Ti fa volare

Intervista a Gabriele Squartecchia, architetto e progettista di Lovito.

Oltre le difficoltà

Può succedere di avere un’idea buona ma di esserle in difficoltà per realizzarla. Eppure basterebbe quel tocco di lucida follia e perseveranza per gettare il cuore oltre l’ostacolo e realizzare ciò che, in un primo momento, appariva irrealizzabile. “Non ti arrendere mai. Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta” (Paulo Coelho). Gabriele, nonostante la sua intraprendenza e la sua genialità, inizialmente ha trovato moltissime porte chiuse, tanti impedimenti che si sono frapposti tra lui e il successo. Nel 2016 ha dato vita a brArtdesign, i primi anni della sua attività professionale sono stati… complessi a causa di committenze alte o costi troppo elevati. Una situazione simile avrebbe scoraggiato chiunque, non lui! È proprio Gabriele uno dei progettisti di Lovito, sostenuto da Nastro Azzurro Wired Edition, che in quest'intervista ha voluto raccontarci le sua aspirazioni, i suoi momenti di difficoltà e la forza con la quale è riuscito a emergere. 



Quando nasce brArtdesign? Da quante persone è composto il team?

brArtdesign nasce nel 2016, essendo architetto appassionato di design e di arte, sono sempre andato alla ricerca di “opere” che possono definirsi uniche. Dopo i primi anni di attività professionale mi sono ritrovato sommerso da progetti che però non riuscivo a realizzare per colpa delle committenze, o per i costi troppo elevati o, ancora, per il periodo negativo in cui verte il nostro Paese. Dopo alcune riflessioni mi sono chiesto, perché non provare con un laboratorio artigianale 2.0 sviluppando i progetti di brArt_lab (mio attuale studio di architettura a design)?

Così nasce brArtdesign, e-commerce di design artigianale. Successivamente, dopo alcuni mesi, mi contattò il mio attuale socio, che vedendo i miei lavori si appassionò al progetto, diventando a tutti gli effetti parte di una società. Da allora il team è composto da me, direttore tecnico ed artistico ed Elia Di Teodoro, che si occupa degli aspetti prettamente finanziari, i collaboratori della brArt_lab, composta da 2 architetti e un ingegnere.

Qual è la situazione del design made in Italy?

Se parliamo degli aspetti che possiamo definire prettamente commerciali e se lo valutiamo al netto delle esportazioni all’estero il made in Italy vive un momento negativo, come conseguenza di tutto il periodo negativo del Paese. Se andiamo ad analizzare però gli aspetti legati al know how ci rendiamo conto che in giro ci sono progetti molto interessanti, che lo spirito di iniziativa abbonda e che abbiamo a disposizione una preparazione accademica e una manualità eccellente e a mio parere vincente. Ovviamente non racconto nulla di nuovo, ce ne rendiamo conto dalla “fuga di cervelli” e di giovani che l’Italia sta subendo perché qui non riescono ad emergere. Io, personalmente, credo ancora nel made in Italy, penso che si sia evoluto rispetto agli anni passati, dove ogni prodotto valutando gli aspetti economici era alla portata di tutti. Oggi è diventato un mercato più di nicchia, calcolando anche l’avvento dei colossi industriali, ovviamente mi riferisco al settore del complemento d’arredo. Questa però potrebbe essere, più che una limitazione, un’occasione per esaltare le caratteristiche del made in italy facendo leva sull’unicità dei prodotti oltre che alla qualità, cercando di creare una categoria di prodotti che possiamo definire democratici economicamente.

Quali sono le “esigenze” maggiormente espresse dalla vostra clientela?

In questi due anni ho capito che il cliente base non ha modificato le sue pretese, ovvero ottenere la miglior qualità al minor prezzo, per certi versi è anche quello che vorremmo fornire, ovvero il miglior design ad un prezzo democratico, anche se questo contrasta con il discorso della qualità, in un certo senso la strategia di marketing verte sull’effetto “innamoramento”, colpire con i prodotti ed indurre gli acquirenti a fare quello “sforzo” economico in più pur di ottenerlo, questo porterebbe a un effetto di consapevolezza verso l’unicità e di indispensabilità verso la qualità dei prodotti.



Come prende vita l’idea “Lovito”? Ci sono dispositivi simili nel mondo?

Lovito nasce come ultimo prodotto della nostra collezione 2018, dopo varie analisi di mercato di prodotti in auge del momento, ci siamo resi conto che implementare la regolare funzione di diffusione con qualcosa di sorprendente poteva essere la chiave per ottenere qualcosa di unico. La levitazione magnetica utilizzata nel settore del design non fa altro che esaltare il prodotto, quasi come un comune espositore. Così mi sono chiesto: perché non provare con un diffusore sonoro implementando la sua versatilità con il magnete posto sul retro? Come spesso accade quando hai un’idea, se la cerchi su Google esiste 😊. Posso però affermare che c’è una notevole differenza a livello di qualità, di studio del design, di artigianalità, di unicità, tra i prodotti industriali esistenti sul mercato e Lovito. Provare per credere!!!


Avete dei progetti futuri? A cos’altro state lavorando?

Al momento siamo concentrati su Lovito, su come migliorare i processi produttivi adattandolo all’idea di un laboratorio artigianale 4.0, ma questo è un discorso a lungo termine. Vorremmo cavalcare quest’onda, questo flusso creativo di design di matrice innovativa, ideando e sviluppando nuovi prodotti simili a Lovito, abbiamo già alcune lampade in fibra di poliestere che ricreano un effetto davvero particolare. In questo senso ci muoveremo nei prossimi mesi, abbiamo già in mente qualcosa, ma non posso svelarla.

Perché la scelte del crowdfunding? Prime sensazioni?

Credo che il crowdfunding sia il futuro, un nuovo linguaggio, parlano i numeri e l’incremento di progetti finanziati. In Italia andiamo lievemente a rilento, ma credo che nei prossimi anni si acquisirà una maggiore consapevolezza nei riguardi di questo settore, un po’ come l’esplosione del fai da te, prevedo addirittura un social network legato al crowdfunding. Culturalmente siamo ancora un po’ disinteressati, si parla troppo poco di questo argomento, parlare di un progetto che deve nascere è diverso da parlare di un progetto già realizzato. Se si viene percepiti come un soggetto nuovo che si esprime in un modo altrettanto nuovo svilupperemo la curiosità e l’approfondimento da parte degli altri, è dura ma siamo ottimisti, crediamo di chiudere la campagna.

Elenca tre motivi per i quali vale la pena sostenere Lovito?

Vale la pena sostenere il nostro progetto perché Lovito in se è un oggetto “figo”, perché chi lo sostiene sarà l’artefice della sua notorietà e del suo eventuale successo. 

In secondo luogo perché grazie al vostro aiuto potremo ottimizzarlo, integrando alcune componenti rendendolo ancora più appetibile e funzionale. A fronte di una donazione accessibile ognuno può ottenere Lovito in versione personalizzata, un oggetto che vi racconterà sempre qualcosa, che vi ricorderà che avete contribuito alla creazione di una storia. 

In terzo luogo perché non ci fermeremo qui, ma ci rivedremo, con nuovi prodotti similari, racconteremo nuove storie, nuovi progetti, un’occasione di evoluzione socioculturale.

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