Trasformare le scritte sui muri in canzoni

Chibo, la cantautrice ironica e irriverente che fa innamorare tutti con i suoi muri cantati

Chibo, all’anagrafe Chiara Elisa Boi. La parola all'artista, chi è Chibo?

Chibo è la parte piú ironica e creativa di me, quella piú spensierata che si prende un po' meno sul serio. Ho sempre scritto canzoni sin da quando, da ragazzina, ho preso in mano la mia prima chitarra. Ho cominciato a scrivere canzoni in inglese perché volevo dar sfogo alle mie emozioni ma allo stesso tempo celarle un po'.

Con le canzoni in italiano i temi sono cresciuti e cambiati tanto quanto me. Negli ultimi anni è diventato sempre piú spontaneo, per esempio, scrivere canzoni ironiche: sento questa modalità di espressione e comunicazione piú affine al mio modo di essere. 

Poi è arrivata l’ idea di Canto I Muri, che è stata una rivoluzione a 360º.
 

Canto i muri, un progetto super creativo che fa innamorare e divertire. Com'è nata l’idea?

Stavo camminando nei pressi di casa mia a Milano, ho visto un muretto pieno di disegni, murales e scritte come “nuova pirla”, “zizze” e altre dediche “colte". E’ stato come un flash, me le sono immaginate come parole di una canzone, intera, fatta tutta esclusivamente di scritte sui muri. Ho fotografato quelle che avevo visto, sono andata a cercarne altre, e ho creato un archivio di foto. 

La prima canzone sui muri, “Le mucche di legno” è stata una miscela di assurdità  e delirio.

Ti va di raccontarci alcune scritte che ti hanno dato l’ispirazione in modo particolare?

Di sicuro le scritte con frasi volgari, sgrammaticate, no sense, sono quelle che vanno per la maggiore e che, oggettivamente, fanno più ridere. Mi ispira l’assurdità di alcune frasi no sense come “Se vuoi andare andaci”, altre geniali come “I figli dei vegani li porta la cicoria”…

In generale la scritta che mi da ispirazione è quella che, nel momento stesso in cui la sto leggendo, mi suona musicale: se riesco ad immaginarla ritmicamente e melodicamente subito, vuol dire che funziona. 

Quello che mi ispira particolarmente è riuscire a creare una connessione tra tutte le scritte, cercare un filo logico nello sviluppo del testo, una tematica comune, come se le scritte parlassero tra di loro nonostante siano state create da persone diverse, sconosciute tra loro e a chilometri di distanza.

Da qualche anno il tuo percorso artistico si è intrecciato con il Cabaret milanese e Teatro Zelig. Com’è avvenuta la connessione e che spinta ha dato alla tua carriera?

La prima connessione è avvenuta un anno e mezzo fa, quando ho partecipato a Zelig al “Fun Cool Music Awards”, il primo festival della musica divertente, presentato da Marco Maccarini e presieduto dai giudici Roy Paci, Paola Maugeri, Corrado Nuzzo, Davide Civaschi.
In quell’ occasione ho avuto il piacere di conoscere Giancarlo Bozzo e di esibirmi per la prima volta sul palco del teatro Zelig con un mio brano, “GLIO”, che parla di un mio difetto di pronuncia. E’ stata un’esperienza nuovissima per me ed entusiasmante. Quella è stata la prima connessione.              
Un anno dopo, quando è nata l’idea di “Canto I Muri”, ho pubblicato le prime video canzoni su Instagram: Davide Paniate, presentatore e conduttore di Zelig le ha viste e mi ha invitata al Laboratorio Artistico, dove ho cominciato ad esibirmi.
Salire sul palco che ha fatto la storia del cabaret in Italia e che ha lanciato i più grandi comici di sempre, è sempre un grande onore. 
Oltre a Zelig ho la fortuna di esibirmi anche in altri spettacoli di cabaret (con l’Accademia del Comico a Milano; il Festival Cabaret Emergente di Modena), di teatro canzone (con Dramatrà in visite teatrali-musicali itineranti a Milano per far scoprire la cittá in modo divertente,  e telegrammi cantati) e d’improvvisazione (con l’ABIT di Brescia). Tutto questo è fondamentale per tanti aspetti: la capacitá di stare davanti al pubblico, creare connessione ed empatia, saper costruire uno show che funzioni.
Tramite Zelig ho conosciuto Davide Civaschi (Cesareo), chitarrista di Elio e le Storie Tese. La prima volta che mi ha contattata ero quasi incredula. Mi ha invitata in studio per parlare del mio progetto ed è stato un altro capitolo incredibile di tutta questa storia. 

Perché la scelta del crowdfunding? Quali sono i punti di forza della tua campagna?

Ho scelto il crowdfunding perché ho bisogno di sostegno per rendere il mio progetto professionale, vorrei poter lavorare a nuove idee e svilupparle insieme a professionisti a cui affidare la registrazione dei brani e la realizzazione dei video.

Inoltre l’opportunitá di ricevere un co-finanziamento da parte di PostepayCrowd, nel caso io raggiuga la metà del traguardo prefissato, è un grosso incentivo per chi, come me, ha un progetto ma non ha le disponibilitá necessarie per farlo partire. 

Il punto di forza della mia campagna credo sia l’idea stessa di cantare i muri, ma lo è anche la scelta di ricompensare i miei sostenitori con la mia creativitá, con l’audio e video ringraziamento musicale personalizzato, il telegramma cantato o il concerto a domicilio. 

Spero che la campagna vada a buon fine, ma come in tutte le esperienze – e qua ci starebbe una scritta sui muri conclusiva cantata – “l’importante è il viaggio, non la meta”. 

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