Scontro finale

Intervista all'illustratore Sal Modugno, progettista di “Fumettisti contro Youtubers”.

E tu, da che parte stai?

La mitologia, il cinema, lo sport, la storia, più o meno recente, sono ricchi di sfide, di scontri epici che vivono nella memoria di ognuno di noi. Ogni sfida è il racconto della storia dei contendenti, delle loro virtù e dei loro difetti, del motivo per il quale si stanno affrontando. Pensa a Rocky contro Apollo Creed, a Freddy contro Jason, rifletti sul fascino del confronto, a volte condito dal rispetto che i contendenti provano l’uno verso l’altro, altre volte dalla paura, altre volte ancora dallo scherno. La sfida alla quale stiamo assistendo su Eppela è di quelle memorabili. Non esiste contatto fisico, solo colpi di satira e creatività. Si tratta di Fumettisti contro Youtubers, due mondi così lontani quanto vicini, due realtà che non non hanno bisogno di presentazioni. Il guanto della contesa lo ha lanciato Sal Modugno. Ecco la sua intervista E... Che vincano i migliori.

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Quando nasce e perché “Fumettisti contro Youtubers”?

“Fumettisti contro Youtubers” nasce all’inizio del 2016 da un’idea di Marcus L., al secolo Marco Lanza, che ebbi modo di conoscere l’anno precedente al Ca.Co. Fest, il festival di fumetto indipendente di Bari.

Credo che in qualche modo l’esserci conosciuti in quel contesto, così diverso da quello delle grandi convention a cui la maggior parte degli appassionati di fumetti è ormai abituata, sia stato determinante per la nascita di questo progetto.

In quell’anno le date del Ca.Co. si sovrapponevano a quelle del Napoli Comicon, a cui io stesso avrei partecipato il giorno successivo, e questo divenne argomento di conversazione tra me e Marcus, che non era mai stato al Comicon. Parlandone, si finì col fare un parallelo tra le due fiere e venne fuori il discorso dei cosplay e degli youtubers e di come ormai le grandi fiere del fumetto siano diventate un po’ dei giganteschi tendoni da circo in cui i fumettisti non sono più l’attrazione principale da un pezzo. Scherzando, ci dicevamo che dovevamo riprenderci i nostri spazi, che l’invasione degli youtubers andava fermata. A fine serata deliravamo con slogan salviniani tipo “Prima i fumetti e i fumettisti!” e “Aiutiamo gli youtubers a casa loro!”. Praticamente il progetto aveva già preso forma.

L’anno precedente, nel 2014, mi era capitato di assistere al marasma di gente accorsa al Comicon per Yotobi e non sapevo ancora che il giorno successivo a quello in cui conobbi Marcus avrei assistito a una scena, sempre durante il Napoli Comicon, che mi avrebbe definitivamente convinto a salire sul carro di “Fumettisti contro Youtubers”: mentre ero appostato in attesa che Silver, creatore di Lupo Alberto e mio mito da sempre, finisse la sua sessione di autografi per potergli parlare e donare una copia del mio primo fumetto autoprodotto, quando finalmente il maestro si era alzato dalla sua postazione e usciva dallo stand Panini, un ragazzino si frappose fra noi e, vedendo Silver col pass appeso al collo e non avendo minimamente idea di chi fosse (!), lo scambiò per uno standista e gli chiese: “Scusa, a che ora viene qui Sio?”.

Decisi in quel momento che la misura era colma! 

Perché gli influencer, al giorno d’oggi, hanno ottenuto questa popolarità?

Per lo stesso motivo per cui vengono eletti politici che promettono cose assurde e irrealizzabili: sanno essere molto comunicativi e convincenti.

Il gioco è fingere di avere delle competenze celandosi dietro una finta coscienza critica espressa in maniera polemica e dura, che sappia far chiacchierare e indignare. Fenomeni come i flame, gli haters e i followers sono tutte facce della stessa medaglia, ossia attenzione dedicata, positivamente o negativamente, a un determinato fenomeno del web. E l’attenzione è utile, fra crescere le visualizzazioni e la popolarità del soggetto, che si ritrova così a esibirsi davanti una platea vastissima, che può influenzare in qualche modo.

Aggiungiamoci che la maggior parte delle persone non ama pensare e preferisce che qualcun altro lo faccia per lei e ne vien fuori che bisogna solo scegliersi l’opinion leader (o influencer, se vogliamo andarci più leggeri) più convincente e accattivante.

A quali limitazioni i fumettisti sono soggetti? Da dove provengono?

Dalla crisi dell’editoria e del settore fumettistico e dal nuovo sistema di selezione dei fumettisti da parte dei grandi editori. Io ho una mia teoria.

