Scopritori di talenti

Intervista a Giulio Milani, ideatore e progettista di Romanzo Italiano.

Cambi di prospettiva

Il mondo dell’editoria è davvero complesso. Per gli scrittori esordienti farsi spazio tra gli scaffali delle librerie è un’impresa ardua, quasi impossibile. C’è chi trascorre mesi nella spasmodica ricerca di un editore, a volte anche a pagamento, chi percorre la strada del self-publishing, a volte tramite crowdfunding, come successo su Eppela. Non manca chi, tra la curiosità e una testarda perseveranza, si iscrive a “fantomatici” concorsi letterari, sperando nella definitiva consacrazione. La storia di Giulio Milani e del suo Romanzo Italiano è diversa. Giulio è “dall’altra parte dal guado”, è lui, in quanto editore, ad andare alla ricerca di talenti e, possiamo assicurarlo, non è un’esperienza per nulla facile. Lo abbiamo intervistato per scoprire qualcosa in più. 



Quando e come nasce l’idea di Romanzo Italiano?

È un'idea che nasce alla fine del 2016, dopo il primo anno di sperimentazione dei miei laboratori faccia-a-faccia: avevo scoperto che lavorando sul testo con l'autore, anche se il manoscritto di partenza non era ancora pubblicabile ma mostrava delle potenzialità, era possibile sollecitare dei veri e propri salti di qualità, in certi casi sorprendenti. A quel punto mi è venuta l'idea di rovesciare i termini del rapporto: non è più soltanto l'autore che deve trovarsi l'editore, ma dev'essere anche l'editore – nel mio caso un autore/produttore – ad andare a caccia di temi e di talenti adatti al suo scopo. Ho condiviso questa idea con la mia compagna, e siccome siamo entrambi appassionati di viaggi e sperimentazioni, la cosa è andata in porto. Mi sono fatto riadattare un van postale tedesco a camper puro, e sono partito con tutta la famiglia (tre bambini sotto i dieci anni!). È stato uno sforzo terrificante, che ci ha messo a dura prova. Ma bisognava dare un segnale forte e chiaro, e credo che questo segnale sia arrivato. Il Discovery Tour è stato il primo movimento di un colpo doppio, come l'avrebbe chiamato Tondelli: il secondo è arrivato l'11 gennaio di quest'anno, con il varo della serie antologica Wildworld, una collana di romanzi che si riappropria di determinati modelli delle serie tv d'autore e li trapianta nello specifico letterario da cui pure quei modelli sono sorti. A me piaceva quest'idea di ricerca on the road, dal basso, e mi è sembrato che il sostegno della piattaforma potesse essere il giusto modo per creare un coinvolgimento orizzontale, dove tutti contribuiscono alla riuscita di un progetto.

Qual è stata, secondo te, l’eredità lasciata da Pier Vittorio Tondelli?

Pier Vittorio Tondelli, con le tre antologie di esordienti under 25 che lanciò con Transeuropa nella seconda metà degli anni ottanta, rivoluzionò il sistema delle lettere: all'epoca gli accessi alla pubblicazione erano ancora condizionati dalla forza dei "salotti" letterari, che decidevano chi pubblicare sulla base di un principio di cooptazione, mentre sotto i 25 anni proprio non esistevi come autore. Ecco, Tondelli fu il primo a intuire che proprio nei giovanissimi e negli esordienti potevano nascondersi i semi di qualcosa di nuovo. La grande editoria snobbò il suo progetto, che invece fu fatto proprio da Transeuropa: l'intuizione di Tondelli si sarebbe rivelata così profonda da condizionare il ventennio successivo, tanto che dal 1994 in avanti, con l'esordio di Enrico Brizzi, proprio la grande editoria cominciò a credere che quello dell'esordiente fosse un genere letterario a sé, trovandone conferma dieci anni dopo con Roberto Saviano, Alessandro Piperno, Silvia Avallone e altri. Naturalmente le cose non stavano così. Tondelli aveva infatti lanciato un "progetto under 25", come lo chiamava, anche per svecchiare l'editoria e la letteratura italiana, ma non lo pensava certo come un progetto industriale. La sua eredità consiste dunque, per me, nella sua capacità di cogliere i sintomi di cambiamento della società, e intercettarli al momento giusto.

Qual è il target dei vostri romanzi e perché pensi possa avere successo?

