I costumi della prima di Turandot, un capolavoro da restaurare

Si pensava fossero perduti, ma sono stati ritrovati. Diamo nuova vita ai costumi di Turandot!

Era il 25 aprile del 1926 quando al Teatro alla Scala di Milano andava in scena per la prima volta l’ultimo capolavoro incompiuto di Giacomo Puccini: Turandot

I costumi di scena erano abiti ricchi e sontuosi. Bellissimi!

Nel corso del tempo, dei costumi di Turandot si è persa ogni traccia. Ma il Museo del Tessuto di Prato è riuscito a ritrovarli

Lo stato di conservazione è pessimo, questi preziosi reperti sono gravemente danneggiati e necessitano di importanti interventi di restauro per essere restituiti al pubblico. 

La Regione Toscana ha stanziato un contributo a copertura di una parte dei costi di restauro.

Per completare l’opera, per riportare alla luce un prezioso pezzo di storia del costume, della lirica e del teatro italiano, c’è bisogno del contributo di tutti.

Un’operazione dell’immenso valore culturale, importantissima per il Museo del Tessuto di Prato e per tutti noi. 
Se ne è parlato anche al TG1 in prima serata.


Scopriamo tutti i dettagli dell'iniziativa con i progettisti…

Ci raccontate brevemente la storia del Museo del Tessuto, il suo valore e il legame con la città di Prato?

Il Museo del Tessuto di Prato nasce nel 1975 all’interno dell’Istituto Tecnico Industriale Tessile Tullio Buzzi e nel 2003 il Museo trasferisce la sua sede presso i locali restaurati dell’Ex Cimatoria Campolmi, fabbrica simbolo della storia tessile di Prato e importante esempio di archeologia industriale.

ll tessuto è parte della storia, delle tradizioni e dell’identità della città di Prato e il Museo del Tessuto custodisce la memoria storica della città e al contempo le sue future potenzialità. Infatti, il Museo ha il compito di preservare una collezione di rilievo internazionale e promuovere la conoscenza del tessuto ispirando studenti, professionisti e future generazioni di creativi del settore tessile.

Quali sono le opere più rilevanti e particolari che contiene il Museo del Tessuto?

Il Museo documenta la storia del tessuto attraverso collezioni eterogenee: tessuti antichi e contemporanei, macchinari, bozzetti, figurini di moda e abiti che percorrono la storia del costume dal XVI secolo fino ai giorni nostri.

Degna di nota per l’eccezionale stato di conservazione è la collezione rinascimentale tra cui spiccano le camicie e una scarsella, raro esemplare di borsa da uomo porta denari. 

Vi va di raccontarci qualche aneddoto in particolare del ritrovamento del costume?

Forse non molti sanno che il ritrovamento del costume è stato un evento inaspettato anche per il Museo. Infatti, quando è arrivato il baule al Museo, sapevamo soltanto che conteneva dei bei costumi di scena dei primi del 900, appartenuti al soprano pratese Iva Pacetti ma non erano mai stati messi in relazione con i costumi della prima assoluta di Turandot al Teatro alla Scala. 

Cosa avete pensato e come vi siete sentiti appena lo avete ricevuto?

La vera emozione è arrivata quando la curatrice Daniela Degl’Innocenti ha esaminato da vicino i costumi di Iva Pacetti: <<la vista della fenice sulla manica mi ha fatto venire in mente numerose opere che appartenevano al periodo déco, in modo particolare le decorazioni pittoriche e su ceramica di Galileo Chini. Inoltre la fenice è il simbolo cinese dell’Imperatrice, da questo risalire all’opera è stato quasi immediato … era il costume di Turandot! Le foto della primissima dell’opera hanno confermato le mie intuizioni e mi hanno permesso di identificare il costume e la corona. Mi sono sentita pervadere dalla felicità …forse come Howard Carter quando ha visto i tesori della tomba di Tutankhamon>>

Perché questo costume è così importante e cosa rappresenta per gli appassionati di Puccini e delle sue opere?

Turandot è l’ultimo capolavoro che il Maestro Giacomo Puccini ha lasciato a tutti gli appassionati dell’opera lirica e questi costumi rappresentano una parte della storia del teatro lirico italiano. Non solo. 

Ancora oggi, Turandot è tra le opere più rappresentate al mondo e continua ad essere oggetto studi e ricerche sulla scelta degli artefici che ne hanno decretato il successo agli esordi. Senza dubbio, l’analisi dei costumi ritrovati porterà nuove importanti scoperte.

Perché avete scelto il crowdfunding per il restauro del costume?

Quando un bene entra nel patrimonio del Museo diventa automaticamente patrimonio di tutti. Il Museo non è però un mero contenitore di oggetti bensì dialoga continuamente con i cittadini per tutelare e valorizzare al meglio le collezioni. Il crowdfunding, sopperisce al bisogno di fondi, ed è al contempo un modo per far partecipare tutti al progetto di recupero di questi splendidi costumi.

Quali sono i vantaggi e le esclusive che adesso avranno i sostenitori di questo progetto?

Oltre alle tante ricompense già presenti sul sito di Eppela dall’inizio della campagna, come il foulard del Museo del Tessuto o il catalogo autografato dagli autori, grazie alla collaborazione con il Fondazione Festival Pucciniano e della Fondazione Simonetta Puccini, possiamo ora offrire ai sostenitori del crowdfunding anche dei biglietti per la stagione lirica del Festival Pucciniano 2020 con visita esclusiva al backstage e l’ingresso alla Villa Mausoleo di Torre del Lago Puccini.

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