Su il sipario!

Intervista a Lucilla Giagnoni, direttrice artistica del Teatro Faraggiana. 

Spazio di condivisione

Quella che per le generazioni passate era la “piazza”, un luogo di condivisione, incontro e confronto, per la maggior parte dei giovani d’oggi è divenuto il web. È sotto gli occhi di tutti che, sempre più spesso, sono un like, una richiesta d’amicizia virtuale o la chiacchierata in una chat a definire e caratterizzare i rapporti umani. In questa deriva tecnologica, però, esistono ancora spazi in cui è possibile condividere opinioni e cultura, ambienti che hanno bisogno solo del sostegno della comunità che li vive per tornare in auge.Il Teatro Faraggiana a Novara è uno di questi. È un hub della vita cittadina che, dopo i lustri passati e la presenza sul palco di artisti del calibro di Totò e Dario Fo, può tornare a coinvolgere più e meno giovani. È grazie all’impegno della sua direttrice artistica Lucilla Giagnoni, di tutti coloro che lavorano per esso e della Regione Piemonte, questa possibilità sarà una certezza. In quest’ultima intervista proviamo a scoprire qualcosa in più. 



Cosa significa il Teatro Civico Faraggiana per la città di Novara?

È il teatro della città, è uno spazio aperto e accessibile a tutti, dove gli spettacoli gli eventi si costruiscono insieme. È uno spazio di pensiero, di progettazione. Naturalmente è anche un cinema o uno spazio per la musica, per incontri, ma anche un perno urbanistico infatti nell’area dove c’è il teatro abbiamo creato un nuovo modo di vivere il quartiere: hanno aperto bar di qualità e negozi, insomma un indotto per tutti. 

Com’era il Teatro prima della sua chiusura?

Difficile ricordarlo, è stato chiuso per vent'anni e poco prima di chiudere era in decadenza. Stiamo parlando di un uno spazio che non rispondeva alle urgenze della città da almeno una trentina d’anni. In epoca storica invece era uno spazio molto frequentato e molto popolare cioè quello che noi in qualche modo stiamo cercando di costruire. Ospitava spettacoli popolari ma di altissima qualità (sono passati di qui Totò, Dario Fo) cioè dall’avanspettacolo al teatro politico. Poi è diventato lo spazio prove del teatro maggiore, era decisamente sottostimato in quella dimensione. Noi vogliamo trasformarlo in un teatro davvero utilizzabile dalle forze creative della città ad esempio, anche gli studenti delle superiori possono produrre progetti, presentare i loro spettacoli, organizzare festival.

 

Quanto i giovani partecipano all’attività del Teatro?

Se parliamo dei giovani che vanno a scuola partecipano molto, le matinée sono molto piene. Poi abbiamo il progetto Visionari che è un progetto costruito tutto dai giovani Under 30 e che fanno una stagione scegliendosi gli spettacoli organizzando tutto, dalla comunicazione fino alla parte più tecnica. 



Quanto e come vi sono vicine le istituzioni?

La parte amministrativa pubblica sembrerebbe sensibile e in dialogo. Solo che per tenere viva un’attività come la nostra serve davvero il concorso di tutti: l’amministrazione deve riuscire a trovare le risorse per creare una continuità di progetto. E purtroppo deve ancora deve passare l’idea nelle istituzioni che l’investimento diretto al teatro è un investimento a lunga gittata ma anche con ritorno immediato. Abbiamo bisogno di una maggiore attenzione e ancor di più di una progettazione condivisa da parte delle istituzioni pubbliche. Invece le istituzioni private come le fondazioni bancarie, che possono decidere con tempistiche più strette, sono molto attive e ci stanno sostenendo molto. 

Siamo una grande opportunità: perché se siamo un “problema” (sostenere un‘attività culturale purtroppo è ancora recepito dalle amministrazioni come un problema), siamo anche la soluzione del problema. Il solo fatto di essere sempre aperti in una zona difficile come quella adiacente alla stazione con i locali, i nostri bar, belli, di qualità, con tutte le persone che si fermano a parlare e si confrontano alla fine degli spettacoli, ad esempio è già in parte la soluzione del problema della sicurezza dell’area stazione.

Avete in mente una programmazione particolare per il prossimo anno? Chi vi piacerebbe ospitare?

Ogni anno abbiamo in mente una programmazione speciale: l’anno prossimo la stagione teatrale avrà una connotazione molto forte e si intitolerà “Corpo e anima”.  Sarà fatta di percorsi che lo spettatore potrà costruirsi ad hoc, gli spettacoli scelti tra i migliori del nostro teatro contemporaneo hanno vinto premi, sono di gruppi giovani o di artisti più celebri e poi molta attenzione la riserviamo la stagione musicale, (classica, pop) e il cinema con le prime visioni e i film d’arte. Siamo molto orgogliosi delle nostre proposte. 

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Perché è uno strumento contemporaneo di partecipazione alle risorse per generare risorse. Inoltre volevamo capire come avrebbe reagito una città come Novara non certo abituata a questo tipo di iniziative. Sicuramente questo ci ha fatto conoscere un po’ di più il nostro pubblico. Abbiamo sollecitato i cenacoli di alto livello, i service club, abbiamo sollecitato le industrie, le attività economiche, coloro che hanno dei benefit nell’avere un teatro aperto. La prima impressione è che il crowdfunding sia uno strumento agile ma  anche poco conosciuto. La seconda impressione è che l’idea di bene comune sia ancora tutta da educare. Dove questo pensiero è già stato seminato, fiorisce già il piacere della partecipazione e c’è una forte convinzione nel sostenere progetti. Investire è dire la propria, esserci attivamente, esserci come persone. Molti mi hanno scritto per dirmi di aver partecipato. Queste donazioni non sono beneficenza, servono a mettere in circolo le energie per costruire insieme qualcosa di cui poi tutti usufruiranno. 

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