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Gira... mondi sommersi

Intervista a Syusy Blady, viaggiatrice e progettista di “Un’altra storia”.

Il viaggio della verità

Quella di Syusy Blady non è una storia come le altre.  Maurizia, questo il suo vero nome, all’inizio della sua carriera non immaginava minimamente cosa le sarebbe accaduto, quali esperienze avrebbe fatto. Una biografia ricchissima la vede protagonista, in tv ma non solo, come autrice, conduttrice, regista. La trasmissione televisiva “Turisti per caso” l’ha  catapultata nelle case di milioni di italiani, quel suo modo di fare semplice e genuino, la sua capacità di non prendersi sul serio e un’innata curiosità, l’hanno resa celebre quanto umana: Sysusy è “una come noi”, una persona che vive la vita a pieno e desidera condividere ogni esperienza. Tutti i viaggi che ha fatto sono stati sia una conferma della sua fervida immaginazione che una nuova scoperta. Secondo Fabrizio Caramagna: “Alcuni luoghi sono un enigma. Altri una spiegazione”. Anche per Syusy vale lo stesso discorso: andare oltre l’apparenza del luogo visitato e ribaltare gli stereotipi. Così nasce Un’altra storia, così Syusy ci racconta una storia diversa, sorprendente, tutta da scoprire.  



Per quanto tu abbia viaggiato, cosa ti lega ancora alla tua città?

Malgrado io abbia viaggiato in lungo e in largo ritorno sempre nella mia città, Bologna. La mia astrologa dice sempre: “Ma dove vuoi andare tu che hai la luna in cancro!”, una con la luna in cancro torna sempre a casa. A parte questo, in fondo mi sento tanto bolognese. Sono nata a Bologna e continuerò sempre a tornare qui, perché qui ci sono le cose che conosco, i miei affetti, le persone che capisco di più, più di qualsiasi altro “tipo di persone”! Quando c’è un dialetto, c’è un modo di fare, c’è identità. Un circolo ARCI dove si balla e dove c’è la bocciofila è una realtà che appartiene alla mia storia, non c’è niente da fare, è un luogo che io capisco. È questa la caratteristica che ti fa tornare in un luogo se sei di lì e che ti attrae. In un certo senso l’ho visto succedere in tutto il mondo! Poi abito vicino a Piazza Santo Stefano, l’unica piazza triangolare del mondo, dove oltre alle Sette Chiese, c’è anche l’antico tempio di Iside. Bologna è legata agli aspetti del femminile, le 12 porte della città sono un numero un po’ esoterico, poi c’è la Madonna di San Luca che dà le spalle alla città, ma protegge la Pianura Padana e le messi. Una Madonna che richiama l’antica dea della fertilità, la prima adorata dall’uomo, di cui parlo anche nel mio libro “I miei viaggi che raccontano Tutta un’altra storia”.

Qual è il viaggio che ricordi maggiormente? Perché?

Li ricordo tutti! Poi ho la fortuna che sono stati tutti registrati e montati, quindi costituiscono un po’ il nostro archivio. Mi capita di rivederli, molti adesso sono anche su Rai Replay, le puntate storiche di Turisti per Caso e poi il viaggio di Velisti per Caso, il Sudamerica di Darwin, l’Africa e l’ultimo che ho fatto in Sudafrica… li ho tutti nella mente, naturalmente, perché non solo li ho vissuti, ma li ho anche portati a casa, montati e ne ho fatto un programma. È uno strano fenomeno quello di aver registrato buona parte della mia vita nel viaggio, un’esperienza abbastanza unica, quasi un reality! Vorrei tanto che mia figlia li vedesse tutti, ma non l’ha ancora fatto… Glieli lascerò in eredità! Comunque è difficile dire quale sia quello che mi ricordo di più, forse l’ultimo, perché… è l’ultimo!

C’è un posto dove vorresti andare ma non hai avuto ancora occasione di visitare?

I posti sono tantissimi perché per fortuna ci sono tantissimi posti. Io poi ho visto solo una parte dei posti che posso dire di aver visitato, naturalmente. Anche se sono andata in Patagonia, ad esempio, ho fatto solo un giro che ha toccato certi luoghi, ma non vuol dire aver visto tutta la Patagonia. Questo è un ragionamento sempre valido, una generalizzazione che facciamo quando parliamo di un luogo e diciamo “ci sono andata” o peggio diciamo frasi come “Ho fatto l’Irlanda”, “Ho fatto l’Africa”, “Ho fatto il Messico”… A parte che un luogo non “si fa”, caso mai si visita, ma anche quando l’hai visitato, ne hai visitata solo una parte. Non sei entrato in tutte le case, non hai visto tutte le produzioni, tutto l’artigianato, tutta la storia. Non hai visto tutto quello che è possibile vedere di un paese. Noi stessi non sappiamo quanto abbiamo visto della nostra Italia, non possiamo certo dire “Ho fatto l’Italia”! Sicuramente quindi ho ancora tantissimo da vedere, ho visto una parte limitata di terra, per questo vorrei ripartire. Per vedere luoghi nuovi, ma anche per tornare sui miei passi. Se devo mettere bandierine, mi mancano moltissimi stati africani, vorrei vedere il Madagascar ad esempio, perché mi piacerebbe vedere i lemuri liberi… Anche Bali non l’ho vista, c’è andato Patrizio. Mi piacerebbe poi tornare in Polinesia, dove ho una piccola grande figlioccia che si chiama India, una cara amica di mia figlia che è stata tanti anni vicino a casa nostra e che ora abita lì. Mi piacerebbe molto raggiungerla e vedere che tipo di vita ha messo insieme. Di posti ce ne sono tantissimi. Adesso avrei anche un certo interesse per l’Antartide!

