Infinita fantasia

Intervista a Lorenzo Garzella, fondatore di NANOF produzioni audiovisive e progettista di Storie di Altromare. 

Opere d'arte in movimento

Lo scrittore Giammaria Nerli ha affermato che “la sensazione di sorpresa e smarrimento che si prova di fronte alle opere di Possenti è da ricercarsi nella natura teatrale dei suoi dipinti, nei quali si combinano il gusto per la messa in scena e il tono narrativo e talvolta fiabesco”.

Abbiamo intervistato Lorenzo Garzella, fondatore di NANOF produzioni audiovisive e progettista di Storie di Altromare, che non ha saputo resistere alla tentazione di realizzare un film-ritratto dedicato al grande pittore lucchese, artista visionario e domatore della caoticità della vita e dell’arte.

Garzella ha saputo camminare, come un equilibrista, su quel filo sottile che lega l’opera di Antonio Possenti al cinema, nel tentativo di descrivere un mondo, familiare e allo stesso tempo sconosciuto, che sente così intimamente suo ma che appartiene anche a tutti quanti noi.



Quando e perché nasce Nanof?

Nanof nasce nel 2001 dal mio incontro con Filippo Macelloni. Abbiamo collaborato per la prima volta nel 1999, a un documentario su un eccidio nazi-fascista. Fondare Nanof è stata l'evoluzione del lavoro comune, con il bisogno di avere una struttura, anche formale, più precisa. Con Filippo condividiamo una grande passione per la sperimentazione, per l'esplorazione di territori disparati e di forme espressive di frontiera. Ci consideriamo documentaristi, ma facciamo incursioni nel cinema, nella realizzazione di mostre e istallazioni interattive, nella narrazione crossmediale con realtà aumentata, visori a 360°, nella creazione di eventi-live di digital storytelling (scusate i paroloni). Credo che la forza di Nanof sia questa fame di raccontare e di sperimentare, spaziando sia nelle forme sia nei temi: dal sociale alla storia, da Maradona a Berlusconi, da Fucecchio alla Patagonia, da Sky alla cine-bicicletta. Questa grande duttilità, unita a un cronico bisogno di indipendenza, a volte è anche il nostro punto debole: da una parte ci permette di "macinare" molto lavoro, ma senza un'identità facile da comunicare e senza protezioni "forti e stabili" ci costringe anche a un'allegra e permanente guerriglia dove solo le idee e la creatività contano.

Il nostro destino è forse anche nel nostro nome, dedicato a Nannetti Oreste Fernando (auto-nominato "Nanof, astronautico ingegnere minerario del sistema mentale"), un internato nel manicomio di Volterra che, solo con la fibbia della sua uniforme da matto, ha inciso un intero universo sulle pareti del cortile, realizzando una sorta di "Cappella Sistina dell'arte patologica": la fantasia e la voglia di comunicare non hanno confini.

Qual è il progetto del quale andate più fieri?

Dico "Il Mundial Dimenticato" (2011). E' un mockumentary, una commedia surreale raccontata con linguaggio documentaristico. Abbiamo iniziato a lavorarci agli inizi degli anni duemila, quando solo spiegare cos'era un mockumentary non era facile nemmeno con gli addetti ai lavori (Woody Allen e Peter Jackson erano i nostri unici parenti famosi). Avendo lavorato tanto in vita nostra sulla ricostruzione di fatti storici, sul cinema della realtà e sui documentari di sport, ci ha immensamente divertito lavorare su un "buco nero" della storia del calcio per riempirlo a modo nostro. La folgorazione è stata l'inizio di un racconto dello scrittore argentino Osvaldo Soriano: "Il Mondiale del 1942 non figura in nessun libro di storia ma si giocò nella Patagonia Argentina". Così siamo partiti (proprio nel senso che siamo andati all'aeroporto!) e abbiamo iniziato a mischiare una grande mole di ricerche sul campo con un plot fantastico, la realtà con le nostre allucinazioni infantili... Ne è venuto fuori un mondiale giocato da profughi, sognatori, operai, minatori, acrobati, arbitri con la pistola, portieri ipnotizzatori... un mondiale sgangherato, utopico e pacifista, in cui anche il popolo Mapuche potesse avere il suo riscatto. Gli equivoci sulla veridicità della storia hanno di gran lunga superato le nostre aspettative. E' un piccolo folle film di nicchia e la lavorazione è stata più avventurosa e tempestosa delle storie raccontate sullo schermo (a un certo punto ci siamo trovati sperduti nella pampa con una troupe di 20 persone e la cassa del film di 20 pesos... tutt'ora non so dire come mai non ci abbiano lasciati appesi a testa in giù sulle Ande...). Ma la nicchia di affezionati è sparsa per molti paesi nel mondo, dalla Cina al Perù, abbiamo vinto parecchi premi, già il fatto che il film esista è una specie di miracolo, e quando lo trovo nominato nelle ricostruzioni generaliste della storia dei mondiali, al posto del mondiale mancante, devo dire che non posso fare a meno di sorridere.

