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L'arte che non ti aspetti

Intervista a Giovanni De Gara, artista e progettista di Mensile d’artista 2.

Nuovi punti di vista

Quando un “non addetto ai lavori” tenta di disquisire sull’arte moderna e/o contemporanea può, non di rado, cadere in giudizi qualunquisti e superficiali. Non è solo una questione estetica a determinare l’apprezzamento per un’opera, entrano in gioco molteplici criteri di  valutazione: sensibilità, cultura, idea che si ha dell’artista preso in esame, ecc. Per quanto si possa essere ignoranti in materia e non capire del tutto il messaggio trasmesso dall’artista in questione, si può essere sorpresi, scioccati, divertiti. Prendiamo, ad esempio, l’artista giapponese Hideki Tokushige (conosciuto come Honebana) che realizza fiori utilizzando le ossa di piccoli roditori. Oppure la newyorkese Heather Dewey-Hagborg, la quale raccoglie capelli e residui organici per strada, creando una versione 3D del volto della persona a cui appartiene il campione. Geni o folli? Agli spettatori la creativa sentenza. Su Giovanni De Gara di Mensile d’artista 2, al contrario, non abbiamo alcun dubbio. Ecco la sua intervista, il ragazzo ha talento da vendere. 



Quanto c’è di provocatorio nella tua idea?

È nata come provocazione, una specie di sfida alle persone che conoscevo, per rendermi conto di come ero percepito come artista e se le persone avessero voluto le mie opere. Poi ho capito che era un modo sostenibile e più stimolante sia per l'artista che per i collezionisti e ho deciso di rifarlo invitando altri artisti a partecipare.

Qual è l’episodio che ti ha convinto ad andare “contro” alle leggi del mercato dell’arte?

Non vado contro le leggi del mercato dell'arte, ma cerco metodi alternativi e più consoni al mio tipo di lavoro. Continuo a lavorare con le gallerie, ma privilegio i progetti sostenuti dal basso e senza intermediazioni di esperti. Mi interessa il confronto col pubblico più vasto e cerco di fare arte semplice per essere compreso, reputo questo metodo più diretto ed efficace.

Ti aspettavi il successo che hai avuto con Mensile d’artista 1? A cosa pensi sia dovuto?

Non me lo aspettavo così facile, senza fare promozione, ma tutto è venuto naturale e mi sono stupito. Pensavo e contavo sul sostegno di 50 persone, invece ho raggiunto i 100 sostenitori in pochi giorni. Per me era tutto nuovo, le persone che mi conoscevano hanno preso la mia idea con entusiasmo. Inoltre, era facile iscriversi, bastava mandare una mail dicendo: "Ti adotto!". Si poteva pagare mensilmente la quota di 20 euro, quindi non pesava economicamente su nessuno.

Qual è l’opera alla quale sei più legato?

È Campi di calcio. Questa la scheda che la descrive.

Il calcio è l'elemento chimico di numero atomico 20. Il suo simbolo è Ca. È il quinto elemento in ordine di abbondanza nella crosta terrestre ed è essenziale per tutta la vita sulla Terra. Ho l’impressione che se un alieno si affacciasse a guardare la terra in cerca di un segno distintivo della nostra civiltà, individuerebbe il segno più rappresentativo dell’antropizzazione nel campo da calcio. Quell’enorme rettangolo verde domina, sempre uguale a se stesso, la visione dall’alto del nostro pianeta.

E’ il nostro logo, appiccicato sulla terra a tutte le latitudini. Son più di cent’anni che lo disegniamo delle stesse dimensioni, con gli stessi identici colori. “Un po’ monotona come risposta ai nostri cerchi nel grano” penserà l’alieno, rimpiangendo i tempi in cui gli rispondevamo con le piramidi e le linee di Nazca. Ma, per quanto ne dica il nostro ipotetico alieno, è il paesaggio terrestre nel suo complesso a non essere più quello di una volta. E’ cambiato il paesaggio e ne è cambiata la poesia: una volta guardavamo i tramonti nel cielo; ora li guardiamo in TV su cielo (SKY). Niente di preoccupante. Il cielo e i tramonti ci piacciono sempre, ma il calcio ci piace di più.

Area di rigore

Un particolare del campo da calcio: l'area di rigore, la parte più sacra del Grande Rettangolo, dove ogni Domenica si celebra il sacro incontro dei fedeli con le divinità. Presa e isolata dal campo sembra una casa in un disegno di un bambino o forse un tempio, o un osservatorio astronomico o solo il deposito di Paperon de' Paperoni. Questo quadro quindi è una rappresentazione del paesaggio contemporaneo o meglio 'il mondo visto da uno schermo'.


Perché la scelta del crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

Ho scelto il crowdfunding per i motivi che ti ho spiegato sopra e per semplificarmi la vita dal punto di vista gestionale, visto che quest'anno era rivolto a un pubblico che non conoscevo. Volevo ufficializzare il tutto, anche per dare maggiore garanzia ai nuovi sostenitori, per provare a fare un format valido per tutti, per più collezionisti, altri artisti e per periodi variabili, per rendere la cosa su scala più ampia e poter iniziare un nuovo modo di commerciare e fare arte, più contemporaneo e più accessibile.

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