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Storie di straordinaria speranza

Intervista a Selene Biffi, progettista de Le Cantastorie di Kabul.

La sfida “rosa” per i diritti

Esistono progetti che nascono da lontano, idee che trovano nel crowdfunding la propria consacrazione o, almeno, la possibilità di trovare un’ulteriore possibilità di sviluppo. Ci sono, poi, progetti che vedono nella difesa dei diritti e nella possibilità di regalare speranza la propria ragion d’essere: Le Cantastorie di Kabul è uno di questi. La progettista è Selene Biffi, 35 anni, innovatrice e imprenditrice sociale, in cammino da 15 anni con il preciso scopo di far diventare i poveri della Terra protagonisti del proprio destino. Nello specifico si tratta di 15 donne afghane che, grazie al crowdfunding, studiano per diventare cantastorie. Ma cosa vuol dire veramente stare dalla parte dei più deboli? Dove si trova la forza d’animo per affrontare difficoltà nemmeno immaginabili nella quotidianità di ognuno di noi? L’abbiamo intervistata per scoprirlo!



Qual è la situazione attuale dei diritti civili in Afghanistan?

La situazione attuale dei diritti civili in Afghanistan presenta, come potete immaginare, ancora molti problemi. Con Plain Ink, nello specifico, ci occupiamo di diritti all'istruzione e al lavoro attraverso la nostra scuola, la Qessa Academy, i cui programmi mirano a formare giovani disoccupati al mestiere di cantastorie, recuperando una tradizione antecedente all'anno mille da un lato, e utilizzando le storie per affrontare temi importanti dall'altro: dalla salute pubblica alla sicurezza alimentare, dalla mitigazione dei disastri naturali ai diritti umani nell'Islam.

Nonostante gli aiuti umanitari cospicui - si parla di 18 miliardi di dollari investiti nel Paese tra il 2001 e il 2011, ad esempio - il Paese vede un tasso di alfabetismo bassissimo, intorno al 26% secondo dati ONU. Oltre a questo, l'Afghanistan è un Paese giovane - il 68% ha meno di 25 anni di età - e la disoccupazione è al 40%. In un contesto simile, dove le possibilità scarseggiano ed è facile per tanti ragazzi cadere vittima di gruppi con scopi discutibili, un programma come quello di Qessa mira a creare possibilità diverse per tanti giovani, con la speranza che possano poi contribuire a creare una realtà differente per il loro Paese.

Cosa ne pensi del problema immigrazione in Europa?

Secondo dati di Al-Jazeera, l'anno scorso 8,000 Afghani cercavano di lasciare il Paese ogni settimana, alla ricerca di una vita migliore in Europa e non solo. La loro scelta è principalmente motivata da una insicurezza costante del territorio dove vivono - il governo di Kabul ha perso oltre 30% del territorio, ora in mano a fazioni Talebane - e la cosa non sembra avere la possibilità concreta di cambiare in un futuro prossimo, purtroppo. Questo fa capire come il fenomeno migratorio a cui assistiamo ogni giorno sia in primis una mancanza di risultati di programmi di sviluppo e di agende politiche di stabilità internazionale convincenti che, ad anni di distanza, prendono la forma che vediamo tutti.

Qual è la storia più significativa che hai vissuto nei tuoi 15 anni di lavoro?

Di storie significative ce ne sono moltissime, ma vorrei parlare di una vicenda successa proprio a Qessa durante il nostro primo anno di attività. La scuola era spesso visitata da funzionari, giornalisti o curiosi, che volevano capire il nostro modello scolastico e parlare con gli studenti. Le domande erano un po' sempre le stesse, come: "Cosa vi piace di questa scuola? Cosa apprendete qui? Cosa vorreste vedere una volta usciti da questa scuola?" e, ovviamente, anche le risposte erano un po' sempre le stesse: "La scuola è gratuita e ci permette di apprendere di più sulla nostra cultura", "impariamo inglese, così sarà più semplice trovare lavoro poi", "è una scuola unica a Kabul ed è gratuita". Un giorno però, all'ennesimo incontro con gli studenti e le domande di sempre, Samim, uno dei miei studenti, si alza e risponde: "questa scuola è gratuita, impariamo le storie della tradizioni e a scriverne delle nuove... impariamo inglese... però sapete, questo non è quanto la scuola offre, in definitiva. Nella nostra cultura a un giovane non è permesso esprimere un'opinione; da quando studio a Qessa, ho imparato ad avere fiducia in me stesso e in quello che penso. Io oggi, non ho più paura di alzarmi in piedi e condividere il mio pensiero". Credo sia una cosa bellissima.

Perché la scelta del crowdfunding? Quali sono le prime sensazioni?

La scelta del crowdfunding è arrivata un po' per caso per Qessa quando, Giulia Buselli di Eppela mi ha contattata dopo aver letto dei progetti di cui mi occupo in un articolo online e mi ha incoraggiata a fare un tentativo. Devo ammettere che sono sempre stata un po' scettica in merito alle campagne di crowdfunding, in quanto non basta caricare una buona idea per ricevere supporto finanziario ma viene richiesto impegno costante e, possibilmente, gente che ci lavori a tempo pieno per garantirne il successo. Ho deciso comunque di provarci e impegnarmi, chiedendo anche al team di Plain Ink di fare uno sforzo in più in merito. I nostri sforzi sono stati ricompensati, in quanto abbiamo già raggiunto il nostro obiettivo - creare minimo due borse di studio complete per le nostre ragazze a Kabul - e ora lavoriamo per completarne una terza con il supporto di tutti coloro che credono in un progetto tanto visionario quanto concreto come Qessa,

Elenca tre motivi per sostenere questo progetto.

1. Qessa è la prima scuola di questo tipo in Afghanistan ma non solo, per il suo impatto e unicità ha ricevuto il "Mother Teresa Award for Social Justice" in India, premio assegnato anche al Dalai Lama e Malala in passato;

2. Offriamo a ragazzi e ragazze disoccupati tra i 18 e i 25 anni la possibilità concreta di creare sviluppo e lavoro a livello locale attraverso il recupero del patrimonio tradizionale;

3. Ad oggi, il 60% dei nostri diplomati ha un lavoro come storyteller presso Fondazioni, ONG e Ministeri.

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