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Un anno di successi con FutureLab

Intervista a Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità Gruppo Unipol

Un anno insieme

Ha appena festeggiato il suo primo anno di vita con l’avvio di una ventina di attività imprenditoriali in Italia e tante prospettive per il 2016 UnipolSai FutureLab, l’iniziativa del gruppo UnipolSai nata per supportare progetti di natura sociale e culturale, lanciati in crowdfunding su Eppela. Attraverso il finanziamento della metà delle idee che raggiungono il 50% del budget prefissato (fino a un importo massimo di 5mila euro), UnipolSai sostiene importanti campagne nei settori della sharing e green economy. Meritano una menzione speciale i programmi di Legambiente per il recupero di aree dismesse del Paese, o la recente call per la mobilità dedicata a un utilizzo sostenibile, consapevole e inedito delle biciclette.


Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità Gruppo Unipol, soffia sulla prima candelina e traccia un bilancio di questi 12 mesi con Eppela.


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Che risultati ha prodotto il primo anno di UnipolSai?

Nel primo anno di UnipolSai FutureLab abbiamo riscontrato una particolare attenzione per valori come il senso civico, la propensione all’innovazione, una spiccata creatività, desiderio di preservare il grande patrimonio storico-artistico dell’Italia ma soprattutto voglia di mettersi alla prova e condividere esperienze. Parlando di numeri abbiamo registrato, ad oggi, valore delle offerte raccolte pari a circa 130mila euro e oltre 60 mila euro finanziati dal Gruppo. Più di 500 proposte di progetti di cui 20 selezionate per il programma, oltre il 70% dei progetti pubblicati sulla piattaforma di Eppela hanno raccolto i fondi necessari per partire.

Il crowdfunding è uno strumento per sostenere la ripresa?

Il crowdfunding rappresenta uno strumento di crescita della fiducia che può sostenere l’imprenditorialità, pur mantenendosi su dimensioni ristrette. È un sistema che permette ai finanziatori di scegliere a chi destinare i fondi, diversamente da come avviene in un’istituzione finanziaria classica. Questa forma di finanza collaborativa che si caratterizza per il coordinamento della domanda (persone o aziende che hanno bisogno di finanza) e dell’offerta (persone disposte ad offrire risorse) è operata da piattaforme digitali. La maggior parte delle piattaforme italiane attualmente attive si colloca nel cosiddetto modello reward-based (raccolta finanziamenti a fronte di una ricompensa), l’ammontare dei finanziamenti erogati supera i 30 milioni di euro, prevalentemente diretti verso progetti di natura sociale. I dati attualmente disponibili sono tratti da sondaggi e suggeriscono come tale mercato peer-to-peer possa rivelarsi una vera fonte di finanza alternativa per soggetti che storicamente hanno difficoltà ad accedere ai canali di finanziamento convenzionali come startup, piccole e medie imprese.

Quali sono le prospettive per il futuro dell’iniziativa?

Nel Regno Unito, un mercato dove i finanziamenti di natura industriale per le piccole e medie imprese sono prassi, si contano finanziamenti per 1 miliardo di sterline erogati a 7.000 PMI nel solo 2014, il 2,4% del mercato complessivo.

Questo dato ci suggerisce che le PMI si rivolgono alla finanza alternativa perché non riescono a reperire fondi altrove. Non è un caso che il 33% delle PMI che hanno compiuto transazioni di factoring (lo scambio di fatture per finanziamento) abbiano dichiarato che non sarebbero riuscite a trovare fondi in altro modo.
Sembra evidente come la possibilità di accedere alla finanza peer to peer contribuisca alla crescita delle aziende e abbia quindi un importante impatto sociale. Per questo UnipolSai ha valutato l’esperienza di Eppela coerente con i propri principi di sostenibilità e continuerà a guardare con interesse all’evoluzione della sharing economy, ed in particolare alle sue manifestazioni nel mondo finanziario, valutando le nuove possibilità che ogni giorno si presentano sul mercato.

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