Nessun disturbo!

Intervista a Chiara Orlandi dell’Associazione Nutrimente e progettista di Back to Food.

Alla riscoperta del piacere del cibo

Essere affetti da disturbi alimentari non è un problema fisico o, almeno, non nelle fasi iniziali del disturbo. È un problema mentale dato da diversi fattori in molti casi difficilmente catalogabili. È necessario, comunque, non lanciarsi autonomamente in avventate conclusioni che possono risultare più dannose che di aiuto. Occorre una presa di coscienza e la fortuna (capacità) di imbattersi nelle persone e nei progetti giusti. L’Associazione Nutrimente è proprio questo: un team di persone affidabili e specializzate in problemi di questo tipo, desiderose di dare una mano concreta a chiunque ne abbia il bisogno, anche attraverso la pubblicazione del progetto Back to Food. Un’idea davvero interessate che confidiamo possa dare ottimi risultati a Chiara Orlandi (che abbiamo intervistato) e al tutto il team di Nutrimente.



Quando nasce, precisamente, l’idea di Back to Food?

Il progetto è nato nel 2017 dalla consapevolezza che per trattare chi soffre di Disturbi Alimentari bisognava andare “oltre” il sintomo, aiutando queste persone nella loro quotidianità per riscoprire un rapporto positivo con il cibo e con la convivialità dello stare a tavola. Chi soffre di questi disturbi presenta infatti una grande difficoltà ad esporsi a livello relazionale, soprattutto nei contesti sociali che implicano un rapporto col cibo, arrivando a limitare drasticamente i contatti e le relazioni fino a conclamate situazioni di ritiro sociale.

Quali sono i disturbi legati all’alimentazione più diffusi?

I disturbi dell’alimentazione sono patologie caratterizzate da una alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. Costituiscono la terza patologia cronica più comune in adolescenza dopo obesità ed asma e la seconda causa di morte più comune tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali.

I Disturbi Alimentari più noti e diffusi sono rappresentati da Anoressia, Bulimia e Binge Eating Disorder (abbuffate compulsive, spesso collegato ad obesità).  Al giorno d’oggi si stanno diffondendo altri Disturbi come l’Ortoressia (ossessione per il cibo sano) e la Bigoressia (ossessione per il corpo definito dal punto di vista muscolare) che hanno caratteristiche più specifiche e connotate culturalmente. 

Quali sono state le sensazioni/impressioni avute nella scorsa edizione?

I partecipanti presenti al laboratorio si sono cimentati nella realizzazione di ricette con le quali hanno poi cenato. Durante le serate nessuno viene obbligato a mangiare, ma viene comunque previsto un momento di convivialità a tavola in cui ciascuno può accedere liberamente ai piatti preparati. L'obiettivo è rendere i partecipanti pian piano autonomi nella gestione del pasto. Nel corso degli incontri ciascuno di loro è passato in modo sorprendentemente veloce da una grande difficoltà iniziale a maneggiare il cibo e a sedersi a tavola, a cenare chiacchierando come un gruppo di amici all’ultimo incontro. La riduzione dell'ansia legata al pasto e al confronto con l'altro si è resa sempre più evidente nel corso degli incontri. Cucinare e sperimentarsi nei sapori è diventato divertente e stimolante. Molti di loro hanno apprezzato la libertà nell'accedere al cibo, il benessere emotivo nella condivisione e hanno riportato di utilizzare ancora oggi le ricette imparate perché collegate ad un sentimento di sicurezza e serenità. 



Cosa senti di consigliare a chi soffre di disturbi alimentari?

Di contattare il prima possibile, anche in caso di dubbi, centri o associazioni che possano aiutare a capire il livello del problema ed eventualmente indicare possibilità di cura. Ricordiamo che la prognosi è migliore, soprattutto per gli adolescenti, se si riesce ad intervenire nei primi 3 anni di malattia

L’attuale “cultura del cibo” quanto e come condiziona il comportamento delle persone a tavola?

Indubbiamente siamo molto influenzati dai messaggi dei media che attualmente  sono molto focalizzati sul cibo sano e biologico e sul corpo magro e prestante. Se questo nella maggioranza della popolazione porta a una generale insoddisfazione rispetto al proprio corpo e a cercare di “essere sempre a dieta”, in persone che presentano dei fattori di rischio può tramutarsi in un Disturbo Alimentare. 

Quali sono le prime impressioni sul crowdfunding?

È la prima volta che utilizziamo questo canale di raccolta fondi e riteniamo possa essere un’ottima occasione per combinare la raccolta fondi e la visibilità del nostro progetto. Abbiamo trovato difficile all’inizio riuscire a convincere le persone a donare, soprattutto perché ci rendiamo conto che il tema possa sembrare non toccare da vicino molte persone. Siamo contenti comunque di aver usato questa modalità perché rappresenta un buon modo per condividere i progetti che facciamo concretamente.

Tre motivi per convincere i nostri lettori a sostenere Back to Food. 

1) Il progetto Back to Food non è solo un laboratorio di cucina ma è innovativo e può davvero fare la differenza integrato alla cura.

2) Tutti i professionisti che lavorano per l’associazione Nutrimente lo fanno con competenza ed entusiasmo, e questo fa sì che i nostri progetti vengano vissuti positivamente dalle pazienti e dalle loro famiglie.

3) Teniamo molto ad utilizzare i fondi in modo assolutamente trasparente; quindi chi dona può essere certo che il totale del donato sarà utilizzato per lo stretto necessario e che non ci saranno sprechi di nessun genere.

Condividi questo articolo