Cosa ti affascina di più dell’arte di Possenti?

Quando guardo un'opera di Possenti mi sembra di avere davanti un pezzo di me stesso, un barlume nascosto da qualche parte dentro di me, una qualche fantasia avuta da bambino, un mio sogno perduto. Guardo e mi dico: ecco un mondo che è anche mio, un mio mondo segreto dove tutto è possibile, ma espresso in una forma che mai avrei saputo dargli io, che io non avrei nemmeno saputo immaginare.

Un universo che mi è intimo e sconosciuto al tempo stesso, che rammenta le infinite avventure possibili fuori e dentro di noi. Si tratta per me di un continuo invito a esplorare la vita, con le sue meraviglie e le sue crudeltà.

E il tutto è creato in pochi centimetri quadrati, solo con segni e colori. L'arte di Possenti è puro talento tecnico centrifugato in una spirale senza fine di fantasia sconfinata. E' un mistero in cui la sfrenata libertà del bambino viveva nel perpetuo gioco di creazione di un disciplinato barbuto signore di 80 anni. Uno dei miracoli è come questo mondo disparato e brulicante non esploda in mille pezzi, non si perda nel caos, ma possa apparire coerente, riconoscibile e inconfondibile, magicamente tenuto insieme dallo stile e dalla tecnica. Credo sia uno dei segreti della grande arte: esprimere contraddizioni e controllarle, generare il caos e pilotarlo negli accidentati percorsi delle emozioni, il tutto con un tocco di leggerezza, di quello che i francesi chiamano nonchalanche. E osservando quei segni inafferrabili, quei grovigli di "linee sismografiche" c'è la continua sensazione che qualcosa continui a sfuggire ... il bello è anche questo.

Beh, la sfida di animare queste pitture, di dare movimento e dare un seguito alle storie fissate sulle tavole è una cosa che mi ha intrigato fin da subito.

La complicità del maestro mi ha spinto a continuare, a creare con lui un lavoro di squadra... poi lui è mancato, e io la vivo come una missione incompiuta da portare a termine, e anche come un passaggio generazionale: un sogno in cui l'arte di Possenti possa cambiare forma e modalità di racconto, un passaggio da lui a me, dalla tecnica pittorica alle nuove tecnologie (film, animazioni, istallazioni), un sogno dove la sua grande arte possa continuare a vivere nel mio artigianato tecnologico da film-maker.

A oggi, che spazio e possibilità ha la produzione indipendente in Italia?

Fare produzione indipendente vuol dire passione, guerriglia e compromessi. E' un'altalena, un rebus difficile che costringe per ogni progetto a moltiplicare le forze e aguzzare l'ingegno, tessendo rapporti che escano anche dall'Italia. Il tutto in uno scenario in continuo mutamento, in cui tante porte si chiudono e altre si aprono, in Italia come all'estero. Non sono per i piagnistei, né per la nostalgia. Se mai qualche sana protesta al momento giusto! Se scegli di essere indipendente devi accettare di essere fragile davanti alle istituzioni e alle grandi realtà:  quando sei un "bonus", un piccolo "jukebox delle idee" (metti il soldino e spunta l'ideuzza geniale) in tanti ti chiamano e ti supportano; se diventi una grana, se sei troppo critico, oppure la soluzione giusta tarda ad arrivare, o la tua idea non si sposa con "la domanda", allora rimani solo in un attimo. Vuol dire poter contare solo sulle idee, su un'enorme passione e tonnellate di energia.

