Drink different

Intervista a Lorenzo Pisoni, progettista di PCUP il bicchiere intelligente.

Brindiamo al futuro

Dove nascono le idee migliori? Alcuni dicono sotto la doccia, altri nel bel mezzo di una riunione, alcuni, ancora, dicono di essere particolarmente ispirati durante le prime ore del mattino. Per Lorenzo e Stefano, vecchi compagni di scuola, tutto è nato nel 2015 in Corsica su un kayak, in quel preciso istante hanno pensato a PCUP. Chi avrebbe mai ipotizzato che un bicchiere potesse diventare oggetto di una vera e propria strategia di marketing? Questi due ragazzi di Savona hanno avuto l’intuizione giusta. Dopo poco più di una settimana il loro progetto, sostenuto da  Nastro Azzurro, ha superato ampiamente il 100% del budget prefissato e i giorni a disposizione per incrementare la raccolta sono ancora tanti. PCUP è il classico esempio di progetto divenuto una vera e propria case history. Il progetto dei ragazzi è comparso in un articolo di Repubblica ed è stato protagonista sabato 26 maggio al WIRED NEXT FEST a Milano, evento che ha visto la presenza del direttore di Wired Italia e del brand manager di Nastro Azzurro. Per carpire i segreti di due dei nostri migliori progettisti, abbiamo intervistato Lorenzo Pisoni, giovane, visionario, sognatore.



Quando precisamente è nata l’idea di PCUP?

La nostra storia è segnata da due esperienze. La prima è il Midburn, festival nel deserto in cui ogni partecipante deve essere autosufficiente in tutto, portandosi da casa tenda, cibo, acqua…e bicchiere, per ragioni igieniche ed ecologiche. La seconda è un viaggio in Corsica in kayak: finalmente approdati ad una città dopo giorni di mare e natura selvaggia, eravamo affamati di vita mondana! Ma dove uscire? Che fare? 

“Immagina sapere in tempo reale chi è e dove nella città, come sta andando la serata, ricevere informazioni sui locali che ti circondano, senza doverli cercare su Google,…in francese! Possibile che non ci sia un’app del genere?” 

“Ovvio che non c’è, come reperisci questa informazione? Mi fai lasciare un feedback da telefono ogni volta che prendo una birra? Non ne ho minimamente voglia”

Era il 2015 e su un kayak in mezzo al mare, sotto una stellata infinita, uscì la pazza idea: “Aspetta! Aspetta! Si beve in contesti molto diversi, in orari diversi, si bevono cose diverse, con persone diverse, in lingue diverse. Ma si beve sempre in un bicchiere: facciamo svolgere al bicchiere stesso le funzioni essenziali della bevuta! Pagamento, condivisione, feedback. Immagina che comodo poter accedere a tutte queste informazioni, ben organizzate, senza che nessuno di noi debba prendere il telefono e lasciare un feedback ma facendo quello che già facciamo: appoggiare un bicchiere sul bancone. Credo basti un chip e un’app.” 

“Figo! Il chip permetterebbe anche di velocizzare le operazioni di vuoto a rendere, risparmiando centinaia di usa e getta a serata!” 

“Sarebbe il primo bicchiere al servizio della collettività, il Public Cup.”

“Facciamo PCUP, che suona più Silicon Valley”

Era la visione di un social network della movida basato sull'Internet Of Things, di una rivoluzione del concetto di bicchiere da imballaggio a memoria fisica delle interazioni umane, di uno studio di materiali innovativi, di manifattura 4.0, di una ingegneria sociale per far rilanciare il vuoto a rendere, di un risparmio di migliaia di tonnellate di C02. Era chilometri di testi, migliaia di colonne excel e centinaia di ore di studio, ma sul kayak in mezzo al mare era un ingenuo “basta un chip e un’app”.

Che riscontro avete avuto finora? Chi si dimostra più interessato alla vostra idea?

I primi clienti di PCUP sono festival, discoteche, organizzazioni di eventi, ma si stanno facendo avanti anche brand della grande distribuzione e pubbliche amministrazioni. I punti che piacciono sono tre: la resistenza del nostro materiale, che permette di risparmiare sui lavaggi e sulla logistica e di investire sulla customizzazione; l’interattività che PCUP permette tra chi beve, tra chi beve e l’ambiente, attraverso giochi di luce e suono, e tra chi beve e l’organizzazione, che può avere un contatto più intimo e personalizzato con la propria clientela, fidelizzarla e coinvolgerla in tempo reale nella propria attività, dai social alla promozione di campagne; il risparmio di usa e getta e la quantificazione di questo impatto al grammo: ogni refill di PCUP corrisponde a -18 grammi di plastica e -80 grammi di C02. Ci ha particolarmente stupito l’attenzione dei nostri clienti all'ecologia: la sensibilità è altissima, basta solo dare lo strumento giusto per portare a casa un grande risultato: una discoteca in media fa 8.000 bicchieri di plastica usa e getta in una serata!

Esiste un’idea simile al mondo?

