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Portami con te

Intervista a Valentina Tomirotti, blogger e progettista di Pepitosa in carrozza.

Sociale e itinerante

Parlare di disabilità non è semplice, soprattutto se a disquisirne è un osservatore esterno. Non è facile superare pregiudizi, barriere mentali e andare oltre l’apparenza di una condizione fisica non scelta. In un mondo tanto vasto quanto spesso taciuto, c’è chi grazie a una forza di volontà inimmaginabile cerca di andare oltre i propri limiti, il segreto è la motivazione. ”Motivazione è cercare e riuscire ad abbattere le barriere mentali, indagare ed abbattere i propri limiti, lavorare per raggiungere la capacità di esprimersi al meglio”. In questa frase della campionessa Josefa Idem c’è un mondo fatto di coraggio e determinazione. Valentina fa parte di questo mondo e, nel viverlo, cerca di coinvolgere e aiutare coloro che affrontano ogni giorno la sua stessa situazione. Il progetto Pepitosa in carrozza è geniale nella sua semplicità, è un vero e proprio inno alla gioia. Per questo abbiamo intervistato Valentina, perché possa trasmettere a tutti il suo amore per la vita. 



Come e quando nascono Pepitosa e il suo blog?

Pepitosa  è il mio nome sul web, ma nella vita di tutti i giorni sono solo Valentina Tomirotti, 35 enne mantovana di nascita. Di breve non ho nemmeno il nome e cognome. Scrivo per far centro, racconto tutto, anche la mia vita. Il foglio dice giornalista per vocazione, il cuore batte ribelle per terapia. Il rossetto perfettamente indossato e i capelli all’ultima moda. Una principessa eternamente seduta con lingua biforcuta, cervello ad ingranaggi, social dipendente. Faccio la Blogger senza fashion, ma mettendo in fila parole, emozioni e sorrisi e alla fine soffio per trovargli il giusto ritmo. Nella vita 2.0 sono Pepitosa, che ricorda qualcosa carico di luce come le pepite preziose, un po' come il mio mondo che vedo tutto rosa mentre snocciolo #perdire, tra canali social e blog (nato nel 2015).  Sono un'attivista convinta di un mondo disability friendly e sono stata testimonial nazionale del progetto di antidiscriminazione 'Boudoir Disability'.

Quanto l’Italia è un paese “disability friendly”?

L'etichetta disability friendly è l'unica che utilizzo per catalogare qualcosa e lo faccio sempre in positivo. E' una forma di accortezza che mi piace riconoscere in chi riesce ad abbattere barriere di tipo architettonico, sociale e mentale, mettendo a proprio la vita altrui di chi ha dei limiti fisici. L'Italia vorrebbe essere un paese disability friendly, ma spesso la vedo annaspare in un mare fatto di burocrazia, tabù e menefreghismo altrui. C'è bisogno di dialogo, di parlarne apertamente, più che seduti attorno a tavoli istituzionali, nelle strade, in mezzo alla gente.

Ti sei mai sentita discriminata? Come si combatte il bullismo?

Discriminata ci si sente ogni minuto di ogni giorno quando vuoi compiere qualcosa in autonomia e ti rendi conto che non puoi, non tanto per le proprie capacità fisiche, ma perché con le poche a disposizione una larga fetta di mondo non ci va d'accordo. E quindi ti senti rispondere: "no" anche per le cose più banali come visitare un museo o entrare in un negozio. Se invece vogliamo parlare delle tipiche discriminazioni di tipo sociale entriamo in una partita a scacchi con la vita, in un gioco di mosse e compromessi che devi essere disposto a fare ed inventare per arrivare in fondo. In questo caso entra in scena anche il fenomeno sociale del bullismo, che sta diventando un tarlo che può essere debellato solo se tutti ci mettiamo d'impegno: dialogando, sviscerando i problemi e denunciando. Fortunatamente rispetto ai fatti di cronaca che si sentono nell'ultimo periodo, non ne sono mai stata vittima, nemmeno da bambina, non che sia stato semplice l'ingresso in società, ma meno traumatico di quanto spesso si apprende ora. Chi non subisce non può capire come ci si sente, ma nello sforzo tra tacere e rispondere, io sono per rispondere: verbalmente e attraverso la denuncia.

Da quale/i blogger prendi ispirazione?

Il mondo dei blogger offre davvero una scelta di contenuti infinita. Fermarsi ad un'unica ispirazione è riduttiva, preferisco scavarmi la mia nicchia e creare contenuti che possano interessare, ma una vera ispirazione non ce l'ho.

Hai già in mente una lista di posti da visitare e mappare?

Il viaggio di Pepitosa inizierà a gennaio 2019 partendo da Milano, poi Firenze, Roma e Napoli, ma non escludo di inserire altre mete come Verona, Bologna e Torino. Sicuramente la 1° guida sarà dedicata a Mantova che è la mia città, che ancora nessuno ha parlato di lei dal metro di altezza.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Ho scelto di attivare il crowdfunding perché il progetto è enorme e coinvolge davvero tutti. La cifra da raggiungere è importante, ma il progetto merita una possibilità per iniziare a parlare di turismo in modo diverso: raggiungendo la meta e aprendo il dialogo agli "attori" del settore dandogli voce anche on line. E' bello cooperare attraverso il crowdfunding, vedi la gente che si appassiona all'idea, la condivide e diffonde perché sente di farne parte.

Elenca tre motivi per i quali vale la pena sostenere il tuo progetto.

Sostenere Pepitosa in carrozza significa:

- parlare di viaggio in modo fattibile per tutti;

- conoscere il mondo della disabilità attraverso un progetto che rende autonomi;

- dare un senso al turismo accessibile italiano.

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