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To beer or not to beer

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Parliamoci chiaro: il sogno più diffuso è poter coniugare passione con il proprio lavoro. C’è chi ha abbastanza coraggio per intraprendere e vincere una sfida così difficile e chi, al contrario, si arrende davanti alle prime difficoltà. Paolo Strano, founder di Vale la Pena e progettista di RecuperAle ama la birra, la considera “…un flusso continuo di sangue, un’amante continua” (Charles Bukowski). Per questo ha creato la prima birra realizzata con eccedenze alimentari destinate a essere sprecate e, inoltre, ha coinvolto detenuti facenti parte di un programma di reinserimento per la sua realizzazione. È una sfida tutt’altro che semplice, abbiamo intervistato il suo protagonista per cogliere qualche sfumatura in più.



Quando, di preciso, hai pensato a RecuperAle?

L'idea è venuta una domenica mattina della scorsa estate a Carlo, vicepresidente della Onlus EquoEvento, nostro partner in questo progetto, che non ha esitato a buttarmi giù dal letto. Avevamo finalmente trovato il modo di collaborare, dopo tanto tempo che lo cercavamo!

Quanto è difficile il reinserimento dei detenuti?

Molto meno di quel che si crede. E' una questione di opportunità, nella stragrande maggioranza dei casi negate. Noi gliele offriamo, e ti assicuro che loro sanno apprezzare e sfruttarle. In questo senso bastano le statistiche, tra chi non gode di misure alternative torna a delinquere il 70% dei detenuti, tra chi viene inserito in progetti produttivi come il nostro solo il 2%

Cosa ti ha insegnato dal punto di vista umano lavorare a Regina Coeli?

Molto, mi ha letteralmente aperto un mondo, al punto da farmi cambiare vita per dedicarla a questi progetti. Mi sono appena licenziato dal SSN, ho lavorato 20 anni in ospedale e poi nel centro clinico di Regina Coeli, dove ho conosciuto persone e storie tra le più disparate. Tanto dolore, ma anche potenzialità ed intelligenze sprecate, o peggio ad uso del male, eesattamente questo mi ha spinto su questa strada, che mi regala una vita complicata ma allo stesso tempo che vale la pena vivere, passami il giro di parole. 

Esistono birre prodotte secondo la stessa logica? Se sì, dove?

No, quello delle birre è una galassia, un po' come il carcere, dove le strade da percorrere sono innumerevoli, ed in fondo il nostro progetto ne è la dimostrazione, una birra con materie prime destinate ad essere sprecate.

Perché la scelta del crowdfunding? Prime impressioni?

Perché con le nostre forze non ce la facciamo a strutturare la produzione di RecuperAle. Il nostro impianto è molto piccolo, completamente assorbito dalla nostra produzione, dobbiamo affittarne uno di terzi per poterla realizzare. Inoltre, perché è un progetto inclusivo da tutti i punti di vista, quindi è bello che sia sostenuto dal basso, la prima impressione è che in questo modo siamo entrati in una comunità che ha una visione delle cose simili alla nostra.

Elenca tre motivi per i quali RecuperAle merita di essere sostenuto.

In primo luogo perché contrasta contemporaneamente due fenomeni estremamente negativi, lo spreco di risorse alimentari ed umane. Poi perché se riusciamo a strutturarla, oltre che diventare una buona pratica italiana può essere replicata ed esportata, già siamo stati "attenzionati" dalla Commissione Europea, e credo tutti ne saremmo orgogliosi. Ed infine sicuramente perché è buonissima!!

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