Come la bellezza nasce dal dolore

Un progetto teatrale, un crowdfunding di (doppio) successo

La bellezza che nasce dal dolore

Un progetto teatrale che vuole scoprire se è possibile trasformare il dolore in bellezza. Un coraggioso esperimento artistico che getta le sue basi in uno dei mali più subdoli e dilanianti del nostro presente: il cancro. 

Interpretazione attoriale, elaborazione musicale, videoarte: tanti linguaggi per addentrarsi in una "selva oscura" dal quale si cerca di riemergere con una risposta.

La domanda è quella che si pone chiunque si ritrovi a combattere per vivere: Perché lottiamo?

In un mondo che fin da piccoli ci espone e ci predispone alla lotta, alla prevaricazione, è davvero possibile vivere in assenza di lotta, oppure deve arrivare qualcosa come un male tremendo che ci ponga nella posizione dello sconfitto?

Questa campagna di crowdfunding, che sostiene uno spettacolo teatrale pluripremiato di una compagnia under-30 che ha anche un risvolto benefico, ha in breve tempo raggiunto il suo obiettivo di raccolta... e lo ha fatto per due volte.

Questo testimonia come il crowdfunding sia uno strumento che permette di raggiungere e coinvolgere persone interessate e motivate a sostenere idee e creazioni che dimostrano di avere solide basi e grandi aspirazioni.

Per parlare più diffusamente di questa realtà di successo, abbiamo contattato l'Associazione Culturale Comteatro e l'autore, regista e attore Davide Del Grosso.


Perché il teatro per “trasformare il dolore in bellezza”?

Se pensiamo il teatro come un recinto sacro, questo ci appare come il luogo dove gli umani possono mostrarsi senza che venga fatto loro del male ed in cui ogni oggetto della vita, anche il più terrificante, può essere evocato senza rischio che faccia vittime. 

Perché recinto reggerà, è creato apposta. Se crediamo questo, allora è possibile evocare nel recinto i nostri dolori più ingombranti, guardarli con occhi collettivi e tentare di trasformarli insieme.

Presentateci la vostra realtà e raccontateci la vostra storia…

Il Comteatro è una piccola casa resistente che rende il teatro possibile, per tanti, da più di trent’anni. 

È un’esperienza di ricerca artistica iniziata da un maestro, Claudio Orlandini, e continuata da decine di compagni. E’ una compagnia di produzione, una scuola di teatro, un gruppo che, con tutte le incertezze del presente, teatrale e non, continua a credere nella bellezza dell’umano e del mondo di cui fa parte. 

Da dove nasce la volontà di raccontare un argomento così delicato?

C’è senza dubbio un ponte tra l’opera e la mia vicenda: mio padre se n’è quando ero bambino a causa di un cancro. 

Forse è scontato pensare come tutta la mia storia orbiti attorno a questa assenza, ma è meno immediato considerare che questo non abbia creato unicamente male. In quella assenza, in quel vuoto dentro, si crea uno spazio che reclama incontro, che cerca l’altro. 

Nel mio caso lo fa col teatro. 

Come si sviluppa il progetto teatrale e quali sono le sue necessità?

È un’opera collettiva, lo diventa ogni giorno di più. 

È sorprendente, non lo sapevamo inizialmente: è diventata il territorio di incontro di tre attori, una musicista, una videoartista. 

Insieme stiamo creando un ambiente fatto di parole, suoni, vibrazioni, proiezioni. 

Un luogo dove stare insieme a raccontare qualcosa e dove accogliere qualcuno: lo spettatore. Il luogo ha bisogno di cura. Oltre che di luci, microfoni, cavi, schede audio, proiettori...

Spiegateci perché avete scelto il crowdfunding…

Avevamo chiaro di voler dare all’opera una possibilità che andasse oltre il nostro desiderio

Una struttura in cui poggiarla: come preparare una buona culla per qualcuno che deve ancora nascere

Questo ci ha portato da una parte a far conoscere il nostro lavoro attraverso bandi, e dall’altra a immaginare il crowdfunding come movimento comunitario che permettesse di moltiplicare il nostro sogno. I sogni possono essere contagiosi.

Come vi ha cambiato (e vi sta cambiando) questa esperienza artistica e produttiva?

Credo che ancora una volta la risposta sia nell’incontro. Nella relazione

Tutto quello che sta accadendo fuori e dentro la sala prove sta creando ponti, legami, alleanze e questo, per quanto semplice, è la rivoluzione. 

Una rivoluzione di fronte alla quale la solitudine e l’individualismo impallidiscono.

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