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Dove il folk è di casa

Intervista a Elisa Paier, progettista di That’s all Folk.

Un giorno speciale

“Se non è mai stata nuova e non invecchia mai allora è una canzone folk” (A proposito di Davis)

Era il 16 aprile del 1988, a Torino nacque il FolkClub grazie a Franco Lucà. Da quel momento il panorama musicale artistico è cambiato sotto la Mole. Ogni anno ben 55 concerti animano le notti torinesi. Eppure il folk è un genere che, per quanto diffuso, in Italia non ha il risalto mediatico che meriterebbe. That’s all Folk nasce per questo, ma non solo. Da un lato vuole celebrare l’anniversario di un posto più vivo che mai attraverso un documentario unico, appassionato, vero. Dall’altro lato vuole dare risalto a una musica che ha raccontato tanto ed ha ancora tanto raccontare. Un genere “eterno” ma familiare, un po’ magico per gli appassionati, una pietra miliare del divertimento per tutti gli avventori del Folk Club. Abbiamo intervistato Elisa Paier di Studio Liz per scoprire qualcosa in più a riguardo. 



Qual è l’attuale panorama artistico e musicale a Torino?

Il panorama culturale torinese è molto variegato. A detta della stragrande maggioranza degli addetti ai lavori, Torino è la città culturalmente più attiva e all’avanguardia in Italia e lo è da più di un ventennio. Dal punto di vista musicale -che poi è quello che ci compete- Torino surclassa da molto tempo tutto il resto d’Italia, competendo sul piano europeo per quantità e qualità della proposta con città ben più grandi come Barcellona, Londra, Parigi o Berlino. Torino è costante fucina di talenti in diversi ambiti musicali e in città trovano spazio e dignità i generi più disparati: dall’elettronica d’avanguardia al jazz, dal rock e pop al blues e alla world music. Non è un caso che FolkClub sia nato 30 anni fa proprio in questa città.

Nei 30 anni di FolkClub quale episodio/concerto ricordi particolarmente?

In 30 anni e centinaia di concerti (più di 1.500) di episodi ‘particolari’ o ‘speciali’, ‘unici’ o ‘indimenticabili’ il FolkClub ne ha accumulati svariate decine…

Un momento certamente prezioso per noi è stato il concerto di Pete Seeger, accompagnato dal suo allora giovanissimo nipote Tao Rodriguez, nel giugno del 1992. Per il FolkClub fu una vera pietra miliare. Dovessi citarne un secondo, direi l’ultima apparizione live dell’amico e immenso artista Gianmaria Testa in Italia prima che questi scoprisse la sua grave malattia, special guest del concerto della cantante brasiliana Bia, a fine novembre 2014.

Quanto è diffusa la musica folk in Italia?

La musica folk in Italia è molto più diffusa di quel che si può immaginare o che si percepisce. Purtroppo la scarsissima attenzione dei media più influenti (TV, Radio e testate giornalistiche nazionali) verso la Cultura meno commerciale, meno ‘di massa’, penalizza fortemente gli artisti folk e la loro musica, anche sul piano discografico, differenziandoci enormemente rispetto ad altri Paesi europei come Francia, Regno Unito, Spagna e Germania, nei quali il folk ha pari dignità del rock o del pop ad ogni livello. 

In ogni regione d’Italia l’interesse per la musica tradizionale e per la reinterpretazione e la riproposizione dei repertori tradizionali è costantemente in aumento da anni, con grandissimo gradimento anche tra i più giovani. Si moltiplicano ovunque, e con grande successo, i corsi di danze e strumenti tradizionali (e Torino e il FolkClub, in questo, hanno fatto scuola a livello nazionale); inoltre, si pensi allo straordinario successo della pizzica in tutta la penisola o dell’influenza massiccia del folk nella produzione recente di artisti di primo piano legati all’ambito cantautorale come, per esempio, Francesco De Gregori o Vinicio Capossela.



Cos’è il FolkClub per i suoi avventori e per chi lo gestisce?

FolkClub per chi lo frequenta è la casa della Musica live per eccellenza: il luogo in cui ascoltare al meglio artisti di altissima qualità e caratura mondiale, quand’anche sconosciuti ai più, ma con una differenza sostanziale rispetto ai grandi teatri: la sensazione di intimità e vicinanza che solo in questo contesto si riesce ad instaurare, con la prima fila a 50 cm dal palco, su tre lati, e gli artisti che guardano negli occhi (letteralmente) gli spettatori; la qualità assoluta dell’ascolto musicale, l’attenzione totale del pubblico che non è mai distratto da voci, movimenti, rumori, luci… una prossimità, una condivisione, una vera ‘catarsi’, capace di abbattere tutte le barriere palco/platea e far sì che ogni concerto si trasformi invariabilmente in un’ininterrotta sequenza di intense e viscerali emozioni, sia per il pubblico che per chi si esibisce.

Per chi lo gestisce, FolkClub è quasi un tempio, che va preservato nelle sue dinamiche e atmosfere, nelle sue logiche e caratteristiche. E’ il salotto di casa, che si vorrebbe sempre caldo, gremito di amici con cui condividere la bellezza e l’intensità della grande musica dal vivo, persone vere -e non numeri- da salutare una per una all’uscita con uno sguardo complice, un sorriso e un ‘… ci vediamo presto!’.

Quali concerti di spicco ci saranno prossimamente?

Non riveliamo i nomi di artisti già confermati in cartellone prima dell’ufficializzazione del programma dell’intera stagione, che avverrà a settembre. Ma -come da 30 anni a questa parte- possiamo garantire che il programma sarà ricco di proposte di ‘peso’.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime sensazioni?

La nostra casa di produzione già in passato ha coinvolto dal basso il pubblico per chiedere di contribuire ad alcuni dei nostri progetti documentari e allo stesso tempo per mettere i progetti alla prova. Fino ad oggi l’esperienza è sempre stata molto positiva! Realizzare un film è sempre un’operazione complessa, grazie al crowdfunding è possibile lanciare un’idea che se davvero è meritevole, saprà guadagnarsi la fiducia della gente.

Forse le persone sottovalutano il fatto che anche con la minima ricompensa si può fare molto per il progetto online. 

Venerdì 18 maggio si terrà l’ultimo concerto della stagione del trentennale del FolkClub, sul palco salirà Eugenio Finardi, noi saremo presenti per raccogliere materiale prezioso per il film.

Elenca tre motivi per sostenere That’s all Folk

Il film rivelerà non è mai stata raccontata, nessuno prima di noi ha provato da tratteggiare 60 anni di Italia (dal 1958 al 2018) attraverso un genere musicale, che nasce cresce e si sviluppa in questo arco temporale incrociando e influenzando molti degli avvenimenti del nostro paese.

La storia che racconteremo descriverà una città, Torino, con una chiave di lettura inedita.

Racconteremo il Folk, che abbraccia differenti culture e si arricchisce di contaminazioni ieri come oggi, un genere che ha un panorama internazionale di artisti e di pubblico. Per questo il film rivelerà anche la storia e l’attualità della musica folk, italiana e internazionale.

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