I romanzi della serie antologica "Wildworld" sono rivolti a quella generazione di lettori, già spettatori delle serie tv d'autore, che non vedono l'ora di vedere qualcosa di nuovo anche in campo letterario. Noi abbiamo preso il meglio di quel fortunato modello narrativo e lo abbia trapiantato nello specifico letterario, da cui pure quel modello prende origine. Il colpo di scena alla fine di ogni capitolo, per esempio, è stato inventato da Dickens. L'altro elemento innovativo è che i fatti di cronaca alla base di ogni romanzo non vengono interpretati nelle forme della narrazione standardizzata dei media e di un modello poetico di maniera che ricalca l'ideologia prevalente, ma vengono sovvertiti dall'impiego di elementi distopici come il paradosso, il soprannaturale psicologico, la surdeterminazione. La poetica alla base è la stessa dell'autofiction, ma applicata allo schema del fatto di cronaca anziché al materiale biografico dell'autore. Questi sono i motivi, oltre a un livello di scrittura ben superiore alla media delle pubblicazioni letterarie nazionali, che mi fanno essere ragionevolmente fiducioso sul successo della proposta.

Su quale base scegli gli autori del progetto e quali sono gli scrittori promettenti che vorresti segnalare?

Il tema del romanzo-pilota di Mario Bramè, che prende spunto dai tragici fatti del Bataclan di Parigi, si è imposto in modo molto naturale visto che l'autore è stato batterista per dodici anni. Gli ho chiesto se voleva affrontare questa sfida e lui ha accettato. Stesso discorso per Giulia Seri, che era interessata a indagare i rapporti di coppia dove il desiderio amoroso è l'altro nome di una strategia di dominio, e lo ha fatto a partire dai molti casi di revenge porn di cui la cronaca ci ha purtroppo illustrato gli esiti più tragici negli ultimi anni. La novità qui sta anche nel fatto che l'operazione editoriale ribalta i termini del rapporto produttore/autore, perché io ho agito come un regista che affidi la sua serie tv a una squadra di altri registi, magari esordienti. Potrei fare i nomi di altri autori che stanno lavorando in questo momento al prosieguo della serie antologica, come Marco Aragno, Paola Boggi, Luca Cherubino, Elisa Giobbi, Domenico Ippolito, Fabio Morpurgo, Pier Angelo Sanna

Puoi raccontarci qualche aneddoto del viaggio in camper? p.1

A Molfetta avevamo sofferto il caldo e la confusione ormeggiando il van nel parcheggio di una discoteca (ma questo l'avremmo scoperto troppo tardi); a Taranto avevamo sostato dalle parti della città nuova, e si boccheggiava tra liti di coppia alle quattro del mattino e urla terrificanti. Per evitare di dormire in città, dopo Cosenza maturiamo l'ideona: saltiamo Salerno e raggiungiamo la prima delle località sulla costa amalfitana: Vietri sul mare. Si è fatto tardi. Diamo inizio alle operazioni per andare a dormire, quando succede: tiro come sempre la cordicella che sblocca la panca posteriore e permette di distenderla, e il tirante mi rimane in mano. Si è spezzata. Subito mi scende un elmo sugli occhi: il terrore di dormire da seduto, dopo una giornata come quella, mi proietta il film precedente, con me che cerco di capire come mai non funziona più la batteria da 12 volt e chiamo alla disperata Michele, l'allestitore del camper, mentre i bambini sono isterici per la stanchezza e si prendono a sberle. Cos'altro posso fare, del resto? Chiamo e mi preparo al peggio. Sulle prime quello neanche risponde, anche perché sono le 11 di notte. Ma io insisto. Alla fine ho ragione del suo tentativo di fingersi morto, e parte una nuova telefonata d'assistenza. A questo giro però sono preparato e ogni volta che mi si chiede di vuotare il bagagliaio, di recuperare una pinza da sotto una caterva e via discorrendo, eseguo senza discutere. Scatta solo un momento di polemica perché mi permetto di far notare che una cordicella di cotone è un po' poco per reggere quello sforzo ogni giorno, ma Michele ha polso e smorza subito. Subito dopo Elettra, la nostra figlia di sette anni, dà i numeri: dalla stazione aerea in cui galleggia con gli altri due comincia a menare la sorella Maia, di dieci. Floriane, la mia compagna, è costretta a intervenire mentre la telefonata continua in viva voce. 

