storia, la storia della nostra Italia, dei nostri miltitari. La storia di mio nonno.

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