La musica non va in quarantena

In questa quarantena, Walzer ci fa una sorpresa: un album di inediti.

Com'è nata l'idea di presentarti a un Talent Iraniano e quale era il tuo scopo?

Beh, devo dire che non c'è stata molta premeditazione, è stato tutto frutto del caso e dell'incoscienza.

Facendo un rapido riassunto: Quando nel 2008 uscì il video di CelestinoCamicia su YouTube, con l'italianizzazione del brano Pariyah di Shaharam Shabpareh trasformato in Esce Ma Non Mi Rosica, e un amico me lo segnalò, io uscii di testa.

Mi faceva molto ridere ed era diventato un cult all'interno della mia compagnia, lo citavamo di continuo.

Così, essendo un musicista, mi chiesi per curiosità quali fossero gli accordi, li tirai giù ad orecchio e la imparai. Sono stato così il primo in assoluto a farne una cover dal vivo, dieci anni fa.

Il brano italianizzato, da allora, l'ho eseguito sporadicamente in alcune occasioni come "curiosità" o per far colpo su qualcuno che lo conosceva, finché quattro anni fa non sono finito al matrimonio di un mio caro amico, che si sposava con una ragazza iraniana.

Durante la festa ho sfoderato la chitarra, ho cantato il brano ed è stato un gigantesco successo, tanto che un paio di invitati mi hanno poi chiesto di suonare al loro matrimonio l'anno successivo, dove questa canzone l'avrò suonata non meno di sei volte.

L'estate scorsa la moglie iraniana del mio amico mi telefona per avvisarmi del fatto che è finita nella produzione di questo programma televisivo, Persia's Got Talent, e sta reclutando gente per parteciparvi, e ricordandosi del successo della mia performance il giorno delle sue nozze mi ha chiesto se volevo prendere parte al programma, sostanzialmente ripetendo la stessa esibizione di quattro anni prima, col kazoo e il tamburello.

Inizialmente ero un po' restio e timoroso, poi ho pensato che non avevo nulla da perdere e così ho partecipato alle selezioni italiane del programma, a Bologna. Anche lì la commissione si è divertita moltissimo e così sono stato invitato a partecipare alla trasmissione, registrata a Stoccolma.

Quando sono arrivato in Svezia ero perfettamente conscio di non avere possibilità all'interno del concorso televisivo, non essendo iraniano e non conoscendo il farsi, ma pensavo già che questa cosa folle che avevo accettato di fare per puro divertimento avrebbe potuto avere una piccola cassa di risonanza in Italia, dove il culto di Ascanio, nonostante i 12 anni passati, è ancora abbastanza forte.

Certo però non potevo pensare che invece il successo di questa cosa nel nostro paese potesse essere così dilagante.

Immaginavi che questa esperienza ti avrebbe dato così tanta popolarità sul web e cosa è cambiato da allora?

Come detto più su, assolutamente no. E la cosa più incredibile è che io praticamente non ho mosso un dito: La notizia de "L'italiano che va in Iran e canta Lascia Entrare Ascanio" si è sparsa autonomamente sull'internet già mezz'ora dopo la messa in onda, sul canale iraniano MBC Persia, della puntata in cui cantavo il brano. Già il giorno dopo aveva centinaia di visualizzazioni, poi migliaia.

I miei canali FaceBook e InstaGram erano intasati di commenti e richieste di amicizia e follow, le webzine mi cercavano per delle interviste, e nei giorni appena successivi la gente mi fermava per strada, La Repubblica scriveva di me, su Radio DeeJay parlavano della mia impresa e Vice mi chiedeva di fare delle stories per loro.

Non ero pronto a tutta questa popolarità ed alle pressioni legate alla stessa, non ho mai avuto un grande rapporto coi social e di certo non potevo permettermi un social meda manager, così penso forse di aver sfruttato il "momentum" non al massimo, nonostante la buona idea di lanciare una campagna di crowdfunding su Eppela sia nata proprio in quel periodo, cavalcando l'onda della notorietà.

