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Intervista a Vincenzo Rusciano, promotore e progettista di YouKoala.

Genitori fortunati

Il successo, quello vero, sta nel coniugare la soddisfazione personale con la crescita collettiva. Per capirlo ed esserne pienamente consapevoli occorre fare esperienze in grado di segnare la propria vita, testare in prima persona che: “Se tu hai una mela e io ho una mela e ci scambiamo le nostre mele allora tu ed io avremo ancora una mela a testa. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee; allora ciascuno di noi avrà due idee” (George Bernard Shaw). È stata proprio questa convinzione che ha portato Vincenzo Rusciano, che abbiamo intervistato, alla creazione di YouKoala, l’armadio condiviso di vestiti per neonati. Dapprima il confronto con un team di persone che hanno sostenuto e implementato la sua idea, poi il confronto con il fruitore finale dell’idea stessa: le mamme. Grazie alla tenacia, al dialogo e alla condivisione tutto è davvero possibile. 



Quando è nata l’idea YouKoala?

Un anno e mezzo fa è nata mia nipote. Vederla appena nata ha dato un senso al mio ritorno in Italia, avvenuto dopo 13 anni di estero. L’ho vista crescere settimana dopo settimana e così ho anche potuto vedere che il guardaroba non riusciva a starle dietro. Ho visto lo spreco di vestitini mai messi, di tempo per acquistarli e lo spreco di risorse naturali. Sai, per esempio, che per produrre una maglietta ci vogliono 2700L d’acqua?

Hai viaggiato molto, quale posto ricordi con maggior piacere e perché?

L’Iran, dove sono arrivato via terra dall’Italia. È un posto differente , dove mi sono ritrovato senza soldi ed ho incontrato persone che mi hanno accompagnato a loro spese in taxi e treno, mi hanno offerto da mangiare e dove dormire, gente incredibile, meravigliosa. Gli Iraniani sono vittime del pregiudizio mediatico, ma stare là e viaggiare in generale (64 paesi visitati) mi ha fatto capire che i passaporti, le bandiere ed i confini sono solo pretesti artificiali, strumenti che ci vogliono convincere che siamo gruppi di persone differenti quando, in realtà, le cose che ci fanno stare veramente bene o male  sono uguali per tutti e ci accomunano come umanità. L’amore negli occhi di una madre che allatta è lo stesso alle Fiji come in India come in Costa Rica. Il giorno in cui aboliremo confini ed i passaporti avremo reso il mondo un posto migliore.

Fai parte di un team: come vi siete conosciuti?

Con Livio, ci siamo conosciuti in un viaggio in Turchia. Cercavo un programmatore per la mia prima startup e quando lo conobbi, non gli dissi nulla al riguardo. Volevo prima conoscerlo come persona e non far trasparire la possibilitá che saremmo potuti diventare colleghi.

La chiacchierata avvenne durante un escursione nelle caverne della Cappadocia. Quando ho cercato collaboratori ho sempre cercato di capire le motivazioni che li spingevano a sposare una causa e con Livio ci trovammo subito allineati sul rispetto per la natura e sulla voglia di risolvere i problemi delle persone, soprattutto quelle più deboli. Da quel giorno, in quel luogo, iniziò la collaborazione.

A volte penso che avremmo potuto “limitarci” a fare qualcosa che ci facesse guadagnare soldi, ma poi mi domando perché limitarsi a fare questo quando possiamo fare qualcosa che migliora il mondo? Sì, i soldi servono, ma sappiamo che non riempirebbero mai tutti gli spazi interni che ci fanno stare bene.

Vincenzo, il pediatra, è un amico ed è la fonte di conoscenza sul mondo dei neonati, fondamentale per il progetto. Claudia, da neolaureata in psicologia, sta vivendo un’esperienza da startup che le permette di differenziare il suo background che fino adesso è stato di tipo ospedaliero.

 

Come le mamme coinvolte nell’ideazione hanno reagito alla tua idea?

‪Parlare con le mamme è stato il primo passo per confermare che stavamo lavorando alla soluzione di un problema reale che riguarda non solo i vestitini che vengono usati pochissimo, ma anche che la soluzione troppo spesso adottata è l’acquisto incauto di vestiti di bassa qualità, spesso dannosi per la delicata pelle dei bambini.

Ci sono attualmente 70 mamme da tutta Italia coinvolte nel progetto.

Le mamme ci hanno aiutato a configurare i contenuti delle scatole per le differenti taglie e fasce d’età, a scegliere i fornitori, a capire come lavare i capi in modo corretto e in tante altre scelte: la mamma ha un bagaglio di conoscenze ed esperienze incredibile ed è sempre grazie a loro, ad esempio, che amplieremo anche la gamma dei prodotti offerti.

Perché pensi che la tua idea sulla caffettiera abbia riscosso tutto quel successo?

Perché è un concetto semplice che diventa magico. La ricerca della caffettiera nei posti più incredibili del mondo. La caffettiera è ciò che usiamo per dare il benvenuto alle persone ed è stata protagonista di una campagna di crowdfunding per raccogliere fondi per i rifugiati poi incontrati in Grecia.

 

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Per due motivi: da un lato volevamo avere feedback dalle persone esterne al progetto e, dall’altro, accontentare quelle persone entusiaste che volevano in qualche maniera partecipare al progetto. É stato bello ricevere contributi anche da persone con cui non ci si parlava da anni, YouKoala è stata l’energia per rimetterci in contatto.

Elenca tre motivi per sostenere il tuo progetto.

Chi partecipa alla campagna sostenendo il progetto YouKoala  aiuta le mamme  a risparmiare sui già impegnativi costi di crescita dei propri bambini.

Allo stesso tempo aiuta le mamme a risparmiare il tempo normalmente necessario a fare in autonomia un acquisto consapevole dei capi per il proprio bimbo o bimba. 

Infine, i sostenitori fanno un’importante azione concreta per aiutare l’ambiente favorendo un modello economico circolare, consapevole ed ecosostenibile.

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