Non tutti ce la fanno, qual è la ricetta per avere successo in TV?

Come si fa a trovare una ricetta, io una ricetta di sicuro non ce l’ho. Più che avere successo, prima di tutto in TV bisogna esserci e le ricette per esserci non sono sempre tra le più giuste o serie. Io appartengo a un momento della televisione dove c’erano dei direttori di rete che cercavano l’esperienza reale, nel mondo reale. Minoli che all’epoca era il direttore di Rai 2 venne a vederci al “Pavese”, vuol dire che venne in un localetto di un quartiere malfamato di Bologna a vedere dei disgraziati che facevano un varietà! Probabilmente l’aveva saputo da amici, ma era così. E venne anche Umberto Eco a vederci, perché eravamo curiosi e particolari. Ma per portarci a fare cose in Rai ci voleva il suo coraggio, la sua determinazione. Quello che c’era una volta e che la televisione ha scordato completamente. Al di là di tutto posso dire che quello che per noi ha sempre funzionato quando ci è stata data la possibilità di esserci, è sicuramente legato a una certa originalità e a una certa autenticità. L’autenticità per prima, ma anche essere molto calati nel reale.

Ho fatto animazione per anni, ho fatto una scuola di teatro, ho fatto teatro di strada e poi il Gran Pavese Varietà. In TV poi tanti programmi, dal Gran Pavese che era un varietà demenziale dentro la domenica di Rai 2 con Gino Castaldo e i vari complici che abbiamo sempre avuto, Lupo Solitario che era veramente innovativo, una diretta televisiva di 100 ore, il primo reality della storia, due o tre concorsi dal vivo fatti sull’idea della TAP Model e il corso di spogliarello che aveva una valenza con Giorgio Celli e Dodo D'Hambourg… La TV delle ragazze. Poi mi sono stufata di essere solo una comica e di essere giudicata tale, ero altro e mi sentivo altro, quindi ho provato con il viaggio. Ho pensato quello che piaceva a me fare, evidentemente poteva piacere anche agli altri. Ho cominciato con l’India e siamo andati avanti. Abbiamo fatto anche tante altre cose, mi sono cimentata nel cinema con un corto, “Ciccio Colonna”, che ha vinto anche dei premi, di cose ce ne sono tante e tante ne sto facendo… il successo però non saprei.

Sei un personaggio eclettico, hai lavorato in moltissimi progetti diversi tra loro, qual è l'esperienza televisiva che ricordi con maggiore affetto e nostalgia? Perché?

La nostalgia non è un sentimento che provo, di solito. Non ho quasi mai nostalgia, le cose quando si sono fatte, si sono fatte, poi se ne faranno altre… Certo, i viaggi di Turisti e Velisti per Caso, il giro del Sudamerica, l’Africa sono state tutte puntate e più in generale dei viaggi molto belli, che mi sono piaciuti e che mi è piaciuto fare. C’è da dire che rimangono registrati e si possono rivedere, anzi mi capita abbastanza spesso di rivederli, si possono trovare sul nostro sito o su quello di RaiPlay. Li rivedo volentieri, mi fa piacere, soprattutto quando c’è Zoe con noi ed è molto piccola, nel video. Ecco, questa forse è la nostalgia: avere una bambina piccola e quel tipo di momento. Però rimango molto proiettata su quello che farò nel futuro, adesso ad esempio c’è il montaggio di questo viaggio recente in Sudafrica, collegato a tutto quello che ne può saltare fuori!

Quando hai maturato la convinzione dell’esistenza degli extraterrestri?

Non so se gli extraterrestri ci sono in questo momento, se girano con gli UFO e tutto il resto, mi dicono di sì perché ci sono tante prove che potrebbero farci sospettare di questo. Ciò di cui mi sono fatta abbastanza una ragione, invece, è che ci siano stati nel passato. Il nostro passato è molto interessante da tanti punti di vista, i miti e le testimonianze che ci sono rimaste ci fanno capire che qualcosa di grosso ci deve essere stato, qualcosa che non è prettamente e solamente umano. Un coinvolgimento di questi qui che, come dicevano nei miti, sono venuti dal cielo sulla terra e hanno agito sia nella creazione dell’umanità che nel gestire gli eventi che noi archiviamo come miti, ma che mitologici non sono. Se ci stacchiamo per un attimo dall’idea che il mito sia solo una favola e torniamo a quello che pensavano gli antichi, cioè che il mito fosse fatto di storie reali, le cose cambiano! Anche in questo filmato che produrremo insieme, partiremo da un fatto straordinario: il ritrovamento di un luogo in Sudafrica pieno di strutture inspiegabili e antichissime che erano chiamate Absu nel mito sumero. Un luogo che era già presente nel mito è che è stato dimenticato finché non l’abbiamo visto, solo adesso, guardando il mondo attraverso Google Earth. Da qui parte la mia riflessione.

Elenca 3 oggetti che porteresti con te se dovessi andare su un’isola deserta.

Ovunque vada, la cosa più importante, quella che non dimentico mai sono i tappi per le orecchie! Perché bisogna riuscire a dormire dappertutto, anche quando c’è rumore! Su un’isola deserta porterei tutto ciò che potrei portare per cercare di sopravvivere, non è che sia il miglior esempio di viaggio… su isole più o meno deserte che ho visitato, in situazioni a volte un po’ pericolose, mi sono portata ad esempio la zanzariera per coprirmi di notte e cercare di evitare i problemi (e la malaria). Poi c’è il sacco a pelo per i posti più freddi… soprattutto una guida e dei libri che ti spieghino bene dove sei!

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