La musica ci gira intorno

Intervista a Carlo Rinaldini, musicista e progettista di Radio Londra.

Giovani speranze

Ci sono artisti che ottengono il proprio successo in età avanzata, magari con il decisivo aiuto di una casa discografica, altri che lavorano anno dopo anno, sin dalla giovanissima età, per fare breccia nel cuore dei fan. Pensiamo ai Radiohead che, nell’anno della pubblicazione di “Ok Computer”, avevano tra i 26 e i 30, ma tentavano di aver successo sin da ragazzini. O, ancora, i Rolling Stone: Mick Jagger e Keith Richards iniziano a fare musica a 20 anni, sei anni dopo grazie a “Let It Bleed” diventano vere star. E poi ci sono loro, Radio Londra, un gruppo nato fra i banchi universitari a Bologna, capace di togliersi qualche soddisfazione e desideroso di bissare quanto di buono fatto con il prossimo album su Eppela. Come sono nati? A chi si ispirano? Lo abbiamo chiesto a uno dei suoi componenti, Carlo Rinaldini.  



Come vi siete conosciuti? Quando nasce il vostro gruppo?

I RL nascono durante i primi anni di università, a Bologna, nel 2009 direi. In quel periodo con Francesco (Picciano), autore dei brani e cantante, vivevamo insieme in un meraviglioso decadente appartamento con altri 4 amici e abbiamo messo insieme il desiderio di dire qualcosa di vero con la musica. Con Filippo (Zoffoli) suoniamo da quando siamo ragazzini, nei garage dei nonni, nei contest studenteschi, quindi è stato naturale metterci insieme. Da qualche tempo poi abbiamo trovato Marco (Biagiotti) alla batteria che ci da quella cosa in più che ci mancava nei live.

Qual è la situazione della musica in Italia?

Molto figa, interessante… perché a nostro avviso ci troviamo di fronte ad un punto “zero” in cui tutti abbiamo possibilità di proporre le cose che scriviamo al pubblico. Non devi più per forza passare dalle major per proporti, ma puoi portare la tua musica in rete e nei sociali e vedere se alla gente piaci, direttamente, senza mediazioni.

A chi vi ispirate e perché?

Ci ispiriamo alla vita che accade, agli artisti che dicono “qualcosa” di vero. Abbiamo tante influenze diverse: i cantautori italiani, i Coldplay, Luca Carboni, Baustelle, i primi gruppi indie rock inglese… e tanti altri dai…

Di cosa parla il vostro album? Qual è il pezzo a cui siete più legati?

Il disco parlerà di questi tempi incerti e di come noi abbiamo deciso di starci di fronte.

Personalmente (Carlo) “Come un Volta” che ancora nessuno ha sentito è quello per me più significativo. Parla di noi, ormai sbarcati nei 30anni che nello stesso istante ripensano con un velo nostalgia agli anni ‘90 ma fremono perché il meglio deve sempre ancora venire!

Perché la scelta del crowdfunding? Impressioni?

Abbiamo scelto di buttarci nell’esperienza del crowdfunding perché non solo avevamo bisogno di un sostegno finanziario, ma volevamo condividere con quante più persone possibili al nostro progetto, al nostro sogno.

Quando condividi tutto diventa più entusiasmante! Le persone hanno reagito molto bene la nostra proposta, l’idea di fare parte della realizzazione del nuovo disco ha gasato un sacco di persone che oltre alla donazione, si sono interessate a noi e alle canzoni e si sono affezionati.

In questo senso il portale di Eppela ha facilitato la diffusione del nostro progetto.

Elenca tre motivi per sostenere il vostro progetto.

1- È un progetto sincero, semplice e chiaro. Non stiamo chiedendo grandi somme. Abbiamo bisogno di un aiuto da tutti per far uscire il prossimo album!

2- La musica è di tutti. Il nostro nuovo disco parte da noi ma poi diventa di tutti e per tutti!

3- Le ricompense sono belle e fanno in modo che chi ci sostiene potrà poi partecipare alla nostra vita musicale anche nel futuro.



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