La partecipazione è dolce come un'arancia

Un community garden per la condivisione e la cultura

Piantare un albero per nutrire l'anima

Chiudi gli occhi e pensa al profumo di un'arancia: bello, vero?

Immagina adesso di trovarti in un aranceto di 5.000 metri quadrati e di coltivare la pianta che hai adottato e a cui hai dato un nome... tutto questo è possibile!

"Il bello del giardinaggio: le mani nello sporco, la testa baciata dal sole, il cuore vicino alla natura. Coltivare un giardino non significa nutrire solo il corpo, ma anche l'anima". 

Guidati dalle parole del poeta inglese Alfred Austin, l'associazione spezzina "Orti di San Giorgio" ha recuperato un elemento storico della città e lo ha utilizzato come grimaldello per fare riqualificazione urbana e aggregazione sociale, andando a creare un luogo di incontro per piccoli e grandi.

Un posto dove l'espressione "bene comune" assume un vero significato.

Ne abbiamo parlato con uno dei componenti dell'associazione, Francesco Bellacosa.


Come nasce il vostro progetto?

Nel 2013/2014, quando abbiamo pensato e presentato al Comune della Spezia il progetto "Orti di San Giorgio" per un possibile utilizzo dell'area verde di circa 5.000 mq ai piedi del Castello di San Giorgio, ci eravamo prefissati di creare un parco urbano tematico di valenza storico, culturale e sociale.

Questo adibendo l'area a diverse finalità di aggregazione della cittadinanza quali orti civici urbani, un orto scolastico, un orto botanico, un birdgarden per la tutela dell'avifauna e della biodiversità urbana,  una zona per l'apicoltura, un uliveto ed un frutteto ed infine l'aranceto.

Il tutto destinato alla pubblica fruizione e connesso alle attività culturali del Castello di San Giorgio.

Perché la scelta degli aranci per abbellire un angolo di città?

Abbiamo scelto un aranceto perché anche nella Liguria di Levante e soprattutto alla Spezia sin dall'800 si producevano arance e se ne producevano in gran quantità, tanto da essere menzionate in documenti storici (censimento 1827) e dar vita ad un fiorente commercio con il porto di Genova, che fungeva da punto di raccolta per i carichi destinati via nave alle città del nord-europa. 

"Vicolo degli Aranci", nel centro storico cittadino, era ed è stradicciola parallela alla "Via degli Orti", ora via Gioberti, un tempo tra i caseggiati De Nobili ed il mare, via che ha tramandato il ricordo della presenza di numerose piante di arancio e, insieme, la testimonianza del clima particolarmente mite del Golfo.

Si narra che, ai tempi, le "arance di Spezia" fossero conosciute ed apprezzate al pari dei limoni di Monterosso.

La scelta quindi è stata fatta nell'ottica di riportare in città una coltivazione che si era perduta nel tempo e per rispolverare una "cultivar" tipica nella Liguria dell'800 chiamata "arancio pernambucco" per la tutela della biodiversità.

Qual è l’obiettivo che vi proponete con questa bella iniziativa?

L'obiettivo principale che ci siamo prefissati è quello di creare un "community garden" ovvero un giardino condiviso dove i cittadini possano zappare, seminare, innaffiare. E farlo insieme, attraverso la condivisione e la cooperazione.  

Compiere insomma tutta una serie di attività capaci di migliorare la qualità della vita di chi vi partecipa e di produrre benefici per l’intera comunità. 

I giardini e gli orti condivisi rappresentano inoltre, come nel nostro caso, per le città preziosi esempi di riqualificazione urbana ed è per questo motivo che numerose metropoli nel mondo stanno abbracciando questa filosofia.

Spiegateci perché avete scelto di affidarvi al crowdfunding per questo progetto di “community garden”…

Abbiamo deciso di affidarci al crowfunding proprio per i motivi che abbiamo esposto sopra: la "colletta" per dirla all'italiana maniera permette un maggior coinvolgimento dei sostenitori ed una fidelizzazione alla causa che non ha uguali con altre forme di finanziamento. 

Il crowdfunding è uno strumento che necessita e rafforza la motivazione del donatore e questo per noi è fondamentale.

Perché se è un atto semplice ed in un certo senso banale piantare un albero, cosa diversa è prendersene cura negli anni a venire, sino a riuscire a gustare i frutti delle proprie fatiche!

Cosa avrà in cambio chi ha deciso di aderire al vostro aranceto?

I sostenitori hanno la possibilità di ricevere sette ricompense diverse a seconda dell'importo donate e studiate nel rispetto della biodiversità, del biologico, dell'autoproduzione e delle "buone pratiche" seguite dai nostri soci.

Si parte dall'iscrizione alla nostra associazione con i vari gadget e benefit passando poi per torte, marmellate aperitivi e cene offerte dai nostri soci produttori sino ad arrivare all'alberello da donare e/o dedicare alla persona cara. 

Quanto conta il “fattore culturale” per un progetto del genere? Può fare davvero la differenza?

Grazie per la domanda! Conta tantissimo

La prendo un po' larga...

Prima Aristotele con il suo Liceo e poi Platone con l'Accademia hanno creato il nostro pensiero in giardini, orti botanici e boschetti

In quei luoghi all'aperto sono nati i due pilastri della filosofia occidentale "umanità" e "natura" concetti che ben si riflettono nel nostro piccolo progetto.

La deriva culturale ed il disastro ambientale che stiamo vivendo ogni giorno possono essere combattuti solo con piccoli atti dolcemente rivoluzionari come quello di portare famiglie e bambini a prendersi cura di una pianta perché "Ad ognuno nella vita deve essere data la possibilità di piantare un albero".

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