Puoi raccontarci qualche aneddoto del viaggio in camper? p.2

Nel frattempo, lavorando sotto la panca, ha cominciato a salirmi un torcicollo feroce sulla fascia sinistra: dovrò ritirarmi e cedere il posto a lei, mentre giro intorno al van e cerco di operare a posteriori. Alla fine, in due più la voce riusciamo ad avere ragione delle ganasce che stringono il perno della panca, e il letto si mostra in tutta la sua magnificenza. Si palesa, con pari lusinga, Il proposito di vendere il van al nostro rientro. Gli asciugamani sono sporchi e bagnati, li appendo agli specchietti esterni. Introduco altri diciotto euro nella colonnina. Prima di prendere sonno, con Floriane facciamo un bilancio della nostra esistenza insieme fin qui: è negativo. Cerco di dormire anche se c'è una mano che mi torce il collo ogni volta che prendo fiato: crollo svenuto intorno alle 4 del mattino, mentre i cori dei ragazzi dalla spiaggia piano piano si affievoliscono. Alle sei e mezzo, una cascata di vetri rotti e cocci si scarica dal limbico alla neocorteccia, e mi sveglia in preda a una specie di attacco di panico: apro le tendine e scorgo un operaio a cavallo del cassone di un ribaltabile; manovra una grossa ganascia a mo' di incudine per compattare la differenziata. Esco in mutande e maglietta, imploro - con un ghigno da disperato - un po' di pietà per i bambini che dormono nel camper. Quello fa spallucce e continua: ne avrà per venti minuti buoni. Mentre rientro mi accorgo che gli asciugamani sono spariti, rubati. A quel punto sono sveglio e passerò le ore successive nel tentativo di procacciarmi dello svitol e un pezzo di corda con cui rabberciare quella rotta. Ci riuscirò: alle nove del mattino saremo di nuovo in strada diretti a Sperlonga, sulla direttrice per Roma.

Qual è lo stato della scrittura in Italia?

Gli spazi sono quelli che ci indicano le statistiche Istat sulla lettura in Italia: ridotti e svanenti. L'avvento dei social network e dei dispositivi ad alta connettività non è stato senza conseguenze. La spaventosa crisi editoriale del 2011, con un calo di 700.000 lettori in una volta, non è stato compensato, come si pensava all'inizio, dall'incremento quasi uguale dei lettori di ebook, ma proprio dal picco che ha avuto Facebook nel frattempo: quel tipo di fruizione ha portato via tempo alla lettura. Io però non credo che l'Italia sia un paese mediamente più ignorante dell'Inghilterra o della Francia, penso invece che le politiche sulla lettura, sulla cultura e sull'editoria abbiano favorito questo crollo, insieme a una produzione – da parte di editori e scrittori – sempre più squalificata. Insomma, se non si leggono più libri la colpa non può essere solo dei social, degli smartphone e dei lettori, visto che all'estero non va così male: qualcosa non funziona anche a monte. Da noi vige ancora il modello novecentesco di letteratura che prevede lo stile affabulatorio, ossia un aquaplaning discorsivo che si è sviluppato dopo la morte dello stile indiretto libero e dell'ideologia che lo sorreggeva: al cinema, che è tutto azione e reazione, mistero, profondità, questo stile è concesso solo quando a parlare è un defunto, che non compare in scena. Al lettore invece non importa nulla di quello che pensa e che prova il personaggio, anche perché l'indagine sulle emozioni e sull'io è già stata fatta e il catalogo è ampiamente disponibile in letteratura; al lettore del 2018 interessa quello che il personaggio può far pensare e provare a lui, lettore. Occorre una rivoluzione copernicana che lavori suoi vuoti, sul mistero, sulle domande, sulla sottrazione, ossia sulla capacità dei personaggi di fare spazio alla biografia e all'inconscio del lettore. Allora il lettore tornerà.

Elenca tre motivi per sostenere il tuo progetto.

L'ultimo progetto di questo tipo, in Italia, risale al secolo scorso: mi riferisco all'antologia dei Cannibali pubblicata da Einaudi Stile Libero nel 1996. Anche in quel caso, in verità, gli ideatori (Repetti e Cesari) e molti degli autori antologizzati provenivano dall'esperienza della piccola editoria di ricerca, che Giulio Einaudi pensò bene di cooptare per rinnovare un po' l'aria. Nel nostro caso, il progetto nasce in modo del tutto indipendente ed è molto più forte, vorrei dire sovversivo, dal punto di vista della poetica che ne sta alla base. Quindi i tre motivi per sostenerlo sono questi: innovazione, indipendenza e qualità


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