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Intervista a un eroe moderno

A tu per tu con Andrea Cabassi, progettista e autore del libro “Permettimi d’insistere - Ho cambiato vita a 40 anni”.

Coraggio fuori dal comune

Quante persone, ogni giorno, iniziano la giornata con il broncio, stanche della routine lavorativa e frustrate da una vita le rende tutt’altro che felici? Tante. Quante di queste stesse persone, magari sedute al bar o a cena con gli amici, sognano di cambiare vita e ricercare il vero star bene? Alcune. Quanti poi danno davvero seguito ai propri sogni? Pochissimi, quasi nessuno. Noi, su Eppela, ne conosciamo uno: Andra Cabassi. Andrea non è altro che la realizzazione dei sogni incompiuti di mezzo mondo, il coraggio fatto quarantenne, colui che ha deciso di rimettersi in discussione completamente e di farlo anche con il crowdfunding. La sua scelta ha pagato, la campagna ha avuto sin da subito un successo stratosferico. State lontani dai libri di presunti guru che promettono una vita migliore, finitela con il piangervi addosso e dell’essere degli eterni incompiuti, leggete la sua intervista. Lui sa.



Qual è stato l’esatto momento in cui hai deciso di mollare tutto?

Ho deciso di mollare tutto per trasferirmi a Dubai quando mi trovavo in loco per i colloqui di lavoro. Per la precisione, mi trovavo sul taxi che mi riportava in aeroporto, con i grattacieli che scorrevano ai lati della strada. Frequentare un ambiente multiculturale, anche se solo per 24 ore, mi aveva fatto riprovare un senso incredibile di libertà e pienezza, che avevo sperimentato ai tempi dell’Erasmus e dato perso per sempre. Realizzare di poterlo provare ancora è stato molto potente e mi ha fatto decidere di mollare e partire. 

È stato facile sin dall’inizio o hai incontrato difficoltà?

È stato difficilissimo, ma lo rifarei millemila volte, come racconto nel mio libro. La parte più difficile è stata decidere, dopo di che tutto si è andato poco a poco sistemando.

I tuoi amici/parenti come hanno accolto questa scelta?

La maggior parte con estremo entusiasmo, in particolare quelli che mi conoscono bene, che si prodigavano nel pensare le belle cose che mi sarebbero potute succedere. Sono successe tutte.

Altri invece mi guardavano con la faccia da punto interrogativo, come si guarda un “matto” e si prodigavano nell’elencare le brutte cose che mi sarebbero potute succedere. Non ne è accaduta nessuna.

Quali sono le tappe future del tuo viaggio?

Sentivo che, quello del trasferimento a Dubai, sarebbe stato un passo propedeutico al Grande Sogno: prendermi un periodo sabbatico per girare il mondo. In effetti è stato così. In quest’ultimo caso il momento della decisione lo ricordo benissimo, è stato una sera di giugno 2017, a Dubai, mentre danzavo i 5 ritmi (http://www.oliviapalmer.it/). Una pratica potentissima. È stato come se la mente mi si fosse liberata dal rumore di fondo generato dallo stress, permettendomi di mettere a fuoco ciò che desideravo (e desidero) davvero. Mollare in questo caso è stato più facile. Dato però che sto ancora vivendo in questi giorni il periodo post decisione (spero di partire a febbraio), tra un annetto sarò in grado di dirti quanto complicato sarà stato.

Documenterò i miei futuri movimenti nella mia pagina Facebook, chi lo desidera potrà seguirmi (https://www.facebook.com/andreacabassi.page/). 

Che consigli ti senti di dare a chi vorrebbe fare la tua scelta ma non ne ha il coraggio?

Spesso respingiamo i cambiamenti per paura del dopo, mentre, ripeto, nel mio caso la parte più difficile è stata decidere di cambiare. Il mio consiglio è quello di non sottovalutarsi, ma credere in se stessi e nelle proprie capacità di gestione del dopo. Un pezzo alla volta, le cose si sistemano.

Un buon punto di partenza potrebbe essere leggere il mio libro “Permettimi d’insistere - Ho cambiato vita a 40 anni”. ;-)

Puoi dirci in anteprima qualche racconto/aneddoto del tuo libro?

Il libro parla delle emozioni, paure, dubbi, difficoltà, gioie e dolori provati prima, durante e dopo la mia decisione di espatriare. Un aneddoto carino riguarda il momento in cui ho deciso di scriverlo, nell’agosto 2016. A causa di un incidente ero bloccato in aeroporto a Riad, in Arabia Saudita. Ci sei mai stato? Qualche chioschetto che vende cibo fosforescente, muri e soffitto monocromatici alla crema di caffè, un pavimento sdrucciolevole con geometrie noiose e due maroni grossi così (i miei). Le mattonelle dell'aeroporto le avevo contate tutte. Quattordicimilanovecentododici. Mi sarebbero dovute girare ai mille mila all’ora, invece mi scappava da ridere: stavo bene ed ero contento della mia vita da espatriato. Ho deciso così che raccontarla sarebbe potuto essere d’aiuto a chi vorrebbe cambiare vita ma non ne trova il coraggio.

Perché il crowdfunding?

Per tre motivi. Il primo, molto pratico: dal punto di vista finanziario lo trovavo una scelta logica.

Il secondo, legato al marketing: dato che mi auto pubblico, quindi non avrò alle spalle una casa editrice, ritenevo che il crowdfunding mi avrebbe aiutato a far parlare del progetto. Non mi sbagliavo.

Il terzo, perché mi ha sempre divertito un casino giocare con la creatività: girare video, scattare foto, ideare locandine, ecc.

Che impressioni hai, sino a ora, del finanziamento dal basso?

Molto positive, sia dal punto di vista pratico, visto che nel mio caso sta funzionando, che umano, viste le numerosissime e piacevolissime interazioni con i sostenitori e con il team Eppela, che ho trovo professionale e preparato.

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