Dalla società dell’immagine alla società che non t’immagini

È attiva la campagna di crowdfunding del fotografo Massimo Mastrorillo lanciata per la realizzare il volume fotografico "Aliqual"

Guardare dentro un terremoto

Sono passati sei anni dall’evento che ha scosso la città abruzzese e frantumato la sua comunità. Mastrorillo, attraverso le 80 foto del progetto Aliqual, parla di “tempo sospeso” tra le macerie di quello che c’era e quello che ormai non c’è più, dopo l’abbandono del centro storico. Finiti i circhi mediatici, gli appelli internazionali e le parate politiche sembrava che più nessuno volesse mostrare quella ferita al centro dell’Italia.

Aliqual, sovversione del nome L’Aquila, è il risultato di una ricerca fotografica durata sei anni e che il 15 settembre scorso è stata presentata come mostra, a cura di 3/3 e realizzata in collaborazione con D.O.O.R., presso la Leica Galerie di Milano, dove è visitabile gratuitamente fino a ottobre.

Gli scatti dimostrano quanto il nostro Paese non riesca a trovare soluzioni utili e funzionali a ciò che gli accade: tutto resta fermo e barcollante.

Mastrorillo, che ha già documentato le conseguenze di altre catastrofi (lo tsunami indonesiano del 2004 o il disastro nucleare a Fukushima), e parlando dell’intervento statale in Abruzzo dichiara: «gli abitanti sono stati costretti a spostarsi dal centro alla periferia, quando cent’anni prima, dopo un altro terremoto, erano stati consegnati loro i materiali e la possibilità di ricostruire da sé la città».

La campagna, che ha già raggiunto 1/3 del traguardo, è attiva fino al 25 ottobre, prevede tra le ricompense le copie del volume e un workshop sul visual storytelling.

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