Stor(i)e da condividere

Intervista a Cristina Puglisi Rossitto, progettista di Benefit.

Solidarietà da indossare

Qualche anno fa in Svezia è nato un progetto destinato a impreziosire la sharing economy di un ulteriore ambito d’intervento: l’abbigliamento. ShareWear desiderava coinvolgere alcuni dei marchi più prestigiosi d’abbigliamento per creare una collazione che tutti potessero condividere a “suon di hashtag”. Un’iniziativa indubbiamente “modaiola” avente il fine ultimo di ridurre i rifiuti. Il progetto tutto italiano Benefit, può sembrare prendere spunto dal precedente svedese ma è in grado di andare oltre l’apparenza. Benefit nasce per le famiglie in difficoltà economica, permettendo loro di azzerare la spesa relativa all’acquisto degli indumenti. I numeri sono incoraggianti, come lo è la forza di volontà e l’impegno della progettista Cristina. Ecco la sua intervista. 



Quando nasce l’idea di Benefit?

Da cinque anni prestiamo assistenza a famiglie "vittime" della crisi economica che nell'ultimo decennio ha avuto conseguenze drammatiche sul tessuto sociale italiano. 

Nella nostra attività ci siamo resi conto che i bisogni primari delle nuove povertà sono principalmente due: reperire alimenti e trovare l'abbigliamento, soprattutto per famiglie con bambini. In genere l'abbigliamento viene fornito da enti di aiuto quali la Caritas, la Parrocchia o parenti ma, raramente, se non quasi mai, viene data la possibilità di scegliere il capo da indossare. 

Da qui l'idea di realizzare un vero e proprio negozio di abbigliamento diviso per reparti, uomo, donna e bambino, che possa dare la possibilità, anche a  chi è in difficoltà economica, di poter scegliere cosa indossare. Se per un adulto la scelta può sembrare quasi superflua perché consapevole del disagio economico, di fondamentale importanza è, invece,  per i bambini ed i ragazzi che, all'esterno, si confrontano con i propri coetanei che, purtroppo e spesso, giudicano anche ciò che si indossa.

I bambini, spesso incapaci di comprendere le difficoltà familiari e del "mondo degli adulti", semplicemente potendo scegliere,  non subiscono la "povertà" e non si sentono discriminati  dal  mondo esterno. Benefit è  un "equilibratore sociale" poiché chi ha di più,  in eccesso o in disuso,  dona mettendo  a disposizione di chi ha meno, ha bisogno. 

Cosa significava Benefit per la comunità prima della sua chiusura?

Sin da subito Benefit si è dimostrato un progetto "innovativo" coadiuvando due aspetti fondamentali: il riuso ed il sociale. All'interno dello store, infatti, non circola moneta ma solo una regola "per ogni capo che prendi uno ne lasci"; ovviamente per quelle famiglie in grave crisi economica (verificata dall'Associazione) è possibile prendere ciò che necessita anche senza scambio. Per tutelare l'identità delle famiglie, chiunque entri nello Store deve uscire con almeno un capo, così da non rendere le famiglie bisognose identificabili.

Questo semplice accorgimento ha rassicurato gli "utenti" che, giorno dopo giorno si sono "miscelati" ai donatori sentendosi protetti e non giudicati. Infatti, uno degli aspetti psicologici più  difficili da vivere per il "nuovo povero", è il  timore del giudizio degli altri poichè in una società in cui vali per ciò che produci, il bisogno è vissuto come un fallimento. Significativo, il giorno dell'inaugurazione dello Store, quando fra i presenti vi erano un generale delle forze armate e un clochard che chiacchieravano amabilmente e nessuno dei due sapeva chi fosse l'altro.

Per tale motivo Benefit è diventato un punto di riferimento rassicurante che ha portato le stesse famiglie a diventare donatori assidui. 

Nell'arco di soli nove mesi di attività gli accessi sono stati circa tremila.

Quante sono le famiglie in difficoltà economica nella zona nel messinese?

Purtroppo la situazione a Messina non è rosea; negli ultimi cinque anni abbiamo riscontrato una crescita costante delle nuove povertà, senza distinzione di fasce d'età.

Le percentuali di povertà assoluta sono stabili perché più o meno tutti soddisfano il bisogno primario del "pasto" anche rivolgendosi alle mense istituite dagli enti ecclesiastici ma ciò che è sconfortante sono i numeri sulla "povertà relativa" che è vissuta da oltre il 50% degli abitanti. I nostri principali "utenti" sono famiglie che non arrivano a fine mese che, pur avendo un reddito, non riescono a fare la spesa tutti i giorni, pensionati e, i soggetti indubbiamente più a rischio, famiglie con figli.  

Fra gli utenti di Benefit anche molti universitari, soprattutto fuori sede, che avevano scoperto nello scambio la possibilità di pesare meno sul budget familiare.

