Metamorfosi urbana

Intervista a Valeria Aretusi, architetto e progettista di Uovo alla pop.

4 ragazze e una galleria

“Alcune persone diventano poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere”. In questa frase di Bansky, il più famoso esponente della street art, c’è l’essenza del pensiero di chi, come le ragazze di Uovo alla pop, vede nell’arte non solo un modo per esprimersi ma anche la migliore soluzione per valorizzare spazi urbani, un’idea fino a poco tempo fa disdegnata dalle amministrazioni pubbliche ma che ora è valutata con estrema considerazione. Un modo diverso, creativo, di riqualificare luoghi, periferie, quartieri spesso abbandonati al degrado e all’incuria. Valeria Aretusi, che abbiamo intervistato, crede fortemente (come le amiche/colleghe con le quali collabora) in questa filosofia, “strappa” l’arte dal giudizi di critici e osservatori di nicchia, portandola tra la gente, nella vita di ogni giorno. Perché l’arte sia “… qualcosa che liberi l’anima, favorisca immaginazione e incoraggi la gente ad andare avanti” (Keith Haring).


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Come vi siete conosciute? Come nasce il nome “Uovo alla Pop”?

Ci siamo conosciute a Livorno, al Teatro del Porto tanti anni fa. Valeria è salita da Roma qualche anno dopo. Andiamo molto d'accordo, ci piace fare le stesse cose, giocare e lavorare con l'arte,  siamo artiste amiche colleghe, la famiglia uovo.

L'uovo è l'ossessione di Viola da quando è piccola, è un simbolo legato ad una storia familiare. Giulia si è inventata il nome della galleria, da uovo alla coque. È un nome che funziona, che rimane impresso. Lo zio Fester è il nostro logo, ma questa è tutta un'altra storia.    

Nello specifico, Livorno come ha accolto la vostra iniziativa?

Livorno ci ha accolto a braccia aperte, non solo i cittadini ma anche l'amministrazione. Abbiamo inventato una 'corrente d'arte proteica' e le persone ci hanno seguito, hanno partecipato agli eventi, comprato le nostre opere, spinto ad andare avanti. Ispiriamo fiducia e simpatia. Siamo oneste e professionali. Abbastanza fuori di testa per farci amare.

A quali artisti/professionisti ognuna di voi si ispira maggiormente?

Viola si ispira alla scrittrice e poetessa statunitense, Gertrude Stein. Era una collezionista d'arte ebrea ricchissima, la manager di Picasso, amica di Hemingway. Un genio tra i geni. Valeria a Gianni Rodari, a Bruno Munari, India Mahdavi e Luis Barragan. Giulia al grafico americano Milton Glaser e ai Barbapapà. Libera attualmente si ispira a Gerard Richter e a Giacomo Puccini, dipinge componendo.

Quali sono stati gli ostacoli maggiori incontrati nell’apertura della galleria?

L'ostacolo maggiore è stato la posizione decentrata. I clienti del centro ci hanno messo un po' a seguirci nel quartiere Garibaldi, una zona considerata pericolosa. Tanti non hanno ancora fatto il grande passo. La micro criminalità del quartiere è respingente per chi non capisce che l'unico modo per allontanarla è tornare a vivere il quartiere e restituirgli un'identità.

Pensate di replicare quest’idea anche in altre città nel prossimo futuro?

Esportare il festival sarebbe un sogno, ma abbiamo già organizzato cose importanti nelle province toscane, è una cosa più che possibile. Stiamo lavorando sodo, ci muoviamo per sensibilizzare all'arte e sempre più realtà sono disposte ad ascoltare il nostro messaggio. Non escludiamo chiamate da fuori Livorno al più presto. Intanto, a Novembre, faremo una mostra collettiva ispirata alle Uova a Siviglia in collaborazione con il grafico Pedro Cabańas.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Il crowdfunding parla ai comuni mortali, agli appassionati d'arte e, in primis, ai cittadini. Creare un festival grazie al contributo del popolo ci è parsa un'idea possibile e appassionante, un sogno condiviso. Le prime impressioni sono positive, siamo entusiaste ma anche affaticate. Dobbiamo organizzare eventi su eventi, raccontare mille volte il progetto, chiedere soldi e fiducia. Stiamo dando il massimo perché il festival possa esistere. Abbiamo anche indetto una call for artist per un wall painting di 30 mt, le forze in campo sono molte e noi dobbiamo sostenere il sogno. 

Tre motivi per sostenere Uovo alla Pop.

- Per far sì che l'arte diventi sempre più visibile e cambi il senso delle strade e della vita.

- Per divertirsi e partecipare ad eventi geniali con un piede nel futuro.

- Per trasformare le sorti difficili di un quartiere e conoscere artisti che diano un nuovo linguaggio al mondo.

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