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Beni da coltivare

Nel bene confiscato alla mafia Cascina Caccia incontriamo, accogliamo e produciamo: aiutaci a far crescere il nostro sogno

10.625€
Chiuso il 22 giu 2019
Finanziato
Tutto o niente
Obiettivo: 10.000€

Beni da coltivare

Nel bene confiscato alla mafia Cascina Caccia incontriamo, accogliamo e produciamo: aiutaci a far crescere il nostro sogno

10.625€
Chiuso il 22 giu 2019
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Tutto o niente
Obiettivo: 10.000€

Di cosa si tratta

Cascina Caccia è intanto un bene confiscato alle mafie

Il bene apparteneva alla famiglia ‘ndranghetista dei Belfiore: Domenico Belfiore era reggente di una vera e propria associazione di stampo mafioso che controllava l’area metropolitana nel traffico di stupefacenti, usura, sequestri di persona, gioco d’azzardo e scommesse.

Inoltre venne condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia, ucciso il 26 giugno 1983 a Torino

Cosa si fa in Cascina Caccia

La storia di Cascina Caccia, simile a quella di molti altri beni confiscati, è specchio delle difficoltà che ancora accompagnano i percorsi di riscatto di beni alla criminalità organizzata.

Ma nonostante gli impedimenti, queste esperienze devono continuare ad esistere,  perchè, come sottolineato dal fondatore di Libera Don Ciotti, non sono solo uno schiaffo alle organizzazioni criminali e uno strumento per indebolirle nell'accumulazione illecita di capitali, ma sono opportunità di lavoro, di economia sana e trasparente e prima ancora di cambiamento culturale.

Nel concreto, oggi la Cascina lavora su 4 assi principali: la memoria, la comunità, l’educazione e la produzione.

Il bene è stato dedicato alla memoria di Bruno Caccia e di sua moglie Carla: a Bruno poiché proprio dalla Cascina partì l’ordine di ucciderlo ed è quindi un simbolo della lotta alle mafie nel Nord Italia, a Carla che ha desiderato la verità sull’uccisione di suo marito.

Oggi Cascina Caccia è prima di tutto una casa, abitata da giovani che se ne prendono cura trasformandola in uno spazio che vuole essere condiviso e aperto a tutti: una comunità di vita accogliente che cerca di estendere il senso di comunità verso il territorio in cui è inserita e le persone che desiderano fermarsi per brevi o lunghi periodi. 

Ad oggi il bene è uno spazio rivolto all’educazione alla legalità, ma non solo: è un’area al servizio di tutta la comunità di San Sebastiano e dei comuni limitrofi. Il bene confiscato è quindi teatro di corsi e laboratori autogestiti che si affiancano alle migliaia di studenti da tutta Italia che ogni anno visitano il bene confiscato più grande del nord Italia.

Sul terreno infine, oltre ad uno spazio dedicato all’orto, al noccioleto e ad alcuni piccoli animali della fattoria, è stato creato uno spazio per le api. Ormai sono cinquanta le famiglie che permettono di avere il primo prodotto a marchio Libera Terra del nord Italia: il miele.

Come verranno utilizzati i fondi

Per rendere sempre più forte la nostra idea di nuova economia legale e sociale, la Cascina ha bisogno di sostegno per due nuove piste di lavoro:

1- Trasformare la cucina in una vera e propria Gastronomia.

 Fino ad oggi, Cascina Caccia ha sperimentato piccole forme di sperimentazione di cucina per offrire pasti durante gli eventi. Ma lo spazio della cucina ha potenzialità che possono far diventare un piccolo esperimento in reale prospettiva di lavoro e di crescita.

La gastronomia perché… 

- consolida il rapporto con le scuole per la produzione del torrone e per la gestione della cucina e del servizio durante gli eventi.

- grazie alla rete di relazioni con i servizi sociali può diventare occasione di lavoro e di tirocinio  per i giovani e i ragazzi accolti in cascina.

- permette di organizzare molti più eventi per il territorio, grazie al coinvolgimento sempre maggiore delle associazioni e dei cittadini.

-permette di attivare un circolo virtuoso di potenziamento di produzioni nuove necessarie per la cucina.

