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CULTURA, Arte, Musica

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Buon Lavoro | opera teatrale aperta

Uno spettacolo teatrale sul lavoro a partire da un'indagine reale con i lavoratori di tutta Italia per interrogarsi sul senso e la dignità del lavoro di oggi.

10.757€
107% di 10.000€
12 mar 2014
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Buon Lavoro | opera teatrale aperta

Uno spettacolo teatrale sul lavoro a partire da un'indagine reale con i lavoratori di tutta Italia per interrogarsi sul senso e la dignità del lavoro di oggi.

10.757€
107% di 10.000€
12 mar 2014
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

il progetto in sintesi

L’obiettivo è quello di produrre uno spettacolo che parli del senso del lavoro, delle sue forme, di diritti, di sicurezza e di cittadinanza. Vogliamo parlare del lavoro in Italia, da quello artigiano, della tradizione, della piccola impresa, del made in Italy, a quello della grande produzione industriale passando dai settori che hanno fatto la storia lavorativa del nostro Paese a quelli più innovativi. Questo avverrà non a partire da considerazioni astratte ma da un’indagine reale che porterà Farneto Teatro, da ottobre 2013 a febbraio 2014, ad incontrare lavoratori e lavoratrici di diverse parti d’Italia, di diverse categorie ed estrazioni sociali. Una raccolta in presa diretta di storie personali, esperienze di osservazione partecipata sui luoghi di lavoro e narrazioni raccolte sul web (tramite il sito www.buonlavoroteatro.it) comporranno l’affresco che darà vita allo spettacolo.

Il viaggio, reale e virtuale, che condurrà la compagnia attraverso il nostro Paese si concluderà a febbraio 2014 quando inizierà presso lo Spazio MIL di Sesto San Giovanni, una delle città simbolo del lavoro in Italia, l’allestimento dello spettacolo.

A marzo lo spettacolo debutterà in anteprima proprio allo Spazio MIL per poi partire con un tour, in varie città d’Italia.

Il 30 aprile, a ridosso della festa del primo maggio, lo spettacolo andrà in scena al Piccolo Teatro di Milano, appuntamento più istituzionale al quale seguiranno con tutta probabilità altri due eventi dello stesso tenore a Roma e Bari.

Il progetto proseguirà poi nella stagione 2014/2015 con una possibile circuitazione nelle stagioni teatrali.

Cosa faremo dei fondi raccolti su Eppela

Tutto ciò che raccoglieremo su Eppela verrà utilizzato per la produzione dello spettacolo. In primis per dare un compenso dignitoso alle persone che ci lavorano, un contratto giusto perchè non possiamo parlare di lavoro senza prima fare un esame a noi stessi, alle nostre condizioni di lavoro. Finanziaremo inoltre quei viaggi più impegnativi che ci consentono di andare ad incontrare lavoratori in tutta Italia come i pescatori in Sicilia, i raccoglitori di pomodori in Puglia, i minatori in Sardegna, permettendoci di raccogliere storie e testimonianze che possano comporre al meglio il quadro del lavoro nel nostro Paese. Useremo infine quanto raccolto per trasformare per 4 giorni (dal 13 al 16 marzo) lo Spazio MIL di Sesto San Giovanni in un teatro non convenzionale dove non ci sia un palco e una platea di spettatori ma sia l'ex struttura industriale stessa con le sue caratteristiche peculiari ad essere il punto di partenza per la costruzione della scena, valorizzandola al meglio con i mezzi tecnici che saranno necessari.

Gli obiettivi

Vorremmo dare voce al mondo del lavoro e alle sue contraddizioni: al lavoro dei giovani, a quello delle donne, al lavoro che c’è, a quello che manca ed a quello che non si vede. Vogliamo farlo con i mezzi del teatro: attraverso uno spettacolo, far parlare le persone, raccontare le loro differenti storie di lavoro stabile, precario, sommerso o inesistente e l’impatto che quelle storie hanno sulla realtà e qualità della loro vita e del loro futuro.

Pensiamo che il teatro possa indagare là dove le altre forme di comunicazione non hanno più parole e rischiano la retorica; e che quindi un progetto che si proponga di raccontare la realtà semplice e vera del lavoro oggi, permetta di condividere e rimettere in circolo esperienze di identità e felicità spesso negate.

Immaginiamo un montaggio che ponga gli spettatori di fronte alla complessità di tante storie, piuttosto che spiegare quella complessità con tesi precostituite: un report abitato dalle figure del mondo del lavoro oggi (operaia, impiegata, precaria, lavoratrice della conoscenza, della cura, etc) e che affronti anche il tema del conflitto fra generazioni con un particolare sguardo alla condizione femminile, quale ambito in cui le contraddizioni sono più evidenti.