È poi arrivata anche l'offerta di RaiDue a partecipare ad una puntata di Quelli Che... Il Calcio, che nelle mie aspettative sarebbe stata l'apice del mio momento di gloria, se non fosse che la mia partecipazione, per motivi burocratici, sarebbe stata posticipata di varie settimane, e che la puntata che mi avrebbe visto ospite sarebbe poi andata in onda l'8 Marzo, ovvero il giorno dell'inizio del periodo di autoisolamento, della pandemia COVID-19 su scala nazionale e tutte le cose e problematiche serie legate ad essa.

Insomma, questo virus ha intaccato le vite di tutti noi, e nel mio caso ha senza dubbio smorzato la portata della mia popolarità.

Ma devo dire che alcune decine di fans guadagnati grazie alla mia partecipazione al talent persiano mi sono rimaste fedeli anche dopo che l'hype cibernetico si è spento.

Suoni da oltre 10 anni, ma solo oggi hai deciso di pubblicare il tuo primo disco di inediti, cosa ha fatto scattare la molla e cosa dobbiamo aspettarci da questo disco?

In realtà suono da 18 anni, tra una band e l'altra, ma come solista sì, compirò proprio a Maggio i 10 anni di attività, dal mio primo concerto in solitaria (Dove, peraltro, suonai Esce Ma Non Mi Rosica la prima volta).

Il fatto è che per tutta la mia vita musicale ho principalmente cantato covers, quando non suonavo con progetti di musica originale dove il materiale era per lo più composto da altri (Anche se qualche co-composizione negli anni l'ho registrata e suonata dal vivo).

L'impulso ad iniziare a suonare, nel 2002, mi è venuto proprio perché volevo suonare le loro canzoni, ed in generale le canzoni che mi piacciono.

Il fatto è che due elementi mi hanno sempre un po' frenato: uno, il principale, è la pigrizia. È davvero difficile per me portare a termine qualcosa che inizio, sopratutto in un processo complesso come scrivere musica. E qui entra in scena il secondo fattore: Una probabilmente eccessiva autocritica, data da una altrettanto eccessiva ambizione. Insomma, i miei standard qualitativi sono molto alti.

Mi sono trovato così negli anni ad avere decine di spunti e registrazioni monche..

Nel frattempo un sacco di amici e colleghi mi chiedevano come mai io non scrivessi canzoni, cosa che per alcuni di loro era normale.

Tra questi amici, il primo in assoluto ad invitarmi a fare un disco mio è stato Dudu dei Selton (La band brasiliana trapiantata a Milano, grandi amici) dopo un concerto in cui avevo cantato con loro, cinque anni fa.

E dopo di lui, nei quattro anni a venire, dove nel frattempo mi sono stabilito a Milano dalla provincia, tantissimi, tantissimi altri colleghi, che evidentemente in me vedevano del talento, mi hanno spronato a fare "cose mie", a lanciarmi, a scrivere, a registrare.

Moltissimi di loro si sono detti anche disponibili e felici di suonare nel mio disco, quando l'avrei fatto.

Gli ultimi, in ordine di tempo, a farsi avanti, sono stati, oramai un anno fa, Lino Gitto e Roberto Dell'Era (Due terzi dei The Winstons, brillante trio prog rock), i quali una sera mi hanno braccato cercando di convincermi a fare un disco, e proponendosi di produrlo e di suonarci sopra. Evidentemente credono molto in me.

Mi hanno invitato a mandargli dei demo, dei provini, come anche altre persone prima di loro. Solo che, se prima facevo cadere la richiesta nel dimenticatoio non mandando nulla, per imbarazzo, questa volta pensavo, anche per la bravura e feeling con le due persone coinvolte (Con le quali ho suonato molte volte), che ne sarebbe valsa la pena. Ma ero comunque un po' terrorizzato dall'idea di "esporre" le cose alle quali avevo lavorato segretamente nel corso di tutti questi anni, specialmente data la loro incompletezza.

