Professione crowdfunding

Confronto/incontro con due esperti del “finanziamento dal basso”

Tutto inizia dalla folla

Il crowdfunding non è improvvisazione, è una scienza esatta, meticolosa. È programmazione, giorno dopo giorno, d’idee embrionali che, se davvero valide, possono raggiungere risultati insperati. Gli ingredienti di un progetto appetibile sono tanti: ricompense, video, descrizione, attività social e di PR. Come riuscire in un’attività così impegnativa e, soprattutto, così vasta?

Occorre perseveranza ma anche competenze giuste e le professionalità necessarie a raggiungere lo scopo. In soccorso di tutti gli aspiranti progettisti, ecco due figure professionali, in passato appartenenti a settori lavorativi diversi, ma che a oggi gravitano in “orbita crowdfunding”.


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Maurizio Imparato, napoletano, 47 anni, laureato in Economia, con un’esperienza di formatore e manager in Vodafone, Seat Pagine Gialle e Manpower, di professione fa il crowdfunding trainer, o “allenatore talenti”, come ama definirsi. Marcella Loporchio, 48 anni, laurea in scienze politiche, master in gestione delle risorse umane, consulente del lavoro, specializzata in sviluppo d'impresa, gira l’Italia come crowdfunding specialist.

Abbiamo messo a confronto i loro stili di vita professionali, passioni e obiettivi per saperne di più sul mestiere e la “giornata tipo” di questi veri “ambasciatori del crowdfunding”.

Quando sei stato/a folgorato/a sulla via del crowdfunding?

M.I. Per caso sono finito sulla campagna di Pebble, l'orologio che si collega allo smartphone: è stato amore a prima vista. Ho trascorso un paio di mesi a studiare tutto quel che c'era in rete sul crowdfunding ed ho tirato fuori il primo corso sull’argomento.

M.L. È successo circa 4 anni fa, quando su Internet mi sono imbattuta in Kickstarter. Cercavo qualcosa che non desse più giustificazioni a chi voleva mettere in pratica la propria idea ma non aveva gli strumenti per farlo. Il crowdfunding è senza dubbio la soluzione giusta e ho pensato, quindi, di scrivere un e-book, gratuito e scaricabile sul mio sito.

Qual è ora la tua missione?

M.I. Allenare talenti. Tutti noi ne possediamo tanti e il crowdfunding dà a tutti noi maggiore consapevolezza.

M.L. Diffondere la conoscenza dello strumento "crowdfunding" per offrire possibilità e prospettive a chiunque sia disposto a mettersi in discussione, consapevoli delle difficoltà che incontrano e dei sacrifici necessari a raggiungere il successo.

Il termine crowdfunding si può tradurre in italiano?

M. I. Sì, certo. Colletta è il nome giusto.

M.L. Secondo me no. E' come tradurre il tipico termine napoletano "cazzimma": ti ci puoi avvicinare ma il significato lo dà la parola stessa.

L'Italia è un paese per il crowdfunding?

M.I. L'Italia è un paese fondato sulle relazioni sociali. Occorrono pazienza e perseveranza perché le persone abbiano ben chiare tutte le potenzialità del “finanziamento dal basso”.

M.L. Sì, anche se ancora non tutti ne sono consapevoli o fiduciosi, per un’innata diffidenza tutta italiana nei confronti del “nuovo”. Eppure le idee geniali sono davvero tante! È importante, di conseguenza, portare avanti workshop e/o pubblicare articoli che narrano i casi di successo. Anche parlare degli insuccessi è importante, per imparare dagli errori propri o altri vuol dire crescere. Ribaltiamo l’assoluta negatività che permea la parola “fallimento”.

Chi ha più difficoltà nel capire il crowdfunding?

M.I. Chi pensa che sia uno strumento di finanziamento facile.

M.L. Lo scettiscismo è generalizzato, c’è però, al tempo stesso, molta curiosità. Spero che la strada intrapresa sia quella giusta.

Chi lo comprende subito?

M.I. Tutti coloro che sono profondamente permeati di socialità.

M.L. I sognatori e chi vuol far sentire il proprio peso nel mondo. Chiunque vuole scommettere su se stesso e andare controcorrente.

Quali sono i lati più negativi della vostra professione?

M.I. Il crowdfunding è ancora uno strumento estremamente giovane. Le dinamiche di fondo sono le stesse raccontate da Marcel Mauss nel “Saggio sul dono”. Peccato che pochissimi se ne rendano conto e ancor meno sono quelli che si lasciano formare.

M.L. Per me non ci sono lati negativi, ogni giorno è una sfida, faccio ciò che mi piace e mi appassiona, anche quando qualcuno mi prende per pazza o dice che "vendo chiacchiere e fumo" ne sono felice. Vuol dire che si ricorderà di me e un domani sarà mio fan.

E gli aspetti che danno maggiore soddisfazione?

M.I. Verificare che le persone accedono alle loro migliori risorse. Scoprire come i talenti inespressi vengono a galla. Vedere che la gente si ricrede su tanti luoghi comuni.

M.L. Osservare le storie di uomini e donne che dicono di non aver nulla da offrire e poi scoprono di possedere un cassetto pieno di idee e risorse. La bellezza del crowdfunding sta nella capacità di unire le persone e far crescere la rete: il sorriso e i ringraziamenti diventano gli elementi distintivi che ti fanno superare le difficoltà.

L'evangelizzazione sul crowdfunding è destinata a finire?

M.I. Il crowdfunding non esiste. È un mezzo semplice per attivare un percorso di sviluppo personale. Allenare talenti è una professione troppo bella per essere abbandonata.

M.L. Non amo pensare a qualsiasi cosa per tutta la vita, quindi non credo al crowdfunding per sempre, ipotizzerei tuttavia un crowdfunding 2.0. Prima o poi, vorrei svegliarmi circondata da tante persone che hanno realizzato il loro progetto e ne stanno creando un altro, ogni notte faccio questo sogno. Ora però sono troppo concentrata su quello che faccio di giorno: comunicare "il meraviglioso mondo del crowdfunding".

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