Vorremmo mettere al lavoro un gruppo di artisti per dare vita ad uno spettacolo che sia strumento di riflessione e partecipazione, scritto con il contributo di tanti e che parli il più possibile di tutti e a tutti; che ambisca quindi, per dimensione e qualità, ad essere un evento culturale e politico importante per tutti coloro (istituzioni, sindacato, politica, associazioni e persone) che credono che la via per l’avvenire dell’umanità (citando Edgar Morin) possa davvero essere tracciata vivendo anche il lavoro nella dignità, secondo i propri valori e le proprie scelte culturali.

 

 

Perché BUON LAVORO

Al bar o in metropolitana, sul posto di lavoro o nel saluto al suo papà di un bambino che va a scuola, “BUON LAVORO” è una delle frasi più usate che ci siano. Ma è davvero buono quel lavoro?

Vogliamo intendere quella frase non solo come augurio, ma soprattutto come obiettivo, perché il lavoro molto spesso non è affatto buono. Perché è nero, precario, sommerso, schiavizzato, inesistente, introvabile, luogo di esclusione; perché la friabilità dei suoi diritti crea rabbia, assenza di ruolo, conflitto di genere, assenza di autonomia; e perché la sua negazione pone in conflitto chi lo cerca e chi lo difende, rende impossibile l’ingresso nella vita adulta per i giovani, ribadisce un’assenza di parità per le donne per le quali il lavoro di cura, invisibile e non retribuito, spesso è costrizione e non scelta.

E perché di lavoro troppo spesso si muore per mancanza di prevenzione, sicurezza, cura della salute, proprio in quei luoghi che dovrebbero essere portatori di vita e non del suo contrario.

E’ sempre più difficile dire “BUON LAVORO” in una società dalle nuove e sempre più grandi diseguaglianze; e non è facile parlare delle paure, delle contraddizioni e delle rivalità che si generano mentre ci scambiamo quella frase.

Vogliamo guardarlo davvero il lavoro, con il punto di vista di chi ne è umiliato per la sua alienazione o mancanza; ma la nostra non vuole essere solo una denuncia, bensì anche una enunciazione. Stimolare la crescita del pensiero che un’altra via, alternativa a quella dell’oggi, è possibile; che il mercato, la finanza, lo sviluppo – i quali il più delle volte significano enormi privilegi per pochissimi e povertà, miseria e sottosviluppo per i più - possono e devono essere sostituiti con altre parole, con altri strumenti di pensiero che portino, anche attraverso l’organizzazione e l’azione collettiva del sindacato, all’umanizzazione del lavoro. Che “BUON LAVORO” diventi davvero Lavoro Buono, che le parole tornino ad avere vero senso e significato per quello che sono e dicono.

 

La drammaturgia

La drammaturgia dello spettacolo sarà il frutto dell’elaborazione in forma teatrale delle testimonianze dirette raccolte sul campo e insieme delle sollecitazioni che testi letterari, poetici, diari e saggi critici ci forniranno come base culturale per affrontare il tema del lavoro.

Monologhi, dialoghi, cori, si alterneranno in un montaggio a più voci. Come in una sorta di moderna tragedia greca, le voci delle donne in primo piano interrogheranno il presente, le offese al lavoro, il mobbing, le discriminazioni, i conflitti, le attese e le speranze. Nonne, madri e figlie, tre generazioni a confronto, ognuna di esse portatrice di vissuti e di esperienze tra loro assai differenti, dialogheranno tra loro sulla scena del lavoro.

 

Il metodo di lavoro

Il metodo di lavoro che porterà alla composizione dello spettacolo coincide con la sua futura forma. In estrema sintesi sarà quello di una grande raccolta di testimonianze di esperienza di lavoro e non lavoro, sintetizzate per la scena fino a comporre una grande narrazione collettiva: tante piccole storie per disegnare una grande storia da riproporre ai veri protagonisti: il popolo del lavoro.

E’ elemento fondativo del progetto quindi, l’apertura alla compartecipazione di tutti coloro che possano e vogliano portare il contributo della propria storia.

