Luogo d'Arte, Luogo di Memoria

Il crowdfunding scongiura la chiusura di uno dei più importanti simboli di Prato

Un luogo prezioso, troppo prezioso per andare perduto

L’ex convento di San Domenico è uno dei tesori più preziosi di Prato.

Costruita fra il 1200 e il 1300, la chiesa presenta una facciata medievale e degli interni meravigliosamente barocchi.

La particolarità del museo di San Domenico affonda le sue radici nel 1974, diventando un caso unico in tutta Italia: al suo interno è presente il Museo di Pittura Murale.

È stata la prima struttura in Italia atta a conservare e tramandare gli affreschi staccati e le sinopie.

Le opere d’arte del museo di San Domenico, però, non finisco con il Museo di Pittura Murale, perché il luogo presenta una vasta quantità di reperti archeologici e oggetti d’arte sacra.

Nel 2012, purtroppo il museo ha dovuto chiudere, ma l’associazione ArteMia ha attivato una raccolta fondi che grazie al crowdfunding ha salvato questo importante centro culturale.

Abbiamo deciso di rivolgere qualche domanda agli autori di questo progetto.

Raccontateci più nel dettaglio la storia dell'ex convento di San Domenico.

Nel 1281 un gruppo di frati domenicani ottennero dal Comune di Prato la concessione di un’area libera - subito all’esterno delle mura del XII secolo – nella quale costruire un convento e una chiesa

Il complesso conventuale, quindi, ha un aspetto trecentesco ma l’interno della chiesa è barocco: nel 1647 due fulmini la colpirono incendiandola; rimase in piedi solo la struttura esterna; un guscio vuoto che fu ricostruito negli anni centrali del XVII secolo. Il convento, passato ai francescani nel XVIII secolo, fu abitato dai frati fino al 2003.

Quali sono le opere più rilevanti che contiene al suo interno?

Sicuramente il nucleo di ceramiche di epoca medievale (a cavallo tra XIII e XIV secolo) frutto di una straordinaria scoperta nelle volte del coro della chiesa di San Domenico: centinaia di vasi, da cucina e da mensa, intatti, fatto di per sé straordinario visto che di solito vengono rinvenuti in tanti frammenti. 

Uno scavo, tra i pochissimi in Italia, in cui gli archeologi hanno avuto modo di studiare nel dettaglio questa particolare tecnica costruttiva di riempimento delle volte. 

Vale poi la pena menzionare il nucleo di graffiti provenienti dal muro di cinta del giardino di palazzo Vai (a cui si accedeva dall’attuale via Verdi), databili al 1480-90, perché sono un rarissimo esempio di decorazione quattrocentesca a graffito: una tecnica particolare con la quale, su uno strato grigio di calce, veniva steso un sottile intonaco bianco sul quale si incideva il disegno e si grattavano via alcune parti per far emergere lo scuro sottostante.

Cosa rappresenta il museo di San Domenico per la città di Prato e la sua comunità?

La città di Prato, dopo un periodo di indubbia crisi, sta cercando di riscoprire la propria vocazione turistica. Un museo del genere già in passato ha ricoperto un ruolo di vera eccellenza e con il nuovo allestimento lo sarà ancor di più. 

Il museo andrà nuovamente ad ampliare l’offerta culturale che la città offre e potrà essere il fulcro di tante iniziative che orbiteranno intorno a tutto il complesso dell’ex convento: visite, laboratori, mostre, etc. che potranno aprirsi al quartiere stesso per dare inizio ad un’aupicabile riqualificazione di tutta la zona.Perché avete scelto il crowdfunding per la riapertura del museo?

Perché avete scelto il crowdfunding per la riapertura del museo?

Tutto il complesso di San Domenico è stato a lungo un vero punto di riferimento per la città ma nell’ultimo decennio si è lentamente trasformato in un “non luogo”: la comunità conventuale non esiste più, il museo è stato chiuso e la parrocchia si sta svuotando. 

Abbiamo quindi pensato che organizzare un crowdfunding avrebbe portato benefici non solo economici: la campagna in corso, infatti, ci sta dando la possibilità di porre l’attenzione della città su tutto il complesso di San Domenico e ci sta aiutando a farlo rivivere.

Quali sono i vantaggi e le esclusive che adesso avranno i sostenitori di questo progetto?

Prima di tutto va detto che anche chi dona 5 euro avrà la possibilità di considerarsi protagonista del rilancio del museo perché vedrà il proprio nome e cognome scritto nella lista dei donatori che affiggeremo all’ingresso del Museo! 

Chi ha piacere di fare, e donare, qualcosa in più avrà modo di ricevere una lettera personale di ringraziamenti scritta dal Vescovo di Prato, oppure di partecipare ad una serie di visite guidate insolite: oltre alla visita in anteprima del museo, una visita guidata ad un luogo esclusivo e solitamente non accessibile al pubblico. 

Chi donerà a nome di una associazione, di una ditta o di un ente avrà la possibilità di vedere il nome del proprio gruppo sulle teche che espongono il tesoro di San Domenico o sugli scalini che portano alle sale del museo.

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