Lo stato dell'Arte, raccontato bene

Un'analisi sulle condizioni di chi lavora nel settore della cultura, da una prospettiva femminile

Prendi l'arte e mettila al centro del dibattito

Parlare di Arte non è mai semplice. Chiunque abbia provato a farlo, anche la mente più geniale, ha solo sfiorato i contorni di un universo dalle infinite sfumature e declinazioni.

Discorso simile e ancor più delicato quando si prova ad affrontare l'argomento delle condizioni di lavoro nel mondo dell'arte.

In un'epoca come la nostra è necessario dare vita a riflessioni e azioni per promuovere l'emancipazione professionale e l'inclusione sociale in un ambiente dove toccare temi come retribuzione, valori condivisi, responsabilità d'impresa e modelli economici non è più rimandabile.

Per questo, progetti come Who's Art For sono più che mai necessari. E il crowdfunding può dare una mano a condividere la cultura.

Ne parliamo con Irene e Nicoletta, dell'associazione  R-set, promotrici del progetto.

Da dove nasce la “spinta” per dare vita a questo progetto?

WHO'S ART FOR è una risposta alle quotidiane contraddizioni riscontrate da tutti noi lavoratori dell'arte e della cultura in generale.

Troppo spesso ci ritroviamo a dover gestire progetti complessi e applicare professionalità specializzate a fronte di incarichi con compensi non adeguati, se non addirittura assenti. 

Nelle esperienze che abbiamo raccolto negli anni, abbiamo avuto modo di constatare che ciò non dipende dall'età né dal curriculum. 

Semplicemente ci viene risposto che non si ha budget a sufficienza. 

Per questo sentiamo la necessità di confrontarci e lavorare a fondo sulla sostenibilità economica dei progetti d'arte e dei progetti culturali, individuando le strategie per raggiungerla, per evitare che il peso dello sviluppo di tali progetti ricada interamente sulle spalle di professionisti e organizzazioni.

Economia, cultura, politica: l’arte è un mondo in cui convivono grandi temi. Come si affrontano al giorno d’oggi?

Anche se non è la prospettiva in cui ci viene tradizionalmente proposta, l'arte si può leggere quasi tutta in chiave politica

Il modo di agire nella realtà che ci circonda e nel tempo che siamo stati chiamati a vivere dà forma a tutti i processi applicati nei progetti dell'associazione Impasse. 

Abbiamo scelto di trattare, con i linguaggi propri dell'arte, una serie di tematiche sociali, politiche, antropologiche che toccano la nostra sfera d'azione, anche se afferiscono a diversi campi del sapere

L'approccio che al momento troviamo interessante è quello transdisciplinare e, per ogni specifico progetto, apriamo dei tavoli di lavoro partecipati con i diversi esperti che chiamiamo a collaborare. 

Esattamente quello che è successo in questo caso con Rete al Femminile, un network che lavora per l'empowerment economico e sociale di freelance e imprenditrici.

Perché scegliere lo strumento del crowdfunding per realizzare il vostro progetto?

I lavoratori dell'arte, sia uomini che donne, vivono di frequente una condizione d'isolamento

Non essendovi ancora molte strutture in cui lavorare fianco a fianco, più che altro si tende a trascorrere la maggior parte del tempo in uno studio, se non a casa. 

Il crowdfunding è uno degli strumenti messi in campo per testare che tipo di partecipazione un progetto del genere riesce ad innescare, soprattutto fra colleghi, e capire se è possibile uscire da un rischioso senso di frammentazione della nostra coscienza sociale e politica collettiva.

In più, visto che questi argomenti sono scarsamente noti al grande pubblico, vogliamo osservare con questo tipo d'azione quanta sensibilità riusciamo a sollevare tra i non addetti ai lavori rispetto ad una sorta di consumo culturale critico. 

Partecipare e sostenere progetti in cui i lavoratori sono adeguatamente retribuiti può essere una forma di attivismo.

Cosa offrite ai vostri sostenitori?

Vorremmo offrire a chi ci supporta i risultati della ricerca con un libro e un'iniziativa pubblica, un'istantanea di cosa significhi lavorare nell'arte oggi, ancor di più se si parla di donne.

La presentazione del libro e il convegno a Torino nel 2019 saranno occasione per un confronto dal vivo di cui cercheremo di dar conto in maniera più estesa possibile, diffondendo volume e documentazione dell'evento alle organizzazioni e agli interessati. 

In più ci sono una serie di ricompense progettate in un laboratorio condiviso con le socie di Rete al Femminile al motto di "Work hard and have fun(ds)!". Adesivi, shopper, manifesti, ma anche un planner che aiuta i professionisti a fare il conto di quanto tempo dedicano, ogni giorno, ai vari progetti in corso, e verificare se il compenso previsto è coerente all'impegno profuso. 

Infine, proponiamo due esperienze con noi: si potrà essere tra i protagonisti della performance che realizzeremo durante il convegno oppure si possono richiedere le nostre competenze per potenziare la comunicazione di una causa o un'iniziativa a cui si tiene molto.

Qual è il futuro che vorreste per il mondo dell’arte al femminile?

Sarebbe bello immaginarsi più coesione, una maggiore rappresentanza nei tavoli di lavoro istituzionali, maggiore presenza delle artiste nelle collezioni museali, più gallerie e progetti indipendenti guidati da donne e anche una nuova attenzione alle necessità materiali che le pratiche artistiche comportano, assicurando luoghi di lavoro dignitosi e maggiori aiuti alla ricerca, alla produzione e alla mobilità.

Inoltre, ci auguriamo vivamente che una più ampia gamma di progetti trovi forme di sostenibilità e crei dunque spazio per iniziative non necessariamente allineate alle linee di finanziamento dei bandi pubblici e privati, incoraggiando ricerche e produzioni che rispondano ad attitudini e inclinazioni dei singoli artisti e organizzazioni, cosicché l'arte torni ad offrire alla società visioni alternative, dirompenti, e nuovi orizzonti percorribili.

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