Prenditi il tuo spazio

Intervista a Daniele Saitta, progettista di Kleisma.com

Musicisti alla riscossa

Questa è la storia di due musicisti che, in questo tali, sono perfettamente a conoscenza delle problematiche riguardanti il panorama musicale italiano. Alessandro (batterista) e Daniele (bassista) hanno sempre avuto una grande consapevolezza: i talenti in Italia non mancano, ciò che davvero manca è uno spazio condiviso dove possano mettersi in mostra e “uscire” dall’anonimato che spesso caratterizza la loro carriera. Occorreva, dunque, creare una piattaforma ad hoc, un hub per tutti i professionisti del settore desiderosi d’emergere. Creare qualcosa di simile non era per nulla facile, non serviva solo passione, occorrevano anche competenze ben precise nel settore del web design e della programmazione: Riccardo Farina, Ux expert con quindici anni d’esperienza presso aziende multinazionali. Kleisma.com, progetto sostenuto da Nastro Azzurro e Wired Italia, è frutto di idee condivise e l’impegno di questi tra ragazzi. Abbiamo intervistato uno di loro, Daniele, per scoprire meglio le loro aspirazioni.



Quando nasce l’idea di Kleisma? Come vi siete conosciuti?

Quando siamo partiti con lo sviluppo, nel 2015, esistevano già alcuni strumenti web per cercare musicisti ma nessuno era in grado di farti trovare una figura ben precisa dandoti modo di valutare le reali capacità ed esperienze. C’era che i musicisti usavano già molti canali (social in primis) per mostrare al pubblico la propria identità artistica, ma questa vastità di canali rischiava in qualche modo di “disperdere” quella stessa identità sulla rete, informazioni distribuite su varie piattaforme e in un formato sempre diverso.

E poi c’era, ma qui possiamo parlare anche al presente, c’è, che alcuni musicisti anche talentuosi non riescono a cogliere le opportunità di visibilità offerte oggi dal web perché non riescono a ”districarsi nella rete”: oggi è facile far arrivare il proprio messaggio, il difficile è destare interesse tra gli altri migliaia di messaggi da cui veniamo quotidianamente “bombardati”.

C’erano quindi una serie di esigenze che, da musicisti, ci toccavano da vicino. Io e mio fratello Alessandro non siamo stati fermi a guardare: abbiamo immaginato una soluzione per queste esigenze, ci siamo messi seriamente a studiare la fattibilità di un progetto che le potesse soddisfare e abbiamo deciso che avremmo creato noi ciò che mancava. Ma per il grande progetto che avevamo in mente le nostre competenze non sarebbero bastate ed abbiamo così coinvolto Riccardo, un ex collega di Alessandro: il 18 Febbraio 2015, nella saletta studio dove Alessandro si esercita tutt’ora con la sua batteria, brindavamo alla nascita della nostra squadra e del nostro progetto.

Qual è la situazione del panorama musicale italiano?

Beh non è semplice fare il punto della situazione. C’è una smisurata quantità di nuovi album che vengono prodotti e pubblicati, con l’offerta che sopravanza di gran lunga la domanda, e il mercato del disco ormai, da anni, è pressoché immaginario. Crediamo che negli ultimi anni si sia generato un appiattimento (nell’ambito musicale come in altri) per cui ormai, sempre di più, si fatica a trovare qualcosa di veramente nuovo e interessante. 
La quasi totalità delle proposte si assomiglia oltre a rifarsi chiaramente a modelli e stili già esistenti ed affermati in altri mercati prima che nel nostro, emulando più che rielaborando. 

Siamo certi che serva qualcosa di nuovo e la nascita di Kleisma va esattamente in questa direzione. C’è un mondo sommerso di artisti emergenti che non riescono ad emergere perché non hanno le cosiddette “giuste conoscenze”. Ed è anche questo sistema di conoscenze che vogliamo cercare in qualche modo di “risanare” con Kleisma: vogliamo che chi merita ma non ha conoscenze nel settore, se le possa creare, e chi ne ha già possa ampliarle per avere sempre più opportunità lavorative. I locali fanno fatica a trovare band serie e quindi nel momento in cui ne hanno qualcuna per le mani, comprensibilmente, tengono il palco per loro; ma immaginiamo se potessero trovare delle valide alternative, immaginiamo se con lo stesso cachet potessero trovare qualcuno più professionale con maggiori competenze. In questo modo si contribuirebbe ad innalzare il livello e la qualità delle esibizioni, si darebbe lavoro a chi magari non ha particolari conoscenze ma è ugualmente capace e professionale: è questa la vera rivoluzione, questa è la meritocrazia di cui spesso parliamo, la piattaforma che stiamo costruendo avrà sicuramente un riscontro sociale e ben aldilà del confine digital.

Esiste la meritocrazia in questo ambiente? Quanto contano le case discografiche?