Non si fa che parlare di crisi dell’editoria, dell’analfabetismo dilagante, della scarsa voglia di leggere del grande pubblico, spesso giovane, eppure credo che, almeno nel caso del fumetto, la crisi derivi più dal come si sta rispondendo al problema che non dal problema stesso. Un editore ha una responsabilità enorme secondo me, che è quella di educare il pubblico, istruirlo, presentargli proposte nuove, fare tendenza. Invece, pur di registrare dati di vendita positivi, si preferisce subirla la tendenza, affacciarsi alla finestra e osservare quale pifferaio magico ha più topi che gli corrono dietro e formalizzarne il successo con una pubblicazione. Ne risulta che la scelta della qualità dei contenuti è praticamente affidata allo stesso popolo analfabeta e svogliato che si dovrebbe invece educare e quindi il contenuto passa in secondo piano. A decretare il successo sono quindi i like e la propria capacità di vendersi e non tutti i fumettisti sanno farlo. Io, ad esempio, non ne sono minimamente capace. Questo implica che anche una nuova proposta, magari valida, se non sa crearsi un’immagine vincente e non ha un certo numero di followers viene ignorata dal sistema editoriale.

Sistema in cui rientra, peraltro, anche la critica di settore, che dovrebbe invece essere svincolata da questa logica, perché se è vero che un editore ci perderebbe denaro segnalando una nuova proposta che, anche se valida, non sembra avere molto seguito, per un sito o un giornale di critica dedicare attenzione a qualcuno che sta provando a farcela da solo e magari tira anche fuori bella roba, in fondo, non costa nulla. Ma non lo si fa perché ormai, per tornare al discorso iniziale, sappiamo tutti quanto la nuova moneta corrente sia la visibilità e quindi va centellinata oculatamente.

Nonché, ovviamente, utilizzata come valuta di scambio.

 

Siate sinceri… un po’ di astio verso gli youtubers c’è…

“Youtubers” è un termine troppo generico per meritare dell’astio incondizionato.

Gli youtubers descritti nelle nostre storie sono delle parodie dei peggiori della categoria, quelli che non hanno di fatto nulla da dire ma conquistano il web con performance da serata tra amici ubriachi. Quelli che, consciamente o inconsciamente, sanno come funziona la rete e la sfruttano per ottenere popolarità e sono pronti a denigrare chiunque li critichi bollandoli come sfigati e rosiconi. Ecco, questa categoria di persone emerge come detestabile nei nostri racconti, ma la loro “occupazione” di youtubers è quasi solo un pretesto, un escamotage narrativo.

Ci sono anche un sacco di fumettisti di nuova generazione che si sono fatti un seguito di adoratori con lo stesso identico sistema: dirette facebook e instagram di cui si poteva serenamente fare a meno, polemiche lanciate sui social, flame e attacchi deliberati a chiunque avanzasse delle critiche sul loro lavoro e ne mettesse in dubbio il ruolo concreto nella loro immeritata popolarità.

I personaggi di Poldo, il Fumettissimo e il mio stesso Tuberto sono forse più trasversali di quanto noi stessi ammetteremmo. Si sono ritrovati a essere youtuber perché nati in quest’epoca, ma chissà cosa sarebbero diventati vent’anni fa. Forse Sgarbi.

Alla fine chi vincerà questa lotta?

Nessuno, credo. Per come la vedo io è una guerra tra perdenti, nel finale della mia storia l’ho detto chiaro e tondo. Se la vogliamo vedere come guerra tra media, beh, il fumetto esiste da tempo immemore e per farlo basta anche la parete di una caverna e un sasso colorato. Youtube se va via la rete non esiste più e se vuoi esibirti “in analogico” devi salire su un palco. E scoprire quanto può essere cattivo il mondo senza il filtro di una webcam.

Perché la scelta del crowdfunding?

Perché crediamo nelle nostre forze e forse abbiamo uno spirito un po’ anarchico.

Perché Blatta Production è nata dal nulla e, benché abbia più di un decennio di vita, non la conosce ancora nessuno ma a lei non sembra importare.

Perché in tantissimi, dopo aver letto già solo il titolo del nostro fumetto, ci hanno urlati “siamo con voi!”.

Perché la rete è condivisione di contenuti non di apparenza e noi il contenuto lo abbiamo.

Perché il crowdfunding è una scelta coraggiosa, se teniamo presente che la visualizzazione la può fare anche uno che ti odia ma la donazione la fai solo se il progetto ti piace. 

Elenca tre motivi per sostenere il vostro progetto.

1) Perché il nostro è un fumetto, non un graphic novel. Si propone di fare satira di costume su una realtà mai approfondita prima e di farvi ridere e riflettere allo stesso tempo. E Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno oggi!

2) Perché siamo sette autori piccoli come i nani di Biancaneve e la nostra Biancaneve è una grossa blatta gialla che nessun principe bacerebbe mai.

3) Perché il libro è bello e molto economico, poiché crediamo nel fumetto vecchia maniera, come medium popolare che anche un ragazzino che bigia la scuola deve potersi permettere. 

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