No. Esistono bicchieri simili, esistono app simili, ma PCUP è un concetto unico ed originale nel suo superare la vera difficoltà che si pone al realizzare il nostro sistema: quel “Non ne ho minimamente voglia” di cui sopra. Il vuoto a rendere, l’interazione, l’arte, la socialità, tutto bello e nobile ma ciascuno di noi brontola a tenere un bicchiere vuoto in mano una volta finita la birra, o lasciare un feedback uscito dal locale. L’alternativa c’è, si chiama usa e getta e riempie il nostro mare di schifo senza dare alcun valore aggiunto, né al consumatore né all'esercente. PCUP è inimitabile nel suo approcciare la questione da lontano, sapendo che ciascuno di noi è un po' utente, interessato alla funzionalità, un po’ cittadino, interessato al bene collettivo, e un po’ consumatore, interessato alla convenienza, anche quando esce la sera: abbiamo calibrato il nostro sistema equilibrando queste forze tra loro contrarie, trovando il punto di contatto con le esigenze degli esercenti. 

Non è stato facile, abbiamo parlato per un anno intero con gli addetti ai lavori, fatto prototipi e modelli di simulazione, ma adesso siamo forti di un know how prezioso che cambia la testa e i comportamenti. Il trucco a cui siamo arrivati? La responsabilizzazione: fai percepire immediatamente all’individuo l’impatto ecologico che sta avendo con un gesto ovvio come bere un drink, fagli vedere che lo sta facendo contemporaneamente a tanti altri e che insieme l’impatto è apprezzabile. Questo fa il 50% della motivazione ad usare il vuoto a rendere. Abbiamo sperimentato questa scommessa nella nostra performance Cupeffects, durante il Fuori Salone di Milano, e la risposta è stata ottima.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Abbiamo scelto di chiedere al mondo di aiutarci a sostenere una nostra spesa, la creazione di uno stampo industriale per portare la produzione in Italia. Era per noi un modo di capire quanto veniamo presi per pazzi da persone che leggono il progetto, senza aver mai tenuto PCUP in mano. Ancor prima di partire abbiamo ricevuto il sostegno di Nastro Azzurro Crowd, e dal lancio è andata bene oltre ogni nostra aspettativa: abbiamo coperto il 50% in una settimana! Abbiamo ricevuto feedback importanti e preziosi, abbiamo capito tante cose su come agevolare la comprensione della complessità di PCUP, abbiamo trovato cosa di PCUP può interessare il privato, e non solo il grande evento. Ma soprattutto, il team di Eppela ci ha tirato fuori il coraggio di chiedere aiuto, di dire “guardami, io ci sto provando, ce la metto tutta ogni giorno, ho rischiato tanto per sviluppare un progetto che farà bene a tutti. Dammi una mano perché da solo non ce la faccio!” E’ un coraggio che non conoscevamo e che ci ha portato emozioni che non potevamo immaginare: hanno risposto al nostro appello in tanti, si sono mosse le montagne per far girare la nostra campagna, e non solo dagli amici più stretti. Sono nate collaborazioni, abbiamo scoperto anime gemelle con cui fare pezzi di strada…e siamo solo all’inizio! Raccogliere il budget è sicuramente cruciale per noi, ma la bomba motivazionale che ti dà il crowdfunding è il vero valore aggiunto che non avevamo considerato.

Elenca tre motivi per sostenere PCUP

1) Perché è un’idea visionaria. Se non la fanno due sognatori di 27 anni di certo non la faranno i grandi brand, le multinazionali o la pubblica amministrazione. Se non noi, che l’abbiamo pensata, amata, odiata, fatta, disfatta, testata, calcolata, finanziata, non la farà nessuno, e le nostre serate resteranno come sono: inquinanti e poco interessanti. Vi garantiamo che il mondo è capace di funzionare con PCUP, c’è la sensibilità e la capacità di comprenderlo: il nostro lavoro (tanto tanto tanto lavoro) aggiunge solo l’interesse di ciascuno a farlo.

2) Perché l’impatto di PCUP è importante. La plastica è una catastrofe, nel 2030 ci sarà in mare più plastica che pesci. PCUP non è un esercizio di stile, una goccia nel mare, un atto simbolico: PCUP è un modello di sviluppo ad rifiuto zero pensato per stadi, navi, fiere, festival, locali. Si parla di contesti che vomitano milioni di tonnellate di plastica ogni anno: noi possiamo azzerare questo spreco, e nel farlo creare un nuovo mondo di servizi, più efficiente ed accessibile. 

3) Perché abbiamo pensato a delle ricompense speciali solo per questa campagna. PCUP vende stock di migliaia di bicchieri, ma solo su Eppela abbiamo lasciato la possibilità di acquistare set di 6,12,24 bicchieri per uso domestico, ottimi per feste, campeggio, gite, ma anche uso quotidiano! Il bicchiere PCUP è realizzato con intarsi di diversi materiali e un silicone indistruttibile, ma non si trova nei negozi: affrettatevi a ordinare il vostro set di bicchieri, ciascuno con i superpoteri sulla nostra app…

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