La meritocrazia è qualcosa che purtroppo è sempre un po’ difficile da trovare in questo periodo, a prescindere dall’ambiente. C’è anche da dire che nessuno conoscere le storie degli altri, perciò è spesso difficile dire se chi arriva al successo lo fa con sacrificio o meno. Personalmente possiamo dirti che ora che abbiamo la nostra realtà stiamo lavorando molto per offrirla: quello di cui siamo certi è che se offriamo ad ognuno lo stesso identico spazio e le stesse identiche opportunità, potremo davvero dirci una “piattaforma meritocratica” ed è questo uno dei nostri principali obiettivi.

Per quanto riguarda le case discografiche, con l’irrompere del digitale, l'industria musicale ha dovuto reagire e oggi si sono reinventate: oggi sono disponibili in licenza più di 40 milioni di brani su oltre 450 servizi digitali a livello globale. I modelli in abbonamento legati allo streaming sono il segmento a crescita più pronunciata e dove questi sono già un successo di business gli artisti ne stanno beneficiando in maniera significativa per cui crediamo che le case discografiche possono ancora contare a patto che abbiano saputo reinventarsi e seguire la rivoluzione digitale in atto. In un mercato competitivo, dove la maggior parte delle registrazioni non raggiungono il successo, gli investimenti delle case discografiche sono forse ancora essenziali per portare gli artisti verso il grande pubblico. Questo è il motivo per il quale la maggior parte degli artisti senza contratto, il 70 % secondo un recente sondaggio, ambiscono ad averne uno con una casa discografica.


Ci sono artisti conosciuti ai più sulla vostra piattaforma?

Non abbiamo gli artisti della nuova canzone dell’estate ma abbiamo qualcuno che per noi è anche più importante: tra i nostri iscritti ci sono dei musicisti professionisti (che noi seguiamo e stimiamo in prima persona), apprezzati e seguiti da migliaia di musicisti per le loro competenze e per la loro capacità di creare contenuti utili, puoi vedere qui ad esempio due presentazioni che ci hanno fatto il grande batterista Corrado Bertonazzi e il grande pianista Christian Salerno. 

Quello di cui siamo fieri, e che ci fa capire che la strada è quella giusta, è il fatto che sulla piattaforma oggi è possibile trovare sia un Dj che un direttore d’orchestra, una band punk-rock e un ensemble jazz, questa è sicuramente tra le cose di cui siamo più fieri, a prescindere dai nomi.

Cosa ne pensi dei talent televisivi? Sono davvero un trampolino di lancio per i giovani artisti?

Il tema dei talent e sicuramente uno dei più discussi in Italia. Non si può negare che rappresentino un buon trampolino, è comunque poi l’artista che deve dimostrare di saper “nuotare”. Quando un artista vuole emergere cerca giustamente di sfruttare ogni canale e quello dei talent è uno tra i tanti, si raggiunge una grande utenza di gente che viene a conoscenza di come sei e di quello che fai, giusto sfruttarlo. È però poi importante lavorare su se stessi e decidere se rimanere un fenomeno di passaggio o impegnarsi a fondo per portare la propria arte ad un livello più alto di quella utile per il solo show mediatico. Molti artisti escono dai talent e spariscono, alcuni cominciano una carriera di successo, la differenza, come sempre, la fanno le persone, non i mezzi che usano.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Il crowdfunding può diventare un utile strumento a supporto dell’attività delle imprese italiane, anche di piccolissime dimensioni come la nostra. Il successo delle raccolta sulle piattaforme di crowdfunding non è questione di fortuna né frutto di improvvisazione, al di là di casi estremi la capacità di attrarre con successo i donatori dipende da un’attenta preparazione e da una grande capacità di raccontarsi e di promuovere le proprie iniziative. Oltre alla raccolta fondi è senza dubbio un’ottima opportunità per far conoscere il proprio progetto, lo consigliamo vivamente a chiunque abbia un’idea innovativa da portare all’attenzione del pubblico.

Le prime impressioni sono più che positive, stiamo avendo un ottimo seguito: nei primi 3 giorni di campagna abbiamo già raccolto oltre 700€, la nostra piattaforma mira anche a costruire una community di musicisti che vogliono cambiare le cose e questo risultato ci sta dando prova di quanto questa community creda in questa piccola rivoluzione e di quanta fiducia ci sia nei nostri confronti. Siamo assolutamente fieri e grati a tutti i nostri sostenitori, è un grande stimolo per continuare a lavorare duramente per sviluppare la piattaforma e dare a tutti i musicisti italiani lo spazio che meritano.

Elenca tre motivi per sostenere Kleisma.

Ce ne sarebbero molti di più, ci proviamo:

  • Per supportare una giovane realtà italiana che crede che in questo Paese ci sia ancora spazio per i giovani e per le idee innovative.
  • Per riconoscere il valore dei musicisti Italiani ed aiutarli ad emergere.
  • Per riportare la musica live ad essere protagonista nei locali, come valore aggiunto, e non come costo.
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