Il rock delle montagne

A tu per tu con L’Orage, tra riferimenti colti e sfumature folk

Un successo dalle radici valdostane

Quando si parla di rock è facile limitare la discussione al solo genere musicale. In realtà il rock è un vero e proprio linguaggio in grado, da sempre, di indicare precisi modelli comportamentali, stilistici, relativi alla vita sociale o alla propria filosofia di vita. Conoscere il gruppo L’Orage, sostenerlo e accompagnarlo verso il successo con il sostegno di Poste Italiane e Visa nell’ambito Postepay Crowd, è come scoprire una nuova lingua, un originale mondo espressivo fatto di particolari sonorità e riferimenti espliciti a “mostri sacri” della letteratura e/o filosofia mondiale.

Da Rimbaud a Calvino, passando per Pavese, la capacità de L’Orage sta nel mescolare sapientemente antico e moderno, estro musicale e sensibilità letteraria.


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La Macchina del Tempo

L’originalità delle composizioni del gruppo non è passata inosservate alla platea di fan che ha sostenuto il loro ultimo album La Macchina del Tempo con il crowdfunding: traguardo prefissato raddoppiato e 433 sostenitori. Le parole di Francesco De Gregori, con cui hanno cantato all’Arena di Verona per Rimmel 2015, spiegano al meglio il perché di questo entusiasmo: “Band di culto che mescola sapientemente rock, canzone d’autore e musica popolare”.

Abbiamo posto alcune domande a Remy Boniface, fondatore del gruppo, riguardo al loro progetto, perché i segreti di un successo annunciato non restino tali.

Come sono stati impiegati i fondi raccolti?

Abbiamo pagato parte dei costi di produzione (Studio Terminal 2 di Roma e studio MeatBeat di Aosta) del nostro ultimo disco "Macchina del Tempo". Inoltre, sono serviti per le spese di spedizione delle ricompense (cd, magliette e cappellini) e le relative fatture, per il furgone utile ai nostri spostamenti in giro per l'Italia.

Chi sono stati i principali sostenitori della campagna?

Abbiamo la fortuna di essere seguiti dai nostri fantastici fan, ragazzi che non si risparmiano nel seguirci durante i nostri concerti e, ancora una volta, ci hanno aiutato e sostenuto ricevendo il disco in anteprima rispetto all'uscita nei negozi.

Il crowdfunding ha aumentato la vostra notorietà in Italia?

Inizialmente c’era un velo di scetticismo sul progetto, con il passare del tempo e con l’aumentare delle offerte, l’attenzione di stampa e critica è andata crescendo. Non solo, ai nostri fan abituali si sono aggiunte nuove persone di tutte le età, gli inviti a concerti prestigiosi non sono più una rarità.

Un'esperienza da ripetere quindi?

Sicuramente un'esperienza da ripetere, senza “abusarne”, perché necessita di una programmazione ben precisa e obiettivi chiari.

Il connubio musica e crowdfunding è sempre più frequente

In questi tempi in cui i soldi pubblici per la cultura scarseggiano, la possibilità di un finanziamento dal basso, tramite il crowdfunding, magari attraverso una realtà efficiente come Eppela, credo sia un'ottima opportunità per chi vuole fare musica di realizzare i propri progetti. E' una strada che molti nostri colleghi dovrebbero seguire.

Che suggerimenti sul crowdfunding dareste a una band?

Fatelo, ma fatelo bene! Preparate meticolosamente ogni parte del progetto, un adeguato piano di comunicazione e le ricompense. Se possibile, delegate qualcuno esterno alla band che possa seguire il progetto, retribuito in proporzione al successo della campagna, sarà spronato a lavorare giorno e notte per la band. Noi l’abbiamo fatto e ha funzionato.

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