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Editoria, Viaggi

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Odore di Perù - Marina Magro - Romanzo

Primo progetto di Crowdfunding della Samuele Editore per la narrativa

2.510€
100% di 2.500€
22 gen 2017
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

Odore di Perù - Marina Magro - Romanzo

Primo progetto di Crowdfunding della Samuele Editore per la narrativa

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22 gen 2017
Data chiusura
Finanziato

Tutto o niente Questo progetto verrà finanziato solo al raggiungimento del traguardo.

"Odore di Perù" - un altro estratto

Update del 13 gennaio 2017 10:56

Ricordo un pomeriggio strano di cielo coperto.

Strano perché lontano dalla stagione delle piogge.

I miei piccoli amici non si erano fatti vivi per fortuna, dato che non ero di buon umore. Decisi di uscire nonostante il cielo plumbeo. Portai con me un cappello per la pioggia.

Non c’era un filo d’aria. Tutto era immobile. Camminavo a passi decisi per scaldarmi: faceva freddo nonostante l’assenza di vento. Non vedevo più le greggi al pascolo, nemmeno in lontananza. Nessuna presenza all’orizzonte.

Il cielo vicino al tramonto aveva una sfumatura gialla che accendeva d’inquietudine il grigio denso delle nuvole. Mi trovavo immersa in una energia densa e opprimente. Solo i miei passi s’ostinavano a proseguire.

Ancora un po’.

Mi sentivo sospesa in un paesaggio surreale e mi piaceva, anche se avvertivo un po’ di timore. Volevo sentirmi, percepirmi, in quell’attimo unico e irripetibile; compenetrare tutta la forza che la natura tratteneva nel momento in cui molte energie potenti erano sul punto di rivelarsi; le sentivo forti pulsare dentro il petto.

Arrivò improvviso il vento. Un vento forte che m’impediva di proseguire. Era giunto il momento di fare ritorno. Accelerai i passi. La tempesta iniziava la sua vorticosa danza, rilasciando energie accumulate e trattenute.

M’infilai il cappello per ripararmi dalle prime pesanti gocce di pioggia. Raffiche di vento traverso mi spostavano dal sentiero e faticavo a procedere; le mani chiuse a pugno spingevano il fondo delle tasche del piumino tentando un maggior equilibrio.

Le nuvole cavalcavano veloci in un susseguirsi di variazioni cromatiche che proiettavano sul terreno ombre minacciose.

Le acque solitamente immobili del rio s’erano increspate sollevando ripetuti schizzi.

L’acquazzone s’abbatté finalmente liberatorio.

Tutte le emozioni in me trattenute si liberarono in simbiosi con la natura.

Sul volto rivoli di pioggia e lacrime.

I passi barcollanti accompagnavano il pianto fino ad esaurirsi.

Ormai scorgevo le prima case del villaggio e un senso di leggerezza e di gioia cominciò a farsi spazio.

Un nuovo sorriso nasceva dolcemente in me. Passo dopo passo riconquistavo fiducia e amore.

Giunsi a casa zuppa di pioggia. Quando padre Claudio venne ad aprire la porta scorsi, per un attimo fuggente, la luce del mio volto riflessa sul suo. La notte, sotto le coltri, ascoltando la vibrazione del silenzio tutto attorno, confortata dal tepore del mio letto, riflettevo sulla mia presenza a Calapuja.

I primi paragrafi del romanzo

Update del 07 gennaio 2017 08:15

Da anni avevo un sogno nel cassetto. Ne ero certa: per il mio cinquantesimo compleanno avrei fatto un lungo viaggio in qualche terra lontana. La sete di conoscenza mi spinge da sempre oltre i miei confini, la famiglia, gli amici, le relazioni, il lavoro, la città.

Il momento era giunto, puntuale.

Dal finestrino dell’aereo osservavo il cielo limpido illuminato dal sole, e sotto, un mare di nuvole e il mio sguardo senza pensieri si perdeva nello spazio infinito. In mano tenevo la guida del Perù chiusa; l’avevo già consultata più volte a casa, ora quel che contava era vivere l’esperienza, il viaggio, la gente.

Al mio arrivo all'aeroporto di Lima avrei incontrato Anna, la mia amica italiana, che da alcuni anni viveva in quella città. Anna lavorava per il ministero dell'istruzione e insegnava in una scuola per Italiani.

Dopo il disbrigo delle formalità doganali e il ritiro dei bagagli, mi avviai all'uscita dell'aeroporto dove fui letteralmente investita da offerte di passaggi da parte dei tassisti. Cercavo con lo sguardo la mia amica, ma c'era una gran folla e mi resi subito conto che l’unica speranza di incontrarla era rimanere in vista davanti alla porta principale cercando di scoraggiare l’orda di autisti.

Osservavo il cielo di Lima al tramonto, l’odore salmastro del mare vicino mi giungeva mescolato ad un odore indefinito, mai sentito prima, che mi avrebbe accompagnato per tutto il viaggio.

L’odore di Peru'.


Avevo lasciato Venezia immersa in una giornata grigia e ancora fredda di inizio primavera, spolverata dalle tracce di una recente nevicata ed ora, dopo un giorno di viaggio, mi trovavo in un tramonto caldo d’inizio autunno, molto gradevole.

All’improvviso incontrai lo sguardo di Anna che, con un gran sorriso e la mano alzata a farsi largo tra la gente, si avvicinava: un grande abbraccio e ci avviammo verso l'auto.

"Sono felice di poter stare con te un po' di tempo, mi sembri stanca e un po' provata, come stanno i ragazzi? Ho saputo della morte di tuo padre, mi spiace molto, e il lavoro? Ti sei presa una bella pausa..."

Anna, destreggiandosi con disinvoltura nel traffico rumoroso e caotico di Lima, mi sbirciava sopra la montatura degli occhiali da vista che le calavano leggermente sul naso con l'aria interrogativa e un po' ansiosa.

Anna conosceva le difficoltà che avevo dovuto affrontare nell'ultimo anno, c’eravamo scritte delle mail con una certa frequenza, tra noi c'era da sempre una certa intimità e spesso ci confidavamo e sostenevamo a vicenda.