I metodi di raccolta delle storie e delle suggestioni sono quattro:

Attraverso contributi volontari che verranno raccolti tramite il sito www.buonlavoroteatro.it attraverso l’organizzazione di incontri ed interviste in luoghi di lavoro con delegati, lavoratrici e lavoratori, attraverso l’osservazione partecipata in situazioni particolari per ottenere impressioni e suggestioni più dirette. Come è noto il metodo dell’osservazione partecipata non utilizza la mediazione del racconto del protagonista, ma le impressioni a caldo del partecipante esterno, attraverso l’utilizzo di materiali esistenti (video, pubblicazioni, racconti, studi, film …)

Da questo metodo deriverà un montaggio multimediale, agile e anche, perché no, divertente di scene e situazioni differenti; dalla loro contrapposizione deriverà il discorso generale. Gli elementi scenici che lo comporranno saranno certamente la presenza e la fantasia di differenti attrici e attori, la musica, suggestioni video e sceniche. Una teatralità epica che possa raggiungere ogni sensibilità e adattarsi ai differenti spazi del sociale (sale congressi, teatri, ma anche piazze o palestre, luoghi di lavoro o scuole).

 

Cosa/quando

ottobre 2012 – gennaio 2013
Farneto Teatro condurrà una serie di incontri in alcuni luoghi di lavoro in tutta Italia. CGIL Lombardia selezionerà quelli più interessanti perché specchio del tessuto produttivo regionale o nazionale, perché al centro di specifiche problematiche e contraddizioni del mercato del lavoro o perché esempi virtuosi in tempi di crisi.

febbraio 2013 – marzo 2013
Presso lo Spazio MIL di Sesto San Giovanni, Farneto Teatro allestirà uno spettacolo teatrale con attori e musicisti che prenderà spunto e ispirazione dagli incontri dei mesi precedenti.

marzo 2013
Lo spettacolo debutterà in anteprima presso lo spazio MIL

aprile 2013 – maggio 2013
Lo spettacolo verrà rappresentato presso le Camere del Lavoro che saranno interessate ad ospitarlo nonché in alcune occasioni pre-congressuali se sarà richiesto dalle Associazioni Nazionali di Categoria. Infine sarà presentato al Piccolo Teatro di Milano in occasione della festa del 1° maggio.


Gli incontri di Farneto Teatro sui luoghi di lavoro

Lo spettacolo che verrà realizzato da Farneto Teatro sarà sul senso del lavoro, sulle contraddizioni, le difficoltà, le speranze di chi lavora in fabbrica, in ufficio, in un campo, ovunque, andando a cercare fili rossi che accomunano le piccole storie. Un viaggio nella sofferenza e nella gioia del lavoro.
Lo diciamo chiaramente, non sarà una puntata di Report. Lo spettacolo non denuncerà singole situazioni di irregolarità o ingiustizia, non in modo approfondito e dettagliato.
Quello che si vuole raccogliere in questi incontri sono testimonianze umane prima ancora che sindacali o politiche. Vogliamo raccogliere piccoli racconti che siano prima di tutto personali e poi collettivi.
Chiediamo a chi vorrà collaborare con noi di raccontarci del proprio lavoro, di come questo si ripercuote sulla propria vita, sulla propria famiglia, gli amici, i colleghi, la città; e condividere riflessioni, idee personali, storie di cui si è venuti a conoscenza.
L’incontro non ha una durata prefissata, può variare, da una a tre ore circa.
Se possibile e se lo si ritiene interessante ci piacerebbe fare l’incontro sui luoghi di lavoro di riferimento, poterli conoscere; e, nel caso, incontrare chi i nostri interlocutori pensino possa integrare o aggiungere qualcosa a quanto ci racconteranno loro.
L’incontro sarà videoregistrato, saranno i nostri interlocutori a firmare o meno il consenso per l’utilizzo del video, che potrà consistere nella pubblicazione di alcuni brevi frammenti  sul sito internet ufficiale del progetto. L’obiettivo dei video sul sito è quello di dare visibilità a tutte le storie che ci verranno raccontate, anche a quelle che non sarà possibile inserire nello spettacolo.
Nel caso si desideri non filmare l’incontro, non vi è alcun problema; chiediamo in quel caso di poter effettuare una registrazione audio che verrà usata solo dagli autori dello spettacolo come archivio del materiale raccolto.

Grazie a tutti!

 

Il sito Buon Lavoro Teatro

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Farneto teatro

Elisabetta Vergani

 

 

 

 

 

 

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Un progetto a cura di

Farneto Teatro

Farneto Teatro é una associazione culturale fondata da Elisabetta Vergani e Maurizio Schmidt nel 1990, la cui finalità é l’integrazione fra teatro, musica ed arti visive. La linea artistica ha sempre dato una particolare attenzione all’incontro tra la musica e il gioco dell’attore, all’integrazione delle comunità locali, alla ricerca continua di spazi non convenzionali per il teatro.

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