Alla fine mi sono rifatto vivo con Lino solo a Dicembre, mandandogli una selezione di dieci brani: Molti di questi erano ancora incompleti.

Alla fine ci siamo detti che ne avremmo riparlato col nuovo anno, e poi, appunto, è successo di tutto: Il talent persiano, la pandemia eccetera...

Però, appunto, il successo sul web mi ha permesso di avere l'idea di lanciare il crowdfunding qui sopra, ed alla fine di espormi di più circa l'idea di FARE un disco. E devo dire che ora mi sto convincendo anch'io della cosa, e durante questi giorni di quarantena ho davvero ripreso a lavorare sulle canzoni.

Cosa aspettarsi dal disco ancora non lo so, nelle mie intenzioni e nei miei sogni dovrebbe essere un album di classic rock, molto curato nei dettagli e negli arrangiamenti e suonato e registrato "alla vecchia", qualcosa che suoni anni '60-'70, come le cose che piacciono a me, le stesse che, 18 anni fa, mi hanno fatto iniziare a suonare.

Nella tua campagna emerge un legame con diversi stati, culture e lingue ci racconti da cosa è dato questo mix e qual è il tuo rapporto con l'estero a livello musicale?

Beh, io nasco già cittadino del mondo: Mio padre è italiano, salentino, e mia madre spagnola, delle isole Canarie, e si sono conosciuti in Svizzera parlando in tedesco.

Sono cresciuto in un ambiente bilingue e fin da piccolissimo sono stato a contatto con un mondo completamente diverso dall'Italia, appunto le quasi-tropicali Canarie che visitavamo spesso ma anche la fredda e teutonica Svizzera, dove avevamo ed ancora ho parenti e dove eravamo di casa.

Mi sono così abituato sin da molto piccolo a muovermi tra diverse culture ed a parlare lingue differenti.

Forse anche per questo ho avuto fin da che ero un infante una grande facilità con l'inglese, lingua che parlo da quando avevo 6 anni ed alla quale oggi sono affezionatissimo, forse addirittura più che alle mie lingue madri (O lingue madre?).

Nel corso degli anni poi, specialmente per via dei miei ascolti musicali, ho sviluppato una vera e propria fascinazione per il Regno Unito e tutto ciò che è "brit", quindi ovviamente ho perfezionato vieppiù il mio inglese semplicemente imparando canzoni ed ascoltando continuamente le voci dei miei beniamini, sul palco o nelle interviste, e leggendo tantissimi libri e webzine in inglese. 

La vita, poi, mi ha messo in contatto con gente di varie parti del mondo, come capita a tutti: A parte i miei parenti svizzeri, alle elementari una mia maestra era francese, al liceo avevo una compagna di classe iraniana (E forse proprio qui scatta il mio rapporto con l'Iran...), in Toscana ho conosciuto molti americani, inglesi, tedeschi, argentini e via dicendo, e poi appunto ho conosciuto e sono diventato amico dei Selton, che a loro volta mi hanno introdotto a tante altre persone brasiliane.

In generale negli ultimi tre anni ho cominciato ad esibirmi all'estero con veri e propri concerti, anche se in realtà mi ero già esibito a Londra, ma solo come busker.

Tramite amici che studiavano lì, sono finito a Monaco Di Baviera, in Germania, dove ho tenuto tre concerti, che poi mi hanno portato ad esibirmi con la mia band storica, Mike Pastori & His New Dodos, ad un matrimonio a Friburgo.

Poi ho suonato anche a Vienna, in Austria, ed ancora recentemente in Lussemburgo. E chiaramente anche a San Marino, che comunque è all'estero.

Insomma, ho girato un po' e mi piace mantenere un'impronta internazionale in quello che faccio.

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