Loading pp black 533b87cfd338eef8adc058952b8f834fb495f7d439c68cc5c683336f8b4b639b

Donne rivoluzionarie

Intervista a Mattia Temponi, progettista e regista di Aida.

Battaglie con le gonne

Se dovessi pensare a una donna che ha cambiato la storia, qual è il primo nome che ti verrebbe in mente? La scelta è ampia e per nulla facile, da Evita Peron a Madre Teresa di Calcutta o, ancora, Margherita Hack e Rita Levi Montalcini solo per fare alcuni esempi. Eppure, oltre ai nomi giustamente noti, esistono tante altre donne che hanno lottato per se stesse e per le donne del futuro, persone che hanno fatto valere i propri diritti e hanno saputo superare le discriminazioni. Donne autrici di battaglie, più o meno silenziose, che meritano di essere ricordate. Donne come Aida  che, nel 1946, inserì la propria scheda nell’urna elettorale. La sua storia è raccontata dall’omonimo film a cura di Cinefonie. Abbiamo intervistato il regista Mattia Temponi per capire qualcosa in più di questo splendido progetto.  



Quando e come nasce il progetto Aida?

"Aida" nasce circa un anno fa. Stavamo sviluppando un più ampio progetto di history telling, un mix tra divulgazione storica e intrattenimento, ed eravamo alla ricerca di una piccola storia che potesse comunicare in modo diretto ed efficace il cuore del nostro progetto. Visionando moltissimi cinegiornali degli anni Quaranta, ci siamo imbattuti nell'immagine bellissima di un'anziana che, il 2 giugno 1946, viene portata da due barellieri a votare. Quella signora, probabilmente, non era in grado di muoversi da tempo, eppure non aveva alcuna intenzione di mancare a un appuntamento così importante come quello di quel giorno - le prime elezioni libere e a suffragio universale nel nostro paese. Quella semplice immagine suggeriva una grande storia, intima ed epica allo stesso tempo. Possiamo dire che è stata Aida stessa a invitarci a far parte della sua vita. 

Come hai conosciuto i ragazzi del team di Cinefonie? Progetti futuri?

Con Cinefonie lavoro ormai da qualche anno e insieme abbiamo fatto parte di molti progetti nel passato. La cosa che mi piace di più del lavorare con loro è lo spazio che ognuno ha per esprimersi, crescere e, talvolta, anche sbagliare. E' una condizione molto rara, di questi tempi. Progetti futuri ce ne sono molti, tra cui lo sviluppo di una serie televisiva di cui Aida è, per certi versi, un prequel, scritta insieme a un'equipe di storici all'interno del Polo del '900 di Torino, con il contributo di Compagnia di San Paolo e il coinvolgimento della Fondazione Feltrinelli

 

Qual è la situazione attuale in Italia sulla problematica della discriminazione sessuale?

Difficile. Purtroppo ho la sensazione che ci portiamo dietro ancora molte tare culturali di un mondo ormai passato: infatti, oltre al discrimine sociale - penso alla disparità di salario tra donne e uomini, oltre che la concezione per cui a donna nella società ha primariamente il ruolo di madre - c'è un'idea diffusa e radicata che certe cose le donne non in grado di farle. Certamente le molte rivendicazioni da parte dell'universo femminile sono importanti, ma credo che soprattutto noi maschi dovremmo prendere una posizione netta contro le discriminazioni e i soprusi, perché noi siamo chiaramente parte del problema e, quindi, abbiamo il dovere di partecipare alla soluzione. 

Cos’è cambiato, davvero, dagli anni ’40 a oggi?

Sicuramente sono stati fatti dei passi avanti, grazie soprattutto alle molte lotte condotte negli anni. Importante è ereditare queste lotte e il loro spirito, salvaguardando i risultati e non dando mai per scontati i diritti acquisiti. Perché le libertà di cui godiamo possono essere costantemente messe in discussione o, addirittura, annullate. Il modo migliore di rendere omaggio alle donne e agli uomini che hanno combattuto e, a volte, si sono sacrificate per le nostre libertà è non abbassare mai la guardia

Il film parla di solidarietà, uguaglianza, amore: sono valori in cui il nostro Paese crede ancora?

Sì, ma purtroppo sono valori troppo spesso minacciati dalla paura. La crisi economica che stiamo attraversando è, per molti, più disastrosa di quella del 1929. Certamente sembra più prolungata e profonda. Questo ci pone in un costante e reiterato stato di incertezza, per cui la reazione più spontanea è alzare barricate intorno a noi e intorno ai nuclei ristretti in cui ci sentiamo al sicuro. La crisi economica ha generato delle crisi sociali ed esistenziali  e non è un caso che molti demagoghi in Europa e altrove vincano a mani basse, perché la loro agenda politica è di base un continuo cavalcare le paure delle persone. Molti si sentono rassicurati quando qualcuno grida che il problema sono gli altri e, fateci caso, spesso quegli altri sono stranieri, omossessuali o donne che, in qualche maniera, minano con le loro rivendicazioni il confortante patriarcato reazionario in cui, molti, trovano conforto. E' un periodo oscuro, ma non potrà durare a lungo, perché le uniche armi che realmente domano la paura sono proprio quei valori di solidarietà e amore che citavi nella domanda. 

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Quando finalmente "Aida" ha preso forma, ci siamo resi conto che aveva qualcosa di magico. Era riuscita a mettere insieme diverse persone che, però, in qualche modo, si sentivano attratte da questa piccola storia. C'era chi ci vedeva una nonna di molti anni prima, chi una moglie, chi addirittura se stessa... Aida era diventata patrimonio collettivo! Abbiamo pensato che il crowdfunding fosse un modo per aprire il nostro microcosmo al resto del Mondo, nell'idea che più raccontavamo la storia in giro, più questa storia diventava patrimonio aperto e condiviso. A questo punto della campagna possiamo dire di avere avuto ragione, perché più diffondiamo il progetto, attraverso eventi sia online che offline, più avvertiamo il calore e la partecipazione della gente intorno a noi. 

Elenca tre motivi per i quali vale la pena sostenere Aida.

Per diffondere una storia che parla di temi urgenti e attuali.

Per lasciare un segno nella propria comunità.

Perché, anche se non lo sai ancora, "Aida" è una storia che appartiene anche a te.

Condividi questo articolo