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Mai visto nulla del genere

Intervista a Giulia Seri e Marco Aragno, scrittori e protagonisti di Romanzo Italiano.

Esigenze e dipendenze

Qual è l’esatto momento in cui si decide di diventare scrittori? Molto spesso si inizia per caso, non di rado capita che si usi la scrittura come cura di se stessi, per dare un ordine logico a pensieri sparsi nella nostra mente o, ancora, per esternare emozioni indescrivibili con le semplici parole. Per Giulia e Marco, protagonisti con Romanzo Italiano (secondo progetto di Giulio Milani, intervistato qualche tempo fa), iniziare a scrivere ha significato seguire le proprie emozioni. Giulia ha nei confronti della scrittura una sorta di dipendenza, per Marco si tratta di una vera e propria esigenza. Insomma, per entrambi la scrittura è insita nel proprio DNA. Per questo i loro lavori sono di ottima qualità quanto unici nel proprio genere, “sono originali non perché promuovono ciò che è nuovo, ma perché mettono ciò che hanno da dire in un mondo tale che sembri che non sia mai stato detto prima”.  (Wolfgang Goethe). Il loro percorso ci ha incuriosito, abbiamo posto a ognuno qualche domanda.



Quando hai iniziato a scrivere e perché?

Giulia Seri -  Il mio primo romanzo ha visto la luce solo nel novembre del 2015. Ero in viaggio da Roma verso Milano e a causa di un guasto siamo rimasti fermi vicino a Firenze oltre 3 ore. Avevo con me un tablet, la wifi non funzionava bene, e così ho cominciato a scrivere quello che poi è diventato il primo capitolo di una storia. Trovare la motivazione che spinge alla scrittura non è semplice: scrivo perché ho letto, perché la letteratura mi fa stare bene, ma se quando leggo e scrivo sto bene vuol dire che la mia vita da sola non basta, che ci sono ansie e paure da sublimare. Nel mio caso, si può dire che ho sviluppato nei confronti della scrittura e delle lettura una sorta di dipendenza.

Marco Aragno - Dopo i vent'anni ho scritto i primi testi. Ho cominciato ad avvertire la necessità di dare forma a pezzi di realtà - individuale e collettiva - che altrimenti non avrebbero avuto voce. Il linguaggio della poesia e della narrativa mi ha offerto questa possibilità.

Come hai conosciuto Giulio Milani?

Giulia Seri - Nel settembre del 2016 gli inviai quello che io reputavo il mio primo libro. Un testo ancora acerbo, ma che mi ha dato modo di iniziare una collaborazione con Transeuropa e sviluppare, attraverso un percorso di formazione one-to-one, le capacità indispensabili per arrivare a scrivere “Sotto il suo occhio”

Marco Aragno - Gli inviai un anno fa il mio manoscritto inedito. Mi disse che era interessante per il tema che trattava, ma che era necessario lavorarci. A quel punto mi parlò del progetto che aveva in mente: la collana "Wildword".



Perché al centro della tua storia c’è il revenge porn/Terra dei Fuochi? Che opinione hai al riguardo?

Giulia Seri - Quello che mi ha incuriosita del tema, oltre all’assurdità di questo sciacallaggio, è stata la sottile linea tra il desiderio di trasgressione e l’autolesionismo di chi ne è vittima. Ho cercato di ricostruire non tanto o non solo la pubblica denigrazione, ma la somma di eventi e personaggi che hanno portato la protagonista del mio racconto sino a quel punto, lasciando un interrogativo: sarebbe mai potuta andare diversamente?

Per quanto riguarda i casi di cronaca, posso solo avere un’opinione da spettatrice, e ritengo che il revenge porn altro non si che una versione moderna del fenomeno della caccia alle streghe: certo, con la potenza di internet può avere maggiore risonanza, come nel caso di Tiziana Cantone o di Michela Deriu, ma può anche passare inosservato o rimanere circoscritto alla sola cerchia dei conoscenti; quel che non cambia è il fatto che il danno inferto alle vittime è gravissimo in tutti i casi.

Marco Aragno - Sono un giornalista. Mi confronto ogni giorno con discariche abusive e roghi tossici. La Terra dei Fuochi, che non riguarda solo la Campania, ma molte regioni del Nord e del Centro-Sud, è un effetto collaterale del capitalismo. I rifiuti hanno un costo, che incide notevolmente sui bilanci di società e aziende: per trent'anni l'economia del Paese è cresciuta anche grazie allo smaltimento illecito degli scarti industriali. Se non cambiamo il modello di sviluppo e non puntiamo in maniera radicale su forme di produzione eco-sostenibile, la Terra dei Fuochi sarà soltanto l'inizio di un processo generalizzato di autodistruzione.



Sei coinvolta/o in un’iniziativa davvero innovativa. Esprimi il tuo giudizio su Romanzo italiano.

Giulia Seri - Penso che ci sia costante bisogno di innovazione e questo anche in campo editoriale; l'idea di ripensare il romanzo a partire da casi di cronaca e deformarli attraverso una distopia è un progetto volto a colmare un vuoto, il che lo rende valido in partenza. Giulio Milani è decisamente in gamba, basti pensare a tutto il lavoro che è stato fatto fin qui senza mai compromettere la qualità dei testi; se genererà delle conseguenze, lo potremo vedere solo col tempo.   

Marco Aragno -  Quando Giulio mi ha parlato dell'idea di una collana come "WildWord", me ne sono subito innamorato. "Romanzo Italiano" può dare una scossa al panorama letterario dopo anni di stagnazione. In questo progetto c'è la realtà, che permette al lettore di riconoscere luoghi ed avvenimenti del suo mondo, ma c'è anche la distopia, l'elemento fantastico e immaginifico, che invece consente di fare un salto ulteriore superando la stessa realtà che l'ha ispirato.

Cosa significa essere uno scrittore in Italia al giorno d’oggi?

Giulia Seri - Io la vivo come una condizione privilegiata, ma devo ammettere che questo è il mio romanzo d’esordio e che nella vita mi occupo anche di altro. Posso dire che avere la possibilità di dare libero sfogo alla propria passione, raggiungendo il traguardo della pubblicazione con una casa editrice di ricerca, è una grande soddisfazione.

Marco Aragno - Significa confrontarsi con molte forme di linguaggio e di medium: web, tv, social media. La realtà diventa multiforme, plurale. La vera sfida consiste nel riuscire a cogliere questa pluralità senza conformarsi alle logiche dell'editoria imposte dall'economia di mercato.

Cosa ne pensi del crowdfunding? Quali sono le tue impressioni sul progetto in corso?

Giulia Seri - È un’ottima piattaforma per sponsorizzare progetti nuovi e raggiungere sostenitori attenti all’innovazione.

Marco Aragno - Dare la parola ai lettori su cosa meriti di essere pubblicato attraverso iniziative di crowdfunding è un atto rivoluzionario per il nostro mondo editoriale. Il ruolo finora riconosciuto all'editore viene ridefinito: da centro "autocratico" di selezione, diventa figura di collegamento tra l'opera letteraria e il pubblico. Propone, non impone. Saranno i lettori a decidere cosa finirà sugli scaffali delle nostre librerie. O almeno è quanto mi auguro.


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