Un successo partito dal basso

Adil Azzab e My Name is Adil, dal crowdfunding di successo ai migliori cinema.

Una storia affascinante, tanti protagonisti

Quella di My Name is Adil è una storia che parte da lontano, dagli occhi e dalla volontà di Adil Azzab, un giovane filmaker marocchino emigrato in Italia a 13 anni. Convinto delle proprie capacità, Adil dopo 10 anni torna in Marocco deciso a realizzare un lungometraggio che racconti la sua storia. In questa impresa non è solo, al suo fianco c’è una factory creativa (Imagine Factory) che coinvolge professionisti e giovani talenti, fra di loro figura Andrea Pellizzer, professionista milanese che vanta una significativa esperienza come producer e direttore di produzione in campo pubblicitario. L’idea sembra buona, può funzionare, occorrono i soldi per la sua realizzazione. Il progetto di crowdfunding lanciato su Eppela si chiude il 7 marzo 2014 con la raccolta di 6.045 euro sui 5.000 richiesti inizialmente. Da quella data My Name is Adil ne ha fatta di strada, ricevendo numerosi premi nazionali e internazionali e, ultimamente l'intervista di Linus a Radio Dee Jay. Il grande giorno sta per arrivare: il 24-25-26 ottobre il film uscirà in diverse sale italiane, pronto a stupire il pubblico. Per questa occasione speciale, abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Pellizzer, per scoprire qualcosa in più su una storia che ha dell’incredibile. 



Cosa ti ha colpito sin da subito del racconto di Adil?

La vita di Adil prima di arrivare in Italia , in un Marocco rurale e lontano da tutto mi ha fin da subito ricordato i racconti dei miei nonni contadini delle campagne venete e lombarde del primo novecento. L'assenza della corrente elettrica, e dell'acqua corrente,  le battaglie per frequentare le scuole elementari,  il padre costretto ad emigrare all'estero per dare una speranza alla famiglia. Ogni dettaglio della storia , a distanza di più di mezzo secolo, era incredibilmente simile alle storie del nostro passato.

Credo sia fondamentale, per sviluppare progetti che parlano d’ integrazione, raccontare la vita e le difficoltà' di chi oggi si muove nel mondo per cercare un futuro migliore. L’importante, per noi dell’Associazione Imagine Factory, era riuscire a creare un opera capace di toccare il cuore e la coscienza delle nuove generazioni, per questa ragione abbiamo lottato per riuscire a produrre un film tratto da una storia vera e non un documentario di denuncia composto da interviste.

Quando hai capito che il film poteva riscuotere questo successo?

La prima volta che il film fu proiettato al cinema, in concorso al Festival del Cinema Africano, d'Asia e America Latina di Milano, centinaia di persone non riuscirono a trovare posto  in sala. Io,  Magda Rezene e Adil Azzab che siamo i 3 registi del film, eravamo mortificati di non essere riusciti a mostrare la nostra opera nemmeno ai parenti e agli amici. Il giorno seguente  l’organizzazione del  festival riuscì ad organizzare una seconda proiezione mattutina e di nuovo ci fu il tutto esaurito. Il film ha partecipato ad una ventina di festival  internazionali raccogliendo diversi premi, in ogni occasione il pubblico ci ha coperto di applausi e complimenti.

 

Raccontaci un aneddoto curioso legato alla produzione del film

Per riuscire a realizzare un vero film, con un piccolo budget, abbiamo cercato di ricreare situazioni verosimili in ogni contesto possibile. Nel cast,  l’attore  che interpreta il protagonista  nella sua fase adolescenziale, è Hamid il fratello tredicenne  di Adil. In una scena del film dovevamo raccontare la prima volta che Adil vede il mare da vicino. 

Dato che anche il fratello non era mai stato al mare abbiamo deciso di andare nella stessa spiaggia dell’isola d’Elba dove  realmente avvenne  tanti anni prima il  suo primo bagno  e di filmare le reazioni della prima volta. Nel film le forti emozioni vissute realmente dai protagonisti regalano allo spettatore, una grande empatia, sono vere, sono reali…toccano il cuore.

Avete dei progetti futuri? Pensate a un sequel?

Il film e’ nato come primo capitolo/ progetto esempio/ puntata zero  di un vero e proprio format: My name is.

Un progetto di  storytelling sulle nuove generazioni e sui ragazzi che provengono da altre culture, attraverso il racconto delle storie e dei percorsi di vita. Ci auguriamo con tutto il cuore che quest’ opera ci permetta formare altri ragazzi per  sviluppare My name is Pavel , My name is Josè, My name is…

Rifaresti un progetto di crowdfunding? Lo consiglieresti ad altri registi?

Il crowdfunding e’ alla base del successo del nostro progetto. Aldilà del budget raccolto, il crowdfunding ci ha permesso di organizzare la struttura comunicativa, di trovare supporter illustri (il regista premio oscar Gabriele Salvatores, lo scrittore Marocchino Tahar ben Jalloun) di coinvolgere in forma diretta i nostri supporter, sviluppando un progetto credibile e interessante sin dalla sua genesi. 

Oggi è impensabile strutturare un progetto “ artistico” dal basso, senza avere un gruppo di follower  che ti aiutano  a divulgare il progetto. Il crowdfunding e’ la piattaforma perfetta per convogliare le energie , le capacita’, i social media etc. Eppela ci ha aiutato a strutturare una campagna efficace, attraverso preziosi consigli, stimolandoci a dare il meglio di noi stessi. Consiglio a tutti i filmmaker, una volta completata la fase progettuale, di aprire un crowdfunding. Ogni donatore si sentirà parte di qualcosa di grande, si sentirà dentro la produzione e sarà il primo moltiplicatore di energie ( e di pubblico ) una volta che l’output verrà presentato.

Elenca tre motivi per andare al Cinema a vedere “My name is Adil”

Perché è un film che emoziona.

Perché è una storia vera.

Perché è un sogno che si realizza.

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