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Bandiera Rossa

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“BANDIERA ROSSA” Note di regia

L'idea di scrivere “Bandiera Rossa” mi è venuta parlando con un amico; quest'ultimo aveva da poco pubblicato una raccolta di piccole storie che trattano la vita quotidiana e del modo di far politica nelle e delle sezioni del PCI nel nostro Paese. 

Modo di far politica.

L'amico mi ha domandato se secondo me si poteva trasporre uno dei racconti dalla carta allo schermo. Tra le tante storie una in particolare mi ha colpito. L'ho “sceneggiata” e, grazie all'aiuto di un sacco di gente, ho girato un piccolo film che parla di un tiro mancino giocato da compagni e paesani al segretario della sezione locale del PCI. Risultato onesto: poteva essere la presentazione di un progetto cinematografico che avevo in mente da un po'. Una sorta di memoria che narrasse quello che eravamo non molto tempo fa.

Bandiera Rossa nasce così, e dal mio piacere di rivivere un periodo per me importante: gli anni '70. Ho ambientato la vicenda nel 1975: anno spartiacque tra momenti oscuri che saranno a venire e un passato prossimo fatto di sofferenza e conquiste sociali. Ho cercato di strutturare un film che ricordasse il nostro recente passato filtrato, però, attraverso il punto di vista della “provincia” e, comunque, non un film “politico”, di parte, etichettabile, costretto da confini regionali, ma un “film universale”, con valori universali. “narrato” con i toni della commedia all'italiana degli anni '50/'60. I toni di un cinema con poche risorse, positivamente disperato, voglioso di raccontare. Ho buttato giù una storia che racconta di una cittadina della "Toscana rossa", dove i compagni della sezione e tutto il paese con loro (sono tutti comunisti...), sono in fibrillazione perché è stata annunciata la visita di un "pezzo grosso" del Partito... di Enrico...

Messa così l'argomento sembrerebbe uno solo, invece, ho inserito piani di lettura diversi. Quello dell'attesa è il più evidente, farcito di politica, di furti, di amore, di guerra, di donne, di cinema, di rosso. Ma ce n'è, poi, uno nascosto che omaggia, con poche parole e qualche cenno, musica, cinema, teatro, avanspettacolo. E vi sono anche citazioni che ricordano una  “cultura nazionalpopolare”, la nostra, ingenua ma di grande cuore. Bandiera Rossa è dunque, nelle sue intenzioni, quello che siamo stati: passionali, retrogradi, rivoluzionari, provinciali, conservatori, ingenui, popolari, futuristi. Una cronaca che, senza nessuna concessione al lirismo o alla retorica, narra un periodo che non ci appartiene più. 

Stefan Rainisch

Sono Stefano Rainisch, nato nel '58 a Firenze e diplomato nel '77, mi trasferisco a Roma per i corsi universitari e li, per potermi  pagare gli studi, inizio a lavorare a Cinecittà. 

All'epoca sono senza esperienza, ma da autodidatta, ho tante cognizioni tecniche, una vena artistica tutta mia e molta, ma molta caparbietà. Ed è quest'ultima, con la passione per il cinema, che mi fa superare tutte le difficoltà iniziali, difficoltà di un lavoro improvvisato che prenderà una strada tutta sua.Comunque, all'inizio, porto caffè sui set:...Una valanga di caffè che però mi permette di conoscere le firme del nostro cinema, i mostri sacri che, a quel tempo, sono ancora (quasi tutti) in piena attività. 

Nelle produzioni di allora, avere voglia di lavorare e di apprendere (con fatica e senza lodi), essere abbastanza raffinati, possedere un po' di cultura e soprattutto amare il lavoro e l'ambiente, spalancava le porte a diverse possibilità. Ti faceva conoscere e, se ne valeva la pena, apprezzare da molta gente. Io di voglia ne avevo tanta e insieme a lei non mi mancavano una certa ricercatezza, colpo d'occhio e il saper ascoltare e “gestire” gli altri. Insomma, dopo qualche anno e un bel po' di caffè mi ritrovo con un bagaglio accademico a portata di mano e una professione fantastica nel cuore: la regia.

La scelta è difficile. Le necessità e i compromessi sono tanti. Decido che il cinema, esige un prezzo troppo alto da pagare. Così, a venticinque anni, rivoluzionario sino al midollo, chiudo la porta e me ne torno a casa. Senza però dimenticare nessuno. Gli anni passano e alla soglia dei miei quaranta, una carissima persona che sta a Roma e che ancora lavora nel cinema e nella lirica, mi chiede se ho la voglia, insieme a lui, di curare una mostra di bozzetti di scena e di costumi di uno di coloro che, nel campo della direzione, più ho amato. Scenografia e musiche della mostra compresa. Non si trascura una seconda occasione quando te la offrono. La risposta è positiva. Mi ritrovo così catapultato in un mondo che pensavo, al mio contrario, mi avesse dimenticato e che, invece, mi accoglie come se fossi uscito di casa la mattina per rientrarvi la sera.                                                                       

Come verranno utilizzati i fondi

I fondi verranno utilizzati nella produzione del film e in tutte le attività che ne conseguono

Chi c'è dietro al progetto

Gli ideatori del progetto filmico Bandiera Rossa  sono Stefano Rainish, regista, Silvia Mariani, founder&ceo mbh making business happen e Pietro Folena, Presidente Metamorfosi. Oltre ad aver curato l'ideazione del  film, Stefano Silvia e Pietro sono promotori della costituenda Bandiera Rossa Associazione con l'obiettivo di produrre progetti culturali di vario genere (cinema, mostre, dibattiti, convegni, workshop..) volti a recuperare, stimolare ed innovare  valori sociali, partecipativi e di cittadinanza attiva.

 per aderire o richiedere info su Bandiera Rossa Associazione scrivi a [email protected]

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Un progetto a cura di

Bandiera Rossa il film

L'idea di scrivere “Bandiera Rossa” mi è venuta parlando con un amico; quest'ultimo aveva da poco pubblicato una raccolta di piccole storie che trattano la vita quotidiana e del modo di far politica nelle e delle sezioni del PCI nel nostro Paese. Modo di far politica. L'amico mi ha domandato se secondo me si poteva trasporre uno dei racconti dalla carta allo schermo.