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Desiderare è ancora possibile

Le campagne di crowdfunding che riguardano le aspirazioni sono le più affascinanti

Il desiderio fa fiorire ogni cosa - Proust

Ogni giorno riceviamo decine di proposte ed è relativamente facile effettuare una selezione quando si tratta di prodotti, start up o servizi innovativi, perché la nostra griglia di valutazione è chiara, quasi scientifica, frutto di questi anni di lavoro e dall'analisi dei casi di successi e di quelli "andati male". Ma quando ci scrive un'associazione, uno studente o chiunque altro abbia una spinta aspirazionale più forte del progetto in sé, per noi diventa difficile...

Spesso c'interroghiamo sullo spazio da dare a queste campagne e se sono in linea con la nostra direzione e quasi sempre decidiamo di fare un passo indietro. Il nostro compito in fin dei conti è quello di "dare spazio" perciò, in questi casi, non possiamo che valutare il modo in cui i progettisti raccontano e si raccontano. Così vince l'empatia.

Il finanziamento collettivo permette alle persone di aderire in modo del tutto libero e scegliendo "fino a dove arrivare", per questa ragione solo coloro in grado di rendere gli altri partecipi del proprio progetto riusciranno a raggiungere il traguardo. In tal senso il crowdfunding è un po' come votare: ti supporto se mi convinci, se mi offri una visione che posso riconoscere.

Naturalmente tutti coloro che provano la via del crowdfunding hanno un desiderio - Alessia, Flavia e Mariachiara vogliono studiare cinema, i ragazzi di Active Media vogliono far ripartire la loro radio, la cooperativa Tabità vuole aprire un panificio solidale - e nessuno può sapere esattamente quante persone sono disposte a condividerlo prima della campagna.

Certo alla fine si tratta di soldi, ma il crowdfunding è anche qualcosa in più: il bello sta proprio a metà strada tra il desiderio di qualcuno e la fiducia degli altri.

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