Loading pp black 533b87cfd338eef8adc058952b8f834fb495f7d439c68cc5c683336f8b4b639b

Artisti alternativi

Intervista ad Alessandro Quadretti, progettista de I Babelici.

Fuori dagli schemi

Che idea hai dell’arte? Che sia essa classica o moderna, ognuno ha facoltà di interpretarla come meglio crede, di emozionarsi, di percepire le sensazioni che l’artista vuole trasmettere. Ognuno si avvicina a essa con le nozioni di cui è in possesso, interpreta i messaggi ai quali è esposto in modo del tutto personale. Osservare e vivere l’arte non è una questione di necessità ma di puro piacere, “Un artista è uno che produce cose di cui la gente non ha alcun bisogno ma che lui, per qualche ragione, pensa sia una buona idea darle” (Andy Warhol).  La prima volta che ho visto I Babelici ho pensato all’arte “informale” di Alberto Burri, approfondendo il progetto di Alessandro Quadretti, ho fatto un passo indietro. I Babelici sono lontano dall’arte conosciuta dalla maggior parte di noi, sono connubio tra passato e presente, sono creatività sorprendente. Grazie Alessandro per questa intervista.



Come hai scoperto il mondo de I Babelici?

Due anni fa un’amica fotografa mi ha parlato dei Costruttori di Babele, associazione culturale da cui sono nati un libro e un sito che da anni censiscono e documentano l’attività di questi artisti irregolari sparsi su tutto il territorio nazionale. Sono stato subito folgorato dalle loro creazioni e ho pensato appunto di produrre un documentario per il quale, dopo un consulto con Gabriele Mina che presiede l’associazione, ho deciso di concentrarmi su “babelici” del territorio emiliano-romagnolo. Elio, detto Gianè, che costruisce e decora con legno, cemento e sassi; Emilio che raccoglie pietre di tutte le dimensioni e le assembla creando dinosauri di sasso. Infine Renato che con scarti metallici di ogni provenienza dà vita a sculture ispirate al mondo animale o a personaggi di fantasia.

Quanti se ne contano in Italia? È un fenomeno anche estero?

In Italia se ne contano decine, alcuni dei quali ormai scomparsi, ma il loro censimento è tuttora in atto e chiunque può segnalarne di nuovi che mano a mano vengono aggiunti al sito www.costruttoridibabele.net, dove gli artisti sono elencati regione per regione. So che anche all’estero il fenomeno è oggetto di studio e di interesse; ad esempio, uno dei primi donatori di questo crowdfunding è un signore Ceco, collezionista, che nella sua città organizza un film festival sull’Art Brut!

Quali sono le storie/artisti che ti hanno più impressionato? Raccontaci qualche aneddoto.

Ovviamente i tre Babelici protagonisti del mio documentario sono quelli che più mi hanno colpito sul territorio emiliano-romagnolo e con loro ho deciso di portare avanti questa produzione indipendente; i momenti che ricordo con più emozione sono quelli in cui li abbiamo accompagnati in discariche, cave o rive dei fiumi per riprenderli mentre raccolgono le materie prime delle loro composizioni: ferraglie, sassi, legni. Sembravano bambini in un negozio di giocattoli…e il più giovane di loro ha circa 65 anni.

I babelici sono conosciuti nel mercato dell'”arte”?

Direi di no, nel senso che una delle loro caratteristiche fondamentali è proprio quella di non sentirsi artisti e di non avere interesse per il mercato dell’arte, fatta eccezione per rari episodi in cui qualcuno acquista le loro opere; queste stazionano prevalentemente nei loro giardini e garage, anche se ogni tanto vengono esposte pubblicamente per feste o manifestazioni. Ma come dice Renato Mancini, uno dei miei Babelici, “se vuoi una mia scultura devi esserne innamorato, deve farti venire la pelle d’oca”.

Perché la scelta del crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

Questo è il mio terzo crowdfunding e ormai è una prassi per me affiancare la ricerca di sponsor istituzionali alla costruzione di un network il più ampio possibile e che parta dal basso. Produrre film o documentari indipendenti significa anche questo, cioè costruire una rete di piccoli co-produttori con cui condividere lo sforzo e il piacere di fare cinema. Infine, quando il film sarà pronto e dovrà fare il suo percorso tra festival e proiezioni, quel network creato attraverso il crowdfunding sarà molto utile per promuovere la sua diffusione.

Elenca tre motivi per sostenere “I Babelici”

1) Questo film sarà una testimonianza visiva di opere e costruzioni improbabili ma possibili, naive ma anche epiche, che difficilmente troveranno spazio nei musei e forse non verranno conservate una volta che i loro creatori saranno troppo vecchi. In sostanza, è come allungare la vita di queste opere.

2)  “I BABELICI” sarà uno spunto di riflessione, per persone di tutte le età, sulle forme della creatività, sul ruolo dell’arte e sul rapporto con le materie di scarto o riciclo.

3) Come dice Renato nella chiusura del video realizzato per il crowdfunding, perché “questo documentario sarà uno sbrago!"

Condividi questo articolo