Quante e quali persone partecipano attivamente alle attività de “Gli invisibili”?

L'Associazione, fortunatamente, è molto conosciuta e questo ci dà la possibilità di godere del sostegno di molti benefattori che sono incredibilmente generosi. Accettiamo principalmente donazioni in beni, non abbiamo tesserati e non chiediamo  generalmente ai sostenitori denaro.

Questa è la prima volta che ci lanciamo in una richiesta diretta, chiedendo il sostegno di tutti. Le persone che orbitano attorno agli Invisibili sono qualche migliaio, fra famiglie, donatori e volontari, circa sei, settemila

Ogni giorno, attraverso il nostro gruppo Facebook, in funzione delle richieste che giungono dalle famiglie, ci attiviamo per soddisfare un bisogno o risolvere un problema mettendoci a disposizione di chi non ha altri a cui rivolgersi. Le richieste sono le più disparate, dalla famiglia rimasta senza cucina ed impossibilitata a comprarla alla bambina malata di cancro che deve sostenere le spese in attesa di trapianto a Pavia. 

Questo è uno degli aspetti che più ci sta a cuore, l'aiuto alle famiglie che sono costrette a spostarsi per motivi di salute. Una famiglia di disoccupati, come potrebbe affrontare le spese di viaggio per una visita specialistica per una ragazza di quindici anni al centro Mayer di Firenze? 

Abbiamo affrontato, con successo, anche questo.

Avete progetto futuri oltre a Benefit?

Il nostro prossimo progetto è in incubazione da tre anni ed è veramente ambizioso, lo consideriamo la diretta prosecuzione di Benefit: il "Supermercato solidale".

Il supermercato dovrà dare una risposta al bisogno primario delle famiglie, avere cibo senza necessariamente andare alla mensa per poveri. Chi si trova improvvisamente in uno stato di bisogno preferisce non mangiare piuttosto che andare alla mensa. Vive la nuova situazione economica come una sconfitta, una tragedia, per questo ha bisogno di tutela nella sua privacy. Il nuovo povero preferisce mangiare una volta al giorno ma a casa sua piuttosto che avere tre pasti in mensa. 

Soprattutto per chi ha famiglia è necessario dare una valida alternativa al bisogno di discrezione. Da qui l'idea di aprire un vero e proprio supermercato a disposizione delle famiglie, censite e verificate, che potranno prendere il cibo che necessita previo tesseramento che darebbe libero accesso al supermercato una volta a settimana.

Magari sarà proprio Eppela ad aiutarci in questo nuovo progetto!

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

La scelta del crowdfunding è l'ultima possibilità che abbiamo per poter riaprire Benefit perché siamo una associazione senza scopo di lucro e non abbiamo fondi per poter pagare un affitto e le spese correnti di gestione. Già anni fa avevamo chiesto aiuto al Sindaco Accorinti chiedendo un immobile ad uso gratuito, attesa l'attività a sfondo sociale, ma ci fu negata l'assegnazione perché "non redditizia per il comune", in poche parole, avremmo dovuto pagare un affitto.

Da tre mesi c'è un nuovo Sindaco che si è dato disponibile ad aiutarci ma ad oggi non ha avuto modo di evadere la nostra richiesta, attese le grandi incombenze a seguito dell'insediamento, chiedendoci di pazientare. Vista la necessità che hanno le famiglie per fare il cambio stagione, abbiamo deciso di andare intanto avanti, chiedendo aiuto al prossimo. 

Il crowdfunding ci consentirebbe di avere la somma necessaria al pagamento di un affitto per un anno così da dare il tempo all'Amministrazione di dare risposta alla nostra richiesta di immobile inoltrata a luglio.La risposta dei sostenitori ad oggi è stata strepitosa se si pensa che molti sono proprio le famiglie che abbiamo aiutato che, donando anche poco, hanno inteso dare un segno della loro presenza.

Impressioni? Fantastico!! l'organizzazione della campagna è stata semplicissima, il tutor che ci è stato affidato ci ha seguito in ogni passo e, soprattutto, si arriva direttamente alla gente. 

Elenca tre motivi per convincere i nostri lettori a sostenerti.

- Benefit per molte famiglie è "l'ultima spiaggia", con la chiusura sono rimaste sole,  basta davvero poco per dare un senso reale ai valori cristiani di carità e condivisione.

Ridiamo a quelle famiglie un punto di riferimento nella disperazione che il bisogno genera.

- In una società fatta di consumo e spreco, impariamo a condividere con chi è meno fortunato anche solo ciò che non ci serve più 

- Soprattutto, dare ai bambini la possibilità di non percepire la povertà perché non dovrebbero esistere "bambini ricchi" e "bambini poveri" ma solo "bambini"

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