2- Potenziare le produzioni oggi attive per permettere a sempre più giovani di trovare in Cascina Caccia un’esperienza di lavoro e formazione.

  • il torrone della legalità, realizzato con l’Istituto Beccari di Torino, è anche prodotto culturale grazie all’interazione tra i docenti del corso di pasticceria, che hanno condiviso una antica ricetta tradizionale, e degli educatori dell’associazione che ne rappresentano il valore etico e sociale;
  • il cioccolato della legalità,  realizzato con Ziccat, è segno di fusione tra realtà produttive che generano economia a partire dalla condivisione degli stessi valori etici e sociali. 
  • Miele: Cascina Caccia per sua natura vuole essere luogo in cui si respira un’aria di trasformazione in tutti i sensi: grazie alla legge 109/96 da luogo di illegalità diventa un ambiente dedicato all’educazione e al lavoro volto a confezionare un prodotto di alta qualità, attraverso metodi rispettosi dell’ambiente e della salute delle api. L’apiario della Cascina nasce da quest’idea e conta circa cinquanta famiglie di api. Immerso nelle verdi colline di San Sebastiano da Po, durante i mesi primaverili ed estivi produce il miele biologico della Cascina: acacia, millefiori e melata di bosco. Questo dolce prodotto è stato il primo, tra i beni confiscati nel nord Italia, ad essere etichettato con il marchio “Libera Terra

Chi c'è dietro al progetto

L’associazione Acmos (Aggregazione, Coscientizzazione, MOvimentazione Sociale) è una realtà apartitica e aconfessionale, che si prefigge come scopo di promuovere e sostenere la partecipazione collettiva, creativa e responsabile di adolescenti e giovani negli ambienti di vita in cui essi si trovano, contribuendo pertanto alla diffusione di quei valori e di quella prassi che fondano la cultura della cittadinanza attiva.

La scelta di fondare un’associazione è individuabile nelle riflessioni di un gruppo di giovani, provenienti da diverse esperienze di volontariato e di impegno sociale, accomunati dal desiderio di cercare insieme percorsi di solidarietà e giustizia, di partecipazione e responsabilità, per superare la logica del percepirsi ed essere percepiti come spettatori, quando non semplici consumatori all’interno della società.

 

La scelta dell'acronimo Acmos rappresenta al meglio il senso dell'esperienza e gli obiettivi per cui è stata fondata. Acmos rappresenta in sé la possibilità di ricreare esperienze di comunità, che conducano le persone innanzitutto a uscire dall’isolamento, facendo sì che esse tornino a riconoscersi come appartenenti a quell’unica storia che lega gli uomini di ogni tempo: per questo motivo è stata scelta la parola aggregazione, che individua anche una modalità di rapportarsi e un'attenzione costante nelle relazioni.

La parola coscientizzazione è stata ripresa da Paulo Freire, che la utilizzava per indicare il metodo usato per ridare il potere al popolo, che comporta la presa di coscienza significativa, attiva e consapevole delle proprie condizioni e del proprio contesto. In modo simile, la partecipazione ad Acmos deve fornire strumenti culturali ed etici adeguati, perché ogni suo membro diventi protagonista cosciente della propria vita e maturi l’attitudine alla cittadinanza.

Infine, il concetto di movimentazione sociale indica l'orizzonte di riferimento e l'obiettivo ultimo delle attività. La società aperta e democratica in cui siamo inseriti non è né perfetta, né scontata, motivo per cui è necessario formare cittadini consapevoli che si assumano delle responsabilità, per tutelarla e renderla migliore. Coerentemente alle loro attitudini, i membri di Acmos si impegnano ad assumere questa responsabilità. L’impegno può essere scelto tra le responsabilità interne ad Acmos, oppure tra quelle individuabili nell’ambiente in cui si vive o lavora.

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Un progetto a cura di

Chiara Morganti

Sono Chiara Morganti, vivo in Cascina Caccia da due anni e passo la maggior parte dl mio tempo tra la cucina, il cortile e le sale del Bene confiscato alle mafie. Oggi in Cascina vivo in comunità con cinque ragazzi, giovani ed entusiasti, con cui stiamo crescendo in responsabilità e autonomia. 

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