Credo che però idee, energia e professionalità lascino sempre spazio anche a produzioni indipendenti. Penso che il segreto sia trovare un territorio di incontro, e moltiplicare i canali di distribuzione e produzione: Sky può convivere col crowdfunding (una delle nuove "porta aperte" di cui parlavo sopra!), le sale cinematografiche possono magari essere affiancate da proiezioni fatte per strada con la cine-bicicletta, dove il pubblico te lo inventi e te lo vai direttamente a cercare, utilizzando i muri delle piazze come schermi di cinema.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime sensazioni?

È un progetto che a Lucca in tanti ci hanno spinto a intraprendere. Da molte istituzioni ci siamo sentiti dire: "doveroso!", "encomiabile!" "affascinante!" ecc. ecc.  Poi spesso le pacche sulle spalle e i sorrisi non sono diventati automaticamente finanziamenti e supporti. Economicamente la produzione si è dimostrata molto più dura del previsto, e la scelta del crowdfunding ha voluto dire provare a rivolgerci direttamente al pubblico, a chi segue i miei lavori, e soprattutto a chi ama l'arte di Possenti.

Abbiamo scoperto una grande possibilità di trovare sostegno e creare interesse in modo diretto. Per chi fa produzioni indipendenti è una risorsa straordinaria e una garanzia di libertà creativa.

Io ho una strana natura di "sognatore guardingo". Sono partito con un po' di timore, soprattutto temevo che le persone reagissero male alla richiesta di supporto. Abbiamo trovato invece, per lo più, grande entusiasmo e fiducia. Le mie prime sensazioni sono molto positive, più del previsto. La strada però è ancora lunga e non bisogna mollare fino all'ultimo.

Elenca tre motivi per sostenere il tuo progetto.

1) Per chi ama l'arte di Antonio Possenti: le ricompense sono davvero una grande occasione. Grazie ai figli di Antonio, Maria e Giovanni, siamo riusciti ad allestire un vero e proprio "temporary store on line", cioè un negozio su internet che fino al 13 marzo permette di supportare il progetto acquistando a prezzi davvero speciali stampe e cataloghi dell'artista, pezzi anche rari. Sinceramente da non perdere!

2) Per chi ama il cinema indipendente, il documentario creativo, la fantasia al potere: è l'occasione di sostenere un progetto libero e un po' spericolato dove le pitture prendono vita e si intersecano alla città, dove le lunghe ricerche di archivio si intrecciano all'osservazione del maestro al lavoro. Il film è un modo di trasmettere l'arte e la memoria di Possenti, con un respiro nazionale grazie a Sky Arte, ed è in un certo senso un passaggio fra generazioni sia di autori che di mezzi narrativi: la grande pittura del maestro trova nuova vita nel linguaggio del film, come se la grafica animata e il racconto audiovisivo prendessero il testimone dalle tecniche pittoriche di Possenti, per ritrasmetterle a un nuovo pubblico.

3) per chi ama Lucca e la Toscana, in qualsiasi parte del mondo si trovi: il film, la storia di Possenti e le animazioni della sua pittura sono anche un modo per osservare e raccontare Lucca con occhi diversi e inediti. Vivere per quasi sessant'anni sulla Piazza dell'Anfiteatro ha fatto di Possenti un testimone unico: l'isola malfamata che ospitava il mercato della frutta si è trasformata nel "salotto buono" della città, guadagnando in estetica e perdendo identità. I racconti del maestro, uniti alla nostra riscoperta di super8 degli anni 60 e 70, permettono di ricostruire con sguardo originale un pezzo di storia di Lucca. A questo si aggiunga un sano tocco di follia: la città notturna diventa un porto di mare, fra le case emergono code di balena, marinai perduti e creature magiche si danno appuntamento nella Piazza per una segreta festa clandestina... una Lucca bella, surreale e magica, come non si era mai vista!

Condividi questo articolo